domenica 26 gennaio 2020

#laprotestadeipescidifiume - I PRESIDI DEL CIRCOLO



PRESIDIO CONFLUENZA ORBA E LEMME

Traverse di Bosco Marengo e di San Michele A valle di questi due sbarramenti quasi ogni estate degli ultimi 30 anni il torrente ha vissuto gravi crisi idriche, con lunghi tratti di secca totale alternati a pozze sporadiche. L’acqua derivata viene utilizzata per l’irrigazione delle colture; da più di dieci anni esiste un progetto di realizzazione di una centralina idroelettrica su ciascuna delle due opere, entrambe prive di passaggi per pesci e di idonei misuratori di portata, e le concessioni risultano ormai scadute da tempo. Lo stallo procedurale e decisionale che caratterizza i due siti non può gravare ulteriormente sul tratto sotteso, incluso in una ZSC/ZPS, con specie ittiche di pregio e, comunque, già pesantemente alterato. Il ripristino ed il mantenimento della continuità longitudinale con efficienti scale di risalita e strutture di rilascio vincolato di portata devono essere il primo passo verso il miglioramento dell’ambiente fluviale, operazione promossa e finanziata dal bando regionale per la riqualificazione fluviale la cui attuazione, tuttavia, si fa ancora attendere.





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CRONACA DAL PRESIDIO RIO GHIAION
25 gennaio 2020, ci troviamo in Appennino all'estremo Sud della Provincia di Alessandria, nei pressi della confluenza del Rio Ghiaion con il Torrente Carreghino.
Più a valle, ricevendo anche le acque del T. Agnellasca, diventeranno il torrente Borbera che dà il nome al complesso vallivo.
Siamo in Comune di Carrega Ligure, all'interno del'Parco dell'Alta Val Borbera' istituito il 27 marzo 2019, lungo la strada che adduce alla frazione di Cartasegna:
qui un'opera idraulica intercetta le acque del Rio Ghiaion per produrre energia elettrica.
Durante l'anno 2019 più volte abbiamo constatato che il D.M.V. era ridotto a un mero gocciolamento, compromettendo la continuità del corpo idrico.
Oggi la neve ha impedito di raggiungere l'opera di presa; abbiamo documentato
la condotta che viaggia fuori terra in difformità dal progetto autorizzato e il punto di
restituzione dell'acqua al corso principale.
I soci Aldo Orlando, Paolo Dabate, gli amici Gianluca Bosio con Umberto 4 anni.

*Chiede Umberto: " Cosa c'è scritto sul cartello?" Protesta dei pesci di fiume, rispondiamo. "E cosa vuol dire protesta?" Si protesta quando non si è contenti di qualcosa, per farlo sapere agli altri. Dato che i pesci non possono parlare, per fare
sapere a tutti che non sono contenti, protestiamo noi per loro conto.

Soddisfatta la legittima curiosità di Umberto scendiamo a valle, chiudendo la nostra micro manifestazione.




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sabato 25 gennaio 2020

#laprotestadeipescidifiume -LE RAGIONI DELLA MOBILITAZIONE



Roma, 25 gennaio 2020                          Comunicato stampa

La protesta dei pesci di fiume
100 sit-in e flash mob su fiumi e torrenti
La mobilitazione indetta da 18 associazioni ambientaliste per chiedere al ministro Costa lo stop ai progetti idroelettrici che mettono a rischio i corsi d’acqua naturali
“Inaccettabile che le Regioni aggirino la procedura di infrazione sulla Direttiva acque: dobbiamo evitare un ulteriore danno ai nostri fiumi, già provati dagli effetti della crisi climatica”

Dalle ore 14 disponibili le foto degli eventi a questo link

100 sit-in e flash mob in tutta Italia per salvaguardare gli ecosistemi di fiumi e torrenti contro i rischi legati ai troppi progetti idroelettrici incompatibili con la tutela dei corsi d'acqua e della loro biodiversità. Prelievi eccessivi e nuovi cantieri ad alta quota, in luoghi per lo più incontaminati, minacciano la vita di centinaia di corsi d’acqua naturali.
La mobilitazione, denominata “La protesta dei pesci di fiume”, si svolgerà oggi, 25 gennaio, in tutta Italia dalle 14 alle 17: un appuntamento convocato da 18 associazioni ambientaliste per chiedere al Ministro dell’Ambiente Sergio Costa il rispetto della Direttiva Quadro Acque, anche quando si tratta di energia idroelettrica. L’obiettivo è bloccare progetti nei corsi d’acqua naturali che accedono agli incentivi previsti dal nuovo Decreto Rinnovabili FER 1 che provocherebbero un ulteriore danno ai nostri fiumi, già provati dagli effetti della crisi climatica, a fronte di un irrisorio contributo di energia rinnovabile.
A promuovere gli eventi sul territorio italiano sono: Free Rivers Italia, Legambiente, Alpi Kayak, Arci Pesca Fisa, CIPRA Italia, CIRF, Federazione Italiana Canoa Turistica, Federazione Nazionale Pro Natura, Federrafting, Forum Italiano Movimenti per l’Acqua, Italia Nostra, Lipu, Mountain Wilderness, Salviamo il Paesaggio, Spinning Club Italia, Unione Nazionale Pesca a Mosca UNPeM, Tavolo Nazionale Contratti di fiume, WWF Italia.
Nel mirino delle associazioni è finito il decreto Rinnovabili FER 1 che non ha eliminato gli incentivi agli impianti idroelettrici nei corsi d’acqua naturali, come previsto nella bozza originale, ma ha fissato dei criteri da rispettare previsti dalle Direttive europee, che ora si vuole aggirare nella loro applicazione. Nello specifico, il Decreto stabilisce che per poter accedere all’incentivo il sistema ARPA/SNPA (Sistema Nazionale per la Protezione dell’Ambiente) deve verificare e certificare che la concessione di derivazione sia conforme alle Linee Guida del Ministero Ambiente per le valutazioni ambientali ex ante delle derivazioni idriche (approvate con D.D. n. 29/STA del 13.02.2017, in particolare alle tabelle 11 e 13 dell'allegato 1 del decreto). Le Agenzie Regionali per la Protezione dell’Ambiente (ARPA) sono però orientate ad applicare, al posto di queste tabelle, quelle meno tutelanti delle Direttive Derivazioni Distrettuali, emanate dagli otto Distretti Idrografici italiani. Un’applicazione che costituirebbe un grosso passo indietro rispetto agli obiettivi di tutela delle acque e vanificherebbe il lavoro svolto finora allo scopo di evitare gli incentivi a centinaia di nuovi impianti che non rispettano la Direttiva Quadro Acque.
«Questa situazione potrebbe portare nuovamente ad approvare progetti devastanti sui corsi d’acqua naturali come già capitato negli anni passati – denunciano le associazioni –. Ci appelliamo al ministro dell’Ambiente Sergio Costa affinché venga scongiurato il pericolo di ripetere gli errori del passato che hanno permesso negli ultimi dieci anni autorizzazioni e incentivi a oltre 2000 impianti che non rispettano la Direttiva Quadro Acque, oggetto anche di una procedura di infrazione da parte dell’Unione Europea. La biodiversità acquatica, già oggi fortemente a rischio per i cambiamenti climatici in atto, potrebbe subire un ulteriore e pericoloso contraccolpo. Occorre rivedere le regole per l’idroelettrico – proseguono le associazioni – prevedendo regole chiare nella tutela dei corsi d’acqua, che spingano al recupero energetico da acquedotti e a un utilizzo più efficiente degli impianti esistenti, per mantenere la produzione idroelettrica di cui abbiamo bisogno nella transizione energetica. Un revamping degli impianti esistenti non solo consentirebbe di produrre più energia, ma consentirebbe anche di valorizzare gli invasi esistenti con contemporanei interventi di naturalizzazione e riqualificazione».
L'Italia è tra i maggiori produttori di energia idroelettrica in Europa e la fonte idraulica, in base ai dati dell'ultimo rapporto del GSE, si conferma quella che garantisce il principale contributo alla produzione di energia elettrica nazionale da FER (43% della produzione complessiva nel 2018, in aumento rispetto al 35% del 2017) nel nostro paese. I piccoli impianti sono, però, molte volte realizzati in contesti montani che conservano un’elevata qualità ambientale. Le autorizzazioni a costruire sono spesso state date in violazione della Direttiva Acque, come dimostrano le due procedure di accertamento aperte dall'Unione europea nei confronti dell’Italia.
Per le associazioni i cambiamenti climatici in atto obbligano sempre più ad un’attenta valutazione del contesto ambientale in cui si opera e per quanto concerne le risorse idriche e i corsi d’acqua il tema si fa ancora più delicato, specialmente nell’arco alpino. È invece urgente avviare interventi di rinaturazione fluviale diffusi per recuperare le aree di esondazione naturale e restituire naturalità ai fiumi per aumentare la sicurezza, tutelarne la biodiversità e avviare una seria politica di adattamento ai cambiamenti climatici.  Negli ultimi 150 anni le Alpi hanno, infatti, registrato un aumento delle temperature di quasi due gradi centigradi: più del doppio della media globale dell'intero pianeta. E gli eccessivi prelievi a scopo idroelettrico di questi ultimi anni hanno comportato pesanti ripercussioni sui corsi d’acqua che dovrebbero indurre a un ripensamento della gestione complessiva della risorsa.



L'ufficio stampa di Legambiente: 347.4126421 - 349.6546593

martedì 21 gennaio 2020

LA PROTESTA DEI PESCI DI FIUME - SABATO 25 GENNAIO 2020
















Dietro le pressanti richieste degli operatori di settore, il Governo, nell’estate scorsa, ha reinserito nel decreto FER1, gli incentivi per gli impianti idroelettrici mentre è ormai evidente che la biodiversità acquatica sta subendo pesanti perdite da diversi anni a causa del proliferare di centraline. Queste sottraggono importanti quantità di acqua a fiumi, torrenti e rii montani, col rischio di scomparsa dei pochi ecosistemi fluviali naturali rimasti. Un grave danno a fronte di un contributo di energia rinnovabile irrisorio, possibile solo grazie agli incentivi pubblici a favore di chi propone e gestisce tali impianti".

Per cercare di limitare i danni il Ministero dell’ambiente ha emesso due Decreti Direttoriali 29/STA e 30/STA riguardanti le valutazioni ambientali e il deflusso ecologico, ma il loro stato di attuazione appare frammentario e non omogeneo in quanto la maggior parte delle Autorità di Distretto (e di conseguenza delle Regioni) ha adottato linee guida più permissive.

Per richiamare l’attenzione su queste problematiche il Coordinamento Nazionale Tutela Fiumi - Free Rivers Italia, Legambiente, Alpi Kayak, Arci Pesca Fisa, CIPRA Italia, Centro Italiano Riqualificazione Fluviale CIRF, Federazione Nazionale Canoa Turistica FICT, Federazione Nazionale Pro Natura, Federrafting FIRAFT, Lipu, Mountain Wilderness, Salviamo il Paesaggio, Spinning Club Italia e WWF hanno promosso, per il 25 gennaio, l’iniziativa nazionale “La protesta dei pesci di fiume”

In questa data, dunque, il Circolo Legambiente Val Lemme organizzerà un presidio in un’area sensibile in quanto possibile sito di installazione di nuove centraline: ci ritroveremo sulla sponda destra del torrente Orba, alla confluenza con il torrente Lemme, in un’area che dovrebbe diventare oggetto di un intervento di rinaturalizzazione e di ripristino delle condizioni ambientali favorevoli alla fauna ittica ma sulla quale pendono alcuni progetti di installazione di centraline.

Effettivamente, il Circolo Legambiente Val Lemme ha accolto con favore l’ammissione al finanziamento degli “Interventi di ricostituzione della continuità longitudinale e rinaturazione del Torrente Orba” previsti da un bando regionale.





Il progetto riguarda un tratto dell’Orba che comprende le traverse irrigue di Bosco e S.Michele (che ricade nella Zona Speciale di Conservazione ZSC/ZPS della rete Natura 2000 a valle della confluenza del Lemme) e i fondi stanziati dalla Regione dovranno servire, oltre al rimboschimento di aree demaniali, a realizzare i passaggi per i pesci e gli apparati per la misurazione delle portate rilasciate al fine del mantenimento del DMV a valle delle due derivazioni sull’Orba e di quella del Consorzio del Torrente Lemme a Basaluzzo.





Gli enti coinvolti sono: la Provincia di Alessandria, i Comuni di Frugarolo (Comune capofila e appaltante), Basaluzzo, Bosco Marengo, Fresonara, Aree Protette del Po Vercellese-Alessandrino, Consorzio destra Bormida, Consorzio Irriguo Torrente Lemme.





Si tratta di interventi che, se ben posizionati, saranno utili per restituire naturalità ai due torrenti, che hanno visto in un recente passato molti episodi di secca totale, e che occorrerebbe avviare con urgenza dal momento che sono già trascorsi 14 mesi dall’approvazione delle graduatorie del bando. Il Circolo ritiene tuttavia indispensabile e non più rinviabile anche la definizione delle concessioni per il prelievo dell’acqua per scopi irrigui dalle due traverse sull’Orba scadute negli anni ’80 e poi prorogate, per le quali è necessario l’adeguamento ai nuovi fabbisogni e alle nuove normative nel rispetto del Piano di Tutela delle Acque e della Direttiva Quadro Acque europea, anche in riferimento all’impatto di eventuali nuove centraline di cui si parla da anni.





Il Circolo segnala inoltre il caso del Rio Ghiaion, presso la località Mulino Pio, in comune di Carrega Ligure. Sul corso d’acqua purtroppo è già stato realizzato un progetto di centralina idroelettrica, per il quale, con D.D. del 28 aprile 2014, n. 155, pubblicata sul Bur il 31 luglio 2014, la Regione Piemonte ha espresso parere positivo di valutazione d’incidenza, previo il rispetto di alcune prescrizioni in fase di esecuzione dei lavori.





La concessione della Provincia di Alessandria è stata accordata per trent’anni, nella misura massima di 114 l/s e media di 61,5 l/s, per uso energetico (idroelettrico), per produrre su un salto di 80 m la potenza nominale media di kW 48. Tra gli impegni prescritti al concessionario vi è quello di lasciar defluire liberamente a valle della captazione la portata minima istantanea di 24 l/s.





Tuttavia, la situazione riscontrata nel corso di un sopralluogo, effettuato il 7 settembre 2016 da alcuni membri del direttivo del nostro circolo, ha rilevato l’assenza del DMV (deflusso minimo vitale): l’acqua del rio Ghiaion veniva tutta convogliata nella presa della centrale. Il Circolo aveva dunque provveduto ad allertare l’Ente Aree Protette dell’Appennino piemontese, competente per territorio, che aveva in seguito predisposto accertamenti con il coinvolgimento di Arpa.





Ricordiamo che l’area in oggetto ricade entro il SIC IT 1180011 “Massiccio dell’Antola, Monte Carmo e Monte Legna” che tutela l’unica area realmente appenninica del Piemonte, al confine con la Regione Liguria, caratterizzata da paesaggio forestale e pascolivo peculiare e poco insediato. Tra i motivi di valenza specifica, si segnala una vegetazione interessante per la compresenza di specie alpine relitte alle quote più elevate e specie relativamente termofile a bassa quota (ostrieti a roverella e cerro) e, per quanto riguarda la componente faunistica, la presenza di specie anfibie presenti in Direttiva “Habitat” quali Salamandrina terdigitata e Rana italica





L’appuntamento è sabato 25 alle 14 presso il Cimitero di Fresonara nei pressi del tratto sotteso dalla captazione per scattare qualche foto e documentare il nostro flash mob così da unirci a tutte le proteste di tutti gli altri pesci di fiume sparsi in Italia.









BASTA INCENTIVI ALL’IDROELETTRICO NEI FIUMI!