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martedì 15 novembre 2016

ALTA SORVEGLIANZA RFI - ITALFERR SPA

Con tutto il denaro pubblico destinato a questa opera definita strategica ci si rende conto giorno per giorno con quale cura vengono gestite le risorse di cantiere a discapito di ottimizzazione delle attrezzature e dei materiali, nonché alla sicurezza nelle aree di lavoro, che dovrebbero essere mantenute pulite e in ordine. 

Di seguito alcune immagini che la dicono lunga sulla gestione parsimoniosa delle risorse messe a disposizione con i denari dei contribuenti e la meticolosa gestione delle aree di cantiere.

 

mercoledì 13 luglio 2016

19 LUGLIO: ESPROPRI PER IL TERZO VALICO A POZZOLO FORMIGARO E FRACONALTO

Da Barbara e Roberto Pisani:

Martedi 19 luglio giornata di resistenza agli espropri.

Intendono effettuarli alla Sereta, dove  serve un terreno boschivo di nostra proprietà per fare una strada ed uno sfiatatoio in corrispondenza del tunnel e a Pozzolo Formigaro dove esiste un terreno che 101 persone hanno acquistato collettivamente per rendere più difficile l'esecuzione dell'esproprio e dove convergeranno la maggior parte dei no tav piemontesi e di fuori.
Esiste una definizione, NIMBY (acronimo inglese per Not In My Back Yard, lett. "Non nel mio cortile")  per chi si mobilita contro una certa cosa quando viene toccato direttamente in prima persona.  Per noi è successo esattamente il contrario: ci siamo opposti a questa opera e mai e poi mai avremmo pensato che sarebbero venuti a coinvolgerci direttamente. Anche noi cercheremo di impedire che tale esproprio avvenga. Si tratta di un atto simbolico e sostanziale, al di là delle implicazioni , con cui vogliamo testimoniare la nostra avversità, sia a quella che hanno chiamato “una presa di possesso temporanea rinnovabile”, sia all'opera in sé.
Ci è stato chiesto perchè.
Questa la risposta.
Da sempre c'è chi in nome del dio denaro ha piegato al proprio interesse chiunque si trovasse davanti ad intralciarlo: intere popolazioni sono state annientate in nome di questa forma di monoteismo, ed intere nazioni sono sorte sulle macerie di altre.
Diciamo che in questi casi ci sono state moltitudini che hanno tratto vantaggio a spese di altre.
In questo caso si tratta di vantaggi di pochi a danno di una moltitudine.
Si dice che questa opera sia di importanza strategica, ma forse non tutti sanno che:
non è vero che si arriverà prima a Milano perchè a Milano non ci si arriva affatto ma si arriva ad uno scalo merci in mezzo alla Pianura Padana in provincia di Alessandria. 
Si dice che serve per incrementare il trasporto merci su rotaia, ma da quando sono stati presentati i progetti la necessità di tale incremento è in calo, ed anche se fosse stato vero il contrario, esistono altre linee sottoutilizzate che, con una spesa infinitamente minore, potrebbero essere disponibili.
Inoltre il trasporto su rotaia, quello che serve, quello dei pendolari che tutti i giorni devono andare a scuola e a lavorare, viene pesantemente tagliato.
Ma “ l'Europa lo vuole!” si ripete , come un mantra. Non è vero! Proprio in questo mese la Commissione Europea ha deciso di non stanziare neanche un euro, ribadendo il concetto di quanto sia strategica l'operazione...strategica per chi?
Più di 6 miliardi di euro, provate a immaginarli...provate a immaginare  cosa si potrebbe fare con questa cifra pazzesca, sarebbe un esercizio utile; vi forniamo qualche indicazione di chi ci ha già provato:

6 cm di terzo valico: un anno di pensione

100 m                        1 anno di libri di testo per 40.000 studenti delle superiori

500 m                        7 treni pendolari completi ( 1 locomotiva + 5 carrozze a 2 piani)

1 km                          1 anno di tasse universitarie per 100.000 studenti

2,5 km                       ospedale da 600 posti letto, 18 sale operatorie e 180 ambulatori

2,9 km                       bonifica dell'ILVA di Taranto

Le nostre montagne hanno subito fin troppi scempi e ora un'altra devastazione è in corso. Noi pensiamo che queste montagne vadano lasciate in pace e, se una vocazione economica ci deve essere, questa deve essere quella di favorire e salvaguardare una piccola agricoltura, da anni abbandonata. Carne e latte di qualità al posto degli allevamenti intensivi e al posto della chiusura della centrale del latte di Genova. Servono tante piccole opere , esattamente il contrario della   logica che manda in visibilio i fautori della crescita del traffico merci. Una logica che è una delle cause della chiusura di tante piccole attività sparse sul territorio, e che, in compenso, ci rifornisce di cibi scadenti  che arrivano dall'altra parte del mondo. Poi siamo tutti capaci di piangere lacrime di coccodrillo alla prossima alluvione e allora ci ricorderemo per qualche giorno della salvaguardia del territorio e dell'importanza della presenza dell'uomo che con il suo lavoro previene incendi e dissesti idrogeologici.
A quella gente che si dedica a ricavare dalle grandi opere il rilancio della propria economia più che quello che occorre alla collettività, si accompagna la distrazione e la connivenza di troppe persone. L'elenco degli indagati in queste magnifiche opere è più lungo del terzo valico. Le parti politiche impegnate a sostenerli sono una vergogna collettiva. 
La notizia del  nostro rifiuto di dare vitto e alloggio, nella nostra struttura, a ditte coinvolte nell'impresa ci ha portato il piacere della simpatia di tanti attivisti no-tav, ma, nello stesso tempo, ci ha fatto tristemente constatare come quello che dovrebbe essere normale logica conseguenza risulti un fenomeno raro.
Coloro che si oppongono a tutto ciò, i famosi “terroristi” no tav, rappresentano per noi la parte sana e reattiva di una società senza bussola, ponendosi come anticorpi di un sistema malato.
E smettiamola di chiederci se e quanto serve opporsi ma chiediamoci se è giusto ed agiamo di conseguenza.

Roberto e Barbara della Sereta
E ci chiedono perchè siamo contrari...

APPUNTAMENTI :

a Pozzolo F. (comitati piemontesi e di fuori regione)   sul lato sinistro della strada provinciale 211 della Lomellina in direzione Tortona.

a   Fraconalto (comitati liguri e “amici” dell'agriturismo) davanti all'Agriturismo La Sereta:
dalle 18 del giorno prima campeggio libero e dalle 7 di mattina, in entrambe le località.

lunedì 30 maggio 2016

ATTACCO ALL'ACQUA: DIBATTITO PUBBLICO - ALESSANDRIA LUNEDI' 30 MAGGIO H.21 EX TAGLIERIA DEL PELO


Il Circolo Ovadese e Valle Stura e il Circolo Legambiente Val Lemme invitano al dibattito pubblico sull'acqua, messa a rischio da vari interventi infrastrutturali e industriali  nella provincia di Alessandria: dal rischio idrogeologico legato al Terzo Valico dei Giovi, allo stoccaggio dello smarino previsto nel lago di Cascina Clara e Buona, alle cave/discariche di Sezzadio localizzate sopra le falde acquifere, alle attività industriali a Predosa, a Spinetta, ecc.
L’appuntamento è ad Alessandria, lunedì 30 maggio h.21 nei locali dell’ex Taglieria del Pelo

giovedì 19 maggio 2016

Un'analisi di Anna Donati sull'Allegato Infrastrutture al Documento di Economia e Finanza 2016

Allegato Infrastrutture DEF 2016.
Si parla di politica dei trasporti sostenibile. Ma c’è il rischio che cancellata la legge obiettivo restino in corsa le grandi opere.
di Anna Donati

Cambia contenuti l’Allegato Infrastrutture al DEF 2016, almeno a parole. Non più il solito Piano di Infrastrutture Strategiche (PIS) previsto dalla Legge Obiettivo, ma un documento di “Strategie per le infrastrutture di trasporto e logistica” che configura la nuova politica del Ministro Graziano Delrio per la mobilità e le reti.

Il documento contiene in Appendice anche la “lista delle 25 opere prioritarie” - già in corso di realizzazione, approvate o in progetto secondo le procedure della Legge Obiettivo già indicate nel DEF 2015 dal Ministero - che vanno avanti come se niente fosse, mentre dovrebbero essere verificate e riviste secondo i criteri di utilità pubblica e analisi costi/benefici indicati dallo stesso documento.  C’è quindi una vistosa contraddizione tra i buoni principi e la realtà delle grandi opere in corso.


Il documento è coerente con i contenuti del nuovo Codice Appalti entrato in funzione il 19 aprile 2016, che cancella le semplificazioni della Legge Obiettivo 443 del 2001 del Governo Berlusconi. Le nuove regole cancellano il Piano delle Infrastrutture Strategiche (PIS), l’esclusione dei Comuni dalle decisioni, la VIA sul progetto preliminare. Si torna ad un unico regime ordinario di regole per realizzare le opere, il procedimento sarà in mano al Ministero dei Trasporti e le Infrastrutture, ritorna la VIA sul progetto definitivo, ma resta l’approvazione dei finanziamenti e dei relativi progetti rilevanti al Cipe.  L’ultima versione del Codice Appalti pubblicata in Gazzetta ha indebolito il MIT e rafforzato il Cipe, come voleva peraltro la Presidenza del Consiglio.

Il ritorno alla pianificazione dei trasporti e della logistica

La programmazione delle infrastrutture viene demandata a due strumenti fondamentali: il Piano Generale dei Trasporti e della Logistica che deve indicare le politiche, gli obiettivi e gli strumenti, che motivano la scelta delle opere, da aggiornare ogni tre anni.
Il secondo strumento è il Documento Pluriennale di programmazione (DPP) che deve integrare tutti i programmi esistenti nelle opere pubbliche – RFI, ANAS, Porti, Aeroporti, reti urbane, Concessionarie Autostradali -  con coerenza secondo i principi del DglS 228 del 2011 e mai applicato. Adesso ogni piano settoriale viene approvato ed attuato in modo separato, senza attenzione ai nodi ed alla integrazione dei progetti e dei servizi. Il primo DPP dovrà essere predisposto entro un anno.
A questo strumento si aggiunge la project review, per rivedere le opere non ancora avviate ma già decise con le procedure della legge obiettivo.
L’Allegato, con le analisi sulla mobilità e le infrastrutture sono già “la premessa ad un nuovo Piano Generale dei Trasporti e della Logistica” con un quadro organico degli obiettivi, delle strategie, delle azioni intraprese e da intraprendere. 
Il contesto di riferimento si inquadra nelle politiche europee delle reti TEN, analizza lo stato dei poli e delle reti urbane e metropolitane sottolineando i problemi di accessibilità nelle città, valuta lo stato dei nodi come porti, interporti ed aeroporti, effettua una disamina delle stato delle reti come strade, autostrade e ferrovie.
Di questo contesto italiano analizza i punti di forza e di punti di debolezza, tra cui le scarse risorse investite per la manutenzione, la ripartizione disomogenea di infrastrutture e servizi sul territorio nazionale, lo squilibro modale a favore della modalità stradale.
Nel secondo capitolo vengono indicati quattro obiettivi prioritari della strategia per le infrastrutture e di trasporti:
 Accessibilità ai territori, all’Europa ed al Mediterraneo
 Qualità della vita e competitività delle aree urbane
 Mobilità sostenibile e sicura
 Sostegno alle politiche industriali e di filiera
Per l’accessibilità viene indicato un obiettivo, un target: il 30% della popolazione dovrà essere servita dall’Alta velocità entro il 2030, ed un massimo di due ore per accedere a porti ed aeroporti.
Molto significativo ed opportuno per le aree urbane e metropolitane il target di mobilità sostenibile entro il 2030: la ripartizione modale della mobilità urbana dovrà raggiungere il 40% di trasporto pubblico, il 10% di mobilità ciclopedonale e si dovrà incrementare con un + 20% i km di tram/metro per abitante. 
Obiettivi davvero sfidanti e necessari per garantire accessibilità, vivibilità nelle città, riduzione dei gas serra e delle emissioni inquinanti, che qualificano in senso innovativo la strategia del Ministro Delrio sulla mobilità urbana.
Le linee d’azione puntano all’integrazione modale, alla cura del ferro, allo sviluppo urbano sostenibile, alla crescita della portualità e della logistica, al riequilibro modale, favorire l’uso degli ITS, ad incrementare la manutenzione delle reti e la valorizzazione del patrimonio esistente, il potenziamento tecnologico delle infrastrutture.
Un’osservazione critica: tra gli strumenti non viene mai richiamata la VAS, la Valutazione Ambientale Strategica che dovrà accompagnare tutti i processi di elaborazione, partecipazione e valutazione dei Piani e Programmi, ormai obbligatoria.  Non era un richiamo inutile in un documento che si pone obiettivi di sostenibilità e che dovrà fare i conti anche con la riduzione delle emissioni dei gas serra  - i trasporti pesano per il 26% delle emissioni totali - con gli impegni sottoscritti dal governo italiano.

Positivo che si torni a ragionare di pianificazione, di programmazione, di qualità dei progetti, con una critica esplicata alle semplificazioni ed alle liste della Legge Obiettivo, da sostituire con “investimenti realmente utili al Paese” per offrire servizi di trasporto capaci di soddisfare i bisogni di mobilità ed accessibilità del paese.

Ma intanto avanzano le grandi opere della legge obiettivo
Infrastrutture utili, snelle e condivise: cosi è il titolo del capitolo dedicato agli investimenti per i trasporti nell’Allegato: ottimo principio ma quando accadrà davvero?
Come detto nello stesso Allegato DEF 2016 si confermano in Appendice le 25 opere strategiche già decise con l’Allegato Infrastrutture del 2015, in parte in corso di realizzazione ed in parte in corso di progettazione, del valore di 70 miliardi di costo e di cui sono disponibili 48 miliardi, incluse le risorse private dei concessionari.  Ma anche su queste opere sarebbe necessario applicare la project review, la revisione di progetto per verificarne l’utilità ed il sovradimensionamento.
Tra queste 25 opere vi sono opere utili come metropolitane, reti tramviarie e Servizi Ferroviari Metropolitani.
Ma ci sono anche pezzi di alta velocità come il terzo valico Milano-Genova o nuove autostrade come la Pedemontana Lombarda, che davvero dovrebbero essere riviste dato che la loro realizzazione è al 15% ed hanno un impatto e costi davvero notevoli a fronte di una scarsa utilità collettiva.
Un analogo ragionamento riguarda l’Alta Velocità Torino-Lione, di cui si è ampiamente documentato la scarsa utilità, gli alti costi ed impatti: difficile quindi considerarla una priorità come fa il documento del Ministro Delrio, che motiva la scelta in relazione alle reti TEN europee.
Si dovrebbe rivedere anche la Pedemontana Veneta, che è diventata un ibrido tra superstrada a pagamento ma con caratteristiche autostradali, che grazie al Commissario è stata approvata in deroga alla stessa legge obiettivo e di cui la Corte dei Conti ha denunciato nella sua relazione l’insostenibilità finanziaria
.
Di una verifica hanno bisogno anche gli investimenti sulla SS Ionica 106, di cui circa 1 miliardo sono lavori in corso ed altri 6, 3 miliardi sono quelli in progettazione: abbiamo visto progetti sovrastimati, impatti devastanti e costi insostenibili che niente hanno a che fare con il necessario adeguamento della Strada Statale Ionica.
Oltre le 25 opere prioritarie  ci sono altre 165 opere - per un costo complessivo di 145 miliardi -  che sono state approvate dal Cipe  con progetto preliminare, progetto definitivo e/ quadro economico e finanziario, ai sensi della Legge Obiettivo. Sarà necessario intervenire per selezionare, ridimensionare e cancellare una buona parte di queste opere come prevede lo strumento della project review previsto dal nuovo Codice Appalti.
Tra queste opere c’è l’Autostrada della Maremma, che dopo molte polemiche e revisioni di tracciato, con l’ultimo accordo MIT-SAT-Regioni prevede un progetto autostradale tra Grosseto e Tarquinia a ridosso dell’Aurelia: i scarsi volumi di traffico non giustificano un sistema chiuso, basta adeguare l’Aurelia dove è ancora a due corsie ed introdurre un pedaggio free flow che escluda i residenti.
Ci sono opere come l’Autostrada Cispadana, la Gronda di Genova, il Passante di Bologna che dopo l’abbandono del tracciato nella pianura adesso è tornato come potenziamento del fascio tangenziale ma non avrà pochi problemi di impatto sulla città: bisognerebbe ragionare su come usare in modo efficiente le attuali corsie senza ampliamenti, aprendo anche quelle autostradali (in gergo si chiama banalizzazione).
Per il TiBre autostradale Parma-Verona, il Ministero e Regione Emilia Romagna  hanno deciso di abbandonare il secondo lotto - costoso ed impattante -  con il disaccordo delle Regioni Veneto e Lombardia. Puntano comunque alla realizzazione del primo lotto, 10 km per 513 milioni di euro: anche qui serve un miglioramento della viabilità locale in diversi punti, un potenziamento delle ferrovie e l’abbandono definitivo del tracciato autostradale.
La cancellazione del progetto autostradale Orte Mestre è già stato annunciato dal Ministro Delrio e Anas ed  si punta al miglioramento della E45 e della E55: questo è un bel passo in avanti e sarà importante la qualità dei progetti di adeguamento.

Pessime notizie invece sulla bretella Campogalliano Sassuolo, con il Cipe che nella seduta del 1 maggio 2016 avrebbe sbloccato e risolto gli aspetti finanziari, con la concessione di un prestito statale (da restituire nei primi 10 anni di gestione) e la defiscalizzazione dall’undicesimo anno di gestione in poi.  Decisione prese al CIPE ai sensi Dlgs 163/2006 parte Legge Obiettivo, che quindi anche in questo caso continua a produrre i suoi effetti.
Con il nuovo Codice ha debuttato l’obbligo nelle concessioni di trasferire al privato il “rischio operativo”, incluse le fluttuazioni del traffico per quelle autostradali, senza che siano presenti garanzie pubbliche. Resta da capire come e se verrà applicata alle concessioni in essere, che hanno atti convenzionali già sottoscritti e che faranno una resistenza granitica all’introduzione di questo principio.
E le preoccupazioni aumentano con il parere circolato nei giorni scorsi del DIPE, Presidenza del Consiglio, in cui si ipotizzava che tutte le opere con procedure autorizzative avviate con la legge obbiettivo dovranno concludersi nello stesso modo.
Se poi aggiungiamo le semplificazioni in arrivo ai sensi della norma Madia, come la nuova Conferenza dei Servizi con il silenzio assenso anche per gli enti di tutela e la VIA ed il Regolamento “sblocca opere” per la completa delegificazione della Pubblica Amministrazione, il quadro è completo e preoccupante.
Il rischio concreto è che, cancellata la legge obiettivo, non si cancellino le grandi opere inutili e devastanti
, mentre nuove semplificazioni sostituiscono quelle previste dal Codice Appalti del 2006. Serve una azione energica di indirizzo sul regime transitorio della legge Obiettivo del Ministro Delrio, capace di trasformare in fatti concreti le politiche positive annunciate nell’Allegato al DEF, per realizzare le opere utili, snelle e condivise.

12 maggio 2016

domenica 1 maggio 2016

BUON PRIMO MAGGIO

Dalla pagina facebook de il manifesto



Lavoro

Verso lo sciopero nei cantieri del Terzo Valico

I sindacati di categoria di Cgil, Cisl e Uil hanno proclamato lo stato di agitazione per i lavoratori nei cantieri del Terzo Valico dei Giovi. Si va verso lo sciopero. Tra le motivazioni: le condizioni di sicurezza e l'ambiente di lavoro. I segretari: "Abbiamo chiesto un incontro con il commissario, che ha incontrato tutti, tranne chi rappresenta i lavoratori"
LAVORO - Sono in stato di agitazione i lavoratori nei cantieri del Terzo Valico della provincia, proclamato dai segretari generali di Feneal Uil, Filca Cisl e Fillea Cgil Tiziana Del Bello, Pier Luigi Lupo e Massimo Cogliandro.
Lunedì le maestranze si riuniranno in assemblea per "decidere le azioni di lotta" e non è escluso uno sciopero.

Le ragioni di questa nuova iniziativa, "sono tante e sono gravi", sottolineano i tre sindacalisti.

La sicurezza e una delle principali note dolenti, ed è il tema su cui maggiormente puntano il dito i sindacalisti.
"Spesso orari di lavoro sono disumani, approfittando che in tanti hanno ancora il contratto a termine.
Ed in galleria troppe volte vengono fatte lavorazioni non nel rispetto di quanto previsto dalle normative vigenti sulla sicurezza – infatti, continuano Del Bello, Lupo e Cogliandro – sono già state fatte le segnalazioni del caso allo Spresal".

Grosse preoccupazioni anche rispetto all’ambiente di lavoro: ancora oggi il cantiere di Arquata Scrivia, per esempio, "è sprovvisto di acqua potabile e spogliatoi per i lavoratori, invece, nel campo base di Pian dei Grilli, quando piove, viene giù dai rubinetti acqua di colore nero".

....IN QUALI MANI ????

Dichiarazione del nuovo commissario al Terzo Valico Iolanda Romano

Dal sito di AlessandriaNews 29.04.2016

Terzo Valico, Romano: “I cittadini sono in buone mani”


ARQUATA SCRIVIA - Cambio di passo nei rapporti tra il governo e gli enti locali sul tema del Terzo Valico e delle compensazioni. Dopo oltre un anno di attesa, il posto di commissario governativo lasciato libero da Walter Lupi è stato occupato da Iolanda Romano, che ha subito mostrato di prendere sul serio il suo incarico.Mercoledì 20 aprile presso la sala consigliare del comune di Arquata Scrivia, il nuovo commissario governativo per il Terzo Valico ha incontrato i rappresentanti dei territori interessati dall’opera e dai lavori. All’incontro hanno partecipato Provincia e Comune di Alessandria, Comuni di Arquata Scrivia, Carrosio, Fraconalto, Novi Ligure, Pozzolo Formigaro, Serravalle Scrivia, Tortona, Voltaggio. Presenti anche l’assessore alle Infrastrutture della Regione Piemonte Francesco Balocco e il direttore investimenti di Rete Ferroviaria Italiana Aldo Isi, insieme al Responsabile del progetto Daniela Lezzi.LEGGI TUTTO

Dal sito di NoTavTerzoValico.Info



Arrestato per Camorra il capo della Lande, al lavoro nei cantieri del Terzo Valico


Si dice che con i giusti il tempo sia galantuomo. Più di due anni fa, per la precisione il 24 Gennaio 2014, scrivevamo che la ditta Lande s.r.l., impegnata nei lavori del Terzo Valico nei cantieri Pieve e Libarna, aveva legami con la Camorra. Ben certificati da un’inchiesta dell’antimafia, noto covo di bolscevichi. Nonostante questo, il padrone dell’azienda, Marco Cascella, minacciò una querela mai arrivata, e i suoi operai scrissero una toccante lettera in cui accusavano i No Tav di rovinare l’immagine di una ditta per bene.
Poi a marzo del 2014 un bravo ragazzo della Lande
minacciò di morte un attivista NoTav e infine l’estate scorsa, altra indagine per Camorra che vede coinvolti i nostri amici della Lande. Altri appalti truccati, stavolta nel settore beni culturali. Un ministro Franceschini che nicchia, non sa, si vedrà. Interrogazioni in parlamento, richieste al prefetto Tafuri di emanare un’interdittiva antimafia, ma di nuovo, anche grazie al silenzio dei media sulla vicenda, non accadde nulla.
LEGGI TUTTO









lunedì 14 marzo 2016

COMUNICATO STAMPA IN MERITO AL RICORSO STRAORDINARIO AL CAPO DELLO STATO CONTRO IL PIANO DI SMALTIMENTO DELLO SMARINO DEL TERZO VALICO


Legambiente Ovadese e Vallemme



la Regione “Sceglie” di Non Far Decidere al Capo dello Stato il Ricorso contro
il Piano di smaltimento dello Smarino
del Terzo Valico

anche nell’area della Cascina
Clara e Buona di Alessandria

(Forse la Regione temeva
la decisione del Capo dello Stato ?)



Legambiente Vallemme e Legambiente dell’Ovadese, ai primi di novembre del 2015, hanno presentato un ricorso straordinario al Capo dello Stato (Vedere link) contro la Deliberazione della Giunta Regionale n. 9-1531 del 08.06.2015, pubblicata sul BUR n. 27 del 9 luglio 2015, riguardante l’aggiornamento del Piano di gestione dei materiali del Terzo Valico dei Giovi, cioè, in parole povere, la possibilità di obbligare alcuni Comuni, fra i quali quello di Alessandria, a dover accettare sul proprio territorio i rifiuti costituiti dallo smarino derivante dalla realizzazione del Terzo Valico (opera che riteniamo inutile e dannosa).

I principali motivi per cui i ricorrenti chiedevano al Capo dello Stato di voler annullare la deliberazione regionale sul Piano di smaltimento dello smarino del Terzo Valico erano i seguenti.

1.       Il Piano è stato approvato senza verificare le esigenze di salvaguardia delle risorse idriche sotterranee.

2.       Il Piano non è coerente con le norme del PRGC di Alessandria.

3.       Il Piano prevede l'utilizzo del sito di deposito di Alessandria Cascine Clara e Buona che è ufficialmente riconosciuto come zona umida naturalisticamente pregevole.

4.       Il sito di deposito di Cascina Clara e Buona nel Comune di Alessandria presenta un inquinamento pregresso ed una necessità di bonifica preliminare.  

5.       Vi sarebbe in ogni caso almeno la assoluta necessità di garantire la più rigorosa tracciabilità dei materiali e dei rifiuti conferiti, che il Piano non garantisce sufficientemente.

Il 31 dicembre ai ricorrenti è stato notificato l’atto di opposizione in forza della Delibera della Giunta Regionale del 9 dicembre 2015, con la quale, a voti unanimi, il Presidente della Giunta Regionale è stato autorizzato a presentare opposizione, imponendo la discussione davanti al Tar Piemonte, anziché davanti al Capo dello Stato, come originariamente proposto dalle Associazioni: la differenza pratica è che alle Associazioni il ricorso al TAR viene a costare dieci volte di più di quello al Capo dello Stato.

Questo nonostante che la Deliberazione della Giunta Regionale n. 9-1531 del 08.06.2015, pubblicata sul BUR n. 27 del 9 luglio 2015, come ogni provvedimento, prevedesse esplicitamente: “….Avverso la presente deliberazione è ammesso ricorso giurisdizionale avanti al TAR entro 60 giorni dalla data di comunicazione o piena conoscenza dell’atto, ovvero ricorso straordinario al Capo dello Stato entro 120 giorni dalla suddetta Legata,…”.

Legambiente Ovadese e Legambiente Vallemme, in accordo con i cittadini sottoscrittori del ricorso straordinario, hanno scelto di non adeguarsi alla imposizione della Regione, non perché siano venute meno le ragioni, anzi, ma piuttosto perché al Tar è, comunque, già presente un ricorso molto simile proposto da altre Associazioni e Comitati, ed ancora una volta le Associazioni devono fare molta attenzione a come investono le proprie risorse economiche, per sfruttare al meglio le proprie capacità senza sovrapporsi.

Sottolineiamo però che, con la sua decisione, la Regione ha mancato, ancora una volta, di democrazia:

  1. ha preferito imporre la discussione al Tribunale Amministrativo Regionale di un ricorso che, invece, si sarebbe potuto discutere in una sede unica, sovraordinata, non contenziosa: si sarebbe esaminata la situazione da prospettive diverse e si sarebbero espressi nuovi pareri, verosimilmente meno influenzabili dalle soggettività locali;
  2. con la propria scelta (consentita dalla legge) ha deciso di cestinare il lavoro volontario delle nostre associazioni e le risorse finanziare da noi raccolte per rivolgerci al Capo dello Stato, chiedendoci al contempo un impegno economico molto più gravoso, così dissuadendoci di fatto dal portare avanti il ricorso. Le Associazioni non operano per bloccare indiscriminatamente ogni tentativo di sviluppo, ma evidenziano (se è il caso, e questo indubbiamente lo è) situazioni di criticità importanti, dove i diritti dei cittadini e dell’ambiente vengono subordinati a logiche di ben altro tipo.

Per questo abbiamo deciso di non adeguarci alle imposizioni della Regione, che per noi sono economicamente insostenibili, e non trasferiremo il nostro ricorso al TAR, ma non rinunciamo a denunciare pubblicamente la situazione, e richiediamo al Presidente Chiamparino una risposta altrettanto pubblica sulle scelte fatte, anche in termini di democraticità e di reale possibilità dei Cittadini e delle Associazioni di far valere i propri convincimenti.

Legambiente Vallemme – Paola Lugaro - 349-67.24.348

Legambiente Ovadese – Michela Sericano - 349-53.63.609

giovedì 11 febbraio 2016

TERZO VALICO: LE ULTIME NOTIZIE


Quello che dicono i politici:

«Una stagione nuova per il terzo Valico»

Finalmente, con la prima riunione tra il nuovo commissario di governo e i sindaci del territorio interessato, si può aprire una stagione nuova per la realizzazione del Terzo Valico. Conosco e apprezzo le qualità della dottoressa Romano proprio nel delicatissimo campo della concertazione territoriale, che è esattamente ciò che serve per fare in modo che quest’opera così importante per l’Italia possa realizzarsi nel migliore dei modi, non solo dando alle popolazioni il massimo delle garanzie sul fronte ambientale, ma anche producendo nei limiti del possibile vantaggi per le comunità locali. L’elenco delle cose che si possono fare è noto e molto articolato. Colgo positivamente lo stimolo di Oliviero Toscani, a puntare sul recupero del patrimonio edilizio esistente quale soluzione per gli insediamenti delle maestranze impegnate nei cantieri. È uno dei punti sui quali, da anni, insieme agli amministratori, ho sempre insistito.

Sen. DANIELE BORIOLI

ALESSANDRIA
(La Stampa)



Ad Arquata Scrivia durante l'assemblea sul Terzo valico

L'appello dei medici: "Fermate quei lavori"


Giampiero Carbone

In Italia ci sono mille nuovi casi di tumore al giorno, di cui il 35% riguardano il polmone, per questo opere come il Terzo valico vanno fermate. Sono le parole della dottores­sa Maura Arbuffi, oncologa di Alessandria, intervenuta vener­dì scorso all'assemblea organiz­zata ad Arquata Scrivia dal co­mitato No Terzo valico per fare il punto sulla questione amian­to, a causa del quale il Cociv ha sospeso l'assegnazione dei lavori per lo scavo del tunnel di Valico, l'opera principale di tut­to il progetto da 6,2 miliardi. "C'è una connessione diretta - ha detto il medico alessandri­no - tra l'amianto-asbesto e il cancro al polmone. Anche con una sola fibra respirata c'è una certezza matematica di contrar­re una malattia fatale, che si manifesta in circa 8 anni. Il pro­blema riguarda non solo le fibre nell'aria, ma anche quelle nelle rocce scavate. Nella nostra zona ogni movimento di terra deter­mina un rischio concreto per la notevole presenza di amianto naturale, senza contare gli altri contaminanti in una provincia che, per rimanere solo in que­sta zona, deve già fare i conti con la ex Fabbricazioni nucleari di Bosco Marengo, la Solvay a Spinetta e altro. Una situazione che porterà anche a un aumento dei costi sociali a carico del ser­vizio sanitario nazionale e socio assistenziali, con conseguenze sulla salute dei nostri figli e dei nostri nipoti, considerando anche - ha proseguito Maura Arbuffi - anche le polveri sottili causate dal traffico pesante e l'inquinamento delle falde ac­quifere. Il buon senso impone che certe opere, come il Terzo valico, vengano fermate". Come ha ricordato l'ingegner Francesco De Milato, tutti fino a poco tempo fa negavano il problema amianto, "a parte il Cociv, persino il consiglio na­zionale delle ricerche, l'allora sottosegretario Improta e il senatore Daniele Borioli. Tutti hanno ignorato le prescrizioni della Regione e della Provincia datate 2005, che evidenziavano invece il rischio concreto di tro­vare amianto nello scavo della galleria. Dal 2013 noi abbiamo lanciato l'allarme basandoci su documento pubblici ma abbia­mo persine ricevuto telefona­te da funzionari regionali che ci hanno detto di stare attenti poiché rischiavamo di essere accusati di procurato allarme poiché, a loro dire, il problema non esisteva. Eppure - ha pro­seguito De Milato - tutti sape­vano che sul monte Porale, in alta val Lemme, le quantità di amianto trovate erano fino a 2,5 etti per chilo. Poi è scoppiato il caso Cravasco e ora il Cociv, che non ha voluto tenere conto dei costi per lo smaltimento dell'amian­to (1,5 miliardi di euro in più), annuncia anche la possibilità che i bandi per la realizzazio­ne del tunnel di valico appena sospesi non vengano neanche più ripubblicati, quindi senza assegnazione dei lavori. A que­sto punto, l'unica soluzione è lo stop definitivo all'opera". Sabato scorso, propria a Cravasco (Campomorone), circa 200 persone hanno nuovamen­te manifestato per chiedere la chiusura definitiva del cantiere del Terzo valico. Il corteo, parti­to da Isoverde, è arrivato a de­stinazione organizzando quindi un presidio di fronte ai cancelli del cantiere, dove l'attività, a quanto pare, sta andando anco­ra a rilento dopo il doppio bloc­co dei lavori di luglio e settem­bre dello scorso anno, proprio a causa dell'amianto, situazione oggetto di indagini da parte della procura ligure. Gli attivisti hanno evidenzia­to, in un comunicato del coor­dinamento valverde No Tav, "il malaffare e la devastazione che porta questa grande opera sul nostro territorio, con la consa­pevolezza che l'unico mezzo per fermarla è la partecipazione at­tiva di ognuno".

(Il Nostro Giornale)

Quello che fanno i funzionari:

L'architetto visiterà tutti i cantieri, I sindaci Pd temono l'informazione

Iolanda Romano, un commissario in tour

(g.c.) "Incontrerò singolar­mente sul territorio i sindaci dei Comuni interessati dall'opera", Iolanda Romano, neo commis­sario straordinario del Terzo valico, lunedì si è presentata, accanto al prefetto Romilda Tafuri e a Mauro Bonaretti, (capo di gabinetto del ministro delle Infrastrutture, Graziano Del Rio) agli amministratori locali e ai giornalisti annunciando un tour nei cantieri e nei municipi. Per l'architetto torinese si pro­spetta quindi fitto il calendario dei prossimi mesi. "Ascolterò - ha detto la pro­fessionista - ogni problemati­ca emersa e fin qui non ancora affrontata. Gli amministratori locali sono i miei primi inter­locutori". Come annunciato dal suo curriculum, il nuovo commissario, nominato dal go­verno un anno e mezzo dopo il mancato rinnovo dell'incarico a Walter Lupi, punterà a rende­re "partecipata" la costruzione del Terzo valico, dialogando con tutti, "anche con chi è con­trario all'opera, se vorrà con­frontarsi". Il neo commissario non si è
espresso su questioni impor­tanti come l'amianto e il rischio di distruzione delle fonti: "Quel­lo odierno - ha detto - è solo il primo atto. Valuteremo ogni questione al meglio ma serve un'istruttoria per rispondere a quanto sollevato dai sindaci". Iolanda Romano ha detto di essere a conoscenza del conten­zioso avviato dal Cociv contro le nuove norme imposte dal mini­stero dell'Ambiente sul campio­namento della fibra killer nelle rocce scavate: "Chiederò di conoscere gli atti per avere un quadro preciso. Il mio compito è quello di garantire l'interes­se pubblico nella realizzazione dell'opera, quindi di tutelare i cittadini". I sindaci hanno consegnato un lungo elenco, nel quale sono riportate questioni come le mancate ricadute occupaziona­li del Terzo valico e le opere di accompagnamento territoriale richieste al Cociv. Resta l'os­sessione degli amministratori locali (tranne rare eccezioni) per l'informazione sul Terzo va­lico, a loro dire "monopolizzata dai giornalisti No Tav", quando proprio da parte loro e dal loro partito di riferimento, il Pd, la comunicazione è del tutto ca­rente, proprio come dal Cociv. Fra le novità emerse dall'in­contro, l'avvio a Roma dell'iter per la cancellazione dello shunt tra Novi e Pozzolo, richiesto da anni dall'amministrazione novese allo scopo di far transitare i treni del Terzo valico in città per far tornare ai livelli di un tempo l'attività dello scalo di SanBovo. Bonaretti ha risposto così a una domanda sui fondi disponi­bili per il Terzo valico: "È stato finanziato il terzo lotto.- Sui re­stanti la domanda non si pone: l'opera è fondamentale ed è utile a eliminare i camion dalle strade". Teoria mai dimostrata e smentita dagli stessi operato­ri del settore.
(Il Nostro Giornale)

 

domenica 7 febbraio 2016

TERZO VALICO: PASSEGGIATA DA ISOVERDE AL CANTIERE DI CRAVASCO - 6 FEBBRAIO 2015


  Tg3 Liguria - ed.06.02.2015

Dal sito di Genova24
Isoverde. Circa 150 persone hanno manifestato ad Isoverde, piccolo paesino della Valverde, per chiedere la chiusura dei Cantieri Terzo Valico. I manifestanti, in corteo, hanno sfilato per le vie del paese fino al Cantiere di Cravasco, dove e’ stato organizzato un pranzo di fronte ai cancelli, bloccando l’accesso a tecnici e operai per sei ore.
Diversi interventi da parte degli attivisti per evidenziare il malaffare e la devastazione che porta questa grande opera sul nostro territorio, con la consapevolezza che l’unico mezzo per fermarla e’ la partecipazione attiva di ognuno.LEGGI TUTTO

lunedì 28 dicembre 2015

DEL CONSUMO DI SUOLO E DELLA CEMENTIFICAZIONE

Ci è piaciuto molto questo divertente monologo che spiega le logiche perverse che guidano buona parte delle decisioni politiche sulla gestione del territorio. Le nostre valli ne sono un esempio eclatante e non solo per la distruzione causata dai lavori del terzo valico ma anche per lo sviluppo incontrollato delle zone edificate che hanno snaturato i nuclei storici dei nostri villaggi, facendoli assomigliare sempre più alle periferie disumane e omologate delle grandi città.



Sul tema si è espresso Salvatore Settis nel suo saggio Paesaggio, Costituzione, Cemento. La battaglia per l’ambiente contro il degrado civile, Torino 2010 da cui abbiamo tratto questo contributo:
...La fabbrica condiziona la città anche quando non c’è (basta la voglia di‘modernità’ identificata con l’industria), e la tendenza a un paesaggio ‘modernamente’ invaso dalle ciminiere contagia il paesaggio reale, penetra le coscienze e guida i desideri. Nasce e si radica la voluttà dell’alveare, la voglia di imbrancarsi nella plebe urbana, e con essa la certezza che il proprio benessere richieda l’autoriduzione a ingranaggio produttivo, pretenda l’autodissoluzione in un habitat anonimo nei suoi avvilenti rituali di massa, purché sia etichettato come ‘moderno’. La città cambia (chiare griglie di strade ciascuna col proprio nome, nuove misure igieniche, trasporti, scuole e ospedali), e la nuova tecnologia sociale ne fa un dispositivo finalizzato alla produzione, che induce aspettative, prescrive comportamenti, sradica e reindirizza la fantasia e la memoria. L’antico habitat col suo prodigioso equilibrio fra natura e cultura dà luogo a nuove modalità del vivere entro spazi sempre più alieni a chi li abita; la felice familiarità dello spazio ‘indigeno’ viene spazzata via da una voluta estraneità. Si perde nel vuoto la terra natale. […]
Nascono nuovi orizzonti, nuovi paesaggi: lo spazio industriale sfiora, anzi invade la città (e la mente), mutandone senza dirlo spirito e forma. Nel gran discorrere che da subito se ne fa, queste drammatiche mutazioni vanno inevitabilmente sotto il segno del ‘progresso’. Sono ‘buone’ di per sé perché legate a potenti meccanismi culturali, a modelli che nessuno oserebbe contestare [....]
La geografia interiore si adatta ai nuovi valori, e anche mentre borghi e città sono assediati da periferie offensive, ognuno impara a ‘ritagliare’ entro il proprio orizzonte vedute ancora accettabili, paesaggi ancora intatti, frammenti di un modello antico che viene ripensato, riscoperto e rilanciato anche da nuove modalità del viaggio e del turismo, dall’insediarsi saltuario di abitanti di (altre) città nei paesi abbandonati, dal disseminarsi di seconde case. A quel che resta della trama di paesaggi rurali e urbani, un tempo limpida e compatta, si sovrappone l’ordito di una nuova archeologia della mente, che riconosce il paesaggio storico (anche quando sia più frammentario), lo classifica e lo presceglie, lo sente più ‘proprio’, e davanti alle invasioni di architetture industriali e di squallide periferie ora le accetta come una dolorosa necessità ora le rimuove dal proprio orizzonte interiore […]
Questi meccanismi di rimozione spiegano meglio d’ogni altra ipotesi il «silenzio degli utenti che subiscono le manipolazioni degli spazi e della loro vita quotidiana» di cui parlava Henri Lefebvre.
Una volta avvilito a strumento o a merce, il paesaggio respinge, si fa estraneo; e il paesaggio inospitale genera un profondo disagio psicofisico, che trova rimedio e rifugio nei paesaggi ospitali ancora tanto frequenti: vagheggiandoli nella memoria (come un malato può coltivare i ricordi d’infanzia in un letto d’ospedale), frequentandoli quel che si può, andandone in cerca in escursioni e vacanze quando è possibile.

Il paesaggio tende a sdoppiarsi: da un lato quello, idillico e a volte finto e ‘costruito’, delle cartoline e del relax, di villaggi vacanza e agriturismi; dall’altro lo spazio degradato in cui si vive, e si torna a vivere, rassegnati, dopo il ‘riposo’. Anche quando lo spazio vissuto nella quotidianità ci respinge e ci disgusta siamo obbligati ad accettarlo; e tuttavia la memoria dei paesaggi storici può esser tanto forte da indurci a guardare orride periferie e fabbriche in rovina con occhio insieme indignato e indulgente: come errori da correggere, ma anche come anomalie, eccezioni deplorevoli ma tutto sommato marginali. Rassegnati ormai alle devastazioni che ci feriscono ogni giorno, rifiutiamo di vedere quel che dovremmo: che l’anomalia sta diventando la regola, che l’eccezione si va trasformando in modello unico di sviluppo, che l’urban sprawl sta mangiandosi città e campagna, che intere generazioni di italiani (milioni di persone) non hanno più nella loro geografia interiore nessun paesaggio armonioso da ricordare, nulla su cui fantasticare. La città orizzontale, diffusa e dispersa, cresce su se stessa, si sparge intorno come una colata lavica. […]

lunedì 21 dicembre 2015

COME IL SISTEMA DELLE GRANDI OPERE INCIDE SULLA NOSTRA CONDIZIONE DI CITTADINI

Segnaliamo questo articolo di Silvia D'Onghia da Il Fatto Quotidiano del 20 dicembre: a parte l'imprecisione relativa al  tipo di collegamento ferroviario (il Terzo Valico riguarda le merci e non i passeggeri) e le destinazioni raggiunte dalla nuova linea (il Terzo Valico collega il porto di Genova a Rivalta Scrivia e non a Milano), l'articolo mette in luce la gravissima repressione di uno dei diritti dei cittadini, tutelato dall'art.39 della nostra Costituzione 

Polizia, chi denuncia paga. Segnala rischio amianto, a Genova trasferito sindacalista

Polizia, chi denuncia paga. Segnala rischio amianto, a Genova trasferito sindacalista
 
Un cantiere del Terzo valico chiuso per la presenza del minerale cancerogeno nello scavo di un tunnel, ma gli uomini della Digos che lo sorvegliano restano sul posto. Riunione burracosa in questura dopo un volantino del Siap, poi scatta il procedimento disciplinare per un assistente capo. Il sindacato annuncia ricorso al Tar
Chi denuncia, paga in prima persona. In un Paese che gira al contrario, contro ogni logica di tutela dell’ambiente e del lavoro, un dirigente sindacale che chiede conto al proprio superiore della presenza di amianto in un cantiere finisce sbattuto fuori. Senza possibilità di replica. Leggi tutto

sabato 12 dicembre 2015

CANTIERE DEL TERZO VALICO DI CRAVASCO OCCUPATO DALLA MATTINA DI SABATO 12 DICEMBRE


No Tav, blitz al cantiere di Cravasco, ci si prepara alla notte

Una cinquantina di attivisti ha marciato all'alba verso il cantiere del Terzo Valico, costruendo un presidio e bloccando l'ingresso: "Restiamo qui a oltranza"


"Restiamo qui, per la notte, e a oltranza". Sotto lo striscione "Chiudere i cantieri, fermare il Terzo Valico", una cinquantina di attivisti No Tav-No Terzo Valico ha marciato all’alba verso cantiere di Cravasco, in alta Valpolcevera, fino a bloccarne l’ingresso. E in serata , dopo aver trascorso la giornata sulle sedie di plastica sotto i tendoni, si sono preparati a passare la notte in presidio. Nessun incidente nella giornata, solo un sopralluogo degli uomini della Digos.

"Finchè saremo qui nessuno entrerà più nel cantiere", dice Marco Paini, uno degli attivisti decisi a sbarrare la strada agli operai che arriveranno per il turno pomeridiano. Oltre i cancelli i lavori - quelli per una della gallerie di servizio alla grande opera, il Terzo Valico ferroviario Genova-Tortona - continuano, ma fuori prende vita il presidio No Tav con striscioni, gazebo e tavoli, perché ci si prepara per i pranzi e le cene. «Per una volta abbiamo sorpreso le forze di polizia - continuano i manifestanti - che di solito circondano in forze le nostre azione. Ora siamo determinati a resistere".
Ci sono famiglie, anziani del territorio, donne (che la scorsa settimana avevano organizzato la marcia delle ‘Grandi mamme contro le grandi opere’). LEGGI TUTTO

venerdì 27 novembre 2015

NOTIZIE DAL TERZO VALICO E AV

Purtroppo il Terzo Valico e l'Alta velocità spadroneggiano tra le notizie della settimana. Ecco una panoramica di quanto raccolto in settimana.

- Lunedì 30 novembre è prevista la riapertura del cantiere di Cravasco, in comune di Campomorone, seppur a ritmi ridotti di lavoro. 
Pare che il Comune non abbia voce in capitolo...

Da La Repubblica, ed. Genova 25.11.2015

Terzo Valico, riprendono i lavori a Cravasco

Dopo l'allarme amianto







Riprendono i lavori del Terzo Valico nella galleria Cravasco. Scattano 15 cicli sperimentali (uno scavo di 1,20 metri al giorno) per verificare gli accorgimenti presi da Cociv per evitare la dispersione di fibre di amianto.

- Il Cociv presenta ricorso contro il Piano di utilizzo delle terre da scavo, contestando la metodologia richiesta da Arpa Piemonte e Liguria: ricordiamo che il metodo di analisi dello smarino, attualmente applicato, presenta una probabilità di errore del 98%, come dichiarato dalle due Agenzie regionali, che infatti richiedono l'utilizzo di una differente metodologia di analisi. 
Da La Stampa del 26.11.2015



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- Intanto Stefano Esposito è stato condannato per diffamazione nel processo relativo a quattro attivisti della Val di Susa

Diffamò i No Tav, Esposito condannato a risarcirli per 20 mila euro

Il senatore Pd aveva sostenuto che alcuni attivisti avevano dato direttive negli scontri di Chiomonte dell'8 dicembre 2011



Il senatore Pd Stefano Esposito,noto per le sue posizioni a favore della Tav, è stato condannato dal tribunale di Torino al pagamento di 600 euro di multa e di 20mila euro di risarcimento, oltre a quello delle spese legali e processuali.
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- Sempre dal sito di Repubblica del 26.11.2015 arriva questa inquietante notizia, solo apparentemente slegata dall'argomento Alta Velocità. A nostro parere, suona il De profundis del servizio di trasporto pubblico 
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- Infine, pare che il problema dello smaltimento dello smarino sia infinito e non immediatamente risolvibile.
Anche l'ipotesi di utilizzarlo per il ribaltamento a mare della Fincantieri di  Sestri Ponente pare stia incontrando parecchie difficoltà non previste: incredibile vero? E ' solo dal 1991 che lavorano attorno al progetto del Terzo Valico e nessuno si è mai chiesto dove mettere la terra tirata fuori dalla pancia del monte...(per non parlare del problema di quello che tale terra probabilmente contiene).

LEGAMBIENTE: IL RIBALTAMENTO A MARE A SESTRI NON SI PUO' FARE CI SONO 12 OLEODOTTI SOTTO

dal Il Secolo XIX di venerdi 27-11-2015
SESTRI PONENTE
Fincantieri, freno da 10 milioni sul ribaltamento
Genova. Dieci milioni di euro per spostare i dodici oleodotti che passano sotto l'alveo del rio Molinassi, a Sestri Ponente. Ci sono anche questa cifra e questi lavori nei retroscena della palude nella quale annaspa e rischia d'incagliarsi il progetto di ribaltamento a mare di Fincantieri.

ANNAMARIA COLUCCIA
ECCO PERCHE PALAZZO SAN GIORGIO RALLENTA IL PIANO FINCANTIERI
Sestri, il conto di 10 milioni per spostare gli oleodotti frena il ribaltamento a mare
L'Autorità portuale deve risarcire i privati ma teme il giudizio della Corte dei conti. Cociv: ma lì vanno messe le terre di scavo

DIECI milioni di euro per spostare i dodici oleodotti che passano sotto l'alveo del rio Molinassi, a Sestri Ponente. Ci sono anche questa cifra (o poco meno) e questi lavori nei retroscena della palude nella quale annaspa e rischia d'incagliarsi il progetto di ribaltamento a mare di Fincantieri. Questa sarebbe, infatti, da oltre un anno a questa parte, la ragione principale - non detta o solo sussurrata qua e là - del lento procedere di un iter che dovrebbe essere molto più avanzato: i soldi con i quali l'Autorità portuale dovrebbe indennizzare i gestori (fra gli altri Eni, Iplom, Praoil, Sige-mi) dei 12 grossi oleodotti per le spese di spostamento delle condotte.
E si tratta di tanti soldi: circa 8-10 milioni di euro sui quali pare si stiano arrovellando da mesi dirigenti, tecnici e avvocati dell'Autorità portuale. Sia perché la cifra è alta, e incide notevolmente sui costi del progetto di ribaltamento a mare che pesa per 80 milioni sui conti dell'Autho-rity, sia perché a Palazzo San Giorgio ci sarebbero anche dubbi sulla procedura da seguire per far realizzare i lavori di spostamento degli oleodotti. Lavori necessari per la sicurezza dell'intervento e che, nel progetto definitivo del ribaltamento a mare fatto eseguire da Cociv, vengono valutati circa 8,7 milioni di euro.
Una pratica diffusa, in situazioni come questa, è che il gestore o i gestori delle interferenze da spostare scelgono
come e da chi far eseguire l'intervento scaricando poi i costi sul committente. Vuol dire che in questo caso i gestori degli oleodotti farebbero fare i lavori pagati poi da Autorità portuale. Naturalmente gestori delle interferenze e committente dell'opera devono essere d'accordo sulla congruità del costo dell'intervento.
Ma, benché si tratti appunto di una prassi già seguita per opere commissionate da enti pubblici, sembra che a Palazzo San Giorgio ci siano remore a seguire questa strada, per il timore che la Corte dei Conti possa contestare il pagamento di un indennizzo a privati con soldi pubblici per un'opera che non rientra fra quelle strategiche. L'eventuale procedura alternativa, per Autorità portuale,
è quindi quella di bandire una gara per appaltare direttamente lo spostamento degli oleodotti che, però, a quel punto diventerebbero opere pubbliche. E, quindi, una volta completato lo spostamento, Autorità portuale dovrebbe affrontare il problema del riaffidamento (a costo zero? ) delle concessioni ai gestori degli impianti.
La conseguenza di questa empasse è che ad oggi non è neanche iniziato l'iter di approvazione del progetto definitivo del ribaltamento a mare - consegnato da Cociv all'Autorità portuale nell'autunno 2014 - mentre, secondo il cronoprogramma condiviso a suo tempo dalle parti, dovrebbe essere già in corso la progettazione esecutiva dell'intervento. È vero che in mezzo ci sono stati anche i mesi che il Ministero dell'Ambiente si è preso - da febbraio a settembre di quest'anno - per dire se fosse necessaria o meno la valutazione di impatto ambientale del progetto. Ma si racconta che ci siano stati anche tanti silenzi. Sembra che Cociv - che ha il problema di dove sistemare le terre di scavo del terzo valico - abbia già scritto più volte all'Autorità portuale per chiedere come intenda procedere, senza ricevere, però, risposte, o almeno risposte giudicate soddisfacenti. E la fase di transizione
che sta vivendo l'Autorità portuale, dove l'ex presidente Luigi Merlo ha appena lasciato il posto al commissario Giovanni Pettorino, non aiuta certo ad accelerare decisioni e risposte.

Il progetto
Il progetto consiste nella creazione di una nuova piattaforma industriale, ubicata tra il pontile Delta del Porto Petroli e l'area Fincantieri a Sestri Ponente, per il trasferimento delle attività industriali attualmente collocate a nord della ferrovia. L'intervento consente di migliorare la logistica delle aree cantieristiche che, in tale modo, risulterebbero tutte concentrate lungo il lato mare del tracciato ferroviario, così determinando un utilizzo più efficace e razionale delle aree industriali
Le tappe
luglio 2011
firma dell'accordo di programma dicembre 2012
convenzione con Cociv integrata nel 2014 autunno 2014
consegna del progetto definitivo da parte di Cociv novembre 2015
era previsto l'avvio della progettazione esecutiva luglio 2017
è previsto l'inizio dei riempimenti con le terre del terzo valico
Il verdetto
Il Ministero dell'Ambiente: valutazione di impatto ambientale non necessaria
••• LO SCORSO 21 ottobre il Ministero dell'Ambiente ha pubblicato il provvedimento con il quale stabilisce che il progetto di nuova calata ad uso cantieristico navale all'interno del porto petroli di Genova Sestri Ponente e della sistemazione idraulica del rio Molinassi non deve essere sottoposto a procedura di valutazione ambientale, a condizione che si rispettino una serie di condizioni. Si tratta di un responso che consente, quindi, di accelerare le procedure. L'Autorità portuale aveva presentato a febbraio di quest'anno domanda al Ministero sulla verifica di assoggettabilità alla "Via" e la valutazione di impatto ambientale non è stata ritenuta necessaria perché il progetto di ribaltamento a mare è coerente con il Piano regolatore portuale che ha già superato l'esame della "via".