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lunedì 12 aprile 2021

FERROVIE SOSPESE: UN VIAGGIO LUNGO LE FERROVIE DISMESSE O INTERROTTE DEL PIEMONTE - ASTI - CASALE M.TO - MORTARA

 



🚉 Il circolo Legambiente Val Lemme aderisce alla campagna #futurosospeso insieme a numerose altre associazioni e comitati.

🚈Continuiamo il nostro viaggio presentando la linea Asti-Casale Monferrato-Mortara

👉Lo sapevi che questa linea sarebbe un ottimo strumento contro il declino demografico che coinvolge molte aree suburbane del #Piemonte?

📍Vieni a scoprire come!






















martedì 2 aprile 2019

#SMOG: CONTINUA IL TREND NEGATIVO NELLE CITTA' DEL PIEMONTE





Torino, 1 aprile 2019                                                                       Comunicato stampa


           
                                   

Smog, inizio anno negativo a Torino. Ecco i dati del monitoraggio della qualità dell'aria e della ricerca “CittAccessibili”

Piemonte, Legambiente fa appello a Sindaci e candidati alla presidenza della Regione: “Servono politiche coraggiose e efficaci a favore della mobilità urbana a zero emissioni e per il ripristino delle linee ferroviarie pendolari tagliate”

Galleria foto e video della tappa torinese qui http://bit.ly/fotoTrenoVerde2019

Brutto inizio d’anno per la città di Torino per quanto riguarda l'inquinamento atmosferico. Dall'inizio dell'anno i limiti normativi previsti per il PM10 – 35 superamenti giornalieri ammissibili in un anno – sono stati già abbondantemente superati. Ben 51, infatti, le giornate in cui sono stati oltrepassati i livelli critici di polveri sottili nella centralina di Torino-Grassi. Un andamento purtroppo in linea con i dati raccolti nei monitoraggi ambientali dello scorso anno, e che non deve passare inosservato all’attenzione delle amministrazioni.

Il Treno Verde, la campagna di Legambiente e del Gruppo Ferrovie dello Stato Italiane, con il patrocinio del Ministero dell’Ambiente e Tutela del Territorio e del Mare, è in questi giorni in sosta alla stazione Porta Nuova di Torino. I risultati del monitoraggio scientifico della qualità dell'aria realizzato grazie al progetto di Citizen Science di Legambiente Volontari per Natura – sono stati presentati questa mattina nella Sala Gonin, all'interno della stazione, da Davide Sabbadin, Portavoce del Treno Verde e Federico Vozza, vicepresidente di Legambiente Piemonte e Valle d'Aosta, in apertura a “Muoviamoci bene”, secondo Forum per la Mobilità Nuova in Piemonte, iniziativa realizzata grazie al contributo di Fondazione CRT e bluetorino.

L'obiettivo del Treno Verde è sensibilizzare la cittadinanza e valutare l'esposizione all’inquinamento atmosferico, spesso inconsapevole, a cui i cittadini sono sottoposti quotidianamente. Per questo, il 18 e 19 febbraio scorsi, sono stati realizzati due monitoraggi della qualità dell’aria in 8 punti “sensibili” segnalati dai cittadini e dai circoli di Legambiente per particolari condizioni di traffico, ingorghi, sosta selvaggia. Ogni misurazione delle polveri sottili, della durata di un'ora, ha delineato un quadro dell'inquinamento atmosferico presente nell'area, con particolare attenzione ai picchi di polveri sottili registrati.

I valori registrati per le PM10 a Torino oscillano tra 47,63 e 66,85 µg /mc (media oraria). I punti monitorati sono piazza Pitagora (media oraria di 47,63 µg/mc), via Guido Reni (media oraria di 57,68 µg/mc), Rotonda Maroncelli (media oraria di 50,7 µg/mc), corso Vercelli (media oraria di 60,66 µg/mc), piazza Rebaudengo (media oraria di 61,67 µg/mc), piazza Baldissera (media oraria di 66,85 µg/mc), Rondò della Forca (media oraria di 55,12 µg/mc) e piazza Carducci (media oraria di 51,73 µg/mc). Tutti valori alti, condizionati probabilmente anche dalle condizioni meteorologiche poco favorevoli alla dispersione: scarsa ventilazione e assenza di precipitazioni. Il picco più elevato si è registrato alle ore 19:32 in piazza Baldissera (91 µg/mc), punto nevralgico della città dove il traffico, in questa particolare fascia oraria, tende progressivamente ad aumentare a scapito di pedoni, pendolari e ciclisti. Seguono i picchi registrati in piazza Rebaudengo (83 µg/mc, ore 18:34), corso Vercelli (79 µg/mc, ore 17:06), Rondò della Forca (75 µg/mc, ore 9:06), via Guido Reni (74 µg/mc alle 10.02), piazza Carducci (66 µg/mc, ore 10:19) e Rotonda Maroncelli (62 µg/mc, ore 11:56). Aree tutte diffusamente frequentate da pendolari e passanti e nello stesso tempo congestionate dal traffico nelle ore di punta. Nell'insieme, questi numeri sottolineano come, nell’arco della giornata, i cittadini possono respirare ripetutamente ed inconsapevolmente aria inquinata anche se solamente per pochi minuti.

“Giova ricordare che i nostri rilevamenti non vogliono sostituirsi a quelli di Arpa Piemonte, ma fornire una fotografia puntuale della situazione – ha commentato Davide Sabbadin, portavoce del Treno Verde – che anche a Torino è particolarmente grave per anziani e soprattutto bambini, che hanno la bocca alla stessa altezza dei tubi di scappamento delle auto. Molti studi dimostrano che tantissimi anziani accelerano le proprie patologie, anche fatali, per colpa dell'inquinamento, e che le patologie respiratorie nei bambini negli ultimi anni sono esplose. Dal Treno Verde lanciamo un allarme perché l’inquinamento urbano è un'emergenza che colpisce soprattutto i più deboli”.

Gravi superamenti dei limiti giornalieri annui consentiti sono stati registrati anche per Alessandria, che da inizio anno ne ha già totalizzati 42 (centralina Alessandria-D'Annunzio) e Asti, che raggiunge i 39 giorni (Bussano). Da non sottovalutare i 19 giorni off limits registrati a Novara (centralina Roma), e i 13 registrati a Vercelli (centralina CONI) e a Biella, nella centralina Lamarmora (tutti i dati sulla qualità dell'aria del capoluogo piemontese sono consultabili su sistemapiemonte.it). Valori che rischiano di tornare ad essere critici, come ogni anno, con la prossima stagione autunnale. È per questo auspicabile un'azione più concreta e lungimirante: oltre le ordinarie limitazioni al traffico, è necessario indirizzare i piani amministrativi verso una mobilità urbana più sostenibile e verso la valorizzazione degli spazi pubblici a tutela della salute di chi vive in aree fortemente urbanizzate.

“I dati purtroppo confermano che non ci sono sostanziali miglioramenti sul fronte dello smog in Piemonte –dichiara Federico Vozza, vicepresidente di Legambiente Piemonte e Valle d’Aosta-. Per questo chiediamo a chi si appresta a correre per la presidenza della Regione di esplicitare e mettere tra i primi punti della propria agenda politiche antismog veramente efficaci, a partire da progetti per la mobilità a zero emissioni nei centri abitati e dal completo ripristino delle linee ferroviarie pendolari tagliate. Il Piano Aria regionale recentemente approvato ha il merito di concentrare la maggior parte delle misure sul settore dei trasporti ed in particolare della mobilità urbana e di essere quindi una matrice indispensabile per l’efficacia delle politiche anche su scala locale. Sollecitiamo però i Sindaci ad essere più ambiziosi e interpretare gli interventi a favore di una mobilità nuova anche come un’opportunità di crescita del tessuto economico locale e a favore di una maggiore vivibilità dei centri urbani. Va sicuramente nella giusta direzione la revisione della Zona a Traffico Limitato di Torino ma vogliamo stimolare l'Amministrazione ad essere più coraggiosa, per non rischiare che il progetto non produca gli effetti sperati e non venga compreso dalla popolazione. Per noi il modello da seguire resta l'Area C che a Milano ha permesso di indirizzare importanti risorse per il potenziamento dell’offerta di trasporto pubblico, con effetti positivi su qualità dell'aria e congestionamento della città”.

Anche a Torino emerge l'assoluto protagonismo del traffico veicolare privato nel sistema della mobilità urbana. I dati del monitoraggio spot – della durata di due ore in ogni punto di osservazione – svolto dai volontari dell’associazione in tre zone della città (piazza Pitagora, corso Regina angolo corso Principe Eugenio e piazza Rebaudengo) fotografano in modo evidente il predominio della mobilità privata motorizzata: in media, in un minuto, nel complesso dei tre punti monitorati sono passate 113 auto, quasi 4 motocicli, poco più di un autobus (1,2) e una bici (1,1). Parliamo, sempre guardando ai numeri complessivi, di un bus ogni 93 auto e di una bici ogni 101 auto (con punte negative di un bus ogni 344 auto e una bici ogni 282 auto rilevate in piazza Rebaudengo).

Nel corso di “Muoviamoci bene”, inoltre, è stata presentata la ricerca CittAccessibili, di Legambiente e Fondazione Serono, che ha coinvolto i Comuni capoluogo di provincia di tutto il Paese nell'elaborazione di un quadro nazionale della situazione attuale dei centri urbani per quanto riguarda l'accessibilità dei servizi comunali ai diversamente abili. È stato predisposto un questionario indirizzato alle 104 città capoluogo che interroga i Comuni su 56 diversi indicatori divisi in cinque grandi aree: una generale, relativa ai diversi aspetti dell’accessibilità di aree ed edifici pubblici e privati, le altre specifiche per lo spazio pubblico, i trasporti, i servizi, gli investimenti. Al questionario ha risposto oltre il 70% dei Comuni interpellati (73 su 104). Anche a Torino la situazione non appare ottimale, sebbene il capoluogo piemontese abbia risposto in maniera molto dettagliata al questionario. Il Comune infatti dichiara di avere un ufficio preposto al tema Accessibilità e ha una politica dedicata per gli uffici comunali, per le scuole, per i trasporti e per i musei. L'ente ha predisposto anche una app dedicata a facilitare la fruizione di servizi pubblici da parte di persone con disabilità. A Torino, sulla base delle linee di indirizzo approvate dal Consiglio Comunale a ottobre 2015, è in corso di elaborazione il PEBA (Piano per l'Eliminazione delle Barriere Architettoniche), obbligatorio tuttavia già dal 1986. Il sito web istituzionale è conforme ai requisiti di accessibilità per tutti.

Il Gruppo Torinese Trasporti, che gestisce la rete di trasporto pubblico cittadina, ha da diversi anni al suo interno la figura del disability manager. L’85% delle fermate urbane risulta accessibile, percentuale che scende a quota 77% se si prendono in considerazione anche le fermate suburbane. Attualmente tutti i bus sono pienamente fruibili anche dai diversamente abili, mentre solo il 50% dei tram è attrezzato per essere davvero accessibile a tutti. La restante metà verrà sostituita con la prossima gara, per cui entro due anni tutti i mezzi avranno il pianale ribassato. Tra le note negative, inoltre, il fatto che nel capoluogo piemontese non esista un disability manager – anche se è stata annunciata proprio in questi giorni la volontà di istituire questa figura a breve – né un censimento dei residenti con disabilità. Il palazzo sede principale del Comune, infine, così come parte dei giardini e parchi pubblici, non sono ancora pienamente accessibili a tutti. Infine, Torino dichiara di avere stanziato nel 2018, poco più di 188 mila euro per interventi tesi a migliorare l'accessibilità per tutti, cominciando dall’eliminazione delle barriere architettoniche.

Dopo la tappa piemontese, il viaggio del Treno Verde prosegue verso Milano, per l'ultima tappa del tour che, a partire dallo scorso 18 febbraio, ha toccato già 11 città italiane. A bordo ci saranno come sempre le migliori esperienze italiane impegnate sul fronte della sostenibilità ambientale, come il consorzio Ecopneus, partner principale del Treno Verde; i partner sostenitori Enel X e Ricrea; i partner Bosch, Iterchimica, Montello, Valorizza (brand di Sma e Gemmlab); i partner tecnici Con.Tec, Ecoplus, 100% Campania - Formaperta e come le esperienze dei partner start up Lime e Movecoin. Media partner del tour del convoglio ambientalista sono la Nuova Ecologia e QualEnergia. Gli allestimenti delle carrozze sono stati curati, invece, dall'Accademia delle Arti e nuove tecnologie di Roma.

Ufficio stampa Treno Verde: +39 349 197 95 41 - trenoverde@legambiente.it
Il Treno Verde è una campagna di Legambiente e Ferrovie dello Stato Italiane con il patrocinio del Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare

martedì 19 marzo 2019

YOUTH ALPINE INTERRAIL: SCOPRI LE ALPI A PREZZI RIDOTTI SUI MEZZI PUBBLICI E PARTECIPA AGLI EVENTI A FELDKIRCH E BERNA, SPESE COPERTE!


Viaggiare in treno, scoprire le Alpi, affrontare sfide sostenibili: anche quest’anno il progetto “Youth Alpine Interrail” alimenta la passione per i viaggi attraverso le Alpi. Candidature aperte fino al 7 aprile.
Scoprire otto Stati alpini e allo stesso tempo viaggiare in modo rispettoso del clima con i mezzi di trasporto pubblici a partire da 50 euro: i giovani tra i 16 e i 27 anni possono richiedere il “Youth Alpine Interrail Pass” fino al 7 aprile 2019. Quest’anno il 7 giugno a Feldkirch/A si terrà un evento di avvio, nel corso del quale i viaggiatori potranno conoscersi in anticipo e pianificare insieme il viaggio. Viaggiare plastic free per una settimana, contare le api o parlare con un’altra persona sul clima: sfide sostenibili sui social media, un concorso fotografico e di racconti arricchiscono il viaggio e rafforzano la consapevolezza del nostro ambiente.

100 ragazzi riceveranno un invito (con spese coperte) all’evento kick-off a Feldkirch/AT il 7 giugno e a una festa di chiusura in autunno 2019 a Berna/CH. La registrazione è aperta entro il 7 aprile, tramite il modulo sul sito http://yoalin.org/application/ ·

Potranno partecipare ragazzi tra 16 e 27 anni. · L’obiettivo è di promuovere la mobilità sostenibile, uno stile di vita rispettoso dell’ambiente tramite le “Yoalin-Challenges” e di fare rete tra i giovani nelle Alpi. Tutti i dettagli li troverete qui: yoalin.org. Siamo anche su Instagram e facebook (Youth Alpine Interrail)


domenica 3 febbraio 2019

PENDOLARIA 2018: CONTINUA L'EMORRAGIA DEI PENDOLARI


 
Torino, 30 gennaio 2019                          Comunicato stampa                                                                          

Legambiente presenta Pendolaria, il Rapporto sullo stato del trasporto ferroviario in Italia

Treni, in Piemonte scende il numero dei pendolari. Legambiente: “Servono risorse per il servizio ferroviario regionale. I dati dimostrano che la Tav è una falsa priorità”

Legambiente: “Nel 2019 si rischia un taglio del servizio. Basta parlare di Tav; qual è la strategia di Governo e Regione per i pendolari?”


C’è un’Italia in movimento, che aspetta il treno. Il trasporto ferroviario è un po’ lo specchio del Paese e delle sue contraddizioni, con segnali di straordinaria innovazione e regioni dove, invece, il degrado del servizio costringe centinaia di migliaia di persone a rinunciare a prendere il treno per spostarsi. A raccontare quanto succede sulle ferrovie italiane è il rapporto Pendolaria di Legambiente, che dal 2008 analizza ogni anno la situazione del trasporto ferroviario in Italia, con numeri e storie e il duplice obiettivo di illustrare i risultati di politiche e investimenti e di dare forza alla costruzione di un paese più sostenibile.

Il numero dei passeggeri a livello nazionale aumenta, toccando quota 5,59 milioni e segnando un nuovo record rispetto al 2012 (+7,9% in 4 anni). Sono infatti 2 milioni e 874 mila coloro che ogni giorno usufruiscono del servizio ferroviario regionale e 2 milioni e 716 mila quelli che prendono ogni giorno le metropolitane, presenti in 7 città italiane, in larga parte pendolari. E per entrambi i numeri sono in crescita, come per l’alta velocità. Ma il paradosso c’è: diminuiscono i chilometri di linee disponibili e la crescita nasconde differenze rilevanti nell’andamento tra le diverse Regioni e tra i diversi gestori
In alcune parti del Paese la situazione è migliorata, mentre in altre è peggiorata e si è ampliata la differenza nelle condizioni di servizio. 

Se tra Firenze e Bologna, per esempio, l’offerta di treni non ha paragoni al mondo, con 162 treni che sfrecciano a 300 km/h nei due sensi di marcia ogni giorno, in diverse parti del Piemonte migliaia di persone non prendono più il treno per via dei tagli e del degrado del servizio. Il trasporto ferroviario soffre in particolar modo della riduzione dei finanziamenti statali, con una diminuzione delle risorse stanziate tra il 2009 e il 2018 pari a -20,4%, a cui si potrebbe aggiungere nel 2019 un ulteriore taglio di 300 milioni, per una clausola di salvaguardia nella legge di Bilancio che ha buone probabilità di scattare vista la situazione economica. A quel punto le risorse in meno sarebbero oltre il 6%, rispetto allo scorso anno, con la conseguenza di vedere meno treni nelle Regioni.

In Piemonte i dati indicano che l’emorragia di pendolari degli anni scorsi non si è ancora arrestata. Per questo ci auguriamo che la riapertura ad inizio anno della linea Saluzzo-Savigliano non resti una notizia positiva ma isolata, e che vengano gettate le basi per la riapertura di tutte le linee tagliate nel 2011 -dichiara Fabio Dovana, presidente di Legambiente Piemonte e Valle d’Aosta-. Quella delle grandi opere è una falsa priorità e i numeri lo dimostrano in modo lampante. Il vero deficit da colmare è nelle città e in un servizio ferroviario regionale con troppe carenze. Più che di una sterile e inopportuna campagna pro-Tav il Piemonte ha bisogno di affrancarsi dal ruolo di fanalino di coda tra le regioni del Nord Italia, investendo con forza a favore di un trasporto ferroviario pendolare di qualità”.

In Piemonte nel 2017 sono state in media 166.445 le persone che ogni giorno hanno preso un treno, in diminuzione rispetto al 2016 quando si attestavano a 167.556 mila. Per tornare almeno ai 175.400 viaggiatori del 2011, anno in cui sono state cancellate 14 linee cosiddette “minori”, per Legambiente servono maggiori investimenti. In Piemonte gli stanziamenti per il servizio ferroviario si attestano a 5,51 milioni di euro l’anno, appena lo 0,05% del bilancio regionale. Il paragone con le vicine regioni del Nord Italia non regge: la Lombardia stanzia per il servizio ferroviario 176 milioni di euro, l’Emilia Romagna 37 milioni di euro, il Veneto 16,7 milioni.

L’Italia, insomma, è spaccata a metà, con 9 Regioni e le due Province autonome in cui i passeggeri sono aumentati e 10 in cui sono diminuiti o rimasti invariati. Cresce il numero di persone che prende il treno al nord - come in Lombardia (750 mila), è triplicato dal 2001 in Alto Adige, raddoppiato in Emilia-Romagna, cresciuto di 60 mila in Puglia. Analoghi i successi della metropolitana a Milano (con più passeggeri delle altre 6 città italiane dotate di metro), dei tram a Firenze e a Bergamo. Molto diversa la situazione del Piemonte dove a causa delle linee soppresse i passeggeri sono calati del 4,4% mentre è drammatica in particolare la situazione in Sicilia, dove si è passati da 50.300 a 37.600 viaggiatori (dal 2009 ad oggi) in una Regione con 5 milioni di abitanti e grandi spostamenti pendolari, e in Campania dove si è passati da 413.600 viaggiatori a 308.500 (ma con un trend in risalita negli ultimi anni).

“Sono tanti i segnali positivi dalle città e dalle Regioni -commenta Edoardo Zanchini, vicepresidente nazionale di Legambiente- che mostrano una disponibilità delle persone a usare treni e trasporto pubblico locale, confermata da tutte le indagini. Quest’anno raccontiamo con tante storie proprio come ovunque siano arrivati nuovi treni, sia stato migliorato il servizio e il numero dei passeggeri sia cresciuto in modo esponenziale. Ma sono troppe le Regioni in cui, al contrario, è stato ridotto il numero dei treni, sono diminuiti anche i pendolari che ne usufruiscono e sono stati costretti a usare i mezzi privati. I risultati prodotti dagli investimenti dimostrano che si può davvero migliorare la vita delle persone, riducendo l'inquinamento e le emissioni di gas serra generate dai trasporti, ma occorre avere una chiara idea dei problemi da affrontare, per allargare il cambiamento a ogni parte d'Italia. Se si vuole davvero migliorare la situazione per i pendolari, gli ambiti di intervento sono quattro: aumentare le risorse, coordinare e controllare quanto avviene sulla rete, cambiare le priorità infrastrutturali e fermare il taglio delle cosiddette linee secondarie. 
Ad oggi -prosegue Zanchini- non si è capito quale idea abbia il governo per il rilancio dell’offerta per i pendolari e per il trasporto pubblico locale. Si fa un gran parlare di Tav, ma il rischio è che come nelle precedenti legislature vadano avanti solo le autostrade, mentre le opere che servono ai pendolari rimangono ferme, rinviate e incompiute”.

Il cambiamento avvenuto negli spostamenti nazionali è rilevante, con numeri comunque inferiori rispetto alle tratte regionali: 40 mila persone circa che prendono ogni giorno gli Intercity e 170 mila l’alta velocità (tra Frecce di Trenitalia e Italo) per spostarsi su collegamenti nazionali. Le persone che prendono il treno ogni giorno aumentano sia sui treni a lunga percorrenza, in particolare con il clamoroso successo dell’alta velocità, sia sui treni regionali e sulle ferrovie metropolitane, purché ci siano. Perché se in questo inizio di secolo sono state costruite nuove linee ad alta velocità per 1.213 chilometri, nel frattempo sono avvenute cancellazioni per 1.120 km è sospensioni in altri 321 km, in territori rimasti ora senza collegamenti ferroviari.

Come poche volte in passato, i pendolari sono stati al centro degli annunci del ministro delle Infrastrutture in questo inizio di legislatura. E nel contratto di governo tra i due partiti che compongono la maggioranza l’impegno è scritto con chiarezza. Tuttavia, in questi mesi, anche in conseguenza del crollo del viadotto Morandi a Genova, al centro dell’attenzione politica ci sono state le scelte sulle grandi opere. Nella legge di bilancio ci sono alcune misure positive per interventi nelle città e sulla rete ferroviaria. Inoltre è stato istituito un fondo presso il ministero dell’Economia finalizzato al rilancio degli investimenti delle amministrazioni centrali dello Stato e allo sviluppo del Paese e una quota del fondo è destinata alla realizzazione, allo sviluppo e alla sicurezza di sistemi di trasporto pubblico di massa su sede propria. Purtroppo negativa e in continuità con il passato è la scelta di destinare ingentissime risorse all’autotrasporto anche in questa legge di bilancio. Sono stanziati 1,58 miliardi di euro per le esenzioni dell’accisa all’autotrasporto merci, a cui si sommano 240 milioni di euro per rimborsi vari. Va ricordato poi che nel decreto Genova sono stati previsti 20 milioni di euro per gli autotrasportatori.

Secondo Legambiente se il ministro Toninelli vuole davvero rilanciare il trasporto ferroviario pendolare deve aumentare le risorse, perché quelle attuali sono di oltre il 20% inferiori al 2009, e rischiano di ridursi ulteriormente se non si blocca la clausola nella legge di bilancio. Il ministero delle Infrastrutture deve poi esercitare un vero ruolo di coordinamento e controllo sulla rete, per evitare che continuino tagli e disservizi in alcune Regioni. E occorre cambiare le priorità infrastrutturali: mancano 10 miliardi di euro per le 26 incompiute che servono ai pendolari italiani, individuate da Legambiente, mentre sono previste ingenti risorse per autostrade e altre strade. Secondo Legambiente, la sfida per il rilancio del servizio ferroviario in Italia consiste nel puntare sulle città, che sono il cuore della domanda di trasporto nel nostro Paese, sul Sud, dove i ritardi e i problemi sono incredibili, e su un progetto di mobilità sostenibile per la grande area inquinata della Pianura Padana. “Nel rapporto presentiamo proposte concrete che consentirebbero di rilanciare le città e l’economia italiana. Ci auguriamo che il governo del cambiamento scelga di percorrere questa strada” aggiunge Zanchini.

Legambiente sottolinea come nel bilancio dello Stato già esistano le risorse per realizzare un salto di qualità nel servizio ferroviario. Il problema è di indirizzare le rilevanti risorse presenti in maniera differente rispetto ad oggi, ridisegnando con chiari obiettivi le entrate legate ai trasporti (accise, Iva, tariffe autostradali, ecc.) e le voci di spesa (sussidi all’autotrasporto, servizio ferroviario, infrastrutture). In particolare per rilanciare il trasporto ferroviario servono risorse per: potenziare il servizio ferroviario regionale, e per garantire che il numero di treni sulla rete aumenti servono almeno 500 milioni di euro all’anno da destinare al fondo per il TPL e il trasporto ferroviario regionale per potenziare il servizio al sud con Intercity e Frecce; rilanciare gli investimenti infrastrutturali davvero utili al sud e nelle città, garantendo che almeno 2 miliardi di euro all’anno dei fondi introdotti con le Leggi di Bilancio 2018 e 2019 per gli investimenti dello Stato siano indirizzati a nuove linee di tram e metropolitane nelle città; acquistare nuovi treni per potenziare il servizio regionale e intercity, aggiungendo agli investimenti previsti almeno 600 milioni di euro all’anno per continuare il rinnovo del parco regionale circolante.

Dossier completo:



Ufficio stampa Legambiente Piemonte e Valle d'Aosta: 011.2215851 – 349.2572806
www.legambientepiemonte.it – www.facebook.com/legambientepiemontevalledaosta



venerdì 5 gennaio 2018

SEGNALAZIONE DAL CIRCOLO VERDEBLU LEGAMBIENTE DI CASALE MONFERRATO

Riceviamo e volentieri diffondiamo con preghiera di sottoscrivere

Rendere gratuiti i biglietti di treni e bus per bambini fino 15 anni.
Firmiamo la petizione

Comunicato stampa
Rendere gratuiti i biglietti di treni e bus per bambini fino 15 anni

E’ stata lanciata da pochi giorni una petizione che sta già raccogliendo migliaia di adesioni. La petizione è rivolta a Trenitalia e alle Regioni e chiede di rendere gratuiti i biglietti di treni e bus per bambini fino 15 anni, come già avviene in vari paesi esteri, oltre che in regioni come la Lombardia e l’Alto Adige. La petizione è stata lanciata da tre genitori, attivisti per la mobilità sostenibile: Linda Maggiori (tra i finalisti come ambientalista dell’anno 2017, vincitrice del premio speciale per lo stile di vita sostenibile e amico dell’ambiente), Sara Poluzzi (bolognese, tre anni fa con un’altra petizione convinse Trenitalia e la Regione Emilia Romagna a ripristinare l’abbonamento treno+bici) e Carlo Severini.
Dobbiamo incentivare la mobilità sostenibile tra le famiglie!

Il link è:
http://bit.do/bimbi

Viaggiare con un bambino su bus e treni è educativo ed ecologico, ma purtroppo in Italia le famiglie sono poco incentivate a farlo dalle tariffe esistenti, soprattutto se la famiglia è numerosa.
Questo ha imponenti risvolti economici per le famiglie e, su larga scala, sulla società e sull’ambiente: incentivando l’uso dell’auto, si alimenta il traffico motorizzato, con il suo carico gravoso per la qualità dell’aria, di vita e la salute. Bambini e ragazzi non abituati all’uso del mezzo pubblico, diverranno adulti che sceglieranno sempre e solo il mezzo privato, aggravando il traffico già critico in tutte le maggiori città italiane. E il traffico porta con sé inquinamento, malattie, morti (circa 3500 persone muoiono ogni anno per incidenti stradali, tra cui moltissimi bambini! dati Istat).
Lo sanno bene in tutta Europa, dove in molti Paesi come Svizzera, Francia, Olanda, Germania…i bambini ed i ragazzi viaggiano gratis sui mezzi pubblici.
LE TARIFFE IN ITALIA:
In Italia esistono sconti per famiglie, ma sono poco vantaggiosi e non estesi a tutti i treni e mezzi pubblici e non uniformi tra regioni.
Nei dettagli:
–          Sui treni regionali i bambini sotto i 4 anni non pagano (ma non hanno diritto al posto a sedere); dai 4 anni a 12 anni esiste uno sconto del 50% o del 30% a seconda delle regioni. Dai 12 anni tariffa piena.
–          Sui treni IC Notte e Espressi esiste uno sconto Offerta Familia, che prevede una riduzione del 50% per i ragazzi 4-14 anni e del 20% per gli adulti per nuclei familiari da 2 a 5 persone.
–          Sulle Frecce e Intercity, si applica la tariffa Bimbi Gratis, ovvero i ragazzi sotto i 15 anni, facenti parte di un gruppo familiare 2-5 persone non pagano. Ma l’agevolazione è valida solo se gli adulti pagano la tariffa Base e non è valida per tariffa Economy. Spesso e volentieri quindi l’agevolazione Bimbi Gratis costa di più della tariffa Economy, e non viene sfruttata dalle famiglie in viaggio.
–          Nei bus i bambini sopra un metro di altezza, o sopra i 6 anni, pagano la tariffa piena. Ma ogni regione decide le proprie regole.
 COSA CHIEDIAMO:
Chiediamo alle Regioni di agevolare le famiglie in viaggio, integrando le tariffe di tutti i mezzi pubblici (treni regionali, bus, tram, metro), rendendo gratuiti i biglietti per bambini e ragazzi almeno fino ai 15 anni (compiuti). Un modello positivo è l’agevolazione “Io viaggio in famiglia” della regione Lombardia o l‘Alto Adige Pass per bambini e giovani fino 27 anni di età.
Chiediamo a Trenitalia di migliorare le offerte per le famiglie, rendendo effettivamente gratuiti i biglietti per bambini e ragazzi (fino 15 anni), nelle Frecce e IC, (indipendentemente dalla tariffa Economy o Base degli adulti che li accompagnano).
Anche il trasporto delle bici dei bambini e dei ragazzi nei mezzi pubblici dovrebbe essere gratuito.
Questo avrebbe un sicuro ritorno in termini economici, di turismo, di salute e di qualità di vita dei ragazzi e delle famiglie. 
Siamo ovviamente disponibili a valutare altre valide alternative tariffarie che rendano economicamente sostenibile viaggiare in treno e mezzi pubblici per le  famiglie.
 Incentivare la mobilità sostenibile è una priorità non più derogabile!
Linda Maggiori
Faenza, Italia
Questa petizione sarà consegnata a:
  • Trenitalia
    Trenitalia
  • Trenord S.p.A.
  • Trasporto Ferroviario Toscano
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martedì 20 dicembre 2016

PENDOLARIA 2016: I FONDI ALL'ALTA VELOCITA' SOTTRAGGONO RISORSE AL TRASPORTO PENDOLARE


Vi segnaliamo che tra le 10 linee ferroviarie peggiori d'Italia risultano quest'anno la Casale Monferrato-Vercelli, la Casale Monferrato-Mortara e la Genova-Acqui Terme..
Altri dati salienti per il Piemonte: dal 2010 al 2016 il
servizio ferroviario è stato tagliato complessivamente dell'8,4%, mentre negli stessi anni si è registrato un aumento tariffario del 47,3%.







Roma, 12 dicembre 2016                             Comunicato stampa



Muoversi ogni giorno con treni vecchi, lenti e sovraffollati:
Legambiente lancia Pendolaria 2016 (www.pendolaria.it)
e presenta le 10 linee peggiori per il viaggiatore pendolare


Roma – Ostia Lido e Circumvesuviana in cima alla classifica delle tratte più problematiche

In Abruzzo, Basilicata e Sicilia i treni più vecchi



Guasti tecnici, ritardi imprecisati, sovraffollamento mettono alla prova ogni giorno quei milioni di cittadini che utilizzano il treno per raggiungere il luogo di lavoro o studio. E mentre cresce ancora l’offerta del servizio ad alta velocità (+276% dal 2007 sulla Roma-Milano), le condizioni in molti casi continuano a peggiorare per chi si muove sulla rete secondaria, sugli intercity e sui regionali dove invece si sono ridotti i treni (in 15 Regioni) o sono state aumentate le tariffe (in 16 Regioni).

Come ogni anno, all’entrata in vigore dell’orario invernale, Legambiente lancia la campagna Pendolaria, con una prima analisi della situazione del trasporto ferroviario pendolare in Italia e la lista delle 10 peggiori linee, mentre l’analisi puntuale dei finanziamenti e dei processi organizzativi verranno presentati nel rapporto previsto a gennaio 2017.



Complessivamente dal 2010 a oggi, a seguito della riduzione dei trasferimenti da parte dello Stato, si possono stimare tagli nel servizio ferroviario regionale pari al 6,5% e negli intercity del 19,7%. Solo in pochissime regioni è aumentato il servizio (il caso migliore è la Provincia di Bolzano), in tutte le altre è stato ridotto o è numericamente rimasto uguale ma con tagli su alcune linee, mentre sono cresciute le tariffe. Non tutti i pendolari sono uguali quindi. Alcuni sono più sfortunati di altri. Sono innanzi tutto quelli delle grandi città, dove i numeri di chi si muove ogni giorno sono enormi, e quelli che tentano di muoversi su linee cosiddette secondarie. Le dieci linee peggiori indicate da Pendolaria 2016 sono state scelte in base a criteri relativi alla qualità del servizio, alle proteste degli utenti per i problemi di ritardi e tagli dei treni, alla tipologia dei treni utilizzati sia per capienza sia per età, alla disponibilità di orari adatti all’utenza pendolare, alla frequenza dei convogli, alla condizione delle stazioni.



“Il trasporto ferroviario pendolare deve diventare una priorità nazionale – ha dichiarato il vicepresidente di Legambiente Edoardo Zanchini – negli investimenti e nelle attenzioni. Oggi non è così, e su troppe linee la situazione in questi anni è addirittura peggiorata, con meno treni, convogli vetusti, ulteriori tagli ad interi collegamenti. Emblematica è la situazione della Roma-Ostia Lido e della Circumvesuviana dove ogni giorno oltre 300mila persone subiscono le conseguenze di una gestione indegna per un paese civile. Ma questo non è più accettabile. Il nuovo Governo deve individuare le risorse per il rilancio del trasporto pendolare e procedere al commissariamento dove le Regioni non sono in grado di garantire il servizio”.



Anche quest’anno a guidare la poco onorevole classifica delle tratte peggiori troviamo la Roma –Ostia Lido e la Circumvesuviana: nella prima il servizio della linea suburbana gestita da Atac appare totalmente inadeguato alla domanda di spostamento dei circa 100.000 studenti e lavoratori quotidiani. Guasti e problemi tecnici si ripercuotono sugli utenti tra corse che saltano senza che venga fornita un’adeguata informazione e continui ritardi. I circa 28 km che separano la stazione di Porta San Paolo a Ostia Lido vengono coperti con lentezza esasperante da treni vecchi (spesso di oltre 20 anni), sovraffollati, privi di aria condizionata d'estate o riscaldamento d’inverno. Stessa situazione nelle stazioni: le biglietterie solo nel 21,4% dei casi, nel 78,6% non vi è la presenza di personale ferroviario, o è saltuaria, nell’85,7% dei casi i tabelloni elettronici degli orari sono guasti. La Circumvesuviana invece, collega un’area metropolitana di circa due milioni di abitanti e si estende per 142 km distribuiti su 6 linee e 96 stazioni. Qui il pendolare non fa più caso ai ritardi. La speranza, semmai, è che la corsa non venga cancellata e che si arrivi a destinazione senza gravi intoppi perché il peggio non sarebbe il probabile guasto ma l’incidente o il principio di incendio, oppure il finestrino preso a sassate. Fino al 2003 la Circumvesuviana assicurava più di 500 corse al giorno ma oggi i numeri sono dimezzati. Salvo guasti, oggi viaggiano 56 treni, ma ne occorrerebbero almeno 70 per garantire un servizio dignitoso. Ma la débâcle riguarda tutta l’Eav, l’holding (Circumvesuviana, Cumana, Circumflegrea e Metrocampania NordEst) con deciso crollo di utenti su tutte le tratte: da 40 milioni (nel 2010) a 27 milioni sulla Circumvesuviana, da 20 a 11 milioni quelli della Sepsa (Cumana e Circumflegrea); da 67 milioni a 40 quelli di MetroCampania Nordest.

Al terzo posto troviamo la Reggio Calabria-Taranto, la linea che dovrebbe unire le regioni del Sud, i centri turistici e i porti, garantendo un servizio di qualità per studenti, turisti, lavoratori, attualmente in uno stato di grave degrado. Solo 4 collegamenti al giorno da Reggio a Taranto, per una durata minima di 6 ore e 15 minuti, ma con tre cambi e un tratto in pullman. Molti i tagli: 20% dal 2010, e le cancellazioni: 2 intercity, 4 intercity notte, 5 treni espresso, 7 treni espresso cuccetta, 2 treni interregionali. Al quarto posto troviamo la Messina-Catania-Siracusa, ma va detto che tutte le tratte siciliane sono scomode e inefficienti, a danno dei siciliani e dei turisti che giungono sull’isola, con solo 429 corse regionali in tutta la regione (sono 2.300 in Lombardia). Su questa linea che collega tre grandi città siciliane, con intensi traffici commerciali e turistici negli ultimi 15 anni i treni si sono ridotti del 41% e viaggiano meno veloci. Grave è anche lo stato di degrado delle stazioni. La Cremona-Brescia occupa il quinto posto grazie a treni più lenti oggi di 15 anni fa (34 minuti nel 2002, 58 oggi), ritardi, soppressioni, carrozze sovraffollate, disagi dovuti allo spostamento del sottopasso di Brescia per i lavori dell'alta velocità. Materiale rotabile tra i più vecchi (treni con 25/30 anni di età) e servizio ancora parzialmente effettuato da automotrici diesel.

La Pescara-Roma, al sesto posto, è una linea su cui pochissimi pendolari oramai prendono il treno malgrado gli spostamenti intensi tra le due Regioni e i tanti centri lungo la direttrice. La ragione? Ogni giorno il numero di pullman è tre volte quello dei treni, e su gomma si viaggia più veloci e più comodi con collegamenti che vanno dalla mattina presto alla sera tardi. La linea avrebbe bisogno di investimenti per velocizzare i collegamenti, visto che solo 15 km su 240 sono a doppio binario. La beffa è che con il nuovo orario sono stati inseriti dei treni Jazz per velocizzare gli spostamenti, ma l’offerta vale solo per quei pendolari che da Pescara vanno verso Roma la mattina e tornano la sera, e non viceversa, e in ogni caso è meno competitiva del pullman.

Al settimo posto troviamo i collegamenti per Casale Monferrato, con la linea per Vercelli e quella per Mortara che sono state chiuse a seguito del tagli decisi dalla Regione Piemonte. Fino a pochi anni fa da Casale Monferrato si poteva andare a Vercelli in 18 minuti, con diversi collegamenti diretti al giorno, e si poteva andare a Mortara in 25 minuti, anche qui con diversi collegamenti attraverso una linea diretta. Oggi ci vogliono fino a due ore in entrambe le direttrici perché costretti a cambi. In alternativa ci sono i pullman, comunque più lenti del servizio treni che esisteva fino a pochi anni fa.

La tratta Bari-Martina Franca-Taranto si colloca al ottavo posto grazie alla lentezza dei treni (41 kmh) e alla presenza del binario singolo per gran parte della tratta che, secondo uno studio della Regione Puglia, potrebbe potenzialmente servire oltre 700 mila persone tra pendolari e turisti. Circolazione ridotta al minimo per motivi di sicurezza, continui guasti, sovraffollamento delle carrozze e informazione inadeguata hanno determinato, in alcune occasioni, la reazione dei pendolari esasperati. Al nono posto troviamo i 52 km a binario unico della Treviso-Portogruaro utilizzata soprattutto dagli studenti e dagli utenti dell’Ospedale Riabilitativo di Motta di Livenza. Negli ultimi mesi i servizi su questa linea hanno subìto un graduale peggioramento, con forte riduzione dei convogli soprattutto nel pomeriggio, e uso di mezzi vecchi (almeno 35 anni) con velocità media di soli 50 kmh.

Tra le 10 linee peggiori anche la Genova-Acqui Terme. Tratta con 46 km a binario unico, che ha subito forti tagli, caratterizzata da ritardi cronici dovuti a problemi durante l’attraversamento dei passaggi a livello, ai lavori di potenziamento della stazione di Rossiglione e quelli tra Genova Brignole e Genova Principe. Eppure è una linea di collegamento con la Regione Piemonte che attraversa molti nodi del pendolarismo nell’area genovese e che potrebbe rappresentare una alternativa all’utilizzo dell’auto per tanti lavoratori e studenti.

Nel complesso, in Italia sono quasi 3.300 ogni giorno i treni del servizio regionale. Il 69% dei treni in circolazione supera i 15 anni d’età, con differenze marcate tra le regioni del centro-nord e quelle del sud. Nel dettaglio, la regione con la più alta età media dei treni è l’Abruzzo, con 24,1 anni di età seguito dalla Basilicata con una età media dei treni di 23,3 anni e dalla Sicilia, con 23,2. L’età media nazionale è pari a 17,2 anni, migliorata rispetto allo scorso anno (era 18,6), per gli investimenti di alcune Regioni, per i nuovi contratti di servizio con Trenitalia che prevedono la sostituzione di 450 treni e, in alcuni casi, per la dismissione di quelli più vecchi (Puglia e Lombardia).



“Il nostro Paese ha bisogno di una cura del ferro a partire dalle città – ha concluso Zanchini -, per consentire al trasporto pendolare di raggiungere la stessa qualità ed efficienza dell’Alta velocità. In questi anni è mancata una regia nazionale rispetto a un servizio ferroviario pendolare trasferito alle Regioni, che ha avuto come conseguenza tagli e aumenti delle tariffe senza che si fissassero obiettivi di efficienza del servizio o controlli su quanto avveniva nelle linee. Occorre dare speranza ai pendolari che la situazione possa migliorare, e ciò potrà avvenire solo trovando risorse per aumentare il servizio e per acquistare treni nuovi”.



Per i prossimi anni non sono previsti finanziamenti atti ad aumentare i treni in circolazione, con la conseguenza che nelle tratte non ad Alta Velocità si rischiano ulteriori tagli nel servizio. Inoltre, secondo Legambiente, occorre garantire gli stessi standard di sicurezza e qualità su tutte le linee del Paese. Quello che il drammatico incidente del 12 Luglio, tra Andria e Corato, ha evidenziato è che tra le diverse linee ferroviarie regionali in Italia esistono situazioni molto diverse anche in termini di sicurezza. Se la prima decisione che il Governo ha preso, di avere un'unica Agenzia per la sicurezza con gli stessi e più stringenti standard, va nella direzione giusta ora dobbiamo garantire la stessa qualità del servizio in tutta Italia. E quando si hanno situazioni come quelle delle linee Roma-Ostia Lido o Roma-Viterbo gestite da Atac, delle linee Circumvesuviana, Cumana e Circumflegrea, Alifana gestite da EAV in Campania, su cui viaggiano ogni giorno quasi 300mila persone in situazioni disastrose, e inaccettabili, è evidente che occorra cambiare quanto prima. Per Legambiente occorre quanto prima trasferire la gestione delle infrastrutture regionali a RFI, per realizzare subito investimenti in sicurezza e efficienza delle linee, e poi affidare il servizio attraverso gare europee per garantire i diritti di chi ogni giorno prende il treno a Roma o Napoli come in tutte le altre città italiane.



Tabella dei tagli ed aumenti tariffari
Regioni
Tot. tagli ai servizi
(2010– 2016)
Tot. aumenti tariffe
(2010 – 2016)
Abruzzo
-9,8%
+25,4%
Basilicata
-18,9%
-
Pr. Bolzano
-
-
Calabria
-26,4%
+20%
Campania
-15,1%
+36,1%
Em. Romagna
-3,9%
+19,1%
Friuli V. Giulia
-4,4%
+14,9%
Lazio
-
+15%
Liguria
-13,8%
+41,24%
Lombardia
-
+30,3%
Marche
-2,2%
-
Molise
-
+9%
Piemonte
-8,4%
+47,3%
Puglia
-3,6%
+11,3%
Sardegna
-1%
+9%
Sicilia
-12,1%
+7,7%
Toscana
-3,7%
+24,2%
Pr. Trento
-3,2%
-
Umbria
-3%
+25%
Valle d’Aosta
-
-
Veneto
-
+15%
Abruzzo
-9,8%
+25,4%
Legambiente 2016.
*Le corse effettuate da FAL riguardano la Regione Basilicata
e la Regione Puglia.


 Età media del materiale rotabile per regione
Regione
Età media materiale rotabile
Treni con più di 15 anni
1) Abruzzo
24,1
60,5%
2) Basilicata
23,3
67,4%
3) Sicilia
23,2
63,5%
4) Calabria
22,1
71,3%
5) Liguria
20,1
70,5%
6) Puglia
19,7
46,9%
7) Lombardia
18,6
49,9%
8) Campania
18,3
70,3%
9) Umbria
18,2
78,8%
10) Marche
18,2
44,2%
11) Sardegna
17,9
72,4%
12) E. Romagna
17,7
70,5%
13) Molise
17,1
77,3%
14) Lazio
16,9
27,1%
15) Piemonte
16,3
36,1%
16) Pr. Trento
13,6
47,2%
17) Friuli V.Giulia
13,2
35,9%
18) Veneto
12,3
27,7%
19) Pr. Bolzano
12,2
37,3%
20) Toscana*
10,6
18,5%
21) Valle d’Aosta
9,2
18,50
ITALIA
17,2
69,1%
Legambiente 2016
Nota: rispetto allo scorso anno i revamping di treni e carrozze sono stati inclusi nella media delle regioni.
*La flotta Trenitalia in Toscana include alcuni convogli assegnati ad altre Regioni.






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