A cura di Maria Rosa Virdis, Maria Gaeta, Umberto Ciorba e Ilaria D’Elia - 2017
INTRODUZIONE
Le politiche nazionali ed europee degli ultimi anni sono orientate ad una progressiva decarbonizzazione del sistema energetico. Negli usi termici un sostituto dei combustibili fossili è costituito dalla biomassa la cui combustione convenzionalmente è considerata carbon neutral. Di recente una revisione delle statistiche sui consumi di alcune fonti energetiche, riconsiderate sulla base di indagini campionarie (come l’indagine sui consumi delle famiglie) effettuate dall’ISTAT (2014)3 ha rivelato per l’Italia un consumo molto più cospicuo di biomasse legnose per uso riscaldamento di quanto precedentemente stimato . Il presente studio, condotto su incarico di Assogasliquidi/Federchimica, si prefigge di valutare l’impatto sul sistema energetico, e in particolare sul settore del riscaldamento domestico, di politiche di decarbonizzazione e di sostegno alle fonti rinnovabili come quelle sulle biomasse e i prodotti derivanti da biomasse previste dalla Strategia Energetica Nazionale (SEN 2013). Tali intenti politici e le corrispondenti misure di incentivo alle biomasse si presuppone avranno impatti energetici, impatti economici sul mercato per combustibili impiegati per gli stessi usi, ed effetti ambientali, in particolare sulla qualità dell’aria. Pertanto si rende necessario accompagnare lo studio con valutazioni integrate dell’impatto in termini energetici, ambientali ed economici. Nello specifico, l’analisi deve necessariamente guardare, oltre che alle emissioni di CO2, anche agli apporti di altri inquinanti come il particolato (PM), gli ossidi di azoto (NOx), i composti organici volatili non metanici (COVNM), e dunque agli effetti sulla qualità dell’aria. Questo studio dunque analizza in maniera approfondita gli aspetti tecnologici e ambientali delle suddette politiche, mediante l’utilizzo di strumenti modellistici per la simulazione di scenari energetico ambientali. Lo studio esamina anche le ricadute economiche delle politiche di sostegno alla biomassa soprattutto in relazione al trattamento fiscale ad esse accordato e gli impatti sugli introiti dello Stato. Dopo una ampia sezione di inquadramento del problema (capitoli da 1 a 3), il presente rapporto espone la valutazione sugli impatti futuri (all’orizzonte 2020 e 2030) di diversi scenari condotta con l’ausilio di strumenti modellistici...
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La natura è piena d'infinite ragioni che non furon mai in isperienza. Leonardo da Vinci, Codice I, 1492-1516
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giovedì 21 dicembre 2017
domenica 16 ottobre 2016
#SALVAILSUOLO: LA RACCOLTA-FIRME DI INIZIATIVA EUROPEA PER UNA DIRETTIVA A TUTELA DEL SUOLO
Sosteniamo la campagna #Salvailsuolo perché viviamo in un territorio molto fragile ma per nulla tutelato, anzi: l'aggressione che stanno subendo le nostre valli a causa dei cantieri del Terzo Valico e della continua creazione ed espansione di centri commerciali che impermeabilizzano il suolo e sottraggono aree verdi è condivisa e sostenuta da tutte le amministrazioni comunali.
Purtroppo, dalle nostre parti non si vedono ancora Sindaci responsabili e lungimiranti come Matilde Casa....
Torino,
15 ottobre 2016 Comunicato
stampa
Iniziativa di Legambiente a Torino con amministratori ed esperti sulle buone
pratiche per la tutela del suolo
Stop al consumo di
suolo: “I Sindaci virtuosi vanno sostenuti con norme efficaci”
Presentata People4Soil,
petizione europea per una direttiva a tutela del suolo
“Senza un suolo
sano e vivo non c’è futuro e tutelarlo con norme efficaci è il primo modo di
proteggere uomini, piante, animali”. E’ questo il messaggio che ha riunito oggi
Legambiente, diversi amministratori ed esperti nel corso dell’incontro “Terra, fonte di vita. Buone pratiche per la
salvaguardia del territorio” svoltosi a Torino presso lo Spazio19 Coworking
di via Cesare Balbo. All’incontro
hanno preso parte il presidente regionale di Legambiente Fabio Dovana,
l’urbanista e membro del consiglio di presidenza di Legambiente Piemonte
e Valle d'Aosta Flavia Bianchi, la docente dell’Università di
Torino nonché vicepresidente della Società italiana di pedologia Eleonora Bonifacio, il coordinatore
della campagna People4Soil Tiziano
Cattaneo, l’assessore all’Agricoltura della Regione Piemonte Giorgio Ferrero, l’assessore
all’Urbanistica del Comune di Torino Guido
Montanari e i sindaci di Lauriano (To) Matilde
Casa e di Rivalta (To) Mauro Marinari.
Erano inoltre presenti giovani pianificatori, rappresentanti degli Ordini, Fai,
Pro Natura, Italia Nostra, Salviamo il Paesaggio, Coldiretti, Cia, Ance, Inu,
Unione Culturale, Ipla.“Sono ormai diversi gli esempi di buone politiche a tutela del suolo che arrivano dal nostro territorio, frutto però ancora di sensibilità e competenze puntuali. Ora occorre farle diventare pratica comune su larga scala, accompagnandole ad ogni grado istituzionale con norme efficaci e incentivi che premino i comportamenti responsabili, come il riuso e la rigenerazione urbana, e sanzionino quelli speculativi -ha dichiarato Fabio Dovana, presidente di Legambiente Piemonte e Valle d’Aosta-. I Comuni hanno un ruolo determinante nelle scelte sulla pianificazione urbanistica, negli interventi di delocalizzazione di abitazioni e di altri fabbricati dalle aree a rischio idrogeologico, nell’adeguamento alle norme di salvaguardia dettate dalla pianificazione di bacino e la corretta manutenzione del territorio. Sono, quindi, soggetti strategici per una gestione del suolo volta alla salvaguardia del paesaggio, alla tutela della biodiversità e alla mitigazione dei cambiamenti climatici. Per questo devono essere messi nelle condizioni di poter operare virtuosamente seguendo l’esempio di quelle amministrazioni che con coraggio stanno rivedendo i propri piani urbanistici, riducendo le aree edificabili, e dando così in modo tangibile un contributo alla salvaguardia del suolo e alla sicurezza collettiva”.
Ma il consumo di suolo non è un problema solo italiano. Ogni anno in Europa spariscono sotto il cemento 1000 kmq di suolo fertile. Per il solo effetto della crescita di urbanizzazioni e infrastrutture, nell’ultimo cinquantennio il continente ha perso un’estensione di suolo agricolo di superficie pari a quella dell’intera Ungheria. Solo in Italia vengono “mangiati” dal cemento 4 metri quadrati ogni secondo. E’ così che i suoli europei non bastano più da tempo a coprire i fabbisogni alimentari della popolazione dei Paesi membri. Per questo decine di milioni di ettari in ogni parte del Pianeta sono sfruttati intensivamente per il mercato europeo, talvolta dopo aver costretto le comunità rurali di questi Paesi a esodi forzati. Ma il suolo è anche molto altro: i suoli europei intrappolano una quantità di carbonio immensa, che equivale ad oltre 40 volte la CO2 emessa annualmente da trasporti, settore civile, industria. Il suolo è la culla della biodiversità terrestre e depura le acque, le assorbe e trattiene, svolgendo un ruolo fondamentale nella corretta gestione della risorsa idrica e nella prevenzione dei danni delle alluvioni.
“Se solo si
continuasse ad edificare seguendo quanto già previsto dai piani regolatori
esistenti il Piemonte continuerebbe a perdere suolo fertile ancora per decenni.
Basti pensare che le previsioni edificatorie in alcuni comuni arrivano al 50%
di crescita della popolazione residente -questo il monito di Flavia Bianchi,
urbanista e membro del consiglio di presidenza di Legambiente Piemonte e Valle d'Aosta-.
Oggi abbiamo quindi la necessità non solo di evitare che nuovi piani regolatori
aggiungano ulteriori aree edificabili ma di far sì che quelli esistenti vengano
rivisti cancellando
aree edificabili già previste, coniugando in questo modo la sicurezza del
territorio con la salvaguardia di zone di prestigio ambientale e paesaggistico”.
Gli esempi
positivi in tal senso nella nostra regione non mancano: Avigliana già
negli anni Novanta, negli anni più recenti Rivalta (To), Lauriano
(To) e Fossano (Cn) testimoniano come sia possibile rivedere i piani
regolatori, evitando edificazioni inutili già previste. Esperienze che per
Legambiente devono essere incentivate e supportate normativamente anche per
evitare che si ripetano casi paradossali come quello di Lauriano (To)
dove il sindaco Matilde Casa è stata denunciata da un privato per abuso d’ufficio per “avere provocato intenzionalmente un danno ingiusto” avendo “trasformato un terreno edificabile in terreno agricolo”.
Non un ricorso di tipo
amministrativo ma un vero e proprio processo penale che ha portato dapprima ad
un rinvio a giudizio e poi alla sentenza d’assoluzione piena del Tribunale di
Torino nei confronti del sindaco, del segretario e del tecnico comunale. Un’accusa e un processo, per
fortuna con lieto fine, che hanno però avuto del paradossale, essendo l’amministrazione
di Lauriano una delle poche e coraggiose che sul territorio ha deciso di
ridurre le previsioni edificatorie a favore di un’effettiva tutela del suolo.
Ma al di là
delle buone pratiche portate avanti dai Sindaci sono necessarie norme
regionali, nazionali ed europee. Il fatto che l’Unione Europea ad esempio non
abbia ancora una legislazione per arginare il consumo e il degrado di suolo
contraddice la centralità che, fin dall’origine, il progetto comunitario europeo
ha assegnato alla sicurezza e alla sovranità alimentare, da attuare garantendo
il lavoro agricolo e l’accesso alla buona terra come presupposti per la
prosperità e la convivenza pacifica dei popoli europei. Per questo l’incontro
di Torino è stata anche l’occasione per presentare People4Soil, campagna
europea per la raccolta di un milione di firme per ottenere un’efficace
legislazione comunitaria per la tutela del suolo. L’Iniziativa dei
Cittadini Europei (ECI) in Italia sarà parte della campagna SALVAILSUOLO,
promossa da una task force di associazioni che per 12 mesi collaboreranno per
sostenere l’iniziativa: ACLI, Coldiretti, FAI Fondo Ambiente Italiano, INU,
Legambiente, Lipu, Slow Food, WWF, organizzeranno iniziative, insieme al più vasto coordinamento
italiano degli aderenti alla ECI che comprende complessivamente 80 realtà fra
associazioni ambientaliste, ong, forum per il paesaggio, società e istituzioni
scientifiche, associazioni cristiane di impegno sociale, organizzazioni di
produttori agricoli e di consumatori biologici.
Ufficio
stampa Legambiente Piemonte e Valle d'Aosta: 011.2215851 – 349.2572806
www.legambientepiemonte.it
– www.facebook.com/legambientepiemontevalledaosta
mercoledì 6 aprile 2016
1 MILIARDO INVESTITO IN FONTI RINNOVABILI GENERA IL TRIPLO DI POSTI DI LAVORO RISPETTO AD UN ANALOGO INVESTIMENTO NEL SETTORE DELLE FONTI "FOSSILI”.
Dal sito di
Referendum trivelle : salviamo il nostro mare e il nostro futuro con un sì, per tanti buoni motivi
by redazione4 on Apr 2, 2016 • 00:03 3 CommentsSalviamo il Paesaggio sostiene il voto Sì al referendum del 17 aprile 2016 per fermare le trivellazioni in mare entro le 12 miglia al termine delle autorizzazioni rilasciate. Un sì fondamentale per la nostra economia, la nostra salute e il nostro futuro.
L’Italia è chiamata ad esprimersi il prossimo 17 aprile 2016 per abolire la norma che consente alle concessioni già attive entro le 12 miglia dalla costa di proseguire le estrazioni di petrolio e gas anche oltre la scadenza delle autorizzazioni. Nonostante i tentativi di sminuire l’importanza del quesito, la forte campagna pubblicitaria delle compagnie petrolifere e l’invito all’astensione dell’attuale Governo, è in corso un’importante mobilitazione di comitati e cittadini che vogliono pronunciarsi sul futuro non solo del nostro mare ma di tutto il nostro Paese. Anche Salviamo il Paesaggio sostiene il Sì.
Le ragioni del sì
Per il lavoro:
1 miliardo investito in fonti rinnovabili genere il triplo di posti lavoro rispetto ad un analogo investimento nel settore delle fonti “fossili”. Un lavoro che sarebbe pulito e duraturo ma che è stato trascurato: nell’ultimo anno e mezzo ha contato 60 mila posti di lavoro persi. La minaccia di perdita di lavoro in caso di vittoria del sì è falsa: le compagnie petrolifere non danno alcuna garanzia. Al termine delle esigue risorse l’attività è destinata comunque a cessare in poco tempo, dopo aver avvelenato e sfruttato ancora per un po’ il nostro mare.
(Ndr: addirittura, considerata la rete dell'indotto si arriva anche a cifre maggiori. Per approfondimenti:
http://www.rinnovabili.it/green-economy/green-job/
http://www.ukerc.ac.uk/publications/report-on-the-evidence-for-net-job-creation-from-policy-support-for-energy-efficiency-and-renewable-energy-an-appraisal-of-multi-sectoral-modelling-techniques.html
http://www.energylifeindustry.it/wp/posti-di-lavoro-e-energie-rinnovabili/ )
Per i nostri bisogni energetici:
(Ndr: addirittura, considerata la rete dell'indotto si arriva anche a cifre maggiori. Per approfondimenti:
http://www.rinnovabili.it/green-economy/green-job/
http://www.ukerc.ac.uk/publications/report-on-the-evidence-for-net-job-creation-from-policy-support-for-energy-efficiency-and-renewable-energy-an-appraisal-of-multi-sectoral-modelling-techniques.html
http://www.energylifeindustry.it/wp/posti-di-lavoro-e-energie-rinnovabili/ )
Per i nostri bisogni energetici:
il fabbisogno energetico nazionale non sarà mai soddisfatto dalle estrazioni nel nostro territorio e nel nostro mare. Continuando a puntare sulle fonti fossili non cambieremo mai il sistema energetico e peserà sempre di più la dipendenza dall’estero. Così è stato fatto per molto tempo restando ancorati al passato (in Italia l’incidenza delle rinnovabili sul consumo di energia è più basso di Spagna, Portogallo e Grecia). Uno sviluppo diverso, innovativo, basato sulle rinnovabili e l’efficienza è possibile e il primo passo è l’abbandono di petrolio e gas.
Per l’economia:
il nostro “petrolio” sono il paesaggio, il turismo con le bellezze storiche e culturali delle nostre coste e delle nostre terre, la pesca e il settore agroalimentare. Risorse a rischio se a prevalere è l’interesse privato per le estrazioni rispetto alla tutela di questi settori e delle migliaia di posti di lavoro che generano.
Per la nostra salute:
più tempo si trivella più aumenta il rischio di incidente, presso gli impianti o durante il trasporto. In mari chiusi come l’Adriatico e in generale nel Mediterraneo sarebbe una catastrofe. Non sono eventi lontani e remoti: lo scorso 13 marzo si è registrato un incidente sulle coste della Tunisia. Vogliamo ancora poter godere delle bellezze del nostro mare e non mangiare i veleni che già oggi le piattaforme scaricano: le tecniche di estazione colpiscono la fauna e la catena alimentare. Senza alternative e strategie diverse, la ricerca continuerà anche sulla terra ferma, con impatti ambientali e sulla nostra salute.
Per una società più giusta:
lo sfruttamento del bene pubblico non può essere in mano a poche e potenti società private, italiane e straniere, che di queste risorse fanno quello che vogliono. Società che versano allo stato un piccolo importo (tra i piu bassi rispetto ad altri paesi: 7% per il petrolio estratto, 10% per il gas) a fronte di ingenti guadagni. Società agevolate ulteriormente dal fatto che entro certi limiti di estrazione (franchigia) non devono pagare proprio niente. Ulteriori trucchi e regali che ci portano al fallimento. Fanno notizia in questi giorni le indagini giudiziarie a fronte dei forti interessi in gioco sulle estrazioni di petrolio in Basilicata. Vantaggi economici che non ricadono sui territori: questa regione, da tempo al centro dell’attività estrattiva a terra, rimane tra le più povere d’Italia. È da preferire invece un modello distribuito, di piccole e medie imprese innovative.
Per rispetto e coerenza verso le generazioni future:
non vogliamo più soffocare a causa dello smog. Gli idrocarburi sono “veleno” per i nostri polmoni. Perché non tornare al limite autorizzativo che già c’era invece di regalare ulteriore guadagno a discapito della nostra salute? I morti causa tumori ai polmoni sono già in aumento. Il metano è sì migliore del petrolio, ma comunque inquinante in fase di estrazione e fonte clima alternate. Il nostro paese deve rispettare gli impegni presi di fronte al mondo per ridurre le emissioni di CO2. Come può sostenere ancora le fonti fossili che in questo campo rappresentano il nemico numero uno? Chi pagherà gli effetti dei cambiamenti climatici che sono già realtà? Di certo non le compagnie petrolifere
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