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| Il Piccolo 08.11.2019, articolo di Irene Navaro |
All'indomani dell'ennesima alluvione che ha colpito il nostro territorio, pubblichiamo l'intervento del nostro Consigliere Piero Mandarino sulla situazione dei corsi d'acqua nell'Alessandrino.
Quale
manutenzione per i nostri fiumi?

Esempio di
scalzamento della pila di un ponte
Dal momento che non è possibile
trattare il tema fiumi in poche righe può essere utile tornare sull’argomento
“pulizia” (termine sbagliato e fuorviante) e manutenzione.
Innanzitutto va ricordato che,
come scrive Mercalli, “la cura del territorio è sacrosanta, ma non impedisce
grandi dissesti” come la forte erosione del suolo o l’attivazione di
imponenti fenomeni franosi in presenza di eventi intensi. Per quanto riguarda
il legname trasportato dai corsi
d’acqua, gran parte di esso deriva dai versanti (frane ecc.) e non dall’alveo
stesso, per cui risulta certamente semplicistico pensare di “risolvere” il
problema tagliando qualche salice in alveo, benché talvolta possa essere un
intervento necessario (ad esempio in prossimità dei ponti) per contribuire a
mitigare, non risolvere, il problema. Bisogna anche considerare che nei
contesti naturali la vegetazione spontanea può svolgere un ruolo positivo di
consolidamento delle sponde e di rallentamento della corrente. Ci saranno sempre alberi che verranno
sradicati e trasportati dalle piene. Analoga considerazione si può fare per il
materiale solido (terra, ghiaia,
ciottoli). E’ evidente che
il materiale che si deposita a monte delle briglie di trattenuta (che sono
costruite appositamente per intercettare il sedimento) o depositatosi in
corrispondenza di un attraversamento (o di un tratto intubato) debba essere
rimosso per, rispettivamente, garantire la funzionalità delle opere e
ripristinare l’ampiezza della sezione dell’alveo.
Lo stesso vale per i depositi che
possono formarsi immediatamente a monte delle opere di presa dei canali
irrigui. Sono questi interventi puntuali e limitati, ben diversi dalle
escavazioni diffuse che, al pari delle arginature troppo strette, (per dirla con Passino) “tendono a canalizzare l’alveo e perciò ad abbassare i tempi di
scorrimento che in termine tecnico rappresentano il tempo che l’acqua impiega
per raggiungere la foce del fiume. Questo significa che la corrente raggiungerà
molto più velocemente le aree a valle. Qui giunta si concentrerà più
rapidamente e provocherà un incremento dei livelli di piena.” 1)
Sugli effetti negativi delle
escavazioni si è scritto molto in passato e poco se ne è parlato sui media.
Tra gli scritti di vari tecnici,
già alla fine degli anni sessanta (dopo varie alluvioni tra cui quelle di
Firenze, Grosseto, Venezia) a titolo di esempio prendiamo due interventi.
Il primo di Luciano Fracalanza dagli atti del XXIII Congresso Nazionale delle
Bonifiche – Roma, 20 maggio 1967 (tredici anni prima della nascita della “Lega
per l’Ambiente”)
“Con il boom economico manifestatosi verso gli anni 60 ed il
conseguente incremento dell’attività edilizia civile, stradale, ecc, gli
operatori si sono precipitati alla ricerca di materiali inerti, fortemente
richiesti dal mercato.
La maggior parte di questi operatori si è riversata nei greti dei fiumi
e specialmente nelle loro conoidi ove, con maggiore facilità ed economicità,
potevano reperire i materiali necessari.
Coloro che esercitavano attività estrattive di materiali litoidi non si
preoccuparono però minimamente, delle conseguenze che ne sarebbero derivate al
buon regime dei fiumi ed al sistema idrico generale, in conseguenza delle
alterazioni che venivano apportate ai fiumi stessi. (…) si è verificato invece
che in conseguenza delle ingenti e indiscriminate estrazioni di materiali
inerti, è stato rotto l’equilibrio assunto dai fiumi e si è determinato nel letto
degli stessi un unico e profondo filone, nel quale tutte le acque, specie
quelle di piena, si incanalano, assumendo forti velocità ed arrivando nel
tratto a valle, con tutto il loro impeto ed in tempi di corrivazione fortemente
ridotti. Si vengono così a provocare esondazioni e a compromettere la stabilità
delle arginature. Altri danni che ne derivano sono:
1)
l’annullamento
delle funzioni dei bacini di espansione per le scolmature delle piene;
2)
lo
scalzamento delle fondazioni di tutti i manufatti insistenti: ponti, briglie
ecc.;
3)
lo
scalzamento delle opere di difesa degli argini (sponde, rivestimenti ecc.);
4)
l’abbassamento
delle falde acquifere, e ciò a causa di una minore dispersione del tratto a
monte ed un maggiore richiamo nel tratto a valle;
5) minori
apporti di sabbie al mare con conseguenti erosioni delle spiagge e minor
ripascimento delle stesse.
Modello di evoluzione delle opere in alveo a seguito dell’abbassamento
del fondo
Le conseguenze del
grave stato dei fiumi si sono manifestate in tutta la loro gravità in occasione
dell’ultima alluvione (…) Basti pensare che in taluni punti l’abbassamento del
letto (nel caso del Brenta) raggiunge gli otto metri. Si deve inoltre lamentare
il forte abbassamento che hanno subito e stanno subendo, le falde freatiche
(nella zona del Brenta, il Consorzio Irriguo che opera in quel bacino, lamenta
oggi nelle risorgenze la perdita di 8 mc”). Inoltre vari manufatti, ponti,
briglie, ecc., sono stati gravemente danneggiati; danni che ammontano a
parecchie centinaia di milioni solo nel fiume Brenta.”
Il secondo intervento è di Giulio De Marchi, ingegnere e Presidente dell’ autorevole
Commissione interministeriale che da lui prese il nome.
Su proposta del Senato, tra il 1968 e il 1971, “le più alte rappresentanze della scienza,
della tecnica e della Pubblica Amministrazione” parteciparono ai lavori di
indagine della Conferenza Nazionale delle Acque, “per dare al Governo e agli organi responsabili un sicuro strumento di
lavoro” 2)
Nella Relazione, al capitolo Asportazione di materiali alluvionali dagli alvei, De Marchi scrive:
Da un recente e interessante rapporto
presentato dall’Ing. Mario Rossetti, presidente del Magistrato per il Po, si desume che
l’alveo di magra dell’asta principale del Po è attualmente in corso di
progressivo abbassamento, che ha già valori apprezzabili a Casale, a Cremona ha
superato i 2,5 metri e, propagandosi verso valle, ha oltrepassato Boretto e
nell’anno corrente si è reso manifesto, sia pure in modesta misura, a Pontelagoscuro.
(…) il presidente Rossetti non esita a riconoscere effetti decisamente
preminenti alle asportazioni di materiale, attuate e in atto, dall’alveo stesso
del fiume e da quelli di tutti gli affluenti di destra e di sinistra a partire
da quote molto alte fino alle confluenze col Po.3)
Preoccupazioni, inascoltate, sulle
intense escavazioni effettuate su Orba e affluenti furono espresse nel maggio 1976
anche dalla Soprintendenza ai Monumenti del Piemonte e nel gennaio 1977
da Italia Nostra (Sezione Novi-Ovada). Fu la disastrosa alluvione del 6-7 ottobre
1977 ad evidenziare la fondatezza di quelle preoccupazioni: essa propagò lungo
l’intera asta fluviale i preesistenti e localizzati abbassamenti causando il
collasso delle
difese spondali costituite da gabbionate radenti e sporgenti (pennelli); la
stessa sorte toccò al ponte di Casalcermelli, a quello sulla Stura ad Ovada
e alla traversa di San Michele (situata a monte di Retorto).
Qualcuno, a questo punto, potrebbe osservare che oggi, a
distanza di anni, l’assetto degli alvei potrebbe essere diverso, che potrebbero
essere presenti accumuli di materiale.
In alcuni corsi d’acqua del Nord Italia sono stati
registrati lievi e localizzati innalzamenti della quota del fondo che,
tuttavia, non sono minimamente paragonabili, in termini di ordine di grandezza,
agli abbassamento avvenuti nella seconda metà del ventesimo secolo.
In molti altri corsi d’acqua, stante i monitoraggi
effettuati, documentati in report ufficiali redatti dagli enti competenti ed in
pubblicazioni scientifiche, si registra tuttora una tendenza erosiva, ovvero di
abbassamento del letto.
Questi dati incontrovertibili, tuttavia, sono autentiche
rarità nei discorsi da Bar Sport.

BORMIDA - “In
termini quantitativi, il confronto con i dati topografici del 1972, evidenzia
un approfondimento del fondo minimo mediamente di 2 m, con valori più alta a
valle delle traverse di Visone e Cassine e nel tratto da C.na S. Leonardo (a
monte di Castellazzo) a confluenza Orba.
Il fondo alveo oggi si trova mediamente 5-6 m al di sotto del piano golenale
con alcuni tratti in cui
raggiunge gli 8-10 m.”
ORBA - “Il
profilo di fondo dell’Orba ha subito in epoca storica recente un processo di
abbassamento considerevole, evidenziato dai rilievi in campo: affioramento
continuo del substrato tra Molare e Ovada, 2-3 m di approfondimento a Casalcermelli e 5-6 m alla confluenza del Bormida.” 4)
Quale manutenzione dunque si
potrebbe auspicare per i nostri fiumi?
• Rimozione degli
alberi caduti nel letto del fiume che costituiscono ostacolo al deflusso.
• Eliminazione
degli usi impropri dei terreni spondali e dei terreni di proprietà pubblica adiacenti all’alveo.
• Rimozione dei
rifiuti abbandonati nell’alveo, sulle sponde e nelle aree contigue (questa è
l’unica pulizia definibile tale).
• Abbattimento
degli alberi morti in piedi e di quelli potenzialmente pericolanti.
• Eliminazione di
eventuali depositi di sedimenti e materiale legnoso che ostruiscono le luci dei
ponti (solitamente le arcate estreme).
• Chiusura degli
scarichi fognari abusivi.
• Ripristino dei
fossi ai bordi dei campi (La Commissione De Marchi suggeriva nel 1970
dimensioni e pendenze per scoline, capofossi e collettori principali al fine di
creare una sorta di cassa di espansione diffusa e rallentare il deflusso nei
corsi d’acqua).
1) Roberto
Passino - Segretario generale dell’Autorità di Bacino del Po – “Disalvei:
soluzioni spesso solo illusorie” LA STAMPA 12-11-1995
2) Dalla
Prefazione di Amintore Fanfani,
Presidente del Senato, alle
Relazioni e documenti della Conferenza
Nazionale delle Acque - Tipografia del Senato, 1972
3) Conferenza
Nazionale delle Acque - I PROBLEMI DELLE ACQUE IN ITALIA - Relazioni e
documenti – Tipografia del Senato, 1972
pag. 411
4) Studio di fattibilità per la
definizione dell’assetto di progetto – interventi di gestione sedimenti,
recupero morfologico e sistemazione idraulica – del fiume Bormida e del
torrente Orba (E-SPEC-858) AIPO, 2011