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venerdì 22 novembre 2019

SENTENZA TAR SULLE CAVE DI SMARINO DEL TERZO VALICO: APPELLO ALLA RACCOLTA FONDI A FAVORE DELLE ASSOCIAZIONI E CITTADINI RICORRENTI




A seguito della condanna al risarcimento di 10 mila euro a favore di Cociv e Regione Piemonte, insieme al Circolo Legambiente dell'Ovadese promuoviamo una raccolta fondi da devolvere alle associazioni e ai privati cittadini ricorrenti, per aiutarli a far fronte alla spesa.

E' possibile effettuare un bonifico utilizzando le seguenti coordinate bancarie:
Banca Popolare Di Milano S.C.A.R.L. - Gavi - – 3, Piazza Dante Alighieri.
IBAN:
IT62D 05034 48310 000000014548

BIC/SWIFT: BPMIITM1D57
Intestato a:
Circolo Legambiente Vallemme
indicando nella
causale "Per raccolta fondi-sentenza Tar"
Inviando alla casella mail legambiente.vallemme@gmail.com copia del bonifico e l'indicazione di un indirizzo di spedizione, riceverete il libro "La memoria dell'acqua"
Nelle prossime settimane organizzeremo un evento per la raccolta fondi:maggiori dettagli verranno pubblicati sui nostri canali appena possibile
Grazie fin da ora per l'attenzione e il sostegno!

mercoledì 28 agosto 2019

DAL SITO DI JACOBIN ITALIA - Non c’è lotta al negazionismo climatico senza lotta alle «grandi opere»


"Mentre, dopo le grandi foreste artiche, va in fiamme l’Amazzonia, torna in mente un passaggio del discorso tenuto da Matteo Salvini al Senato il 20 agosto scorso:
«Ovunque al mondo, se trovi del petrolio fai festa perché significa ricchezza e posti di lavoro […] Gli italiani vogliono crescere, vogliono sviluppo, vogliono strade, autostrade, porti, aeroporti, ferrovie…».
Discorso impregnato del più greve negazionismo climatico, lo stesso del piromane Bolsonaro e di altri leader dal ghigno feroce. ".....Continua

giovedì 13 dicembre 2018

SETTIMANA DENSA DI EVENTI ! Dal premio Luisa Minazzi, alla manifestazione Notav di Torino, alla festa dell'Albero con i bimbi di Pasturana

Care/i amiche/i,

questa che sta per concludersi  è stata una settimana carica di appuntamenti per il nostro circolo.
Venerdì 7 dicembre abbiamo partecipato alla cerimonia conclusiva del Premio "Luisa Minazzi" - Ambientalista dell'anno 2018: tra i candidati, tutti con curriculum di pregio, spiccava anche il nostro Francesco Panella che ha portato a casa ben due riconoscimenti: Il premio speciale per l’economia sociale e sostenibile conferito dalla Città di Casale Monferrato e la menzione speciale del quotidiano La Stampa 


Dal sito dell'Agenzia internazionale stampa estero:  “Anche quest’anno il Premio è stata l’occasione per raccontare le storie di donne e uomini che s’impegnano, ciascuno a modo proprio, per il benessere della comunità, la diffusione del messaggio ambientale, l’innovazione d’impresa, la salvaguardia del territorio – dichiara Giorgio Zampetti, direttore generale di Legambiente -. Tutte storie di un’Italia capace e sensibile, di persone che in tanti modi diversi vogliono contribuire al cambiamento. Senza dimenticare che il Premio è intitolato a una donna simbolo di una delle battaglie più dure e importanti per il nostro Paese, quella contro l’amianto che, nonostante 26 anni fa sia stato messo al bando con la legge 257/92, continua a essere molto diffuso su tutto il territorio nazionale e continua a minacciare salute e ambiente. Anche la scelta di Casale Monferrato come luogo in cui si svolge il premio è importante. Qui dopo tanti anni si è conclusa la bonifica degli stabilimenti dell’Eternit e al loro posto è sorto un parco cittadino, a testimoniare che le battaglie per l’ambiente e la salute, anche le più difficili, si possono vincere”.

Questo è il comunicato dell'ente organizzatore: 
Non supereroi, bensì persone normali che hanno saputo raggiungere risultati straordinari con passione, coraggio e dedizione: sono gli otto finalisti del Premio “Luisa Minazzi – Ambientalista dell’Anno”, assegnato oggi pomeriggio nella Sala Consiliare del Comune di Casale Monferrato (AL).
Il Premio ha segnato il momento conclusivo della seconda edizione del Festival della virtù civica, che ha animato la cittadina piemontese da domenica 2 dicembre ad oggi.
A ricevere il riconoscimento, promosso da Legambiente e La Nuova Ecologia insieme al Comitato organizzatore che raccoglie un’ampia rete di associazioni locali del Monferrato casalese, è stato Giovanni De Feo, docente universitario, ideatore e promotore del progetto di educazione ambientale Greenopoli. A lui sono andate, infatti, 1.765 preferenze sul totale delle circa 7.000 (più del doppio rispetto alla scorsa edizione) giunte da tutta Italia, nell’arco di due mesi, alla Segreteria organizzativa, fra schede inviate per posta, votazione online e tramite le urne allestite in diversi luoghi del Casalese.
Giovanni De Feo insegna Ecologia Industriale presso il Corso di Laurea Magistrale in Ingegneria Chimica e Ingegneria gestionale della Facoltà di Ingegneria dell’Università degli Studi di Salerno. Ma la sua capacità di divulgare, in maniera semplice e convincente, i principi della sostenibilità non conosce confini generazionali. Apprezzato per la sua competenza dagli adulti, De Feo è amatissimo anche dai più giovani, ai quali si rivolge attraverso il progetto di educazione ambientale Greenopoli (www.greenopoli.it), da lui ideato e promosso. Grazie al web e ad incontri dal vivo a base di rap e narrazioni, De Feo riesce così a trasmettere a bambini e ragazzi concetti a volte molto complessi sensibilizzandoli sulle tematiche ambientali.
A maggio 2018 è stato nominato Socio Onorario dell’Associazione Italiana di Scienze Ambientali – AISA. Per l’attività di divulgazione ambientale con il metodo Greenopoli, nel 2018 ha ricevuto i premi Vesuvio Verde, Anfiteatro d’argento, Premio Internazionale Prata.
Grande l’emozione di De Feo nell’apprendere di essere l’Ambientalista dell’Anno 2018: “è stato un anno fortunato, di grandi soddisfazioni personali e professionali. Qui a Casale ho trovato persone belle, ricche di umanità. Con Greenopoli ogni anno incontro diecimila studenti, i più giovani hanno capacità di comprensione immediata, sono i bambini che mi insegnano. Questo metodo, che consiste nell’andare a scuola e lasciarsi prendere per mano dai bambini, è il modo per arrivare a cambiare i grandi”.
Oltre a Giovanni De Feo, erano candidati al Premio Luisa Minazzi – Ambientalista dell’Anno 2018: Vincenzo Cordiano, specialista nel campo dei tumori del sangue, il cui grido d’allarme ha portato il Consiglio dei Ministri a dichiarare lo stato di emergenza per i Pfas in Veneto; Marcello Dondeynaz, che insieme al comitato “Ripartire dalle Cime Bianche” di cui è referente, lotta per la tutela di uno degli ultimi lembi incontaminati sul versante meridionale del Monte Rosa; Salvatore Gullì, che come commissario prefettizio sta aiutando la comunità di San Luca, in Aspromonte, a guardare al futuro e a non piegarsi alla ‘ndrangheta; Francesco Panella, dedito da sempre alla tutela delle api e tra i protagonisti della battaglia che ha portato a maggio allo stop della Ue alle tre molecole insetticide più utilizzate al mondo e nocive per questi insetti; VenTo, la dorsale cicloturistica italiana di EuroVelo 8, che punta a collegare Venezia a Torino per 700 chilometri lungo il Po; RECUP, il servizio di recupero degli alimenti invenduti nei mercati rionali da donare a chi ne ha bisogno; Guendalina Salimei, architetto che ha riprogettato in ottica comunitaria il quarto piano del Corviale, nella periferia romana, per strapparlo al degrado.
A ognuno degli otto candidati è stato assegnato un riconoscimento, a testimoniare che nel loro insieme gli Ambientalisti dell’anno (che vengono ogni anno individuati sulla base delle segnalazioni della Giuria preliminare) rappresentano la miglior sintesi di un’Italia che non si rassegna, che ragiona, investe, opera, costruisce e combatte per il bene comune e per rispondere ai bisogni della contemporaneità, dalla lotta all’inquinamento alla creazione di un’economia circolare, equa e sostenibile.
Durante la partecipata cerimonia di premiazione i finalisti, intervistati dalla giornalista Marina Maffei, hanno raccontato la propria esperienza, trasmettendo al pubblico un importante messaggio sul valore positivo del cambiamento. Ascoltarne la storia è stato intenso ed ispirante ed ha ricordato, una volta di più, che si inizia il cammino spesso da soli, ma che la verità ha una voce che non può essere ignorata o dimenticata.
Allo stesso modo l’impegno civile speso in vita da Luisa Minazzi rende indimenticata la sua figura. Il Premio Ambientalista dell’Anno, che è alla dodicesima edizione, è a lei intitolato dal 2012: Luisa, direttrice didattica, ambientalista ed amministratrice comunale casalese, ha lottato duramente prima di arrendersi nel 2010 al mesotelioma, una sorte beffarda per chi come lei ha trascorso la vita battendosi contro l’amianto. Durante la premiazione, ne ha tratteggiato un sentito ritratto la giornalista Monica Triglia, ma il suo ricordo trapela anche dalla passione con cui la nascente Associazione Amici di Luisa, insieme al Comune di Casale Monferrato e all’Ente di gestione delle aree protette del Po vercellese-alessandrino, ha organizzato questa seconda edizione del Festival della virtù civica, dopo il positivo esordio nel 2017.
La cerimonia del Premio Luisa Minazzi – Ambientalista dell’Anno è stata aperta dal saluto in video del Ministro dell’Ambiente Sergio Costa, finalista nel 2015, che, nell’invitare il vincitore del premio a Roma per conoscerne la storia, ha ricordato la sua esperienza a Casale e sottolineato l’importanza di avere una visione nella tutela ambientale. La premiazione ha visto gli interventi della sindaca di Casale Monferrato Titti Palazzetti, dell’assessora all’ambiente Cristina Fava, del presidente dell’Ente di gestione delle aree protette del Po vercellese-alessandrino Francesco Bove, del direttore generale di Legambiente Giorgio Zampetti, del direttore di Legambiente Piemonte Giampiero Godio, del direttore generale di Arpa Piemonte Angelo Robotto. Franco Pistono (ARPA Piemonte), ideatore di musica d’ambiente e compositore della canzone per il Parco Eternot di Casale Monferrato ha curato un intermezzo musicale. Silvia Barruscotto ha raccontato il progetto casalese Urban Regeneraction, finanziato dal Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali e esempio di virtù civica.
La premiazione ha siglato il momento conclusivo del Festival della virtù civica, il cui obiettivo è valorizzare la presenza a Casale Monferrato dei finalisti chiamandoli a condividere le loro storie ed esperienze unitamente a quelle di altri significativi esempi di impegno civile.
Grazie ad un fitto calendario con quattordici appuntamenti (tavole rotonde, convegni, presentazioni di libri, concerti, videoproiezioni ed una mostra) ed oltre trenta ospiti, il Festival ha coinvolto dal 2 dicembre ad oggi un pubblico trasversale, con particolare attenzione al mondo della scuola.
«Il Festival della virtù civica ha portato alla ribalta otto splendide storie di cambiamento – commentano Marco Fratoddi, Vittorio Giordano e Gian Paolo Minazzi che coordinano il gruppo di lavoro dell’Associazione Amici di Luisa – La bellezza del Festival è data dal fatto che ha messo veramente in contatto ravvicinato gli ospiti e i cittadini. Molto apprezzati anche i momenti di ospitalità presso alcune famiglie del Monferrato. Forte il coinvolgimento degli studenti, di ogni età, che hanno partecipato ai numerosi incontri. Crediamo infatti che il nostro slogan “le persone sono il cambiamento” si rifletta proprio nella parte di popolazione che guarda al futuro».
Il Premio Luisa Minazzi – Ambientalista dell’Anno è promosso da Legambiente e La Nuova Ecologia insieme al Comitato organizzatore che raccoglie un’ampia rete di associazioni locali del Monferrato casalese.
Il Festival della Virtù Civica è ideato e curato dalla nascente Associazione Amici di Luisa insieme alla Città di Casale Monferrato e all’Ente di gestione delle aree protette del Po vercellese-alessandrino. La manifestazione vede la partecipazione in qualità di maggior sostenitore di Weleda, il gruppo che produce cosmetici naturali olistici e rimedi omeopatici e antroposofici che sin dalla sua fondazione ha posto grande attenzione alla responsabilità sociale, ambientale ed economica. Contribuiscono anche Consorzio Casalese Rifiuti, Cosmo S.p.A., Energica, Zaffiro Serramenti, partecipano e supportano il Festival Afeva, Agesci, Auser, Avis, Cai, Confraternita degli Stolti, Equazione, L’Albero di Valentina, Monferrato Oltre, Legambiente e La Nuova Ecologia. Media partner sono La Nuova Ecologia, Tuttogreen de La Stampa e il bisettimanale Il Monferrato.
La mostra “Bee Active! Alla scoperta delle api” è stata realizzata in collaborazione con Mielizia e Conapi. Si ringraziano la Libreria Labirinto di Casale Monferrato per la disponibilità degli spazi e la Tipografia La Nuova Operaia.

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Sabato 8 dicembre il nostro circolo invece ha manifestato a Torino insieme ad altre migliaia di cittadini : ancora una volta abbiamo ribadito la nostra opposizione al Sistema Grandi Opere: 

- Siamo a favore del trasporto su rotaia e contrari al trasposto su gomma, QUINDI siamo contrari al Tav

- Siamo a favore del progresso nel suo insieme, cioè del lavoro, della salute, della qualità della vita, QUINDI siamo contrari al Tav

- Siamo favorevoli alla tutela del territorio, alla prevenzione dei disastri idrogeologici, al rispetto della natura, QUINDI siamo contrari al Tav

- Siamo favorevoli al lavoro, bene sempre più prezioso, per le persone e per le aziende, al benessere economico delle persone e del nostro Paese, QUINDI siamo contrari al Tav

- Siamo favorevoli alla buona economia, contrari alle infiltrazioni mafiose, QUINDI siamo contrari al Tav

-Siamo favorevoli al treno come mezzo di trasporto delle persone, non solo ad alta velocità, ma anche pendolari, e come mezzo di trasporto delle merci, QUINDI siamo contrari al Tav
- Siamo a favore della salute di chi vive nei territori interessati alle opere, senza infingimenti su amianto e rifiuti pericolosi, QUINDI siamo contrari al Tav

- Siamo favorevoli a fare lavorare le imprese presenti sul territorio e contrari alle assegnazioni di lavori senza gare di appalto, QUINDI siamo contrari al Tav

- Siamo a favore di decisioni prese dopo analisi di costi e benefici, QUINDI siamo contrari al Tav

Insieme a noi, altri circoli di Legambiente erano presenti a Torino:
Gli Amici del Lago - onlus Circolo di Legambiente CIRCOLO NUOVA ECOLOGIA LEGAMBIENTE GENOVA Legambiente Liguria Onlus Legambiente Settimo Legambiente dell'Ovadese Legambiente Biella Legambiente Asti Legambiente Piemonte e Valle d'Aosta Legambiente Onlus Legambiente Casale Monferrato Legambiente Lombardia Legambiente del Vercellese Legambiente Valsusa Legambiente Cascina Govean Molecola Legambiente Torino Legambiente Collegno Legambiente Rivoli Circolo Legambiente Valle d'Aosta Legambiente Circolo Protezione Civile Piemonte Legambiente Metropolitano 


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Martedì 11 dicembre invece, il nostro circolo è stato ospite alle scuole primarie di Pasturana per la festa dell'Albero!
Abbiamo piantato 5 alberelli nel bel prato della scuola: daranno ombra e ossigeno a tutti gli studenti presenti e futuri! Tra queste piantine, ricordiamo il maggiociondolo che i bimbi hanno voluto dedicare alla maestra Gemma, come regalo per il suo compleanno.
Grazie alle maestre, al personale Ata e al personale del Comune di Pasturana che hanno permesso la buona riuscita dell'evento.



  

venerdì 31 agosto 2018

giovedì 8 giugno 2017

DOSSIER DI PRO NATURA "GRANDI OPERE:OPPORTUNITÀ DI SVILUPPO O INUTILI DEVASTAZIONI?"


Ringraziamo la redazione di Natura e Società e la Federazione Nazionale di Pro Natura per aver riservato uno spazio di approfondimento sulla Grande Opera che interessa le provincie di Genova e di Alessandria, nel numero di giugno della loro rivista. Abbiamo ripercorso succintamente la genesi del Terzo Valico e i problemi che rimangono sul tavolo. Ringraziamo Legambiente nazionale che ogni anno aggiorna lo stato dell'arte del trasporto ferroviario con il dossier Pendolaria,  Antonello Brunetti, memoria storica dell'opera e colui che per primo si rese conto dell'enorme impatto ambientale sul territorio, nonché degli oscuri motivi che stavano alla base di tale scelta: gli innumerevoli articoli, osservazioni e studi da lui condotti ci hanno aiutato a tirare un po' le fila del discorso. Grazie anche ai comitati NoTav Terzo Valico che continuano a opporsi a quest'opera e aggiornano quotidianamente sulle vicende, spesso giudiziarie, che la caratterizzano. Ringraziamo anche Mauro Solari per le annotazioni tecniche tratte dallo studio da lui condotto insieme a Bruno Marcenaro NOTE sul TERZO VALICO DEI GIOVI - Genova settembre 2013 e tutti coloro che hanno scritto e continuano a informare i cittadini ... che vogliono informarsi...


Il dossier di Pro Natura  'Grandi opere: opportunità di sviluppo o inutili devastazioni?' dedicato alle Grandi Opere e al loro impatto sul territorio è scaricabile al seguente link http://www.pro-natura.it/files/redazione/natura-e-societa/2017-2.pdf



A 25 anni dall’inizio della vicenda del Terzo Valico, gli argomenti sul tavolo sono rimasti invariati.
Paola Lugaro e Mario Bavastro

Riassumendo brevemente la storia del progetto, ricordiamo che la ferrovia ad alta velocità/alta capacità Tortona-Genova, conosciuta anche come “Terzo valico dei Giovi”, è una linea in costruzione, finalizzata a creare un terzo collegamento tra il porto di Genova e l'entroterra padano (il sesto tra Liguria e pianura padana): è stata progettata nel 1991 come linea passeggeri tra Milano e Genova, ma la carenza evidente di motivazione ha fatto mutare le finalità dell’opera, trasformandola, a seconda dei momenti storici e delle estemporanee dichiarazioni dei sostenitori di turno, in linea Alta velocità/Alta capacità tra il porto di Genova e l’area intermodale di Rivalta Scrivia, comune di Tortona. Il primo progetto venne respinto nel giugno del 1994; il secondo nel maggio del 1998, il terzo venne bloccato dalla Commissione ambiente con un pronunciamento interlocutorio negativo e una lunga serie di integrazioni e modifiche assai ampia e articolata. Il progetto riprende vita solo grazie alla Legge Obiettivo, approvata nel 2001, che introduce variazioni nella normativa per la valutazione ambientale di opere considerate "strategiche" e il Terzo Valico viene inserito in queste. 

La linea dovrebbe servire a trasportare i container ad alta velocità e la realizzazione dell'opera, il cui limite di spesa massima è di € 6,2 miliardi (vale a dire 98 milioni di €/km per 63 km comprese le diramazioni), a cui si dovranno aggiungere i costi non preventivati per la gestione dell’amianto, ha avuto l'avvio nel novembre del 2011 e dovrebbe terminare nel 2021. La nuova linea si sviluppa complessivamente per 53 km, di cui 37 km in galleria e interessa 12 comuni delle province di Genova e Alessandria, a cui si aggiungono i Comuni nel cui territorio gravano le cave di abbancamento dello smarino. 

Dal punto di vista progettuale, permangono numerose criticità:


  •  Innanzitutto una politica nazionale dei trasporti che, da molti anni ormai, privilegia gli investimenti nell’alta velocità, come continuano a denunciare le associazioni ambientaliste e come evidenzia ogni anno il rapporto Pendolaria: “A seguito del trasferimento dei poteri sul servizio ferroviario locale alle Regioni senza indirizzi e controlli, sono state chiuse linee e cancellati collegamenti senza alcun intervento da parte dello Stato, quando i diritti dei cittadini alla mobilità sono gli stessi da Bolzano a Ragusa e garantiti da risorse pubbliche. In secondo luogo le risorse da parte dello Stato per far circolare i treni regionali sono state ridotte tra il 2009 e il 2016 del 19,1%, e solo poche Regioni hanno investito per garantire il servizio, in tutte le altre sono avvenuti tagli e aumenti dei biglietti. È da sottolineare poi che le Regioni hanno investito pochissimo per potenziare il servizio e comprare treni: in media la spesa per i pendolari non arriva allo 0,29% dei bilanci delle Regioni, ma nel Lazio, in Sicilia, Veneto, Puglia siamo sotto questa cifra. Infine, si è investito e si continua a investire su strade e autostrade, alta velocità ferroviaria” (Pendolaria 2016). LEGGI TUTTO 

martedì 17 gennaio 2017

I NOSTRI FIGLI SONO GIÀ CONDANNATI GRAZIE AL TERZO VALICO E A CHI LO SOSTIENE CONTRO OGNI EVIDENZA

Da La Stampa del 17.01.2017

Inchiesta Terzo valico, intercettazione choc: “C’è l’amianto? 

Tanto la malattia arriva fra trent’anni”

Così il dirigente Cociv rispondeva al collega preoccupato
per il materiale nei cantieri
Ettore Pagani (foto Astrid Fornetti/Freaklance)

Pubblicato il 17/01/2017
Ultima modifica il 17/01/2017 alle ore 11:46
L’amianto non è sempre stata una preoccupazione per i manager del consorzio che sta costruendo il Terzo valico. Tanto che 18 mesi fa uno dei superdirigenti poi arrestati per gli appalti pilotati, davanti all’allarme di un sottoposto per la presenza della fibra pericolosa nei cantieri lo tranquillizzava: «Tanto la malattia arriva fra trent’anni...». Le cimici della Finanza stavano registrando tutto.  

Per contestualizzare la vicenda occorre tornare alla fine del luglio 2015. Fra alcuni tecnici del Cociv, raggruppamento d’imprese capeggiato da Salini-Impregilo che realizzerà la nuova ferrovia Genova-Milano, c’è un po’ di apprensione poiché dagli scavi saltano fuori materiali pericolosi. Gli abitanti delle aree circostanti protestano, sia in Piemonte dove dovrebbe essere realizzata gran parte del tracciato, sia sul versante ligure. In quel periodo le Fiamme gialle e i carabinieri, su ordine delle Procure di Genova e Roma, registrano ogni dialogo negli uffici Cociv del capoluogo ligure: molte commesse potrebbero essere state assegnate in modo illegale dal medesimo consorzio, che svolge il ruolo di general contractor affidando lavori pagati con miliardi di soldi pubblici pur essendo un soggetto privato.  

C’è una conversazione fra le altre che fa sgranare gli occhi agli investigatori, sebbene non rappresenti di per sè la prova d’un reato. L’allora numero due Cociv Ettore Pagani - finito ai domiciliari a ottobre proprio per l’affaire appalti - è a colloquio con un collega, allo stato in via d’identificazione. Il secondo si dilunga in una serie di considerazioni più o meno dettagliate sulle rocce che contengono amianto e sulle contromisure da adottare, lasciandosi andare a un certo punto a un commento inquietante: «Il primo che si ammala è un casino», ripete, riferendosi agli operai che lavorano ogni giorno nelle zone più esposte. Da Pagani ci si aspetterebbe un approfondimento dei rischi per la salute, ma il tenore della frase che pronuncia di getto è differente: «Tanto - risponde - la malattia arriva fra trent’anni...». LEGGI TUTTO

mercoledì 12 ottobre 2016

QUANDO C'È LA VOLONTÁ POLITICA, SI PUÒ TUTTO!



http://www.valsusaoggi.it/i-tecnici-no-tav-della-val-susa-diventano-consulenti-della-citta-di-torino-nasce-la-commissione-tecnica-contro-la-tav/ 

I TECNICI NO TAV DELLA VAL SUSA DIVENTANO CONSULENTI DELLA CITTA’ DI TORINO: NASCE LA COMMISSIONE TECNICA CONTRO LA TAV

 

Gli esperti e tecnici No Tav della Val Susa approdano al municipio di Torino. La sindaca Chiara Appendino ha istituito una nuova commissione tecnica per assistere e supportare il Comune nei prossimi appuntamenti riguardo il progetto Tav.
Un pool di esperti, da sempre contro la Torino-Lione, ora lavorerà anche per la Città di Torino. Su modello di quanto fa da anni già l’ex Comunità Montana Bassa Val Susa, ora diventata Unione Montana Val Susa. Alcuni di loro sono già da tempo consulenti anche del Movimento No Tav.
La nuova commissione tecnica dovrà seguire tutti i procedimenti inerenti al progetto della Torino-Lione: avranno il compito di effettuare gli approfondimenti, confronti e valutazioni sulle tematiche e sui progetti presenti e futuri della Tav, in via preliminare, rispetto alle future delibere della giunta e della maggioranza della Città di Torino.
Tra gli esperti valsusini della Tav, chiamati a svolgere questo incarico, ci sono il guardiaparco di Bussoleno Luca Giunti, il meteorologo di Almese Luca Mercalli, l’ingegnere e assessora di Bussoleno Gabriella Soffredini, l’ambientalista di Borgone Claudio Giorno, la ricercatrice del Politecnico (e consigliere comunale di San Giorio) Marina Clerico, l’attivista Simone Franchino, l’ingegnere e assessore di Villar Focchiardo Michele Giacosa. A cui si aggiungono l’ingegnere Roberto Vela, il ricercatore del Politecnico Alberto Poggio, e i professori Claudio Cancelli e Angelo Tartaglia (sempre del Politecnico di Torino).
Questo nuovo incarico non avrà costi per la Città di Torino.

venerdì 29 luglio 2016

UN MESTOLO DI MINESTRONE PER SOSTENERE IL MOVIMENTO NO TAV TERZO VALICO - PARCO DI ISOVERDE SABATO 31 LUGLIO

DAL COMITATO NOTAV VALVERDE



SABATO 30 LUGLIO CENA PER SOSTENERE IL MOVIMENTO NO TAV TERZO VALICO.
Tante persone sono state denunciate in questi anni per non essere rimasti indifferenti a
...Co.Civ e allo schifo che sta portando in casa nostra; ora è il momento di non lasciarle sole.
Probabilmente i nostri processi sono l'unica cosa che viaggia realmente ad alta velocità nella storia del Terzo Valico.
Per una bella serata in compagnia, aiutare chi è sotto processo e finanziare la lotta al Terzo Valico.

PARCO DI ISOVERDE
Menu:
Antipasti, minestrone genovese, secondi, dolce e vino .
Dopo cena danze occitane
....
PRENOTAZIONE A 3479849272

PARTECIPA E AIUTACI A DIFFONDERE!!!

lunedì 22 febbraio 2016

TERZO VALICO:LA CRONISTORIA DEL PROGETTO E DELLA SUA MALDESTRA ESECUZIONE

Un grande ringraziamento a Davide Serafin che con impegno e correttezza ha cercato di far luce su una vicenda colma di lati oscuri, quando verrà fuori la verità speriamo non sia troppo tardi.

A qualcuno forse verrà in mente di verificare l'analisi costi benefici?

La salute dei cittadini e la distruzione del territorio quanto ci costeranno?

I sindaci si accorgeranno di cosa sta accadendo sul territorio?

Ridurre il dibattito sulle opere pubbliche ad una sorta di competizione fra passatisti e futuristi non è solo semplificatorio, è fuorviante. L’opinione pubblica non vede la realtà dei luoghi ed è coinvolta solo per il tramite di simboli. L’Italia che va veloce versus la palude, l’eterno ritorno dell’immutabile. L’immobilità è impopolare mentre il cambiamento è auspicato come un Messia.
Il Terzo Valico, in origine, doveva essere solo un treno veloce. Tutti sarebbero d’accordo se il Terzo Valico fosse solo una questione di treni veloci ed efficienti. Chi non lo sarebbe. Ma il Terzo Valico è fatto invece di ruspe, ruspe che tagliano la collina, che modificano i profili: ruspe che intubano i torrenti.
Questa non è una Grande Opera. È un’opera che le devastazioni dovute al dissesto idrogeologico - che ancor di recente hanno colpito l’area appenninica fra le province di Genova ed Alessandria - suggerirebbero di evitare.
Loro malgrado, le ruspe del Cociv (il General Contractor composto da Salini-Impregilo, Società Italiana Condotte d’Acqua, CIV) non sono al riparo dall’occhio del satellite e il loro operato è casualmente immortalato nelle immagini di Google Maps. Siamo in prossimità della cosiddetta Finestra della Castagnola, nel comune di Fraconalto (AL), ove si sta scavando quella parte di tunnel di servizio attraverso il quale verranno estratti i milioni di metri cubi di roccia. Quella terra nera che viene dispersa sopra un tubo metallico un po’ posticcio, non è cemento, né asfalto: è - tecnicamente - lo smarino, il sottoprodotto dell’attività di scavo del tunnel di valico, a progetto lungo ben 27 chilometri e soltanto all’inizio della sua escavazione.
Intubare un torrente in prossimità di alcune case. Tagliare la collina per allargare strade (che per ora non servono a nessuno). Stoccare milioni di metri cubi di roccia e materiali di risulta in una vecchia cava abbandonata.
Cominciamo così il nostro racconto.
La Finestra della Castagnola
È il primo cantiere del versante piemontese. È stato aperto a metà degli anni novanta, quando i mezzi del Cociv ottengono l’autorizzazione per eseguire un foro di sondaggio, il foro pilota, ai fini dello studio della geologia del terreno. Ma le opere sono eseguite in difformità rispetto al piano lavori: anziché un sondaggio del terreno viene scavata un’intera galleria.
I responsabili del progetto e la committenza - fra di essi Ercole Incalza, allora amministratore delegato di TAV Spa - vengono accusati di truffa. Il procedimento si chiude soltanto nel 2006, dieci anni dopo i fatti. Il Gup decide per il non luogo a procedere “per intervenuta prescrizione”: è la tagliola della ex Cirielli a risolvere tutti i problemi.
La finestra della Castagnola è uno dei due fori del versante piemontese dai quali dovrà transitare lo smarino. Dal mero punto di vista logistico, la posizione del cantiere è alquanto complessa: inerpicato lungo un fianco della montagna, il cantiere non è raggiungibile dai mezzi pesanti se non rivedendo pesantemente la viabilità. La strada provinciale 163, che da Voltaggio porta al passo della Castagnola, nel comune di Fraconalto, si piega in curve a gomito dentro ad una gola. Là, sul fianco sinistro della montagna, vi è il foro pilota.
Gli allargamenti della provinciale hanno richiesto lo scavo delle scarpate, l’inserimento di muri di cemento laddove prima era la roccia della montagna. Lo smarino è presente dappertutto: come riempitivo dei muri di contenimento, come supporto della piattaforma ricavata a scapito del torrente.
Il sottoprodotto
Possiamo dire che il legislatore italiano ha sempre avuto un cattivo rapporto con le terre e rocce da scavo. Inserite nel catalogo europeo dei rifiuti (CER) sin dal 1975, già con il Decreto Ronchi (1997) si ritenevano escluse dalla normativa sui rifiuti e solo la minaccia di una procedura d’infrazione ha suggerito al governo italiano di rivedere la posizione in materia. Nel 2001 ritorna tale esclusione, con il decreto Lunardi (443/2001) e questa volta la procedura d’infrazione viene aperta per davvero, con l’effetto della censura della norma da parte della Commissione Europea. Le successive trattazioni nel Testo Unico Ambientale (D. Lgs. 152/2006), in armonia con la Direttiva 2008/98/CE, permettono di evolvere verso la nozione di sottoprodotto, la cui gestione è stata normata solo recentemente con il decreto 161/2012.
Perciò le terre e rocce da scavo possono essere escluse dal ciclo dei rifiuti e divengono materiale da impiegarsi per reinterri, riempimenti, rimodellazioni e rilevati. La normativa ammette la presenza all’interno delle terre e rocce di scavo di materiali da riporto e di elementi antropici (originati cioè dall’attività umana di escavazione, ovvero additivi, calcestruzzo, bentonite, vetroresina, PVC, miscele cementizie) sempreché “la composizione media dell'intera massa non presenti concentrazioni di inquinanti superiori ai limiti massimi” previsti dal Testo Unico Ambientale. Non è definita una quantità massima ammissibile di tali materiali, il controllo è eseguito solo sulla presenza di inquinanti, quali ad esempio i metalli pesanti. Su 11 milioni di metri cubi di terra e roccia escavata - tale è il volume di terra che risulterà estratto ai fine lavori - a quanto ammonta la quota parte dei materiali contaminati e degli elementi di origine antropica che verranno dispersi nell’ambiente? Nessuno è in grado di dirlo, né evidentemente di controllarlo.
Le opere compensative
Va da sé che il Piano di Utilizzo dei materiali di scavo è stato redatto tenendo in considerazione l’insieme delle opere compensative che dal 2003 le amministrazioni locali hanno richiesto a Cociv, al fine di mitigare l’impatto sul territorio. Con la delibera del Cipe del 2006 erano già stati preventivati gli interventi sulla viabilità pubblica, specie sulle strade provinciali. L’equazione è semplice ed immediata: tante opere compensative, tante occasioni per reimpiegare il sottoprodotto smarino nei reinterri.
Lasciando la finestra della Castagnola e procedendo verso il comune di Fraconalto si incontrano i cantieri sulla provinciale 163, sino all’incrocio verso Voltaggio, verso la provinciale 160. I reinterri e i riporti di materiale di scavo si sprecano: lo spazio fra ogni muro di sostegno e il fianco eroso della collina è stato riempito con lo smarino. Le due strade sono l’unico collegamento fra la finestra estrattiva della Castagnola e quella della Vallemme.

Alla loro confluenza il progetto esecutivo prevede la realizzazione di una rotonda. A tal scopo, vengono espropriati con un decreto, il n. 02 del 2014 (pubblicato sul Bollettino della Regione Piemonte n. 15 del 10/04/2014), alcune porzioni di terreni che, fra i voltaggini, sono noti come il Prato della Tenda, un vero e proprio simbolo per il paese, essendo uno dei pochi luoghi di svago per i bambini.
I terreni, di proprietà della Progetto Casa srl, con sede ad Arquata Scrivia, vengono interessati dalla modifica del Piano Regolatore che il Consiglio Comunale di Voltaggio, anche in previsione dell’intervento Cociv, approva nel 2011. I voltaggini non ci stanno e in 170 firmano una lettera-petizione al sindaco e alla giunta comunale affinché sia variata la destinazione urbanistica dell’area, da residenziale ad agricola, e sia quindi mantenuta l’area verde per i bambini del paese.
L’osservazione è oggetto di dibattito in consiglio comunale nel marzo 2011 ed è respinta con la seguente motivazione: “l’area (il prato) è classificata come area residenziale da molti anni e nell’attuale variante è soltanto stata aumentata di superficie e traslata un po’ più a monte soprattutto in considerazione dell’inserimento della viabilità (costruzione di una rotonda fra le due provinciali) prevista dal progetto relativo alla costruzione della linea di alta capacità approvata dal Cipe”[1].
L’esproprio è deciso solo nel 2014 ma il Cociv paga quei terreni, circa 5000 metri quadrati, la bellezza di 558 mila euro: più di 110 euro a metro quadrato. La cifra è congrua ai valori di mercato, come previsto dalla Legge 244/2007. Tuttavia, la variante del piano regolatore è effettuata quando già si sapeva che l’area sarebbe stata destinata alla realizzazione della rotonda: il comune decide per ‘traslare’ l’area residenziale un po’ più a monte, in considerazione dell’inserimento della nuova viabilità. Il gestore del piano regolatore è lo stesso soggetto che chiede l’opera compensativa, la quale costituisce giustificazione per la trasformazione della destinazione d’uso dei terreni. Questa strana partita di giro produce due esternalità negative: l’aumento del costo dell’opera compensativa; l’ulteriore consumo di suolo. Mentre ai singoli cittadini (e per i terreni non edificabili) è riservata la miseria di 0,50 euro a metro quadrato, per la Progetto Casa srl è stato un 2014 indimenticabile. Tanto che ora nemmeno ha più sede ad Arquata Scrivia.
Una cava non si discarica
Dalla strada provinciale 160 si arriva infine alla finestra Vallemme, la seconda galleria di servizio. Il luogo del cantiere di scavo è stato scelto anche in conseguenza della presenza del sito della ex cava della Cementir, azienda produttrice di cemento e calcestruzzi con uno stabilimento ad Arquata Scrivia. Il fronte della cava è una parete rocciosa malmessa, sagomata a gradoni: sul fondo, in prossimità del greto del torrente Lemme, verranno stoccati 1,5 milioni di metri cubi di terre e roccia da scavo, parte dei 6,8 milioni di metri cubi che non troveranno reimpiego nelle opere correlate al Terzo Valico. L’operazione, che ufficialmente è considerata come bonifica del sito ex cava, presenta le criticità maggiori, specie per il precario equilibrio idrogeologico dell’area.
Nel documento di progetto relativo alla messa in sicurezza del sito ex cava, infatti, viene specificato che la parete della collina è soggetta a fenomeni di toppling, termine tecnico che sta a significare che l’area è a rischio di movimento franoso e di distacco di porzioni rocciose. Ma la messa in sicurezza non consiste nella prevenzione della frana, bensì nell’apposizione di una barriera di rinforzo sul cumulo di smarino che, a galleria conclusa, sarà una montagna alta una trentina di metri.
Si è reso inoltre necessario prevedere la formazione di una vasca di accumulo, una cavità artificiale ricavata fra la parete naturale e lo smarino riportato. La sua profondità è di circa 20 metri e la sua capacità di accumulo è di almeno 110 mila metri cubi, dovendo essere in grado di contenere le volumetria della frana planare in roccia e della zona caratterizzata dai distacchi dei massi.
Dall’altro lato, il deposito di smarino è minacciato dall’erosione riportata dal torrente Lemme, specie nei periodi di piena. La scelta di collocare qui le terre e le rocce di scavo non oggetto di reimpiego, ha innescato una serie di pericoli. La Giunta della Regione Piemonte, nella delibera di approvazione (dicembre 2013) del Piano di Reperimento dei materiali litoidi presentato dal Cociv, indicava alcune criticità legate al mancato rispetto dei fattori di sicurezza per la stabilità dei pendii e riportava le osservazioni dell’ente Parco Capanne di Marcarolo (l’ex cava rientra in un’area identificata come Sito di Interesse Comunitario) circa la mancanza di un’analisi degli habitat forestali e umidi presenti. Nel maggio 2014, la Regione nuovamente delibera sull’aggiornamento del Piano lamentando che gli elaborati proposti “non sempre raggiungono il livello di dettaglio proprio di una progettazione a livello esecutivo”. Dal testo si evince che Cociv non ha applicato le prescrizioni richieste con la delibera del Dicembre 2013, mentre il deposito dello smarino era già in essere da almeno tre mesi.
Il greto del torrente oggi si presenta fortemente compromesso. L’habitat fluviale impiegherà anni per ricostituirsi. La sponda sinistra è stata arretrata di circa sei metri e protetta con una scogliera realizzata da massi di cava. In seguito a questo intervento, Cociv ha chiesto ed ottenuto dalla Regione (D.D. 19 settembre 2014, n. 2571) di poter estrarre circa 3000 metri cubi di materiali in eccesso dal letto del torrente. Il fondo naturale del Lemme non è più quello di prima.
Cos’era il Terzo Valico
Cancellare la Legge Obiettivo è il primo passo per fermare quest’uso indiscriminato del territorio. Un nuovo treno veloce può essere realizzato anche senza barare sulla gestione dello smarino, degli espropri o delle presunte bonifiche ambientali. Quando Annalisa Corrado (Green Italia - Possibile) dice che le “Grandi Opere sono criminogene”, non parla solo di corruzione e appalti. Il crimine è contro il nostro stesso futuro. L’ambiente in cui viviamo ha più volte parlato, ha detto la sua con alluvioni e frane. Ma continuiamo a non capire, a non ascoltare questo linguaggio sconosciuto eppur così eloquente.