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sabato 27 luglio 2019

TAV - LEGAMBIENTE: “CI SONO ALTRE PRIORITA', IL GOVERNO SI CONFRONTI SULLE VERE OPERE PUBBLICHE CHE SERVONO DAVVERO AL PAESE



In un anno di discussione sulla Tav e sul trasporto merci su gomma, l’Esecutivo Conte non ha fatto alcun passo avanti nella direzione di politiche che, sull’esempio svizzero e austriaco, disincentivino il trasporto merci su gomma attraverso leve fiscali e tariffarie”

Sembra che andare al governo faccia completamente perdere l’approccio scientifico e di buonsenso che dovrebbe accompagnare le scelte strategiche nel campo dei trasporti. È capitato a Renzi che è passato dal definire in un suo libro la Torino-Lione “un investimento fuori scala e fuori tempo” ad avvallarne la costruzione, è successo a Salvini che nel proprio repertorio di felpe ha indossato anche quella No Tav ma che ora tanto si spende per proseguirne la realizzazione, è successo in ultimo anche al Movimento 5 Stelle da sempre su posizioni contrarie alla grande opera inutile e ora disponibile a sancire il via libera attraverso il proprio premier. Il tutto in barba alle analisi costi-benefici che negli anni non hanno potuto far altro che decretare l’insostenibilità di un’opera come la Torino-Lione per costi e impatto. E in barba a tutti quei pendolari che vorrebbero avere ogni giorno, sulla tratta casa-lavoro, un servizio adeguato e che invece continuano ad essere esposti a disservizi, a rischi per la propria sicurezza e in molti casi a dover forzatamente scegliere l’auto perché gli è stato tagliato il servizio ferroviario.
È quanto denuncia Legambiente che attraverso la voce del suo Presidente nazionale Stefano Ciafani torna a ribadire come “la Tav, oltre ad essere un’opera inutile e costosa, non sposterà un solo tir dalla strada visto che resterà più economico e facile far “girare” le merci su gomma. È incredibile che in un anno di discussione sull’alta velocità Torino-Lione e sul trasporto merci, nel governo non si sia fatto alcun passo avanti nella direzione di politiche che, sull'esempio svizzero e austriaco, decidano di chiudere al trasporto su strada o a tassarlo. Invece di investire sulle grandi opere inutili, il Governo abbia il coraggio di ridurre la quota di trasporto merci che oggi viaggia su gomma disincentivando questo trasporto attraverso leve fiscali e tariffarie, di incentivare la mobilità urbana sostenibile, rafforzare e rendere più competitivo il trasporto ferroviario pendolare e urbano per offrire una valida alternativa all’auto e promuovere l’alternativa della mobilità elettrica. Vogliamo ricordare all’Esecutivo Conte - aggiunge Ciafani - che si continua a parlare di Tav e non di quelle opere pubbliche che servono davvero al Paese e che permetterebbero di ridurre, ad esempio, le emissioni in atmosfera di gas serra e inquinanti, di ridurre lo scarico dei reflui fognari nell’ambiente per cui stiamo pagando multe salate, di affrontare il tema della gestione dei rifiuti. Si tratta di opere prioritarie, fondamentali per la qualità della vita delle persone e per l’economia del Paese, di cui però oggi si parla poco perché la politica è troppa presa dal dibattito sulla Tav dimenticando il resto”.
“Se davvero si volesse investire su spostamenti efficienti e non inquinanti - dichiara Fabio Dovana, Presidente di Legambiente Piemonte - non avremmo dovuto assistere ad un riduzione dei finanziamenti statali per il trasporto ferroviario del -20,4%, tra il 2009 e il 2018, a cui si potrebbe aggiungere a fine anno un ulteriore taglio di 300 milioni, per la clausola di salvaguardia nella legge di Bilancio che ha buone probabilità di scattare vista la situazione economica. E proprio in Piemonte i dati indicano che l’emorragia di pendolari avuta a partire dal 2011 per effetto del taglio di 14 linee cosiddette “minori” non si è ancora arrestata”.
In Piemonte nel 2017 sono state in media 166.445 le persone che ogni giorno hanno preso un treno, in diminuzione rispetto al 2016 quando si attestavano a 167.556 mila. Per tornare almeno ai 175.400 viaggiatori del 2011 servono maggiori investimenti. Sempre in Piemonte gli stanziamenti per il servizio ferroviario si attestano a 5,51 milioni di euro l’anno, appena lo 0,05% del bilancio regionale. E la Torino-Lione non farà altro che farà altro che drenare ulteriori risorse a scapito dei pendolari.

L’ufficio stampa di Legambiente: 0686268353


giovedì 13 dicembre 2018

PENDOLARIA 2018: LA SITUAZIONE DELLE INFRASTRUTTURE DAVVERO UTILI PERMANE CRITICA


Torino, 11 dicembre 2018                                                                            Comunicato stampa

Legambiente con il lancio della campagna Pendolaria accende i riflettori su 26 infrastrutture senza risorse, che interessano oltre 12 milioni di italiani

Pendolaria 2018, Legambiente: “Altro che Tav, ecco le priorità per i pendolari”

  
Altro che autostrade e Tav, le vere incompiute italiane sono 26 opere, bloccate e senza risorse, che aiuterebbero invece a migliorare la vita dei pendolari. Linee di metropolitane e tram e collegamenti ferroviari di cui potrebbero beneficiare oltre 12 milioni di persone se si investisse in una seria cura del ferro. Come ogni anno, all’entrata in vigore dell’orario invernale, Legambiente lancia la campagna Pendolaria presentando una prima analisi dei dati più rilevanti che riguardano la situazione del trasporto ferroviario regionale in Italia.

“Dopo l’imponente manifestazione No Tav di sabato scorso a Torino vogliamo ribadire con numeri alla mano le ragioni della nostra mobilitazione a fianco di chi ogni giorno prende il treno per andare a lavorare, a scuola o all’università -dichiara Fabio Dovana, presidente di Legambiente Piemonte e Valle d’Aosta-. Dal 2002 ad oggi i finanziamenti statali hanno premiato per il 60% gli investimenti in strade e autostrade. Queste priorità vanno cambiate altrimenti sarà impossibile dare una speranza ai pendolari offrendo un’alternativa davvero più competitiva, economica e sostenibile rispetto all'automobile privata. Nelle aree urbane vive il 42% della popolazione nazionale, ed è qui che si concentrano i maggiori ritardi infrastrutturali rispetto al resto d’Europa, e soprattutto congestione del traffico e inquinamento. Per questo la priorità di investimento dei prossimi anni in Piemonte non è un’opera inutile e dannosa come la Tav ma la riattivazione delle 14 linee ferroviarie soppresse negli anni scorsi e la realizzazione della linea 2 della metropolitana di Torino”.

Tra il 2011 e il 2012 in Piemonte sono state soppresse 12 linee ferroviarie al servizio passeggeri, a cui si sono aggiunte ulteriori 2 linee negli anni successivi. Si tratta di oltre 483 km di linee in un bacino che conta quasi un decimo della popolazione regionale e dove risiedono circa 420 mila abitanti. La sola linea Santhià-Arona serviva un territorio con un bacino d’utenza di oltre 100.000 persone. Prima della chiusura, a causa di scarsi investimenti ed insufficiente offerta del servizio, l’afflusso di passeggeri su queste linee si era ridotto a circa 14 mila passeggeri al giorno, ma il mercato potenziale è di 60/80mila passeggeri al giorno. Nello specifico per le linee Asti-Alba, Asti-Casale e Castagnole-Alessandria, gli importanti lavori di consolidamento fondamentali per la riapertura sono ancora in fase di progettazione e si prevede una durata di circa 3 anni dal momento dell’assegnazioni dei fondi, circa 15 milioni di euro, su cui però la Regione non ha dato tempi certi, e che comunque secondo uno studio dell’Agenzia per la Mobilità Piemontese comprenderanno solo una minima parte dei costi necessari. Il costo stimato per la riapertura al servizio delle linee è di 143 milioni di euro, mentre servirebbero 55 milioni di euro per ripristinare e potenziare il servizio.

Un’altra priorità per Legambiente è la realizzazione della linea 2 della metropolitana a Torino. Nelle scorse settimane è stato definito il tracciato di circa 26 km e 33 fermate tra le stazioni Anselmetti e Rebaudengo, con i treni che arriveranno a Sud Ovest fino a Orbassano mentre, a Nord Est, raggiungeranno San Mauro, con una deviazione da via Bologna. Si stima che nel 2030, con l’intera rete completata, la nuova linea potrebbe raccogliere circa 300 mila spostamenti giornalieri, dei quali 170 mila sottratti all’uso dell’auto privata, consentendo di ridurre le emissioni di CO2 di 30 mila tonnellate annue. Ad oggi però non ci sono certezze sul finanziamento dell’opera che per essere realizzata richiede un investimento di circa 2 miliardi di euro.

La campagna Pendolaria di Legambiente accende poi i riflettori sull’età dei treni in circolazione rispetto a cui si può finalmente parlare di buone notizie. Grazie alle immissioni di nuovi convogli di Trenitalia l’età media nazionale del materiale rotabile scende al valore di 15,4 anni. E in Piemonte il dato scende ulteriormente a 12,4 anni di età media per i treni, con un miglioramento tra il 2015 e il 2018 del -4,8% (differenza età media materiale rotabile).

Non c’è invece nessuna buona notizia rispetto alla situazione che vivono coloro che ogni giorno prendono i treni sulla tratta Settimo Torinese-Pont Canavese, linea di 40 km, gestita da GTT e parte della linea 1 del Sistema Ferroviario Metropolitano di Torino, indicata un anno fa da Legambiente come una delle 10 linee peggiori d’Italia. I pendolari della linea continuano a lamentare disagi provocati da treni cancellati senza preavviso con frequenze inadeguate. L’età dei convogli sfiora i 30 anni; la loro composizione in molti casi risulta del tutto inadeguata. I ritardi, ormai cronici nelle ore di punta, non scendono quasi mai sotto i venti minuti e con molti treni che si fermano a Rivarolo, costringendo chi continua per Pont Canavese a dover prendere un autobus con ulteriore perdita di tempo. Addirittura in questo caso si nota un peggioramento rispetto allo scorso anno perché i convogli al momento devono viaggiare tra Settimo Torinese e Rivarolo Canavese alla velocità massima di 50 km/h a causa della mancanza dei nuovi sistemi di sicurezza.


Per il dossier Pendolaria 2018:



Ufficio stampa Legambiente Piemonte e Valle d'Aosta: 011.2215851 – 349.2572806
www.legambientepiemonte.it – www.facebook.com/legambientepiemontevalledaosta

lunedì 27 marzo 2017

IL TRENO VERDE FERMA ANCHE AD ASTI: UN'OCCASIONE PER CHIEDERE LA RIAPERTURA DELLE LINEE FERROVIARIE SOSPESE



Asti, 27 marzo  2017                                   Comunicato stampa­


Ferrovie, Legambiente chiede tempi certi
per la riapertura delle linee piemontesi sospese

“Cambiare le priorità infrastrutturali è un’urgenza. La Regione investa sui treni pendolari, nell’interesse dei cittadini e con vantaggi non solo in termini ambientali ma con ricadute positive sull’occupazione e sul turismo”
  
Appuntamento questo pomeriggio a bordo del Treno Verde in sosta ad Asti

Sono 165 mila i pendolari piemontesi che ogni giorno prendono il treno per spostarsi per ragioni di lavoro o di studio. Dal 2011 si è assistito a un calo di circa il 9,5%, una diretta conseguenza dei tagli al servizio ferroviario regionale che dal 2010 ad oggi hanno portato alla soppressione di intere linee con un taglio complessivo del servizio pari all’8,4%. Riattivare le tratte ferroviarie piemontesi chiuse, serve innanzitutto per offrire nuovamente un servizio degno di tale nome ai pendolari. Ma queste tratte rappresentano anche un importante patrimonio paesaggistico e culturale che merita di essere valorizzato e sono un’opportunità preziosa per avviare e incentivare una riconversione sostenibile all’insegna di un turismo di qualità.

Di questo si parlerà oggi pomeriggio ad Asti in occasione del passaggio del Treno Verde in sosta al binario 1 fino a domani, martedì 28 marzo. All’incontro dal titoloFerrovie Unesco: sviluppi della proposta per la riapertura delle linee ferroviarie piemontesi sospeseparteciperanno: Federico Vozza, vicepresidente di Legambiente Piemonte e Valle d’Aosta; Paolo Milanesio, staff Assessorato regionale ai Trasporti; Giovanni Currado, amministratore delegato di INFRA.TO; Marco De Vecchi, presidente dell’Osservatorio del Paesaggio Astigiano; rappresentanti delle associazioni dei pendolari.

“Chiediamo alla Regione di invertire finalmente il trend negativo degli ultimi anni che ha visto la chiusura di linee importanti, aumenti vertiginosi delle tariffe e un’emorragia di pendolari – afferma Federico Vozza, vicepresidente di Legambiente Piemonte e Valle d’Aosta –. Occorre aumentare gli investimenti sul trasporto ferroviario pendolare dando tempi certi per la riapertura delle linee tagliate perché puntare sui treni pendolari è nell’interesse dei cittadini, con vantaggi non solo in termini ambientali in una regione che continua a vivere una situazione critica per lo smog, ma anche di attrattività delle nostre città e dei territori, con ricadute positive sull’occupazione e sul turismo”.

Per cambiare questa situazione occorre aumentare l’offerta di treni sulle linee, in particolare in quelle urbane più utilizzate dai pendolari e laddove sono stati cancellati o ridotti i collegamenti in questi anni. Regione e Governo centrale devono poi finalmente comprare treni, come succede in tutti gli altri Paesi europei, cambiando le priorità infrastrutturali. Nel nostro Paese si è investito e si continua a investire su grandi infrastrutture stradali ed autostradali e sull’alta velocità ferroviaria relegando le risorse residue agli interventi sulle linee ferroviarie regionali. Sono i numeri di coloro che prendono il treno ogni giorno a far capire l’importanza di invertire questo processo: 160 mila passeggeri sulle Frecce, 25 mila su Italo, 40 mila su Intercity, oltre 2 milioni e 800 mila sui treni regionali, 2 milioni e 650 mila sulle metropolitane.

Tra le linee chiuse a seguito dei tagli decisi dalla Regione Piemonte quella di Casale Monferrato, con la linea per Vercelli e quella per Mortara. Fino a pochi anni fa da Casale Monferrato si poteva andare a Vercelli in 18 minuti, con diversi collegamenti diretti al giorno, e si poteva andare a Mortara in 25 minuti, anche qui con diversi collegamenti attraverso una linea diretta. Oggi ci vogliono fino a due ore in entrambe le direttrici perché costretti a cambi. In alternativa ci sono i pullman, comunque più lenti del servizio treni che esisteva fino a pochi anni fa.

“Da tempo, insieme ai sindaci e ad altre associazioni, chiediamo la riapertura delle tratte chiuse, prime fra tutte appunto la Asti – Alba, Asti – Casale e Castagnole – Alessandria – dichiara Angelo Porta, presidente di Legambiente Valtriversa -. Parliamo di linee importanti per i pendolari del basso Piemonte, da alcuni anni tagliati fuori dal circuito regionale del trasporto su ferro. È un’occasione che non possiamo perdere, anche per dare slancio ai territori Unesco delle Langhe e il Monferrato”.

A gennaio scorso la Camera dei Deputati ha inoltre approvato in prima lettura il progetto di Legge per l'istituzione di ferrovie turistiche e definisce un primo elenco di tratte ferroviarie da valorizzare. Si tratta di percorsi costruiti tra la fine dell’ottocento e i primi del novecento che, oltre ad attraversare luoghi ricchi di fascino e di storia, conservano, quasi intatti, importanti elementi di archeologia industriale e ferroviaria, ponti e gallerie ancora in eccellenti condizioni statiche, stazioni e magazzini dall’inconfondibile stile ferroviario italiano: infrastrutture che, in un modo o nell’altro, hanno fatto la storia del nostro Paese e che vanno assolutamente tutelati. Tra queste la ferrovia Ceva-Ormea in Piemonte.

  Ufficio stampa Treno Verde
Luigi Colombo – trenoverde@legambiente.it - 347 412 6421



giovedì 23 febbraio 2017

QUESTIONARIO SULLE STAZIONI FERROVIARIE DEL PIEMONTE

Invitiamo i nostri lettori, soci e non, a partecipare a questa indagine lanciata da Legambiente Piemonte e Val d'Aosta per la raccolta di informazioni riguardanti le stazioni ferroviarie del Piemonte e poter offrire una fotografia sulle loro condizioni e sui servizi offerti ai pendolari.

Grazie di cuore a chi vorrà dedicare un poco di tempo a compilare il questionario sotto indicato!



Ciao a tutti!
Per dar ancor più forza alle vertenze territoriali che in queste settimane cercano di riaffermare i diritti dei pendolari per un servizio ferroviario degno di questo nome, abbiamo pensato di prolungare la stagione di Pendolaria e di lavorare alla stesura di un dossier regionale sullo stato delle stazioni ferroviarie piemontesi. L'obiettivo è quello di fare una fotografia il più puntuale possibile sulla qualità dei servizi interni ed esterni alle stazioni, per denunciare criticità e problematiche o, al contrario, valorizzare i rari casi virtuosi.

Per fare questa mappatura il vostro aiuto è fondamentale insieme a quello dei comitati pendolari con cui collaborate.

Si tratta di compilare per ogni stazione entro il 28 febbraio questo questionario on line di 30 domande:
https://goo.gl/forms/3nlzWhhnEgkJPltx2 

Se avete anche del materiale fotografico eloquente potete inviarcelo a campagne@legambientepiemonte.it

Grazie per la collaborazione!
Federico e Francesca

--

Federico Vozza
Vicepresidente - Legambiente Piemonte e Valle d'Aosta O.n.l.u.s.
Sede operativa via Maria Ausiliatrice n°45, 10152 Torino
Ufficio: +39 011 2215851 - Fax: +39 011 0432449
Sito: www.legambientepiemonte.it
Facebook: www.facebook.com/legambientepiemontevalledaosta
Twitter: @effeVozza

              

martedì 20 dicembre 2016

PENDOLARIA 2016: I FONDI ALL'ALTA VELOCITA' SOTTRAGGONO RISORSE AL TRASPORTO PENDOLARE


Vi segnaliamo che tra le 10 linee ferroviarie peggiori d'Italia risultano quest'anno la Casale Monferrato-Vercelli, la Casale Monferrato-Mortara e la Genova-Acqui Terme..
Altri dati salienti per il Piemonte: dal 2010 al 2016 il
servizio ferroviario è stato tagliato complessivamente dell'8,4%, mentre negli stessi anni si è registrato un aumento tariffario del 47,3%.







Roma, 12 dicembre 2016                             Comunicato stampa



Muoversi ogni giorno con treni vecchi, lenti e sovraffollati:
Legambiente lancia Pendolaria 2016 (www.pendolaria.it)
e presenta le 10 linee peggiori per il viaggiatore pendolare


Roma – Ostia Lido e Circumvesuviana in cima alla classifica delle tratte più problematiche

In Abruzzo, Basilicata e Sicilia i treni più vecchi



Guasti tecnici, ritardi imprecisati, sovraffollamento mettono alla prova ogni giorno quei milioni di cittadini che utilizzano il treno per raggiungere il luogo di lavoro o studio. E mentre cresce ancora l’offerta del servizio ad alta velocità (+276% dal 2007 sulla Roma-Milano), le condizioni in molti casi continuano a peggiorare per chi si muove sulla rete secondaria, sugli intercity e sui regionali dove invece si sono ridotti i treni (in 15 Regioni) o sono state aumentate le tariffe (in 16 Regioni).

Come ogni anno, all’entrata in vigore dell’orario invernale, Legambiente lancia la campagna Pendolaria, con una prima analisi della situazione del trasporto ferroviario pendolare in Italia e la lista delle 10 peggiori linee, mentre l’analisi puntuale dei finanziamenti e dei processi organizzativi verranno presentati nel rapporto previsto a gennaio 2017.



Complessivamente dal 2010 a oggi, a seguito della riduzione dei trasferimenti da parte dello Stato, si possono stimare tagli nel servizio ferroviario regionale pari al 6,5% e negli intercity del 19,7%. Solo in pochissime regioni è aumentato il servizio (il caso migliore è la Provincia di Bolzano), in tutte le altre è stato ridotto o è numericamente rimasto uguale ma con tagli su alcune linee, mentre sono cresciute le tariffe. Non tutti i pendolari sono uguali quindi. Alcuni sono più sfortunati di altri. Sono innanzi tutto quelli delle grandi città, dove i numeri di chi si muove ogni giorno sono enormi, e quelli che tentano di muoversi su linee cosiddette secondarie. Le dieci linee peggiori indicate da Pendolaria 2016 sono state scelte in base a criteri relativi alla qualità del servizio, alle proteste degli utenti per i problemi di ritardi e tagli dei treni, alla tipologia dei treni utilizzati sia per capienza sia per età, alla disponibilità di orari adatti all’utenza pendolare, alla frequenza dei convogli, alla condizione delle stazioni.



“Il trasporto ferroviario pendolare deve diventare una priorità nazionale – ha dichiarato il vicepresidente di Legambiente Edoardo Zanchini – negli investimenti e nelle attenzioni. Oggi non è così, e su troppe linee la situazione in questi anni è addirittura peggiorata, con meno treni, convogli vetusti, ulteriori tagli ad interi collegamenti. Emblematica è la situazione della Roma-Ostia Lido e della Circumvesuviana dove ogni giorno oltre 300mila persone subiscono le conseguenze di una gestione indegna per un paese civile. Ma questo non è più accettabile. Il nuovo Governo deve individuare le risorse per il rilancio del trasporto pendolare e procedere al commissariamento dove le Regioni non sono in grado di garantire il servizio”.



Anche quest’anno a guidare la poco onorevole classifica delle tratte peggiori troviamo la Roma –Ostia Lido e la Circumvesuviana: nella prima il servizio della linea suburbana gestita da Atac appare totalmente inadeguato alla domanda di spostamento dei circa 100.000 studenti e lavoratori quotidiani. Guasti e problemi tecnici si ripercuotono sugli utenti tra corse che saltano senza che venga fornita un’adeguata informazione e continui ritardi. I circa 28 km che separano la stazione di Porta San Paolo a Ostia Lido vengono coperti con lentezza esasperante da treni vecchi (spesso di oltre 20 anni), sovraffollati, privi di aria condizionata d'estate o riscaldamento d’inverno. Stessa situazione nelle stazioni: le biglietterie solo nel 21,4% dei casi, nel 78,6% non vi è la presenza di personale ferroviario, o è saltuaria, nell’85,7% dei casi i tabelloni elettronici degli orari sono guasti. La Circumvesuviana invece, collega un’area metropolitana di circa due milioni di abitanti e si estende per 142 km distribuiti su 6 linee e 96 stazioni. Qui il pendolare non fa più caso ai ritardi. La speranza, semmai, è che la corsa non venga cancellata e che si arrivi a destinazione senza gravi intoppi perché il peggio non sarebbe il probabile guasto ma l’incidente o il principio di incendio, oppure il finestrino preso a sassate. Fino al 2003 la Circumvesuviana assicurava più di 500 corse al giorno ma oggi i numeri sono dimezzati. Salvo guasti, oggi viaggiano 56 treni, ma ne occorrerebbero almeno 70 per garantire un servizio dignitoso. Ma la débâcle riguarda tutta l’Eav, l’holding (Circumvesuviana, Cumana, Circumflegrea e Metrocampania NordEst) con deciso crollo di utenti su tutte le tratte: da 40 milioni (nel 2010) a 27 milioni sulla Circumvesuviana, da 20 a 11 milioni quelli della Sepsa (Cumana e Circumflegrea); da 67 milioni a 40 quelli di MetroCampania Nordest.

Al terzo posto troviamo la Reggio Calabria-Taranto, la linea che dovrebbe unire le regioni del Sud, i centri turistici e i porti, garantendo un servizio di qualità per studenti, turisti, lavoratori, attualmente in uno stato di grave degrado. Solo 4 collegamenti al giorno da Reggio a Taranto, per una durata minima di 6 ore e 15 minuti, ma con tre cambi e un tratto in pullman. Molti i tagli: 20% dal 2010, e le cancellazioni: 2 intercity, 4 intercity notte, 5 treni espresso, 7 treni espresso cuccetta, 2 treni interregionali. Al quarto posto troviamo la Messina-Catania-Siracusa, ma va detto che tutte le tratte siciliane sono scomode e inefficienti, a danno dei siciliani e dei turisti che giungono sull’isola, con solo 429 corse regionali in tutta la regione (sono 2.300 in Lombardia). Su questa linea che collega tre grandi città siciliane, con intensi traffici commerciali e turistici negli ultimi 15 anni i treni si sono ridotti del 41% e viaggiano meno veloci. Grave è anche lo stato di degrado delle stazioni. La Cremona-Brescia occupa il quinto posto grazie a treni più lenti oggi di 15 anni fa (34 minuti nel 2002, 58 oggi), ritardi, soppressioni, carrozze sovraffollate, disagi dovuti allo spostamento del sottopasso di Brescia per i lavori dell'alta velocità. Materiale rotabile tra i più vecchi (treni con 25/30 anni di età) e servizio ancora parzialmente effettuato da automotrici diesel.

La Pescara-Roma, al sesto posto, è una linea su cui pochissimi pendolari oramai prendono il treno malgrado gli spostamenti intensi tra le due Regioni e i tanti centri lungo la direttrice. La ragione? Ogni giorno il numero di pullman è tre volte quello dei treni, e su gomma si viaggia più veloci e più comodi con collegamenti che vanno dalla mattina presto alla sera tardi. La linea avrebbe bisogno di investimenti per velocizzare i collegamenti, visto che solo 15 km su 240 sono a doppio binario. La beffa è che con il nuovo orario sono stati inseriti dei treni Jazz per velocizzare gli spostamenti, ma l’offerta vale solo per quei pendolari che da Pescara vanno verso Roma la mattina e tornano la sera, e non viceversa, e in ogni caso è meno competitiva del pullman.

Al settimo posto troviamo i collegamenti per Casale Monferrato, con la linea per Vercelli e quella per Mortara che sono state chiuse a seguito del tagli decisi dalla Regione Piemonte. Fino a pochi anni fa da Casale Monferrato si poteva andare a Vercelli in 18 minuti, con diversi collegamenti diretti al giorno, e si poteva andare a Mortara in 25 minuti, anche qui con diversi collegamenti attraverso una linea diretta. Oggi ci vogliono fino a due ore in entrambe le direttrici perché costretti a cambi. In alternativa ci sono i pullman, comunque più lenti del servizio treni che esisteva fino a pochi anni fa.

La tratta Bari-Martina Franca-Taranto si colloca al ottavo posto grazie alla lentezza dei treni (41 kmh) e alla presenza del binario singolo per gran parte della tratta che, secondo uno studio della Regione Puglia, potrebbe potenzialmente servire oltre 700 mila persone tra pendolari e turisti. Circolazione ridotta al minimo per motivi di sicurezza, continui guasti, sovraffollamento delle carrozze e informazione inadeguata hanno determinato, in alcune occasioni, la reazione dei pendolari esasperati. Al nono posto troviamo i 52 km a binario unico della Treviso-Portogruaro utilizzata soprattutto dagli studenti e dagli utenti dell’Ospedale Riabilitativo di Motta di Livenza. Negli ultimi mesi i servizi su questa linea hanno subìto un graduale peggioramento, con forte riduzione dei convogli soprattutto nel pomeriggio, e uso di mezzi vecchi (almeno 35 anni) con velocità media di soli 50 kmh.

Tra le 10 linee peggiori anche la Genova-Acqui Terme. Tratta con 46 km a binario unico, che ha subito forti tagli, caratterizzata da ritardi cronici dovuti a problemi durante l’attraversamento dei passaggi a livello, ai lavori di potenziamento della stazione di Rossiglione e quelli tra Genova Brignole e Genova Principe. Eppure è una linea di collegamento con la Regione Piemonte che attraversa molti nodi del pendolarismo nell’area genovese e che potrebbe rappresentare una alternativa all’utilizzo dell’auto per tanti lavoratori e studenti.

Nel complesso, in Italia sono quasi 3.300 ogni giorno i treni del servizio regionale. Il 69% dei treni in circolazione supera i 15 anni d’età, con differenze marcate tra le regioni del centro-nord e quelle del sud. Nel dettaglio, la regione con la più alta età media dei treni è l’Abruzzo, con 24,1 anni di età seguito dalla Basilicata con una età media dei treni di 23,3 anni e dalla Sicilia, con 23,2. L’età media nazionale è pari a 17,2 anni, migliorata rispetto allo scorso anno (era 18,6), per gli investimenti di alcune Regioni, per i nuovi contratti di servizio con Trenitalia che prevedono la sostituzione di 450 treni e, in alcuni casi, per la dismissione di quelli più vecchi (Puglia e Lombardia).



“Il nostro Paese ha bisogno di una cura del ferro a partire dalle città – ha concluso Zanchini -, per consentire al trasporto pendolare di raggiungere la stessa qualità ed efficienza dell’Alta velocità. In questi anni è mancata una regia nazionale rispetto a un servizio ferroviario pendolare trasferito alle Regioni, che ha avuto come conseguenza tagli e aumenti delle tariffe senza che si fissassero obiettivi di efficienza del servizio o controlli su quanto avveniva nelle linee. Occorre dare speranza ai pendolari che la situazione possa migliorare, e ciò potrà avvenire solo trovando risorse per aumentare il servizio e per acquistare treni nuovi”.



Per i prossimi anni non sono previsti finanziamenti atti ad aumentare i treni in circolazione, con la conseguenza che nelle tratte non ad Alta Velocità si rischiano ulteriori tagli nel servizio. Inoltre, secondo Legambiente, occorre garantire gli stessi standard di sicurezza e qualità su tutte le linee del Paese. Quello che il drammatico incidente del 12 Luglio, tra Andria e Corato, ha evidenziato è che tra le diverse linee ferroviarie regionali in Italia esistono situazioni molto diverse anche in termini di sicurezza. Se la prima decisione che il Governo ha preso, di avere un'unica Agenzia per la sicurezza con gli stessi e più stringenti standard, va nella direzione giusta ora dobbiamo garantire la stessa qualità del servizio in tutta Italia. E quando si hanno situazioni come quelle delle linee Roma-Ostia Lido o Roma-Viterbo gestite da Atac, delle linee Circumvesuviana, Cumana e Circumflegrea, Alifana gestite da EAV in Campania, su cui viaggiano ogni giorno quasi 300mila persone in situazioni disastrose, e inaccettabili, è evidente che occorra cambiare quanto prima. Per Legambiente occorre quanto prima trasferire la gestione delle infrastrutture regionali a RFI, per realizzare subito investimenti in sicurezza e efficienza delle linee, e poi affidare il servizio attraverso gare europee per garantire i diritti di chi ogni giorno prende il treno a Roma o Napoli come in tutte le altre città italiane.



Tabella dei tagli ed aumenti tariffari
Regioni
Tot. tagli ai servizi
(2010– 2016)
Tot. aumenti tariffe
(2010 – 2016)
Abruzzo
-9,8%
+25,4%
Basilicata
-18,9%
-
Pr. Bolzano
-
-
Calabria
-26,4%
+20%
Campania
-15,1%
+36,1%
Em. Romagna
-3,9%
+19,1%
Friuli V. Giulia
-4,4%
+14,9%
Lazio
-
+15%
Liguria
-13,8%
+41,24%
Lombardia
-
+30,3%
Marche
-2,2%
-
Molise
-
+9%
Piemonte
-8,4%
+47,3%
Puglia
-3,6%
+11,3%
Sardegna
-1%
+9%
Sicilia
-12,1%
+7,7%
Toscana
-3,7%
+24,2%
Pr. Trento
-3,2%
-
Umbria
-3%
+25%
Valle d’Aosta
-
-
Veneto
-
+15%
Abruzzo
-9,8%
+25,4%
Legambiente 2016.
*Le corse effettuate da FAL riguardano la Regione Basilicata
e la Regione Puglia.


 Età media del materiale rotabile per regione
Regione
Età media materiale rotabile
Treni con più di 15 anni
1) Abruzzo
24,1
60,5%
2) Basilicata
23,3
67,4%
3) Sicilia
23,2
63,5%
4) Calabria
22,1
71,3%
5) Liguria
20,1
70,5%
6) Puglia
19,7
46,9%
7) Lombardia
18,6
49,9%
8) Campania
18,3
70,3%
9) Umbria
18,2
78,8%
10) Marche
18,2
44,2%
11) Sardegna
17,9
72,4%
12) E. Romagna
17,7
70,5%
13) Molise
17,1
77,3%
14) Lazio
16,9
27,1%
15) Piemonte
16,3
36,1%
16) Pr. Trento
13,6
47,2%
17) Friuli V.Giulia
13,2
35,9%
18) Veneto
12,3
27,7%
19) Pr. Bolzano
12,2
37,3%
20) Toscana*
10,6
18,5%
21) Valle d’Aosta
9,2
18,50
ITALIA
17,2
69,1%
Legambiente 2016
Nota: rispetto allo scorso anno i revamping di treni e carrozze sono stati inclusi nella media delle regioni.
*La flotta Trenitalia in Toscana include alcuni convogli assegnati ad altre Regioni.






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