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sabato 17 ottobre 2020

LE PREOCCUPAZIONI DEI GEOLOGI SULLA MODIFICA DELLA LEGGE REGIONALE SULL'USO DEL SUOLO

 


Edificio compromesso dall’erosione di sponda di un affluente del Vermenagna a Limone Piemonte

Foto tratta da https://www.geologipiemonte.it/l-ordine/attivit-del-consiglio/articolo/evento-alluvionale-2-ottobre-2020-in-piemonte

 

Nel Paese dell’abusivismo e dei condoni solo gli eventi eccezionali e luttuosi sono stati in grado di spingere la politica ad operare attivamente per la tutela del territorio e da più di mezzo secolo la normativa più che a una vera visione strategica ha risposto alle varie emergenze che abbiamo vissuto.

Facciamo alcuni esempi:

Dopo l’alluvione di Firenze del novembre 1966 lo Stato affida alla Commissione De Marchi il compito di studiare la sistemazione idraulica e la difesa del suolo in Italia. I lavori terminano nel 1970 ma nel Belpaese la pianificazione territoriale (il controllo delle trasformazioni di area vasta del territorio) non ha mai avuto fortuna e la legge sulla Difesa del suolo 183 (che istituisce le Autorità di Bacino) viene approvata ben 19 anni dopo, nel 1989.

Dopo le alluvioni di Tanaro e Po del novembre 1994, nel gennaio 1995 con il Piano Stralcio PS45, l’Autorità di Bacino del Po pianifica gli interventi per ripristinare l’assetto idraulico e le aree di esondazione per poi passare (dicembre 1997) all’adozione del Piano Stralcio delle Fasce Fluviali che vincola le zone soggette a inondazione.

Dopo gli eventi di Sarno del maggio 1998 la legge 267 pone il termine del 30 giugno 1999 per i piani stralcio di bacino (PAI) e la perimetrazione delle aree a rischio idrogeologico con relativo vincolo di inedificabilità.

Dopo gli eventi di Soverato di ottobre e novembre 2000 la legge 365 pone nuovamente un “termine perentorio” del 30 aprile 2001 per la redazione dei piani.

Tuttavia gli enti locali, Regioni comprese, anche se ne facevano parte, non hanno dimostrato “entusiasmo” nei confronti di un ente sovraordinato come l’Autorità di Bacino. Così dopo varie picconate la Difesa del suolo della 183 è finita indebolita e compressa in un capitolo del Decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152 “Norme in materia ambientale”.

Spesso in questo Paese, i vincoli sul territorio riconosciuti indispensabili dopo i dissesti diventano col passare del tempo fastidiosi “lacci e lacciuoli”.

La legge urbanistica regionale del Piemonte, la 56, che Giovanni Astengo chiamò “Tutela e uso del suolo”, è stata modificata dal 1977 ad oggi quarantadue volte. 

Riportiamo di seguito il comunicato dell’Ordine dei Geologi del Piemonte in merito alle ultime modifiche.

 COMUNICATO STAMPA

Evento alluvionale 2 ottobre 2020 in Piemonte: Geologi ed Enti insieme perché non si ripetano disastri

L’Ordine Regionale dei Geologi del Piemonte, nell’esprimere totale solidarietà ed estrema vicinanza alla popolazione colpita dai recentissimi eventi alluvionali che hanno interessato tutto il territorio regionale, non può che manifestare ancora una volta la forte preoccupazione per come continuano ad essere gestite concretamente le politiche territoriali nell’ambito dell’assetto geoidrologico.

Da parte di chi è per definizione in prima fila, sempre, per la tutela e salvaguardia dell’integrità geologica del territorio è diventato ormai inammissibile durante gli eventi alluvionali dover assistere ancora ad immagini di danni connessi, ad esempio, a crolli di edifici, talora anche recenti, situati a ridosso di sponde e di torrenti ovvero ad esondazioni in corrispondenza di ponti già interessati da analoghi eventi. Ed il quadro appare ancor più sconfortante se si considerano le ingenti risorse investite dalla Regione Piemonte dagli anni 2000 per fornire tutti i comuni di adeguati studi geologici finalizzati a indirizzare scelte urbanistiche che preservassero l’equilibrio geoidrologico da continui disastri, dei quali si fatica a tenere aggiornata la contabilità (solo dal 2000 la sequenza è stata 2000, 2002, 2008, 2009, 2011, 2012, 2013, 2014, 2016, 2019 nelle varie zone del territorio piemontese).

Al tempo stesso e di fronte a tali scenari sempre più frequenti, fa letteralmente rabbrividire il solo immaginare cosa potrebbe accadere in un prossimo futuro, quando saranno a regime le recenti normative regionali che consentono, se non addirittura incentivano, in nome della tanto decantata semplificazione, interventi che vanno in direzione opposta a quella che dovrebbe garantire la salvaguardia dei territori e la sicurezza delle popolazioni. Ci si riferisce ad esempio al recente decreto “Riparti Piemonte” (L.R. 13/2020 del 29/5/2020) laddove, accanto a misure apprezzabili finalizzate alla riduzione dei tempi di approvazione dei PRGC, propone misure oggettivamente pericolose, quali l’art. 75, che consente di fatto una riduzione delle fasce di rispetto da fiumi e torrenti o gli artt. 60, 62 e 63, che inficiano l’efficacia degli studi geologici di corredo alla pianificazione urbanistica. Da una parte quindi si interviene, come è corretto, per tamponare le emergenze, dall’altra si (ri)creano le condizioni perché queste emergenze si ripetano nel tempo.

In questa situazione non si può che ribadire, una volta ancora, la piena disponibilità e collaborazione dell’Ordine regionale dei Geologi del Piemonte ad un confronto costante e (si è sicuri) costruttivo con tutti gli Enti preposti, finalizzato a concordare strumenti giuridici adeguati, propedeutici a (nuove) politiche territoriali anche di “decostruzione più consone alla mitigazione del rischio, che consentano un equilibrato sviluppo urbanistico e una corretta tutela del suolo, preservando l’equilibrio idrogeologico del territorio.

 Il Consiglio dell’Ordine Regionale dei Geologi del Piemonte

Torino, 5 ottobre 2020

lunedì 4 marzo 2019

PRESENTAZIONE DEL RAPPORTO ECOMAFIA 2018 A BOSCO MARENGO, VENERDì 8 MARZO 2019 ORE 21.00


Informiamo della prossima iniziativa del Circolo, che avrebbe dovuto tenersi a Voltaggio e che invece è stata spostata a Bosco Marengo a causa di una richiesta irricevibile del gestore della sala che avrebbe dovuto ospitarla.


Il Circolo Legambiente Val Lemme,

in collaborazione con

l'Ente di gestione delle Aree protette del Po vercellese-alessandrino,

ha il piacere di invitarVi alla presentazione del


Rapporto Ecomafia 2018 – 
Le storie e i numeri della criminalità ambientale in Italia

in programma venerdì 8 marzo 2019,
alle 21 presso la sede operativa della Riserva naturale dell’Orba
Mulino comunale di Bosco Marengo - via Marconi 18

Il dossier sarà presentato da Antonio Pergolizzi, Coordinatore dell’Osservatorio nazionale di Legambiente sulle ecomafie. La serata sarà condotta da Mauro Ravarino, giornalista, scrittore e videoreporter che collabora con il manifesto, il Secolo XIX, Diario, Repubblica Tv e Linkiesta

L’illegalità ambientale dai dati  2017

Il 2017 ha registrato un aumento del 18,6% degli illeciti ambientali rispetto all’anno precedente, sommando un totale di 30.692 reati contestati dalle Forze dell’ordine. Ciò significa che sono stati verbalizzati più di 84 reati al giorno, 3,5 ogni ora. Numeri che, se da una parte raccontano un paese ancora afflitto dagli ecocriminali, dall’altra parlano del successo dell’attività di contrasto, che può vantare anche un rinnovato apparato sanzionatorio legato alla legge 68 del 2015.
Nelle quattro regioni a tradizionale insediamento mafioso si sono contate 13.488 infrazioni, quasi il 44% del totale nazionale, 13.413 denunce, 207 arresti e 3.699 sequestri. La Campania è la regina della classifica con 4.382 illeciti (14,6% sul totale nazionale), poi vengono la Sicilia (3.178), la Puglia (3.119), la Calabria (2.809) e il Lazio (2.684), mentre la Liguria è la prima regione del Nord con 1.792 illeciti.
Il numero maggiore di reati è stato contestato nel ciclo dei rifiuti (23,8%), quindi nel campo dei delitti contro gli animali e la fauna selvatica (22,8%), in quello degli incendi boschivi (21,3%) e nel ciclo del cemento (12,7%). (estratto dal rapporto Ecomafia 2018)
Per informazione pubblichiamo anche
il testo della lettera che abbiamo inviato al Sub concessionario della sala di proprietà del comune di Voltaggio, al Comune di Voltaggio e all’Ente Aree protette dell’Appennino piemontese:      
Spettabile Gestore,
comunichiamo che a seguito del contenuto della conversazione telefonica avuta in data 28 febbraio u.s. in merito alla presentazione del rapporto Ecomafia nei locali di Palazzo Gazzolo, siamo costretti ad annullare l’evento  in quanto la richiesta di una censura preventiva su eventuali reati accertati che possano coinvolgere i progetti delle Grandi opere è inaccettabile e confligge con lo scopo della serata che è quello di divulgare i contenuti di un lavoro periodico che Legambiente svolge ormai da anni nell'interesse della collettività.
Riteniamo che la richiesta pervenutaci sia lesiva del diritto d’informare i cittadini in merito a fatti e avvenimenti di interesse pubblico o che accadono in pubblico: tale diritto è principio costituzionalmente garantito (art. 21) e incluso nell'ordinamento italiano tra le libertà di manifestazione del pensiero e si applica a  chiunque, anche non iscritto all'albo dei giornalisti, descriva un avvenimento, o un evento di pubblico interesse, attraverso qualsiasi mezzo di diffusione.
Auspichiamo che il Comune di Voltaggio, proprietario della struttura, e l’Ente Aree protette dell’Appennino piemontese, concessionario della stessa, sappiano trarre le più opportune conclusioni in merito alla gestione di un bene pubblico che non può essere sottratto al soddisfacimento dell’interesse della collettività per il perseguimento di fini personali.
Paola Lugaro
per
LEGAMBIENTE CIRCOLO VAL LEMME
Casa Certosini, 76 – 15060 Voltaggio (AL)

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