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domenica 26 marzo 2017

ALLA CAMERA LA LEGGE SUI PARCHI CHE NON PIACE AD AMBIENTALISTI ED ESPERTI




 Quale futuro per le aree protette italiane?

I nostri padri costituenti hanno posto la tutela del paesaggio e del patrimonio storico e artistico tra i principi fondamentali della Costituzione (art.9) ma da qualche anno assistiamo all’indebolimento delle istituzioni di tutela, al venir meno della coscienza del bene comune ch#e dovrebbe ispirarle, al generale peggioramento del nostro paesaggio.
Nella Costituzione, scrive Salvatore Settis, “non si parlava di <<ambiente >> ma la Corte costituzionale ha riconosciuto che la tutela dell’ambiente è valore costituzionale primario e assoluto, in quanto espressione dell’interesse diffuso dei cittadini, determinato dalla confluenza dell’articolo 9 con l’articolo 32, secondo cui << la Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività>>.
Concezione avanzatissima di <<ambiente>>, secondo cui il danno ambientale danneggia la salute del corpo quanto il danno paesaggistico può danneggiare l’equilibrio della nostra mente”.(1)
Gli articoli 9 e 32 della Costituzione sono le vere basi su cui si fonda l’attuale legge quadro sui parchi, oggi sotto attacco.
Le prime proposte di legge in materia di Parchi risalgono agli anni sessanta, anche su iniziativa del CNR, e un altro disegno di legge prese corpo nel 1980 grazie alla collaborazione tra Italia Nostra, WWF, CAI e l’allora Ministro dell’Agricoltura Giovanni Marcora.
Nel corso di uno storico convegno presso l’Università di Camerino nell’ottobre dello stesso anno si parlò della necessità di tutelare entro la fine del secolo almeno il 10% del territorio italiano ma il cammino della legge si presentò da subito accidentato e il dibattito rimase confinato in ambienti ristretti.
In mancanza di una legge quadro nazionale alcune regioni (da poco istituite) ritennero doveroso superare le inadempienze dello Stato istituendo proprie aree protette per bloccare le speculazioni che minacciavano ambienti di grande pregio.
Tra queste il Piemonte costituì senza dubbio un punto di riferimento per il numero di Parchi e Riserve Naturali e soprattutto per il sistema di gestione attraverso appositi Enti strumentali (come quelli già operanti nei due parchi storici: Parco d’Abruzzo e Gran Paradiso), con un Presidente, un Consiglio direttivo, un Direttore e dei dipendenti (amministrativi, tecnici e vigilanza) , di gran lunga più efficaci dei Consorzi di Comuni.
Negli anni successivi l’iter della legge quadro  venne ancora ostacolato e rinviato dai soliti conflitti di competenze tra Stato e regioni, dagli interessi particolaristici di potenti gruppi di pressione in grado di influenzare diverse componenti del Parlamento, ma anche a causa delle sacche di arretratezza culturale sui temi della conservazione della natura
La decima legislatura (1987-1992) vide l’ingresso in parlamento di un gruppo di deputati sensibili alle istanze ambientaliste, istanze per altro perfettamente in linea con l’ art. 81 del D.P.R. 616 del 1977 (istituzione delle Regioni)  che riservava allo Stato l’identificazione delle «linee fondamentali dell’ordinamento del territorio nazionale, con particolare riferimento ... alla tutela paesistica ed alla conservazione del suolo».
In quel periodo denso di speranze l’attenzione e la curiosità verso la problematica ambientale venne dimostrata anche da parlamentari appartenenti a partiti tradizionali con l’emanazione di importanti provvedimenti: la legge 431/1985 (c.d. legge Galasso) aveva ribadito la prevalenza della tutela ambientale rispetto alla funzione urbanistica, la 349/1986 aveva istituito il ministero dell’Ambiente e la 183/1989 aveva finalmente affrontato la difesa del suolo con la pianificazione a scala di bacino idrografico e l’istituzione delle Autorità di Bacino, dove gli  interessi paesaggistici e ambientali venivano direttamente tutelati dallo Stato.
E’ di quel periodo anche la legge quadro sui Parchi 6 dicembre 1991 n. 394 (attualmente in vigore) che venne approvata in via definitiva alla Camera dei deputati il 20 novembre 1991: un evento storico poiché a cinquantadue anni dalla legge 1497/39 “Protezione delle bellezze naturali”  il Paese si dotava di una normativa organica e unitaria con una visione globale, comprensiva anche della protezione dei valori ecologici e scientifici.
Ministro dell’Ambiente era Giorgio Ruffolo ma occorre ricordare, tra gli altri, soprattutto gli Onorevoli Gianluigi Ceruti (Relatore e “padre” della legge), Piero Angelini, Gianni Mattioli, Laura Cima, Anna Donati e Antonio Cederna “colui che per decenni è stato il più lucido, coraggioso, efficace difensore del territorio, dell'ambiente e del patrimonio culturale degli italiani” (come l’ha definito Tomaso Montanari nel ventesimo anniversario della morte). (2)
Le aree protette hanno un ruolo strategico per la tutela di beni preziosi come l’acqua, i boschi, la biodiversità, il paesaggio e rappresentano uno strumento della pubblica amministrazione che si distingue per la capacità di recuperare risorse da bandi e progetti ambientalmente compatibili di varia provenienza.
Inoltre le loro strutture sono le più idonee alla gestione dei siti della Rete Natura 2000 per il raggiungimento degli obiettivi ambientali comunitari.
Parchi e Riserve Naturali, se ben governati e distanti da interessi particolari, costituiscono gli ultimi baluardi alla svendita e privatizzazione di beni comuni e al consumo irresponsabile di territorio, sperimentando modelli di sviluppo realmente sostenibile per garantire un futuro alle prossime generazioni, ma da anni stanno vivendo una crisi senza precedenti tra scarse risorse economiche, piante organiche ridotte per ben tre volte, interessi economici che ne minacciano l’integrità; problematiche che non derivano certo dalla validità della legge quadro, ma da precise volontà politiche. Per dirla con Mario Tozzi “ alle 23 perle naturalistiche del Belpaese va meno di quanto occorre per costruire un km della variante di valico autostradale Bologna-Firenze”. (3)
Dal 2009, con la crisi economica, sono iniziati i tentativi di modifica della legge costata anni di fatiche, con proposte che sono sembrate da subito peggiorative come l’introduzione delle “attività umane” quali oggetto di tutela e la conseguente possibilità di abbattere anche specie particolarmente protette e la previsione di finanziamenti ai parchi da parte dei gestori di opere di forte impatto ambientale come cave e impianti energetici.
Va detto in proposito, a onor del vero, che non mancano esempi di utilizzo di attività private per restituire naturalità ad ambienti degradati (ad esempio il recupero di esistenti siti di cava in parchi regionali) ma c’è il rischio che opere oggi vietate nelle aree protette siano addirittura incentivate per far cassa.    
Anche per quanto riguarda i parchi regionali da anni le cose non sembrano andare nel migliore dei modi tra tagli ai finanziamenti, mancanza di personale di vigilanza, accorpamento degli Enti parco in un unico soggetto, riduzione delle superfici, nuovi progetti di infrastrutture devastanti ed estromissione degli ambientalisti (specialmente quelli espressi dalle associazioni storiche realmente riconosciute a livello nazionale) dai consigli direttivi.
In occasione del ventennale della legge, alla fine del 2011, da una serie d’incontri e dibattiti sono emerse indicazioni per un rilancio della politica dei parchi per dare piena attuazione alla 394, da anni bellamente ignorata, senza escludere a priori veri e auspicabili miglioramenti basati anche sull’esperienza di chi i Parchi li vive. Si pensi ad esempio alla vigilanza nei Parchi nazionali (fatta eccezione per i due storici) affidata non a Guardiaparco dell’Ente di gestione ma a personale del Corpo Forestale  che non fa capo all’Ente Parco; uno scollegamento che la riforma in corso con il passaggio all’ Arma dei carabinieri può contribuire ad accentuare.
Il sistema dei Parchi non deve essere stravolto ma potenziato anche alla luce dei nuovi principi in tema di conservazione della natura e ai relativi obblighi internazionali che impegnano il nostro Paese; nel 1991, quando la legge entrò in vigore, non c’erano la Convenzione internazionale sulla biodiversità, la Strategia nazionale per la biodiversità, la rete Natura 2000 e la Convenzione Europea sul Paesaggio.
Non è colpa della legge quadro se alcuni parchi nazionali non hanno un piano, sono senza direttivo, sostituito da un commissario, o sono senza direttore. Sarebbe necessario l’interessamento del Ministero dell’Ambiente e sarebbe utile un confronto attraverso la convocazione di una nuova Conferenza Nazionale dei Parchi.
I veri e necessari miglioramenti non ci sono stati e, al contrario, i tentativi di modifica nati in seno al PDL sono proseguiti in casa PD con nuovi emendamenti-stravolgimenti e le solite giustificazioni (la legge è datata, bisogna semplificare la burocrazia, ecc.)
Queste sono alcune delle novità giudicate peggiorative:
- sono introdotte le royalities per i parchi che ospitano iniziative dannose per l’ambiente  con il rischio, ad esempio, di condizionare i pareri sulle attività di cava e di estrazione di idrocarburi. L’indipendenza degli Enti parco sarebbe compromessa.
- la carica di Presidente (nominato, per i Parchi Nazionali, con decreto del Ministro dell'ambiente) è incompatibile con qualsiasi incarico elettivo ma manca ancora una definizione chiara e adeguata delle competenze di questa figura.
- è alterato il bilanciamento dei poteri tra l’interesse pubblico nazionale e quello locale dando peso alle rivendicazioni locali sia nella composizione degli organismi dirigenti sia nella nomina del direttore, non più nominato dal Ministro, ma dal Consiglio del Parco. Il direttore non è più scelto tra soggetti iscritti a un albo specifico ma anche tra “dirigenti pubblici, funzionari pubblici con almeno cinque anni di anzianità nella qualifica, persone di comprovata esperienza professionale di tipo gestionale”.
Questa modifica non metterà più al primo posto il merito, l’esperienza e le competenze in materia di tutela ambientale ma l’”affidabilità”. Per i direttori dei musei la ricerca della competenza è stata fatta anche fuori dei confini nazionali; perché per i Parchi la competenza ha meno valore?
- cambia l'iter delle nomine degli organi direttivi: i consigli saranno formati per metà da componenti scelti dalla Comunità del parco (gli enti locali) e per metà da esperti. Tra gli esperti (il cui numero viene ridotto rispetto al testo attuale), rientrano però anche portatori d’interesse economico: le associazioni agricole nazionali. L’agricoltura è certamente importante (come peraltro altre attività all’interno dei Parchi) ma c’è il rischio che la tutela dell'area passi in secondo piano e che gli Enti parco siano consegnati alle logiche di degenerazioni localistiche e partitiche. Un altro segno della volontà di indebolire il vero obiettivo del Parco: la Conservazione della Natura.
- la caccia nelle cosiddette “aree contigue” ed esterne ai parchi sarebbe permessa non più solo ai residenti, come si prevede con la 394,  ma anche a cacciatori provenienti dall’esterno. Viene vanificato il principio del “cacciatore legato al territorio”.
- per le aree protette marine la proposta contiene ipotesi più preoccupanti di quelle previste per i parchi terrestri: i parchi naturali regionali sono costituiti solo da aree terrestri, fluviali e lacuali e non più eventualmente da tratti di mare prospicienti la costa, di valore naturalistico e ambientale. Non più omologate ai Parchi, queste aree sono lasciate in una situazione di completa indeterminatezza.
Nel giugno dello scorso anno numerosi scienziati, naturalisti, botanici, ambientalisti, ex presidenti nazionali e regionali del WWF hanno chiesto all’organizzazione, che fu a suo tempo attiva nella stesura della legge quadro, di svolgere un ruolo esterno di proposta e di critica rigorosa.
In ottobre 17 associazioni (non solo ambientaliste) e un gruppo di 30 esperti di natura e gestione delle aree protette hanno inviato ai parlamentari un documento con le richieste di modifica della legge (miglioramenti anziché stravolgimenti) in vista della votazione in aula.
Il 10 novembre il Senato ha approvato e inviato alla Camera la proposta di legge ma le poche modifiche apportate dall’Assemblea in sostanza non incidono sul contenuto del documento; nonostante qualche miglioramento, rispetto al testo del 1991, il giudizio sull’intera proposta rimane fortemente negativo.
Un mese dopo, a seguito della bocciatura del referendum costituzionale, è entrato in carica il nuovo governo ma per ora nulla sembra cambiare.    
In questi anni non è solo l’economia a essere in crisi; un’altra crisi, a essa legata e più meritevole di attenzione, è quella ambientale ma l’opinione pubblica non pare essere adeguatamente informata e sembrano ormai lontanissimi i tempi in cui Federico Fazzuoli, nel corso delle sue trasmissioni televisive, parlava di ambiente e intervistava responsabili e operatori dei Parchi facendo emergere i problemi di gestione.
Oggi si parla quasi esclusivamente di enogastronomia e di sfruttamento di risorse ma i Parchi italiani sono stati istituiti per molte altre ragioni: sono uno tra i migliori strumenti per conservare la natura, promuoverne la conoscenza, fermare l’impoverimento della biodiversità, contrastare il dilagare della cementificazione, difendere il paesaggio e i beni culturali. Devono poter svolgere pienamente il loro ruolo.
(1)    Salvatore Settis,  “Costituzione – Perché attuarla è meglio che cambiarla”,  Einaudi, 2016  Pag. 144
(2)    Tomaso Montanari,  http://articolo9.blogautore.repubblica.it/2016/08/27/antonio-cederna-e-vivo/
(3)    Mario Tozzi, “Attenti a non ridurre la natura agli interessi dell’uomo”,  La Stampa 2-2-2017

Piero Mandarino
Consigliere Ente di gestione delle aree protette del Po vercellese-alessandrino

20-3-2017

lunedì 14 marzo 2016

A TAVOLA PER IL PIANETA! SABATO 19 MARZO 2016 - ORE 19, 45 - SALONE SAOMS DI CAPRIATA D'ORBA






Legambiente Ovada  e Legambiente Val Lemme approfitteranno dell'occasione per illustrare gli ultimi impegni dei circoli ed in particolare per parlare di cibo sano e sostenibile e promuovere il

REFERENDUM DI DOMENICA 17 APRILE.

Vi aspettiamo numerosi!!!


​DIAMO TUTTI IL NOSTRO CONTRIBUTO ALLA TAVOLATA PER L'AMBIENTE
PIU' GRANDE DEL MONDO !!!!
PRENOTATI E DIFFONDI








E a proposito di referendum, le ultime notizie dal Web:

Serve una seria politica industriale e una nuova Strategia energetica nazionale
No Triv: «Nessun nesso tra Referendum del 17 aprile e lavoro che non c’è»
Su crisi occupazionale rispondano Eni e Governo

[14 marzo 2016]

No Triv Sì

E’ partita la controffensiva mediatica per sminuire il Referendum del 17 Aprile. Riferendosi alla filiera dell’Oil & Gas, l’ex ministro dell’industria del Governo Dini nel 1995-96, Alberto Clò, uno dei più noti gli avversari del Referendum, l’ha definita «Un’industria che già attraversa gravi difficoltà per il crollo del mercato che ha fatto seguito a quello dei prezzi del petrolio, con molte imprese che stanno chiudendo e licenziando, nell’assoluto silenzio della politica e delle istituzioni». La teoria dei i sostenitori  – palesi o fintamente “dubbiosi” – delle fonti fossili è che il referendum creerà una nuova crisi occupazionale, ma Enrico Gagliano, del Coordinamento Nazionale No Triv, non ci sta: «Se il Referendum è preso a pretesto per puntare i riflettori sull’inconsistenza di una classe politica incapace di governare l’economia e di fare uscire il made in Italy dalla crisi, ben venga. Ma da qui a raccontare che migliaia di posti di lavoro sarebbero a rischio a causa della vittoria dei Sì, ne corre parecchio. E’ un problema che esiste da molto prima del Referendum e chi è del settore lo sa benissimo».
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venerdì 26 febbraio 2016

#GLIFOSATO: ANCHE NELLA BIRRA?


Diserbante in 14 marche di birra, allarme in Germania (ma riguarda anche l’Italia)

Nel mirino il glifosato. La comunità scientifica divisa sugli effetti

Cinquecento anni fa Guglielmo IV di Baviera firmò il decreto sulla purezza della birra, indicazioni che in parte ancora oggi ne governano la produzione. Il solenne anniversario rischia però di essere celebrato senza bollicine: l’Istituto per l’ambiente di Monaco, organizzazione che si batte per le colture biologiche, ha realizzato uno studio secondo cui 14 marche di birra tedeschi contengono il diserbante glifosato. 

Si tratta di una sostanza che da tempo divide gli esperti: per alcuni potrebbe essere cancerogena, per altri invece non è pericolosa per la salute dell’uomo. L’allarme è scattato in Germania, ma riguarda molti Paesi, tra cui anche l’Italia. «Il glifosato è ampiamente presente anche in cibi e bevande commercializzate in Italia», spiega all’Ansa Franco Ferroni, responsabile Agricoltura del Wwf Italia. «Si tratta di una sostanza utilizzata per trattamenti agricoli in modo massiccio e ripetuto e che può rappresentare un pericolo - prosegue Ferroni - eppure solo in Lombardia ne viene monitorata la presenza nelle acque, mentre nel resto di Italia non c’è nessun obbligo di rilevazione. Chiediamo venga esteso il monitoraggio». 

Il test in Germania ha coinvolto alcune fra le più note birre: Beck’s, Paulaner, Warsteiner, Krombacher, Oettinger, Bitburger, Veltins, Hasseroeder, Radeberger, Erdinger, Augustiner, Franziskaner, Koenig Pilsener e Jever. I livelli registrati oscillano fra 0,46 e 29,74 microgrammi per litro, nei casi più estremi quasi 300 volte superiori a 0,1 microgrammi, che è il limite consentito dalla legge per l’acqua potabile. Non esiste invece un limite per la birra. 

La comunità scientifica è però divisa sugli effetti. L’organismo internazionale Iarc (International Agency for Research on Cancer) lo ha classificato come «probabile cancerogeno per l’uomo» nel marzo 2015...
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giovedì 11 febbraio 2016

#REFERENDUM SULLE #TRIVELLAZIONI FISSATO AL 17 APRILE: NEGATO L'ELECTION DAY

Trivelle, Legambiente su decreto governo per referendum 17 aprile. “Ci appelliamo a Mattarella per l'election day"

"Evitiamo un incredibile sperpero di 360 milioni di euro e il rischio che si voti due volte sulle trivelle quest'anno"

“La decisione del governo di fissare il referendum sulle trivellazioni in mare tra due mesi, e di non accogliere la richiesta di accorpare il referendum prossime alle elezioni amministrative, è l’ulteriore dimostrazione che questa consultazione disturba. Evidentemente l’esecutivo teme che gli italiani ne valutino fino in fondo la portata e si dimostra riluttante ad affrontare seriamente e democraticamente la questione energetica”.

Così Rossella Muroni, presidente di Legambiente, sul decreto per l'indizione del referendum popolare sulle trivelle in mare approvato la notte scorsa dal consiglio dei ministri che fissa la consultazione il 17 aprile.

 “Abbiamo chiesto un election day per motivi che riteniamo fondamentali. Si tratta di facilitare la partecipazione al voto dei cittadini, dare loro il tempo di informarsi e valutare il quesito, far risparmiare allo Stato oltre 300 milioni di euro di spesa che due date separate per le votazioni comportano. Non solo: va ricordato che, sulle trivelle, dinanzi alla Corte costituzionale pendono ancora due conflitti di attribuzione, la cui ammissibilità verrà decisa a breve. Qualora il giudizio della Corte dovesse essere positivo, il referendum potrebbe svolgersi su tre quesiti e non solo su uno. Questo elemento però il Governo non lo ha proprio considerato e adesso si rischia anche il paradosso che gli italiani, dopo il 17 aprile, potrebbero essere nuovamente chiamati a votare, sullo stesso tema, in una terza data, con ulteriore spreco di risorse.

Per questo ribadiamo la necessità di stabilire un election day in data congrua e ci appelliamo al presidente della Repubblica affinché non firmi il decreto, uscito dal Consiglio dei ministri di ieri sera, che stabilisce la data del 17 aprile. 

L’ufficio stampa Legambiente 06 86268399 - 76 - 53
 
Temi:

Fonti Fossili 

Territorio

Pubblicato il11 febbraio 2016

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DAL SITO DEL WWF

Trivelle, referendum: il Governo nega election day

Notizie pubblicate su 11 February 2016  
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Il Consiglio dei ministri ha deciso: il referendum sullo stop alle trivelle si terrà il 17 aprile.Dunque niente accorpamento con le elezioni amministrative, come si era chiesto da più parti. Questo il commento del WWF: “Il Governo ha evidentemente così tanta paura di quello che pensano i cittadini italiani che, pur di far mancare il quorum fissato per il referendum, è disposto a buttare via 300 milioni di euro – ha detto Dante Caserta, Vicepresidente del WWF Italia - . Il mancato accorpamento del referendum “no triv” con le elezioni amministrative è una scelta insostenibile sia dal punto della tutela ambientale, che da quello dei conti dello Stato. LEGGI TUTTO

http://www.ansa.it/sito/notizie/politica/2016/02/11/per-le-trivelle-fissato-il-referendum-sara-il-17-aprile-_201843b6-14d5-48be-b9bf-adddc94b5ce8.html

sabato 28 novembre 2015

PARIGI COP21: PER IL WWF IL LIMITE DEL RISCALDAMENTO A DUE GRADI E' GIA' TROPPO - INTANTO LEGAMBIENTE PIEMONTE INVITA ALLA MARCIA

Intervento di Stefano Lenzi - WWF Italia, da Il Fatto Quotidiano del 28.11.2015


Ci siamo, domenica 29 novembre e sino all’11 dicembre i leader mondiali si incontreranno a Parigi alla conferenza delle parti COP 21 per trovare un nuovo accordo globale stringente e decisivo sul clima. “Proprio da Parigi deve nascere una nuova consapevolezza globale, una nuova tappa del progresso dell’umanità. Proprio quando ci vogliono togliere il presente, si deve preparare un futuro migliore”: queste le parole evocative della presidente del WWF Italia Donatella Bianchi in vista del vertice mondiale in cui si deciderà finalmente quali misure prendere per far abbassare la febbre del Pianeta che mette a rischio la vita sulla Terra.. continua....

Ricordiamo che domani in varie città i cittadini si metteranno in marcia per sollecitare i Governi a prendere misure concrete per il clima. Ad Alessandria l'appuntamento è davanti al Municipio alle ore 13,30.
Dal sito di Legambiente Piemonte:

In Marcia per il Clima: manifestazioni in tutto il Piemonte e la Valle d’Aosta


In Marcia per il Clima: manifestazioni in tutto il Piemonte e la Valle d’Aosta

Domenica 29 novembre iniziative a Torino, Cuneo, Alba, Asti, Ivrea e Aosta. Alla vigilia del vertice sul clima di Parigi, Legambiente invita i cittadini a partecipare alla mobilitazione globale e fa appello ai Sindaci per aderire al Manifesto per l’autoproduzione da fonti rinnovabili

I cambiamenti climatici sono un’emergenza da affrontare al più presto e che riguarda tutti noi. Ne sono ben convinti gli italiani, sempre più consapevoli e attenti ai temi ambientali. Secondo una ricerca di Lorien Consulting e Legambiente per l’85% la lotta ai cambiamenti climatici deve essere un tema prioritario per la qualità della vita delle generazioni future e le principali priorità sulle quali occorre lavorare sono: ridurre il traffico motorizzato e quello di merci su gomma e pensare ad una riconversione della produzione di energia elettrica in rinnovabile. Tra i cittadini cresce anche l’attenzione sulla conferenza internazionale di Parigi che prenderà il via tra pochi giorni nella capitale francese, ancora scossa e segnata dagli attentati terroristici del 14 novembre. Il 38% degli italiani dichiara di conoscere la conferenza sul clima (contro il 29% rilevato ad ottobre). Un summit intorno al quale c’è molto ottimismo: il 69% è infatti convinto che la conferenza potrà incidere positivamente sulle azioni dei singoli Paesi e sui comportamenti dei cittadini.
Ma per far sì che la Cop21 costituisca davvero un successo nella lotta ai cambiamenti climatici saranno più di 2300 gli eventi in più di 150 paesi organizzati da studenti, sindacati, gruppi religiosi, organizzazioni della società civile e cittadini per chiedere ai propri governi di sottoscrivere un accordo ambizioso capace di accelerare la transizione dai combustibili fossili a un mondo alimentato al 100% da energie rinnovabili entro il 2050, scongiurando così i rischi di una catastrofe ambientale con effetti devastanti sugli ecosistemi e sulle popolazioni più vulnerabili.
La Coalizione Italiana Clima, costituita da oltre 150 associazioni, organizza per domenica 29 novembre una grande manifestazione nazionale a Roma e in contemporanea in molte altre città italiane. Diverse le iniziative anche in Piemonte e Valle d’Aosta: a Torino l’appuntamento è a partire dalle ore 14 in piazza Castello, ma altre manifestazioni sono in programma a Cuneo, Alba, Asti, Ivrea ed Aosta.
La Cop21 rappresenta una tappa cruciale nella battaglia contro i cambiamenti climatici e dalla quale dipende il futuro del mondo -dichiara Francesca Gramegna, direttrice di Legambiente Piemonte e Valle d’Aosta-. È fondamentale che alla Conferenza sul Clima si arrivi con un accordo vincolante e ambizioso, in linea con le indicazioni della comunità scientifica. Ma per riuscirvi è importante continuare in Italia e in tutto il mondo a mobilitarsi per fare pressing sui leader mondiali e far sentire la voce e le proposte della società civile. Per questo è fondamentale essere in tanti questa domenica per chiedere con forza una giustizia climatica e sociale, un nuovo scenario energetico che fermi le emissioni di gas serra e apra la strada a equilibri nuovi e sostenibili.
Legambiente chiede al Governo italiano di prendere in carico la questione climatica con scelte semplici e coerenti con le politiche europee -l’Italia dovrà presentare un piano per ridurre le emissioni di CO2 del 40% al 2030-, e urgenti, perché la situazione climatica non consente rinvii: occorre bloccare i sussidi alle fossili, liberare l’autoproduzione da rinnovabili, semplificare l’installazione delle fonti rinnovabili e sbloccare l’efficienza energetica.
E’ con questi obiettivi che in occasione della Marcia Globale per il Clima Legambiente rilancia il proprio Manifesto per l’autoproduzione da fonti rinnovabili con l’obiettivo di valorizzare i vantaggi che l’autoproduzione da fonti rinnovabili e un sistema distribuito possono portare nei territori. Il Manifesto chiede al Governo di scegliere la strada dell’innovazione eliminando tutte le barriere esistenti all’autoproduzione e alla vendita di energia da fonti rinnovabili, semplificando le procedure di approvazione dei progetti e aiutando le amministrazioni pubbliche a promuovere interventi che vadano nella direzione di territori al 100% rinnovabili. L’obiettivo è quello di avere una generazione distribuita fatta di prosumer, ossia di case e edifici che siano produttori-consumatori, perché in questo modo si potrebbe beneficiare appieno di un sistema che premia chi risparmia energia, chi la autoproduce (da impianti solari e eolici, da biomasse e geotermici, mini idroelettrici) e chi investe nella gestione delle reti energetiche e nell’accumulo.
Facciamo appello ai Sindaci piemontesi e valdostani a firmare il Manifesto per l’autoproduzione da fonti rinnovabili -dichiara Fabio Dovana, presidente di Legambiente Piemonte e Valle d’Aosta– per spingere un cambiamento che non guardi solo all’Italia ma al mondo, alla sfida che tutti abbiamo davanti per fermare i cambiamenti climatici e per dare una speranza di sviluppo fuori da un sistema incentrato sulle fonti fossili. Siamo infatti convinti che questa sia oggi la strada più efficace e praticabile per ripensare il sistema energetico in una direzione più moderna, pulita e democratica.

Per approfondimenti:
http://www.legambiente.it/in-marcia-per-il-clima