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sabato 27 luglio 2019

TAV - LEGAMBIENTE: “CI SONO ALTRE PRIORITA', IL GOVERNO SI CONFRONTI SULLE VERE OPERE PUBBLICHE CHE SERVONO DAVVERO AL PAESE



In un anno di discussione sulla Tav e sul trasporto merci su gomma, l’Esecutivo Conte non ha fatto alcun passo avanti nella direzione di politiche che, sull’esempio svizzero e austriaco, disincentivino il trasporto merci su gomma attraverso leve fiscali e tariffarie”

Sembra che andare al governo faccia completamente perdere l’approccio scientifico e di buonsenso che dovrebbe accompagnare le scelte strategiche nel campo dei trasporti. È capitato a Renzi che è passato dal definire in un suo libro la Torino-Lione “un investimento fuori scala e fuori tempo” ad avvallarne la costruzione, è successo a Salvini che nel proprio repertorio di felpe ha indossato anche quella No Tav ma che ora tanto si spende per proseguirne la realizzazione, è successo in ultimo anche al Movimento 5 Stelle da sempre su posizioni contrarie alla grande opera inutile e ora disponibile a sancire il via libera attraverso il proprio premier. Il tutto in barba alle analisi costi-benefici che negli anni non hanno potuto far altro che decretare l’insostenibilità di un’opera come la Torino-Lione per costi e impatto. E in barba a tutti quei pendolari che vorrebbero avere ogni giorno, sulla tratta casa-lavoro, un servizio adeguato e che invece continuano ad essere esposti a disservizi, a rischi per la propria sicurezza e in molti casi a dover forzatamente scegliere l’auto perché gli è stato tagliato il servizio ferroviario.
È quanto denuncia Legambiente che attraverso la voce del suo Presidente nazionale Stefano Ciafani torna a ribadire come “la Tav, oltre ad essere un’opera inutile e costosa, non sposterà un solo tir dalla strada visto che resterà più economico e facile far “girare” le merci su gomma. È incredibile che in un anno di discussione sull’alta velocità Torino-Lione e sul trasporto merci, nel governo non si sia fatto alcun passo avanti nella direzione di politiche che, sull'esempio svizzero e austriaco, decidano di chiudere al trasporto su strada o a tassarlo. Invece di investire sulle grandi opere inutili, il Governo abbia il coraggio di ridurre la quota di trasporto merci che oggi viaggia su gomma disincentivando questo trasporto attraverso leve fiscali e tariffarie, di incentivare la mobilità urbana sostenibile, rafforzare e rendere più competitivo il trasporto ferroviario pendolare e urbano per offrire una valida alternativa all’auto e promuovere l’alternativa della mobilità elettrica. Vogliamo ricordare all’Esecutivo Conte - aggiunge Ciafani - che si continua a parlare di Tav e non di quelle opere pubbliche che servono davvero al Paese e che permetterebbero di ridurre, ad esempio, le emissioni in atmosfera di gas serra e inquinanti, di ridurre lo scarico dei reflui fognari nell’ambiente per cui stiamo pagando multe salate, di affrontare il tema della gestione dei rifiuti. Si tratta di opere prioritarie, fondamentali per la qualità della vita delle persone e per l’economia del Paese, di cui però oggi si parla poco perché la politica è troppa presa dal dibattito sulla Tav dimenticando il resto”.
“Se davvero si volesse investire su spostamenti efficienti e non inquinanti - dichiara Fabio Dovana, Presidente di Legambiente Piemonte - non avremmo dovuto assistere ad un riduzione dei finanziamenti statali per il trasporto ferroviario del -20,4%, tra il 2009 e il 2018, a cui si potrebbe aggiungere a fine anno un ulteriore taglio di 300 milioni, per la clausola di salvaguardia nella legge di Bilancio che ha buone probabilità di scattare vista la situazione economica. E proprio in Piemonte i dati indicano che l’emorragia di pendolari avuta a partire dal 2011 per effetto del taglio di 14 linee cosiddette “minori” non si è ancora arrestata”.
In Piemonte nel 2017 sono state in media 166.445 le persone che ogni giorno hanno preso un treno, in diminuzione rispetto al 2016 quando si attestavano a 167.556 mila. Per tornare almeno ai 175.400 viaggiatori del 2011 servono maggiori investimenti. Sempre in Piemonte gli stanziamenti per il servizio ferroviario si attestano a 5,51 milioni di euro l’anno, appena lo 0,05% del bilancio regionale. E la Torino-Lione non farà altro che farà altro che drenare ulteriori risorse a scapito dei pendolari.

L’ufficio stampa di Legambiente: 0686268353


martedì 2 aprile 2019

#SMOG: CONTINUA IL TREND NEGATIVO NELLE CITTA' DEL PIEMONTE





Torino, 1 aprile 2019                                                                       Comunicato stampa


           
                                   

Smog, inizio anno negativo a Torino. Ecco i dati del monitoraggio della qualità dell'aria e della ricerca “CittAccessibili”

Piemonte, Legambiente fa appello a Sindaci e candidati alla presidenza della Regione: “Servono politiche coraggiose e efficaci a favore della mobilità urbana a zero emissioni e per il ripristino delle linee ferroviarie pendolari tagliate”

Galleria foto e video della tappa torinese qui http://bit.ly/fotoTrenoVerde2019

Brutto inizio d’anno per la città di Torino per quanto riguarda l'inquinamento atmosferico. Dall'inizio dell'anno i limiti normativi previsti per il PM10 – 35 superamenti giornalieri ammissibili in un anno – sono stati già abbondantemente superati. Ben 51, infatti, le giornate in cui sono stati oltrepassati i livelli critici di polveri sottili nella centralina di Torino-Grassi. Un andamento purtroppo in linea con i dati raccolti nei monitoraggi ambientali dello scorso anno, e che non deve passare inosservato all’attenzione delle amministrazioni.

Il Treno Verde, la campagna di Legambiente e del Gruppo Ferrovie dello Stato Italiane, con il patrocinio del Ministero dell’Ambiente e Tutela del Territorio e del Mare, è in questi giorni in sosta alla stazione Porta Nuova di Torino. I risultati del monitoraggio scientifico della qualità dell'aria – realizzato grazie al progetto di Citizen Science di Legambiente Volontari per Natura – sono stati presentati questa mattina nella Sala Gonin, all'interno della stazione, da Davide Sabbadin, Portavoce del Treno Verde e Federico Vozza, vicepresidente di Legambiente Piemonte e Valle d'Aosta, in apertura a “Muoviamoci bene”, secondo Forum per la Mobilità Nuova in Piemonte, iniziativa realizzata grazie al contributo di Fondazione CRT e bluetorino.

L'obiettivo del Treno Verde è sensibilizzare la cittadinanza e valutare l'esposizione all’inquinamento atmosferico, spesso inconsapevole, a cui i cittadini sono sottoposti quotidianamente. Per questo, il 18 e 19 febbraio scorsi, sono stati realizzati due monitoraggi della qualità dell’aria in 8 punti “sensibili” segnalati dai cittadini e dai circoli di Legambiente per particolari condizioni di traffico, ingorghi, sosta selvaggia. Ogni misurazione delle polveri sottili, della durata di un'ora, ha delineato un quadro dell'inquinamento atmosferico presente nell'area, con particolare attenzione ai picchi di polveri sottili registrati.

I valori registrati per le PM10 a Torino oscillano tra 47,63 e 66,85 µg /mc (media oraria). I punti monitorati sono piazza Pitagora (media oraria di 47,63 µg/mc), via Guido Reni (media oraria di 57,68 µg/mc), Rotonda Maroncelli (media oraria di 50,7 µg/mc), corso Vercelli (media oraria di 60,66 µg/mc), piazza Rebaudengo (media oraria di 61,67 µg/mc), piazza Baldissera (media oraria di 66,85 µg/mc), Rondò della Forca (media oraria di 55,12 µg/mc) e piazza Carducci (media oraria di 51,73 µg/mc). Tutti valori alti, condizionati probabilmente anche dalle condizioni meteorologiche poco favorevoli alla dispersione: scarsa ventilazione e assenza di precipitazioni. Il picco più elevato si è registrato alle ore 19:32 in piazza Baldissera (91 µg/mc), punto nevralgico della città dove il traffico, in questa particolare fascia oraria, tende progressivamente ad aumentare a scapito di pedoni, pendolari e ciclisti. Seguono i picchi registrati in piazza Rebaudengo (83 µg/mc, ore 18:34), corso Vercelli (79 µg/mc, ore 17:06), Rondò della Forca (75 µg/mc, ore 9:06), via Guido Reni (74 µg/mc alle 10.02), piazza Carducci (66 µg/mc, ore 10:19) e Rotonda Maroncelli (62 µg/mc, ore 11:56). Aree tutte diffusamente frequentate da pendolari e passanti e nello stesso tempo congestionate dal traffico nelle ore di punta. Nell'insieme, questi numeri sottolineano come, nell’arco della giornata, i cittadini possono respirare ripetutamente ed inconsapevolmente aria inquinata anche se solamente per pochi minuti.

“Giova ricordare che i nostri rilevamenti non vogliono sostituirsi a quelli di Arpa Piemonte, ma fornire una fotografia puntuale della situazione – ha commentato Davide Sabbadin, portavoce del Treno Verde – che anche a Torino è particolarmente grave per anziani e soprattutto bambini, che hanno la bocca alla stessa altezza dei tubi di scappamento delle auto. Molti studi dimostrano che tantissimi anziani accelerano le proprie patologie, anche fatali, per colpa dell'inquinamento, e che le patologie respiratorie nei bambini negli ultimi anni sono esplose. Dal Treno Verde lanciamo un allarme perché l’inquinamento urbano è un'emergenza che colpisce soprattutto i più deboli”.

Gravi superamenti dei limiti giornalieri annui consentiti sono stati registrati anche per Alessandria, che da inizio anno ne ha già totalizzati 42 (centralina Alessandria-D'Annunzio) e Asti, che raggiunge i 39 giorni (Bussano). Da non sottovalutare i 19 giorni off limits registrati a Novara (centralina Roma), e i 13 registrati a Vercelli (centralina CONI) e a Biella, nella centralina Lamarmora (tutti i dati sulla qualità dell'aria del capoluogo piemontese sono consultabili su sistemapiemonte.it). Valori che rischiano di tornare ad essere critici, come ogni anno, con la prossima stagione autunnale. È per questo auspicabile un'azione più concreta e lungimirante: oltre le ordinarie limitazioni al traffico, è necessario indirizzare i piani amministrativi verso una mobilità urbana più sostenibile e verso la valorizzazione degli spazi pubblici a tutela della salute di chi vive in aree fortemente urbanizzate.

“I dati purtroppo confermano che non ci sono sostanziali miglioramenti sul fronte dello smog in Piemonte –dichiara Federico Vozza, vicepresidente di Legambiente Piemonte e Valle d’Aosta-. Per questo chiediamo a chi si appresta a correre per la presidenza della Regione di esplicitare e mettere tra i primi punti della propria agenda politiche antismog veramente efficaci, a partire da progetti per la mobilità a zero emissioni nei centri abitati e dal completo ripristino delle linee ferroviarie pendolari tagliate. Il Piano Aria regionale recentemente approvato ha il merito di concentrare la maggior parte delle misure sul settore dei trasporti ed in particolare della mobilità urbana e di essere quindi una matrice indispensabile per l’efficacia delle politiche anche su scala locale. Sollecitiamo però i Sindaci ad essere più ambiziosi e interpretare gli interventi a favore di una mobilità nuova anche come un’opportunità di crescita del tessuto economico locale e a favore di una maggiore vivibilità dei centri urbani. Va sicuramente nella giusta direzione la revisione della Zona a Traffico Limitato di Torino ma vogliamo stimolare l'Amministrazione ad essere più coraggiosa, per non rischiare che il progetto non produca gli effetti sperati e non venga compreso dalla popolazione. Per noi il modello da seguire resta l'Area C che a Milano ha permesso di indirizzare importanti risorse per il potenziamento dell’offerta di trasporto pubblico, con effetti positivi su qualità dell'aria e congestionamento della città”.

Anche a Torino emerge l'assoluto protagonismo del traffico veicolare privato nel sistema della mobilità urbana. I dati del monitoraggio spot – della durata di due ore in ogni punto di osservazione – svolto dai volontari dell’associazione in tre zone della città (piazza Pitagora, corso Regina angolo corso Principe Eugenio e piazza Rebaudengo) fotografano in modo evidente il predominio della mobilità privata motorizzata: in media, in un minuto, nel complesso dei tre punti monitorati sono passate 113 auto, quasi 4 motocicli, poco più di un autobus (1,2) e una bici (1,1). Parliamo, sempre guardando ai numeri complessivi, di un bus ogni 93 auto e di una bici ogni 101 auto (con punte negative di un bus ogni 344 auto e una bici ogni 282 auto rilevate in piazza Rebaudengo).

Nel corso di “Muoviamoci bene”, inoltre, è stata presentata la ricerca CittAccessibili, di Legambiente e Fondazione Serono, che ha coinvolto i Comuni capoluogo di provincia di tutto il Paese nell'elaborazione di un quadro nazionale della situazione attuale dei centri urbani per quanto riguarda l'accessibilità dei servizi comunali ai diversamente abili. È stato predisposto un questionario indirizzato alle 104 città capoluogo che interroga i Comuni su 56 diversi indicatori divisi in cinque grandi aree: una generale, relativa ai diversi aspetti dell’accessibilità di aree ed edifici pubblici e privati, le altre specifiche per lo spazio pubblico, i trasporti, i servizi, gli investimenti. Al questionario ha risposto oltre il 70% dei Comuni interpellati (73 su 104). Anche a Torino la situazione non appare ottimale, sebbene il capoluogo piemontese abbia risposto in maniera molto dettagliata al questionario. Il Comune infatti dichiara di avere un ufficio preposto al tema Accessibilità e ha una politica dedicata per gli uffici comunali, per le scuole, per i trasporti e per i musei. L'ente ha predisposto anche una app dedicata a facilitare la fruizione di servizi pubblici da parte di persone con disabilità. A Torino, sulla base delle linee di indirizzo approvate dal Consiglio Comunale a ottobre 2015, è in corso di elaborazione il PEBA (Piano per l'Eliminazione delle Barriere Architettoniche), obbligatorio tuttavia già dal 1986. Il sito web istituzionale è conforme ai requisiti di accessibilità per tutti.

Il Gruppo Torinese Trasporti, che gestisce la rete di trasporto pubblico cittadina, ha da diversi anni al suo interno la figura del disability manager. L’85% delle fermate urbane risulta accessibile, percentuale che scende a quota 77% se si prendono in considerazione anche le fermate suburbane. Attualmente tutti i bus sono pienamente fruibili anche dai diversamente abili, mentre solo il 50% dei tram è attrezzato per essere davvero accessibile a tutti. La restante metà verrà sostituita con la prossima gara, per cui entro due anni tutti i mezzi avranno il pianale ribassato. Tra le note negative, inoltre, il fatto che nel capoluogo piemontese non esista un disability manager – anche se è stata annunciata proprio in questi giorni la volontà di istituire questa figura a breve – né un censimento dei residenti con disabilità. Il palazzo sede principale del Comune, infine, così come parte dei giardini e parchi pubblici, non sono ancora pienamente accessibili a tutti. Infine, Torino dichiara di avere stanziato nel 2018, poco più di 188 mila euro per interventi tesi a migliorare l'accessibilità per tutti, cominciando dall’eliminazione delle barriere architettoniche.

Dopo la tappa piemontese, il viaggio del Treno Verde prosegue verso Milano, per l'ultima tappa del tour che, a partire dallo scorso 18 febbraio, ha toccato già 11 città italiane. A bordo ci saranno come sempre le migliori esperienze italiane impegnate sul fronte della sostenibilità ambientale, come il consorzio Ecopneus, partner principale del Treno Verde; i partner sostenitori Enel X e Ricrea; i partner Bosch, Iterchimica, Montello, Valorizza (brand di Sma e Gemmlab); i partner tecnici Con.Tec, Ecoplus, 100% Campania - Formaperta e come le esperienze dei partner start up Lime e Movecoin. Media partner del tour del convoglio ambientalista sono la Nuova Ecologia e QualEnergia. Gli allestimenti delle carrozze sono stati curati, invece, dall'Accademia delle Arti e nuove tecnologie di Roma.

Ufficio stampa Treno Verde: +39 349 197 95 41 - trenoverde@legambiente.it
Il Treno Verde è una campagna di Legambiente e Ferrovie dello Stato Italiane con il patrocinio del Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare

mercoledì 18 aprile 2018

EMERGENZA SMOG: COMUNICATO STAMPA DI LEGAMBIENTE E CITTADINI PER L'ARIA

Roma, 17 aprile 2019                                                                    Comunicato stampa

L’ European Environmental Bureau, Legambiente e Cittadini per l’Aria delineano la strada per uscire dall’emergenza smog in Italia

L’Italia e le procedure di infrazione: nei prossimi giorni a Bruxelles la decisone della Commissione sulla qualità dell’aria

Le associazioni: “No a misure tampone e d’emergenza, servono interventi strutturali e azioni ad hoc sia a livello nazionale che locale”


L’emergenza smog italiana non consce stagionalità, almeno a Bruxelles. Dopo i vertici sulla qualità dell’aria dello scorso 30 gennaio e 9 febbraio è arrivato il momento di conoscere la decisone della Commissione europea, prevista nei prossimi giorni, sulle procedure di infrazione per la qualità dell’aria per i 9 Paesi in procedura di infrazione, tra cui c’è anche l’Italia.
L’ultimatum della Commissione Europea al nostro Paese ha portato il ministro dell’ambiente Galletti a fornire alla Commissione gli aggiornamenti sulle misure pianificate dall’Italia in materia di inquinamento atmosferico. Se valutate misure poco concrete o poco efficaci, ci sarà il rinvio alla Corte di giustizia europea con inevitabili e salatissime multe per l’Italia.

Legambiente e Cittadini per l’Aria insieme all’European Environmental Bureau (EEB) - la più grande rete di associazioni ambientaliste e cittadini in Europa composta da circa 140 organizzazioni in oltre 30 paesi - hanno richiesto, ed ottenuto, dal Ministero dell’Ambiente la documentazione fornita alla Commissione europea per superare il richiamo di Bruxelles. Le misure previste e sottoposte al giudizio della Commissione non coprono tutti i settori in cui bisognerebbe intervenire in maniera drastica e andrebbero applicate in maniera molto stringente nel nostro Paese per essere efficaci e risolutive.

“Come ribadiamo da anni, non servono misure sporadiche, stagionali e poco efficaci nella lotta all’inquinamento, ma è urgente mettere in atto interventi strutturali e azioni ad hoc sia a livello nazionale che locale – dichiarano le associazioni –. Le aree urbane devono essere il cuore di questo cambiamento che deve ripartire da un diverso modo di vivere e pensare le città, con investimenti nella mobilità collettiva, nella riconversione sostenibile dell’autotrazione e dell’industria, nella riqualificazione edilizia, nel riscaldamento coi sistemi innovativi e nel verde urbano.” Il settore agricolo e il trasporto marittimo devono anch’essi dare il proprio contributo alla risoluzione di quest’emergenza.

Le proposte presentate dal Ministero dell’Ambiente riguardano diversi settori che vengono trattati in compartimenti stagni e gestiti in maniera disomogenea, mentre per le associazioni occorrerebbe integrarle tutte insieme in un Piano Nazionale che fissi già da subito obiettivi ambiziosi che garantiscano la salvaguardia della salute delle persone e del nostro ambiente.

Ogni anno l’inquinamento atmosferico causa oltre 430mila mila morti premature in Europa, di cui oltre 60mila solo in Italia, con costi sanitari miliardari.

DOCUMENTO IN ALLEGATO
L’Ufficio stampa di
Legambiente: 06.86268353/399
Cittadini per l’Aria: 3442010260






mercoledì 20 dicembre 2017

TRAFFICO SU GOMMA E TERRITORIO

Dal Circolo Legambiente di Cuneo, pubblichiamo il loro comunicato stampa relativo al passaggio di Tir sulle strade della Val Roja. Insieme a ProNatura appoggiano i Sindaci della Valle e degli altri comuni francesi che hanno adottato all'unanimità una delibera contro il transito dei Tir in vallata.Purtroppo ancora una volta si evidenziano tutti i limiti di una politica dei trasporti nazionale cieca e sorda ai bisogni dei cittadini.

LEGAMBIENTE CUNEO

Via Carlo Emanuele III, 34
12100 Cuneo
tel/fax 0171/602221

PRO NATURA CUNEO

Piazza Virginio, 13
12100 Cuneo
tel/fax 0171/612150

Le recenti prese di posizione dei Sindaci della val Roja, che hanno quasi raggiunto un accordo per vietare il transito ai mezzi pesanti superiori alle 19 tonnellate, è finalmente una nota di chiarezza apprezzabile.
La Val Roja, per chi la transita e la conosce, non è certo una valle adatta al transito di mezzi pesanti, e la sua morfologia non si presta, sul lungo termine, ad ulteriori significativi miglioramenti delle condizioni di viabilità.
Paesi antichi con strade strette, angusti sottopassi della linea ferroviaria a senso alternato, lunghe gallerie a doppio senso non sono certo condizioni adatte al transito dei TIR.
Una vocazione prevalentemente turistica ed un costante maggiore impegno a valorizzare le risorse naturali e storiche dei Comuni sono un dato di fatto.

Il valico del Tenda e la Valle Roja non devono essere considerati come un asse del trasporto internazionale. Non ha senso che un TIR che transita tra Spagna e Austria, ad esempio, possa passare per la Val Roja al solo scopo di risparmiare pedaggi autostradali.
Secondo la Regione Piemonte (Il traffico delle merci attraverso l’arco alpino occidentale. 2000-2009) :
”Il Colle di Tenda è collegato alla città di Cuneo grazie alla Strada Statale 20 per poi proseguire in
Francia lungo la RN204 dopo aver superato la galleria di valico e il confine (1.320 metri sopra il livello del mare). Il collegamento fa parte dell’itinerario europeo E74 e consente di unire agevolmente il capoluogo piemontese con Ventimiglia e la Costa Azzurra. Il valico del Colle di Tenda ha un ruolo considerevole per la sua posizione geografica, defilata rispetto al valico del Frejus e strategica per la possibilità di collegarsi con le località marittime della costa francese a tempi e costi ridotti rispetto all’utilizzo delle infrastrutture stradali della Liguria”.

Questa definizione ci fa capire chiaramente che la funzione del valico del Tenda è puramente locale e la sua vocazione è il traffico leggero.

Se poi vogliamo soffermarci sui numeri, il rapporto INTERALPES del 2013 mostra come nel 2012 siano transitati al Tenda in media, al giorno, 159 autocarri contro 5044 autovetture; quindi il 3% del totale.
Al valico non autostradale di Ventimiglia nello stesso periodo sono transitati in media, al giorno, 158 autocarri e 11887 autovetture; a quello autostradale di Ventimiglia 3123 autocarri.
Quindi la percentuale di autocarri che transita al Tenda è intorno al 4% di tutti i transiti pesanti  verso la Francia dal basso Piemonte e dalla Liguria (Tenda + Ventimiglia).
Non ci pare che modificare in parte una simile bassa percentuale di traffico possa sconvolgere l’economia del Piemonte. Infatti nel ridotto valore del 4% sono inclusi anche gli autocarri al di sotto delle 19 tonnellate, che continuerebbero comunque a transitare.
Va ricordato che il tunnel del Tenda è attualmente vietato ai TIR con altezza superiore ai 3,90 m; quindi non passano quelli centinati, i porta-container e le bisarche, che costituiscono la maggioranza del traffico pesante.
Attualmente il traffico verso la Francia è dovuto, principalmente, a carichi di cemento, calce, materiali ferrosi, animali, carni e merci varie, per un totale di un’ottantina di viaggi in andata.
Quanto una variazione di tragitto verso l’autostrada possa mettere in crisi questo tipo di export non è facile sapere, anche perché parte delle merci sono di multinazionali, con punti alternativi di produzione.
Il disastroso e disastrato progetto di raddoppio della galleria del Tenda non deve far confondere le idee: un transito agevolato al valico non ha nulla a che vedere con il resto del tracciato, che permane tale e quale. Non deve certo costituire uno stimolo per essere usato ancora di più dal traffico pesante. E’ indubbio, però, che finora il traffico a senso alternato e la ridotta sezione del tunnel hanno rappresentato un rallentamento per il traffico dei TIR. E’ probabile che il raddoppio della galleria (che con i tempi e le condizioni attuali è molto remoto) sarà un incentivo al maggiore traffico pesante. Verrà sicuramente rimosso il divieto per le altezze superiori ai 3.90 m, ed allora il traffico pesante aumenterà in modo considerevole e non prevedibile.
Quindi, la presa di posizione dei Sindaci della val Roja assume un significato ancora più forte se si pensa all’incremento di traffico futuro, che renderà la valle Roja un vero incubo.

Le voci di preoccupazione che si levano da parte delle Associazioni di trasporto italiane ci paiono del tutto ingiustificate. La nuova autostrada Cuneo-Massimini, largamente sottoutilizzata, permette, già ora, un veloce raccordo col sistema autostradale verso la Francia, ed i tempi di percorrenza non sono superiori al transito in valle Roja. Molti trasportatori, poi, preferiscono utilizzare l’autostrada invece del Tenda, in quanto il percorso montagnoso, con salite, discese e tornati, porta a maggiori oneri di manutenzione dei mezzi.
Si pensi piuttosto ad incentivare il transito autostradale con tariffe agevolate per gli autotrasportatori e si finisca di martoriare col traffico pesante una valle non adatta a riceverlo, per il solo interesse di alcuni gruppi multinazionali presenti nella Val Vermenagna.
Le accuse fatte dal «patto per lo sviluppo» (associazione che riunisce Confindustria, Confartigianato, Confcommercio, Coldiretti e Confagricoltura della Granda) ai Comuni francesi di non aver provveduto a un miglioramento della viabilità nei loro territori ci paiono del tutto ingiustificate, soprattutto se pensiamo a ciò che noi non abbiamo fatto, come le circonvallazioni di Demonte e Aisone.
Non possiamo imporre ad una valle di uno Stato confinante, che vuole privilegiare il turismo e il rispetto del proprio territorio, di assecondare le richieste motivate da poche realtà industriali, che sono in grado di trovare soluzioni alternative.

Il traffico pesante, e non ci stancheremo mai di dirlo, va dirottato il più possibile su rotaia, e devono essere ridotti sempre più i trasporti inutili, ossia di merci che non hanno motivo di viaggiare, se non quello di favorire interessi particolari del tutto contrastanti con quelli della comunità.

Cuneo 25 agosto 2017

Il Presidente Pro Natura Cuneo                                             Il Presidente Legambiente Cuneo
 Domenico Sanino                                                                   Bruno Piacenza