domenica 26 gennaio 2020

#laprotestadeipescidifiume - I PRESIDI DEL CIRCOLO



PRESIDIO CONFLUENZA ORBA E LEMME

Traverse di Bosco Marengo e di San Michele A valle di questi due sbarramenti quasi ogni estate degli ultimi 30 anni il torrente ha vissuto gravi crisi idriche, con lunghi tratti di secca totale alternati a pozze sporadiche. L’acqua derivata viene utilizzata per l’irrigazione delle colture; da più di dieci anni esiste un progetto di realizzazione di una centralina idroelettrica su ciascuna delle due opere, entrambe prive di passaggi per pesci e di idonei misuratori di portata, e le concessioni risultano ormai scadute da tempo. Lo stallo procedurale e decisionale che caratterizza i due siti non può gravare ulteriormente sul tratto sotteso, incluso in una ZSC/ZPS, con specie ittiche di pregio e, comunque, già pesantemente alterato. Il ripristino ed il mantenimento della continuità longitudinale con efficienti scale di risalita e strutture di rilascio vincolato di portata devono essere il primo passo verso il miglioramento dell’ambiente fluviale, operazione promossa e finanziata dal bando regionale per la riqualificazione fluviale la cui attuazione, tuttavia, si fa ancora attendere.





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CRONACA DAL PRESIDIO RIO GHIAION
25 gennaio 2020, ci troviamo in Appennino all'estremo Sud della Provincia di Alessandria, nei pressi della confluenza del Rio Ghiaion con il Torrente Carreghino.
Più a valle, ricevendo anche le acque del T. Agnellasca, diventeranno il torrente Borbera che dà il nome al complesso vallivo.
Siamo in Comune di Carrega Ligure, all'interno del'Parco dell'Alta Val Borbera' istituito il 27 marzo 2019, lungo la strada che adduce alla frazione di Cartasegna:
qui un'opera idraulica intercetta le acque del Rio Ghiaion per produrre energia elettrica.
Durante l'anno 2019 più volte abbiamo constatato che il D.M.V. era ridotto a un mero gocciolamento, compromettendo la continuità del corpo idrico.
Oggi la neve ha impedito di raggiungere l'opera di presa; abbiamo documentato
la condotta che viaggia fuori terra in difformità dal progetto autorizzato e il punto di
restituzione dell'acqua al corso principale.
I soci Aldo Orlando, Paolo Dabate, gli amici Gianluca Bosio con Umberto 4 anni.

*Chiede Umberto: " Cosa c'è scritto sul cartello?" Protesta dei pesci di fiume, rispondiamo. "E cosa vuol dire protesta?" Si protesta quando non si è contenti di qualcosa, per farlo sapere agli altri. Dato che i pesci non possono parlare, per fare
sapere a tutti che non sono contenti, protestiamo noi per loro conto.

Soddisfatta la legittima curiosità di Umberto scendiamo a valle, chiudendo la nostra micro manifestazione.




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sabato 25 gennaio 2020

#laprotestadeipescidifiume -LE RAGIONI DELLA MOBILITAZIONE



Roma, 25 gennaio 2020                          Comunicato stampa

La protesta dei pesci di fiume
100 sit-in e flash mob su fiumi e torrenti
La mobilitazione indetta da 18 associazioni ambientaliste per chiedere al ministro Costa lo stop ai progetti idroelettrici che mettono a rischio i corsi d’acqua naturali
“Inaccettabile che le Regioni aggirino la procedura di infrazione sulla Direttiva acque: dobbiamo evitare un ulteriore danno ai nostri fiumi, già provati dagli effetti della crisi climatica”

Dalle ore 14 disponibili le foto degli eventi a questo link

100 sit-in e flash mob in tutta Italia per salvaguardare gli ecosistemi di fiumi e torrenti contro i rischi legati ai troppi progetti idroelettrici incompatibili con la tutela dei corsi d'acqua e della loro biodiversità. Prelievi eccessivi e nuovi cantieri ad alta quota, in luoghi per lo più incontaminati, minacciano la vita di centinaia di corsi d’acqua naturali.
La mobilitazione, denominata “La protesta dei pesci di fiume”, si svolgerà oggi, 25 gennaio, in tutta Italia dalle 14 alle 17: un appuntamento convocato da 18 associazioni ambientaliste per chiedere al Ministro dell’Ambiente Sergio Costa il rispetto della Direttiva Quadro Acque, anche quando si tratta di energia idroelettrica. L’obiettivo è bloccare progetti nei corsi d’acqua naturali che accedono agli incentivi previsti dal nuovo Decreto Rinnovabili FER 1 che provocherebbero un ulteriore danno ai nostri fiumi, già provati dagli effetti della crisi climatica, a fronte di un irrisorio contributo di energia rinnovabile.
A promuovere gli eventi sul territorio italiano sono: Free Rivers Italia, Legambiente, Alpi Kayak, Arci Pesca Fisa, CIPRA Italia, CIRF, Federazione Italiana Canoa Turistica, Federazione Nazionale Pro Natura, Federrafting, Forum Italiano Movimenti per l’Acqua, Italia Nostra, Lipu, Mountain Wilderness, Salviamo il Paesaggio, Spinning Club Italia, Unione Nazionale Pesca a Mosca UNPeM, Tavolo Nazionale Contratti di fiume, WWF Italia.
Nel mirino delle associazioni è finito il decreto Rinnovabili FER 1 che non ha eliminato gli incentivi agli impianti idroelettrici nei corsi d’acqua naturali, come previsto nella bozza originale, ma ha fissato dei criteri da rispettare previsti dalle Direttive europee, che ora si vuole aggirare nella loro applicazione. Nello specifico, il Decreto stabilisce che per poter accedere all’incentivo il sistema ARPA/SNPA (Sistema Nazionale per la Protezione dell’Ambiente) deve verificare e certificare che la concessione di derivazione sia conforme alle Linee Guida del Ministero Ambiente per le valutazioni ambientali ex ante delle derivazioni idriche (approvate con D.D. n. 29/STA del 13.02.2017, in particolare alle tabelle 11 e 13 dell'allegato 1 del decreto). Le Agenzie Regionali per la Protezione dell’Ambiente (ARPA) sono però orientate ad applicare, al posto di queste tabelle, quelle meno tutelanti delle Direttive Derivazioni Distrettuali, emanate dagli otto Distretti Idrografici italiani. Un’applicazione che costituirebbe un grosso passo indietro rispetto agli obiettivi di tutela delle acque e vanificherebbe il lavoro svolto finora allo scopo di evitare gli incentivi a centinaia di nuovi impianti che non rispettano la Direttiva Quadro Acque.
«Questa situazione potrebbe portare nuovamente ad approvare progetti devastanti sui corsi d’acqua naturali come già capitato negli anni passati – denunciano le associazioni –. Ci appelliamo al ministro dell’Ambiente Sergio Costa affinché venga scongiurato il pericolo di ripetere gli errori del passato che hanno permesso negli ultimi dieci anni autorizzazioni e incentivi a oltre 2000 impianti che non rispettano la Direttiva Quadro Acque, oggetto anche di una procedura di infrazione da parte dell’Unione Europea. La biodiversità acquatica, già oggi fortemente a rischio per i cambiamenti climatici in atto, potrebbe subire un ulteriore e pericoloso contraccolpo. Occorre rivedere le regole per l’idroelettrico – proseguono le associazioni – prevedendo regole chiare nella tutela dei corsi d’acqua, che spingano al recupero energetico da acquedotti e a un utilizzo più efficiente degli impianti esistenti, per mantenere la produzione idroelettrica di cui abbiamo bisogno nella transizione energetica. Un revamping degli impianti esistenti non solo consentirebbe di produrre più energia, ma consentirebbe anche di valorizzare gli invasi esistenti con contemporanei interventi di naturalizzazione e riqualificazione».
L'Italia è tra i maggiori produttori di energia idroelettrica in Europa e la fonte idraulica, in base ai dati dell'ultimo rapporto del GSE, si conferma quella che garantisce il principale contributo alla produzione di energia elettrica nazionale da FER (43% della produzione complessiva nel 2018, in aumento rispetto al 35% del 2017) nel nostro paese. I piccoli impianti sono, però, molte volte realizzati in contesti montani che conservano un’elevata qualità ambientale. Le autorizzazioni a costruire sono spesso state date in violazione della Direttiva Acque, come dimostrano le due procedure di accertamento aperte dall'Unione europea nei confronti dell’Italia.
Per le associazioni i cambiamenti climatici in atto obbligano sempre più ad un’attenta valutazione del contesto ambientale in cui si opera e per quanto concerne le risorse idriche e i corsi d’acqua il tema si fa ancora più delicato, specialmente nell’arco alpino. È invece urgente avviare interventi di rinaturazione fluviale diffusi per recuperare le aree di esondazione naturale e restituire naturalità ai fiumi per aumentare la sicurezza, tutelarne la biodiversità e avviare una seria politica di adattamento ai cambiamenti climatici.  Negli ultimi 150 anni le Alpi hanno, infatti, registrato un aumento delle temperature di quasi due gradi centigradi: più del doppio della media globale dell'intero pianeta. E gli eccessivi prelievi a scopo idroelettrico di questi ultimi anni hanno comportato pesanti ripercussioni sui corsi d’acqua che dovrebbero indurre a un ripensamento della gestione complessiva della risorsa.



L'ufficio stampa di Legambiente: 347.4126421 - 349.6546593

martedì 21 gennaio 2020

LA PROTESTA DEI PESCI DI FIUME - SABATO 25 GENNAIO 2020
















Dietro le pressanti richieste degli operatori di settore, il Governo, nell’estate scorsa, ha reinserito nel decreto FER1, gli incentivi per gli impianti idroelettrici mentre è ormai evidente che la biodiversità acquatica sta subendo pesanti perdite da diversi anni a causa del proliferare di centraline. Queste sottraggono importanti quantità di acqua a fiumi, torrenti e rii montani, col rischio di scomparsa dei pochi ecosistemi fluviali naturali rimasti. Un grave danno a fronte di un contributo di energia rinnovabile irrisorio, possibile solo grazie agli incentivi pubblici a favore di chi propone e gestisce tali impianti".

Per cercare di limitare i danni il Ministero dell’ambiente ha emesso due Decreti Direttoriali 29/STA e 30/STA riguardanti le valutazioni ambientali e il deflusso ecologico, ma il loro stato di attuazione appare frammentario e non omogeneo in quanto la maggior parte delle Autorità di Distretto (e di conseguenza delle Regioni) ha adottato linee guida più permissive.

Per richiamare l’attenzione su queste problematiche il Coordinamento Nazionale Tutela Fiumi - Free Rivers Italia, Legambiente, Alpi Kayak, Arci Pesca Fisa, CIPRA Italia, Centro Italiano Riqualificazione Fluviale CIRF, Federazione Nazionale Canoa Turistica FICT, Federazione Nazionale Pro Natura, Federrafting FIRAFT, Lipu, Mountain Wilderness, Salviamo il Paesaggio, Spinning Club Italia e WWF hanno promosso, per il 25 gennaio, l’iniziativa nazionale “La protesta dei pesci di fiume”

In questa data, dunque, il Circolo Legambiente Val Lemme organizzerà un presidio in un’area sensibile in quanto possibile sito di installazione di nuove centraline: ci ritroveremo sulla sponda destra del torrente Orba, alla confluenza con il torrente Lemme, in un’area che dovrebbe diventare oggetto di un intervento di rinaturalizzazione e di ripristino delle condizioni ambientali favorevoli alla fauna ittica ma sulla quale pendono alcuni progetti di installazione di centraline.

Effettivamente, il Circolo Legambiente Val Lemme ha accolto con favore l’ammissione al finanziamento degli “Interventi di ricostituzione della continuità longitudinale e rinaturazione del Torrente Orba” previsti da un bando regionale.





Il progetto riguarda un tratto dell’Orba che comprende le traverse irrigue di Bosco e S.Michele (che ricade nella Zona Speciale di Conservazione ZSC/ZPS della rete Natura 2000 a valle della confluenza del Lemme) e i fondi stanziati dalla Regione dovranno servire, oltre al rimboschimento di aree demaniali, a realizzare i passaggi per i pesci e gli apparati per la misurazione delle portate rilasciate al fine del mantenimento del DMV a valle delle due derivazioni sull’Orba e di quella del Consorzio del Torrente Lemme a Basaluzzo.





Gli enti coinvolti sono: la Provincia di Alessandria, i Comuni di Frugarolo (Comune capofila e appaltante), Basaluzzo, Bosco Marengo, Fresonara, Aree Protette del Po Vercellese-Alessandrino, Consorzio destra Bormida, Consorzio Irriguo Torrente Lemme.





Si tratta di interventi che, se ben posizionati, saranno utili per restituire naturalità ai due torrenti, che hanno visto in un recente passato molti episodi di secca totale, e che occorrerebbe avviare con urgenza dal momento che sono già trascorsi 14 mesi dall’approvazione delle graduatorie del bando. Il Circolo ritiene tuttavia indispensabile e non più rinviabile anche la definizione delle concessioni per il prelievo dell’acqua per scopi irrigui dalle due traverse sull’Orba scadute negli anni ’80 e poi prorogate, per le quali è necessario l’adeguamento ai nuovi fabbisogni e alle nuove normative nel rispetto del Piano di Tutela delle Acque e della Direttiva Quadro Acque europea, anche in riferimento all’impatto di eventuali nuove centraline di cui si parla da anni.





Il Circolo segnala inoltre il caso del Rio Ghiaion, presso la località Mulino Pio, in comune di Carrega Ligure. Sul corso d’acqua purtroppo è già stato realizzato un progetto di centralina idroelettrica, per il quale, con D.D. del 28 aprile 2014, n. 155, pubblicata sul Bur il 31 luglio 2014, la Regione Piemonte ha espresso parere positivo di valutazione d’incidenza, previo il rispetto di alcune prescrizioni in fase di esecuzione dei lavori.





La concessione della Provincia di Alessandria è stata accordata per trent’anni, nella misura massima di 114 l/s e media di 61,5 l/s, per uso energetico (idroelettrico), per produrre su un salto di 80 m la potenza nominale media di kW 48. Tra gli impegni prescritti al concessionario vi è quello di lasciar defluire liberamente a valle della captazione la portata minima istantanea di 24 l/s.





Tuttavia, la situazione riscontrata nel corso di un sopralluogo, effettuato il 7 settembre 2016 da alcuni membri del direttivo del nostro circolo, ha rilevato l’assenza del DMV (deflusso minimo vitale): l’acqua del rio Ghiaion veniva tutta convogliata nella presa della centrale. Il Circolo aveva dunque provveduto ad allertare l’Ente Aree Protette dell’Appennino piemontese, competente per territorio, che aveva in seguito predisposto accertamenti con il coinvolgimento di Arpa.





Ricordiamo che l’area in oggetto ricade entro il SIC IT 1180011 “Massiccio dell’Antola, Monte Carmo e Monte Legna” che tutela l’unica area realmente appenninica del Piemonte, al confine con la Regione Liguria, caratterizzata da paesaggio forestale e pascolivo peculiare e poco insediato. Tra i motivi di valenza specifica, si segnala una vegetazione interessante per la compresenza di specie alpine relitte alle quote più elevate e specie relativamente termofile a bassa quota (ostrieti a roverella e cerro) e, per quanto riguarda la componente faunistica, la presenza di specie anfibie presenti in Direttiva “Habitat” quali Salamandrina terdigitata e Rana italica





L’appuntamento è sabato 25 alle 14 presso il Cimitero di Fresonara nei pressi del tratto sotteso dalla captazione per scattare qualche foto e documentare il nostro flash mob così da unirci a tutte le proteste di tutti gli altri pesci di fiume sparsi in Italia.









BASTA INCENTIVI ALL’IDROELETTRICO NEI FIUMI!






sabato 23 novembre 2019

AGGIORNAMENTO - CORSI D'ACQUA E CEMENTIFICAZIONE: UN CONTRIBUTO DEL NOSTRO SOCIO PIERO MANDARINO

Il Piccolo 08.11.2019, articolo di Irene Navaro

All'indomani dell'ennesima alluvione che ha colpito il nostro territorio, pubblichiamo l'intervento del nostro Consigliere Piero Mandarino sulla situazione dei corsi d'acqua nell'Alessandrino. 


Quale manutenzione per i nostri fiumi?
 
Esempio di scalzamento della pila di un ponte

Dal momento che non è possibile trattare il tema fiumi in poche righe può essere utile tornare sull’argomento “pulizia” (termine sbagliato e fuorviante) e manutenzione.
Innanzitutto va ricordato che, come scrive Mercalli, “la cura del territorio è sacrosanta, ma non impedisce grandi dissesti” come la forte erosione del suolo o l’attivazione di imponenti fenomeni franosi in presenza di eventi intensi. Per quanto riguarda il legname trasportato dai corsi d’acqua, gran parte di esso deriva dai versanti (frane ecc.) e non dall’alveo stesso, per cui risulta certamente semplicistico pensare di “risolvere” il problema tagliando qualche salice in alveo, benché talvolta possa essere un intervento necessario (ad esempio in prossimità dei ponti) per contribuire a mitigare, non risolvere, il problema. Bisogna anche considerare che nei contesti naturali la vegetazione spontanea può svolgere un ruolo positivo di consolidamento delle sponde e di rallentamento della corrente.  Ci saranno sempre alberi che verranno sradicati e trasportati dalle piene. Analoga considerazione si può fare per il materiale solido (terra, ghiaia, ciottoli).  E’ evidente che il materiale che si deposita a monte delle briglie di trattenuta (che sono costruite appositamente per intercettare il sedimento) o depositatosi in corrispondenza di un attraversamento (o di un tratto intubato) debba essere rimosso per, rispettivamente, garantire la funzionalità delle opere e ripristinare l’ampiezza della sezione dell’alveo.
Lo stesso vale per i depositi che possono formarsi immediatamente a monte delle opere di presa dei canali irrigui. Sono questi interventi puntuali e limitati, ben diversi dalle escavazioni diffuse che, al pari delle arginature troppo strette,  (per dirla con Passino) “tendono a canalizzare l’alveo e perciò ad abbassare i tempi di scorrimento che in termine tecnico rappresentano il tempo che l’acqua impiega per raggiungere la foce del fiume. Questo significa che la corrente raggiungerà molto più velocemente le aree a valle. Qui giunta si concentrerà più rapidamente e provocherà un incremento dei livelli di piena.” 1)
Sugli effetti negativi delle escavazioni si è scritto molto in passato e poco se ne è parlato sui media.
Tra gli scritti di vari tecnici, già alla fine degli anni sessanta (dopo varie alluvioni tra cui quelle di Firenze, Grosseto, Venezia) a titolo di esempio prendiamo due interventi.
Il primo di Luciano Fracalanza dagli atti del XXIII Congresso Nazionale delle Bonifiche – Roma, 20 maggio 1967 (tredici anni prima della nascita della “Lega per l’Ambiente”)
“Con il boom economico manifestatosi verso gli anni 60 ed il conseguente incremento dell’attività edilizia civile, stradale, ecc, gli operatori si sono precipitati alla ricerca di materiali inerti, fortemente richiesti dal mercato.
La maggior parte di questi operatori si è riversata nei greti dei fiumi e specialmente nelle loro conoidi ove, con maggiore facilità ed economicità, potevano reperire i materiali necessari.
Coloro che esercitavano attività estrattive di materiali litoidi non si preoccuparono però minimamente, delle conseguenze che ne sarebbero derivate al buon regime dei fiumi ed al sistema idrico generale, in conseguenza delle alterazioni che venivano apportate ai fiumi stessi. (…) si è verificato invece che in conseguenza delle ingenti e indiscriminate estrazioni di materiali inerti, è stato rotto l’equilibrio assunto dai fiumi e si è determinato nel letto degli stessi un unico e profondo filone, nel quale tutte le acque, specie quelle di piena, si incanalano, assumendo forti velocità ed arrivando nel tratto a valle, con tutto il loro impeto ed in tempi di corrivazione fortemente ridotti. Si vengono così a provocare esondazioni e a compromettere la stabilità delle arginature. Altri danni che ne derivano sono:
1)      l’annullamento delle funzioni dei bacini di espansione per le scolmature delle piene;
2)      lo scalzamento delle fondazioni di tutti i manufatti insistenti: ponti, briglie ecc.;
3)      lo scalzamento delle opere di difesa degli argini (sponde, rivestimenti ecc.); 
4)      l’abbassamento delle falde acquifere, e ciò a causa di una minore dispersione del tratto a monte ed un maggiore richiamo nel tratto a valle;
5)  minori apporti di sabbie al mare con conseguenti erosioni delle spiagge e minor ripascimento delle stesse. 


                                                                                                     
Modello di evoluzione delle opere in alveo a seguito dell’abbassamento del fondo

Le conseguenze del grave stato dei fiumi si sono manifestate in tutta la loro gravità in occasione dell’ultima alluvione (…) Basti pensare che in taluni punti l’abbassamento del letto (nel caso del Brenta) raggiunge gli otto metri. Si deve inoltre lamentare il forte abbassamento che hanno subito e stanno subendo, le falde freatiche (nella zona del Brenta, il Consorzio Irriguo che opera in quel bacino, lamenta oggi nelle risorgenze la perdita di 8 mc”). Inoltre vari manufatti, ponti, briglie, ecc., sono stati gravemente danneggiati; danni che ammontano a parecchie centinaia di milioni solo nel fiume Brenta.”
Il secondo intervento è di Giulio De Marchi, ingegnere e Presidente dell’ autorevole Commissione interministeriale che da lui prese il nome.
Su proposta del Senato, tra il 1968 e il 1971, “le più alte rappresentanze della scienza, della tecnica e della Pubblica Amministrazione” parteciparono ai lavori di indagine della Conferenza Nazionale delle Acque, “per dare al Governo e agli organi responsabili un sicuro strumento di lavoro” 2)
Nella Relazione, al capitolo Asportazione di materiali alluvionali dagli alvei, De Marchi scrive: Da un recente e interessante rapporto presentato dall’Ing. Mario Rossetti, presidente del Magistrato per il Po, si desume che l’alveo di magra dell’asta principale del Po è attualmente in corso di progressivo abbassamento, che ha già valori apprezzabili a Casale, a Cremona ha superato i 2,5 metri e, propagandosi verso valle, ha oltrepassato Boretto e nell’anno corrente si è reso manifesto, sia pure in modesta misura, a Pontelagoscuro. (…) il presidente Rossetti non esita a riconoscere effetti decisamente preminenti alle asportazioni di materiale, attuate e in atto, dall’alveo stesso del fiume e da quelli di tutti gli affluenti di destra e di sinistra a partire da quote molto alte fino alle confluenze col Po.3)

Preoccupazioni, inascoltate, sulle intense escavazioni effettuate su Orba e affluenti furono espresse nel maggio 1976 anche dalla Soprintendenza ai  Monumenti del Piemonte e nel gennaio 1977 da Italia Nostra (Sezione Novi-Ovada).  Fu la disastrosa alluvione del 6-7 ottobre 1977 ad evidenziare la fondatezza di quelle preoccupazioni: essa propagò lungo l’intera asta fluviale i preesistenti e localizzati abbassamenti causando il collasso delle difese spondali costituite da gabbionate radenti e sporgenti (pennelli); la stessa sorte toccò al ponte di Casalcermelli, a quello sulla Stura ad Ovada
e alla traversa di San Michele (situata a monte di Retorto).

Qualcuno, a questo punto, potrebbe osservare che oggi, a distanza di anni, l’assetto degli alvei potrebbe essere diverso, che potrebbero essere presenti accumuli di materiale.
In alcuni corsi d’acqua del Nord Italia sono stati registrati lievi e localizzati innalzamenti della quota del fondo che, tuttavia, non sono minimamente paragonabili, in termini di ordine di grandezza, agli abbassamento avvenuti nella seconda metà del ventesimo secolo.
In molti altri corsi d’acqua, stante i monitoraggi effettuati, documentati in report ufficiali redatti dagli enti competenti ed in pubblicazioni scientifiche, si registra tuttora una tendenza erosiva, ovvero di abbassamento del letto.
Questi dati incontrovertibili, tuttavia, sono autentiche rarità nei discorsi da Bar Sport.
 
             
BORMIDA -  “In termini quantitativi, il confronto con i dati topografici del 1972, evidenzia un approfondimento del fondo minimo mediamente di 2 m, con valori più alta a valle delle traverse di Visone e Cassine e nel tratto da C.na S. Leonardo (a monte di Castellazzo) a confluenza Orba.
Il fondo alveo oggi si trova mediamente 5-6 m al di sotto del piano golenale con alcuni tratti in cui
raggiunge gli 8-10 m.” 
ORBA -  “Il profilo di fondo dell’Orba ha subito in epoca storica recente un processo di abbassamento considerevole, evidenziato dai rilievi in campo: affioramento continuo del substrato tra Molare e Ovada, 2-3 m di approfondimento a Casalcermelli e 5-6 m alla confluenza del Bormida.” 4)

Quale manutenzione dunque si potrebbe auspicare per i nostri fiumi?

      Rimozione degli alberi caduti nel letto del fiume che costituiscono ostacolo al deflusso.
      Eliminazione degli usi impropri dei terreni spondali e dei terreni di proprietà pubblica  adiacenti all’alveo.
      Rimozione dei rifiuti abbandonati nell’alveo, sulle sponde e nelle aree contigue (questa è l’unica pulizia definibile tale).
      Abbattimento degli alberi morti in piedi e di quelli potenzialmente pericolanti.
      Eliminazione di eventuali depositi di sedimenti e materiale legnoso che ostruiscono le luci dei ponti (solitamente le arcate estreme).
      Chiusura degli scarichi fognari abusivi.
      Ripristino dei fossi ai bordi dei campi (La Commissione De Marchi suggeriva nel 1970 dimensioni e pendenze per scoline, capofossi e collettori principali al fine di creare una sorta di cassa di espansione diffusa e rallentare il deflusso nei corsi d’acqua).

1)      Roberto Passino - Segretario generale dell’Autorità di Bacino del Po – “Disalvei: soluzioni spesso solo illusorie” LA STAMPA 12-11-1995
2)      Dalla Prefazione di Amintore Fanfani,  Presidente del Senato,  alle Relazioni e documenti della  Conferenza Nazionale delle Acque - Tipografia del Senato, 1972
3)      Conferenza Nazionale delle Acque - I PROBLEMI DELLE ACQUE IN ITALIA - Relazioni e documenti – Tipografia del Senato, 1972  pag. 411

4)      Studio di fattibilità per la definizione dell’assetto di progetto – interventi di gestione sedimenti, recupero morfologico e sistemazione idraulica – del fiume Bormida e del torrente Orba (E-SPEC-858) AIPO, 2011

venerdì 22 novembre 2019

COMUNICATO STAMPA IN MERITO AL RICORSO STRAORDINARIO AL CAPO DELLO STATO CONTRO IL PIANO DI SMALTIMENTO DELLO SMARINO DEL TERZO VALICO

In merito alla sentenza del Tar di novembre 2019, ricordiamo che Legambiente Vallemme e Legambiente dell’Ovadese, ai primi di novembre del 2015, avevano presentato un ricorso straordinario al Capo dello Stato per le stesse motivazioni con cui ProNatura, associazione Anpana e singoli cittadini, oggi condannati,  avevano impugnato l’aggiornamento del Piano di gestione dei materiali del Terzo Valico dei Giovi dinnanzi al Tar. Ricordiamo qui il comunicato stampa diffuso dalle nostre due associazioni a seguito

 "della notifica dell'atto di opposizione  in forza della Delibera della Giunta Regionale del 9 dicembre 2015, con la quale, a voti unanimi il Presidente della Giunta Regionale è stato autorizzato a presentare opposizione, imponendo la discussione davanti al Tar Piemonte, anziché davanti al Capo dello Stato, come originariamente proposto dalle Associazioni: la differenza pratica è che alle Associazioni il ricorso al TAR viene a costare dieci volte di più di quello al Capo dello Stato."

SENTENZA TAR SULLE CAVE DI SMARINO DEL TERZO VALICO: APPELLO ALLA RACCOLTA FONDI A FAVORE DELLE ASSOCIAZIONI E CITTADINI RICORRENTI




A seguito della condanna al risarcimento di 10 mila euro a favore di Cociv e Regione Piemonte, insieme al Circolo Legambiente dell'Ovadese promuoviamo una raccolta fondi da devolvere alle associazioni e ai privati cittadini ricorrenti, per aiutarli a far fronte alla spesa.

E' possibile effettuare un bonifico utilizzando le seguenti coordinate bancarie:
Banca Popolare Di Milano S.C.A.R.L. - Gavi - – 3, Piazza Dante Alighieri.
IBAN:
IT62D 05034 48310 000000014548

BIC/SWIFT: BPMIITM1D57
Intestato a:
Circolo Legambiente Vallemme
indicando nella
causale "Per raccolta fondi-sentenza Tar"
Inviando alla casella mail legambiente.vallemme@gmail.com copia del bonifico e l'indicazione di un indirizzo di spedizione, riceverete il libro "La memoria dell'acqua"
Nelle prossime settimane organizzeremo un evento per la raccolta fondi:maggiori dettagli verranno pubblicati sui nostri canali appena possibile
Grazie fin da ora per l'attenzione e il sostegno!

martedì 19 novembre 2019