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giovedì 26 marzo 2020

NO ALL'APERTURA ALLA CACCIA A 15 SPECIE A RISCHIO: IL COMUNICATO E LE OSSERVAZIONI DI LEGAMBIENTE PIEMONTE E VDA




Torino, 25 marzo 2020                             Comunicato stampa

Legambiente: stop alla Regione Piemonte
“No all’apertura alla caccia a 15 nuove specie”

“Si stralcino dal DDL 83/2020 ‘Disposizioni collegate alla legge di stabilità regionale 2020’ tutti gli articoli che regolano la caccia e siano rinviati ad un esame approfondito da condurre solo al termine dell’emergenza attuale. Non è comprensibile l’apertura della caccia a specie a rischio”

Legambiente Piemonte e Valle d’Aosta ha depositato le proprie osservazioni al DDL 83/2020 “Disposizioni collegate alla legge di stabilità regionale 2020”. Oggetto di revisione sia il Capo 2 “Disposizioni in materia di attività estrattive”, che il Capo 3 “Disposizioni in materia di agricoltura e caccia” (il testo completo delle osservazioni è scaricabile al link http://serviziweb.csi.it/solverweb/IndexDocumentServlet?id=58882 ).

Il DDL prevede, fra l’altro: l’abrogazione del divieto di caccia per quindici specie ad oggi protette (fischione, canapiglia, mestolone, codone, marzaiola, folaga, porciglione, frullino, pavoncella, combattente, moriglione, allodola, merlo, pernice bianca, lepre variabile); la deroga al divieto d’inserimento di fauna selvatica “pronta caccia”; il via libera al nomadismo venatorio, inserendo la possibilità per un cacciatore di cacciare non solo nell’ATC in cui ha fissato la propria dimora venatoria, ma potenzialmente in tutti gli ATC regionali; il via libera alla caccia notturna al cinghiale; il ridimensionamento dell’utilizzo di capi d’abbigliamento ad alta visibilità.  
Norme per le quali Legambiente Piemonte e Valle d’Aosta chiede uno stralcio ed un rinvio a nuova discussione una volta fuori dall’attuale stato emergenziale o, in subordine, la cancellazione.

“In un momento di emergenza sanitaria non è ragionevole procedere a tutto sprone su norme divisive e complesse come quelle contenute nel DDL in questione. In questo momento storico – dichiara Giorgio Prino, presidente di Legambiente Piemonte e Valle d’Aosta – è pericoloso prevedere maggiore mobilità venatoria (specie, tempi e spazi). Una vera e propria deregulation per un'attività assolutamente non necessaria al Paese, che inoltre crea danni alla fauna e all'ambiente.
Sarebbe esattamente l'opposto rispetto a quanto tutte le indicazioni scientifiche chiedono per difendere la salute dei cittadini e favorire e sostenere una ripresa sociale ed economica in un contesto fortemente cambiato dalla pandemia”.

“Stiamo assistendo ad un tentativo evidente e completamente ingiustificato di andare verso il “grilletto libero” – dichiara Angelo Porta, vicepresidente di Legambiente Piemonte e Valle d’Aosta – Fra le specie a cui si vuole aprire la caccia alcune sono “minacciate a livello globale”, altre che sono in pericolo sul continente Europeo, altre infine a forte rischio in relazione ai cambiamenti climatici dell’ambiente montano. La caccia notturna “con ausilio di fonti luminose” mette a forte rischio tutta la fauna selvatica e non solo gli ungulati oggetto del provvedimento e, in ultimo, gli stessi cacciatori. L'unica limitazione che si prospetta, ovvero la possibilità di vietare la caccia su un fondo aperto, è legata ad un piano faunistico regionale inesistente, che la giunta regionale ha rinviato di tre anni e che aspettiamo da "solo" 28 anni. È assurdo che per il divertimento di una esigua minoranza, peraltro in costante calo, della cittadinanza piemontese, si mettano in pericolo la sopravvivenza di specie protette e ricchezze ambientali che possono rappresentare il volano di una prossima ripresa economica”.



Ufficio stampa Legambiente Piemonte e Valle d'Aosta: 011.2215851 – 339.2272687
www.legambientepiemonte.it – www.facebook.com/legambientepiemontevalledaosta



martedì 19 aprile 2016

VENERDI 22 E SABATO 23 APRILE - APPUNTAMENTO CON IL PARCO DELL'APPENNINO PIEMONTESE








CHI DIETRO A LI UCCELLIN SUA VITA PERDE
Suadenti canti e voli transcontinentali : la meraviglia degli uccelli













            “Io sono una nuvola rossa,

            sono fatto di cielo

            e canto tra gli alberi, sui monti, tra le vesti fiorite delle cime.

            Il mio canto è come quello di un uccello nascosto tra le rocce

            Piango al mattino, percorrendo il sentiero,

            lo sguardo alle ultime stelle.”

            Kiowa, Canto della nuvola




La classe degli uccelli rappresenta senza dubbio l’elemento faunistico più familiare, con il quale ognuno di noi ha i maggiori contatti visivi e sonori. Tuttavia, a parte la conoscenza di alcune specie che per vari motivi vivono più vicino a noi o hanno incrociato i loro destini con il nostro, quanti di noi sono in grado di distinguere un falco da una poiana, chi sa riconoscere i versi e i canti dei più diffusi uccellini, e cosa realmente sappiamo del fenomeno della migrazione, o delle cause che stanno drammaticamente portando alla drastica diminuzione di tante popolazioni di specie un tempo comunissime?

E' purtroppo anche a causa della non conoscenza, dello scarso interesse dell'italiano medio che questa inaccettabile perdita culturale, scientifica e biologica può avvenire più o meno nel silenzio. Poiché, se non conosciamo per nulla gli uccelli, se non siamo in grado di distinguere i canti delle diverse specie, per noi non farà grande differenza : di tutti gli uccelli che ad ogni primavera mancheranno all'appello, di tutti i canti che non sentiremo più, noi non ci accorgeremo, e non potremo rammaricarcene. Quando non si è consapevoli di tutta la bellezza che esiste, del significato di ogni singola specie, di ogni singolo uccello, difficilmente ci spenderemo per difendere questi valori. 
Fortunatamente però, la bellezza e la varietà di forme e livree, la meraviglia del canto, uniti al desiderio di un più profondo e avventuroso rapporto con la natura, portano sempre più giovani ad avvicinarsi allo studio e quindi all’osservazione degli uccelli in natura (birdwatching).
Nostro intento, oltre a quello di sensibilizzare sulle cause di crisi delle popolazioni, è quello di fornire anche ai profani qualche coordinata e qualche suggestione per poter apprezzare un po' di più le meraviglie che abbiamo davanti a casa e che spesso, in mancanza di una guida e di un binocolo, non riusciamo a vedere.

Programma Serata (Biblioteca Comunale di Bosio - ore 21.00)

Gli uccelli in italia e nel nostro territorio ; Il birdwatching, La ricerca e i monitoraggi. La migrazione. La tutela delle popolazioni. La crisi delle specie e delle popolazioni : modificazioni ambientali, agricoltura intensiva e caccia.

Escursione (Ritrovo piazza Dante di Gavi - ore 9.00)

Itinerario : Dalle colline di Gavi, lungo la Via Piona, alle Capanne di Marcarolo, percorrendo il sentiero Capanne Superiori di Marcarolo-Monte Moro-Diga del Lago Badana.

Attraverseremo, con una tranquilla passeggiata ad inizio mattinata un tipico, bellissimo sentiero di media collina, tra boschi, incolti, vigneti, e contatteremo molte delle più comuni specie ornitiche che riconosceremo, quando non sarà possibile avvistarle, dal canto.
Prima dell'ora di pranzo ci sposteremo a Capanne Superiori di Marcarolo e ci dedicheremo ad una non impegnativa escursione che ci farà attraversare diversi ambienti interessanti : dai pascoli alle pinete e ai boschi di rovere, ammireremo notevoli panorami e avremo l'occasione di contattare specie ornitiche tipiche della fascia montana.

Costo : 5,00 euro a persona

Relatore della serata e accompagnatore dell'escursione: Antonio Scatassi ( Guida Ambientale Escursionistica delle Aree Protette dell'Appennino Piemontese)





_______________________________

Ente di Gestione delle Aree Protette dell’Appennino Piemontese

Via Umberto I, 32/A - 15060 Bosio (AL) Italia

Tel/Fax +39 0143 684777




Partita IVA 01550320061

Coordinate Bancarie IT47U0200848310000103013498

giovedì 4 febbraio 2016

Il Parlamento europeo difende le direttive Habitat e Uccelli, minacciate di depotenziamento

Bruxelles, la natura ringrazia. Ma il voto non basta Gli eurodeputati, con schiacciante maggioranza, sostengono le direttive per la biodiversità. Un risultato raggiunto grazie alla mobilitazione delle associazioni. Ma c’è ancora molto da fare

Con una schiacciante maggioranza il Parlamento europeo ha votato l’altro ieri in difesa delle Direttive europee Habitat e Uccelli, i due pilastri della protezione della biodiversità nel vecchio continente, che da anni rappresentato il riferimento e la base giuridica e scientifica per la tutela dell’avifauna e delle specie e gli habitat più preziosi d’Europa. Nell’ambito della revisione intermedia sulla Strategia per la biodiversità al 2020, il cosiddetto “fitness check”, la Commissione e il Parlamento Europeo erano stati infatti chiamati a esaminare lo stato di salute delle due Direttive, il cui depotenziamento, a cui aspirano alcune forze politiche e qualche Stato membro, avrebbe rischiato di farci compiere un passo indietro nella tutela della natura. Le valutazioni positive sull’efficacia delle due Direttive che gli uffici di Bruxelles hanno registrato durante tutto il periodo del “check”, oltre al voto favorevole del Parlamento, hanno così scongiurato che venisse meno uno strumento fondamentale per la protezione della biodiversità. Ma per vincere questa battaglia è servita anche la grande mobilitazione popolare che cento associazioni ambientaliste europee coalizzate nella campagna “Allarme Natura”, tra cui Legambiente, hanno promosso raccogliendo, in poco tempo, oltre 500mila firme a sostegno della petizione popolare on-line con cui chiedevamo alle istituzioni Europee di non modificare le due Direttive. Abbiamo più volte ricordato, anche come coalizione tra le associazioni europee, che le due Direttive se correttamente applicate sono uno strumento fondamentale per mettere in campo, a livello nazionale e comunitario, politiche di conservazione della biodiversità in grado di orientare la eco-compatibilità di settori produttivi importanti come l’agricoltura, l’allevamento e il turismo. Basti pensare che oggi, grazie alla Rete Natura 2000, istituita dalla direttiva Habitat adottata nel 1992, viene garantito il mantenimento e, dove necessario, il ripristino di uno stato di conservazione soddisfacente degli habitat naturali e seminaturali e la protezione delle specie d’interesse comunitario su circa il 18% delle aree terrestri europee e il 6% di quelle marine. La più grande rete ecologica del mondo che, insieme alle azioni di tutela che gli Stati membri devono mettere in campo, può garantirci l’obiettivo di frenare la perdita di biodiversità entro il 2020 e porre rimedio ai danni che il cambio climatico provoca a specie, habitat e paesaggio. Pur nella legittima soddisfazione di celebrare una vittoria, non dobbiamo dimenticare però che ad oggi le due Direttive sono spesso inapplicate in molte parti d’Europa e in Italia in particolare. Visto che siamo lo Stato membro che ha avuto, in questi anni, un numero significativo di multe e siamo stati protagonisti, in negativo, di numerose procedure d’infrazione proprio per una cattiva applicazione delle Direttive stesse. Ad oltre vent’anni dall’emanazione della Direttiva habitat, ad esempio, in Italia come in altri Stati europei, la sua applicazione lascia ancora a desiderare visto che non si è concluso l’iter per l’approvazione degli strumenti e dei piani di tutela delle specie e gli habitat che le due direttive tutelano. Mancano finanziamenti adeguati, manca una volontà politica concreta di rendere efficaci le misure di conservazione per specie e habitat. C’è ancora tanto da fare ma sarebbe stato peggio se le istituzioni europee avessero cavalcato l’onda lunga della “deregulation” nel settore della natura e della biodiversità. Questo primo risultato positivo, però, dobbiamo utilizzarlo per far crescere l’attenzione dei cittadini europei verso la richiesta all’Ue di rafforzare le Direttive invece di indebolirle tramite il processo di revisione. Appuntamento ad Aprile, dunque, quando la Commissione presenterà i risultati del “fitness check”, per ricominciare con una nuova mobilitazione per la tutela della natura d’Europa.

di Antonio Nicoletti - responsabile nazionale Legambiente -Aree protette e biodiversità

Da La nuova ecologia