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venerdì 4 novembre 2016

XVII RAPPORTO ECOSISTEMA SCUOLA

Comunicato stampa Legambiente Piemonte e VDA





Torino, 3 novembre 2016                           Comunicato stampa                   
                                                      
I dati di Ecosistema Scuola, dossier di Legambiente sulla qualità dell’edilizia scolastica

Piemonte, edilizia scolastica: nel 46,3%delle scuole necessari interventi di manutenzione urgente

“Urgente il completamento dell’Anagrafe scolastica per individuare le priorità”


Che sia un’emergenza ce lo ricordano gli episodi di cronaca -più di cento sono stati i casi di crolli nelle scuole negli ultimi tre anni, solo nell’ultimo mese il crollo dei soffitti a Nichelino e Padova- ma ancor più i numeri: il 46,3% degli edifici scolastici del Piemonte necessitano di interventi di manutenzione urgente nonostante nel 61,3% delle scuole si siano realizzati interventi negli ultimi 5 anni. Sono i dati che emergono dal XVII Rapporto Ecosistema Scuola, l’indagine annuale di Legambiente sulla qualità dell’edilizia scolastica che stila una graduatoria dei capoluoghi di provincia più virtuosi sul fronte delle strutture e dei servizi scolastici della scuola dell’infanzia, primaria e secondaria di primo grado. Il Rapporto è stato presentato oggi a Roma nell'ambito del primo Forum dell'edilizia scolastica organizzato da Legambiente, La Nuova Ecologia e Kyoto Club, occasione pensata per far incontrare e confrontare sull'argomento istituzioni locali e nazionali, imprese e progettisti, mondo dell'educazione e associazioni, ma anche per far conoscere quelle buone pratiche già in atto nel Paese che dimostrano che è possibile avere scuole sicure, sostenibili e innovative.

In questi ultimi anni sul fronte dell'edilizia scolastica si è aperta una nuova fase, che ha visto la nascita di una Struttura di Missione presso la Presidenza del Consiglio e l'arrivo di risorse ad hoc. Ma la strada è ancora in salita: se da una parte sono 7,4 i miliardi stanziati e 27.721 gli interventi avviati, le riqualificazioni procedono troppo a rilento, soprattutto quelle relative all'adeguamento sismico e all'efficientamento energetico. Su 43.072 scuole in Italia solo il 9,2% degli interventi ha inciso su questi temi negli ultimi dieci anni. In particolare, sono 382 gli interventi di adeguamento sismico, 1960 quelli di efficientamento energetico, 423 quelli per l'installazione di rinnovabili realizzati, e infine, 1216 i Mutui Bei che tra gli interventi ammissibili prevedono anche l'adeguamento alle norme antisismiche e l'efficientamento energetico. Nonostante i finanziamenti, gli edifici scolastici italiani rischiano di rimanere insicuri e di continuare a spendere ogni anno 1,3 miliardi di euro per l'energia. Per molti Comuni, infatti, i bandi rimangono inaccessibili e i progetti più urgenti di messa in sicurezza e riqualificazione energetica non partono.

“E’ del tutto evidente da questi numeri che non basta stanziare risorse, perché troppo spesso i bandi vanno deserti per l’impossibilità di partecipare da parte dei Comuni e che non basta realizzare migliaia di interventi se non si ha una bussola rispetto alle priorità di intervento e agli obiettivi -dichiara Francesca Gramegna, direttrice di Legambiente Piemonte e Valle d’Aosta-. Il rischio altrimenti è quello di finanziare interventi che sono solo di manutenzione o magari che realizzano solo l’efficientamento energetico senza intervenire sulla statica, con evidente dispersione di risorse pubbliche. Occorre dunque disporre di un’analisi oggettiva dei bisogni, rispetto alla quale con il Rapporto Ecosistema Scuola contribuiamo, attraverso la fotografia di un campione di circa 6000 scuole dei Comuni capoluogo di provincia. Non sono oggi più accettabili, infatti, ritardi rispetto alla integrale pubblicazione di una completa e Anagrafe scolastica che contenga informazioni aggiornate sui circa 43 mila edifici scolastici, oggi purtroppo ancora incompleta per quanto riguarda le certificazioni. In particolare bisogna, quanto prima, avere per ogni edificio un’analisi dello stato di salute e delle emergenze che riguardano la manutenzione, della condizione statica ed energetica”.

Graduatoria Piemonte – Tutte le città piemontesi partecipano all'indagine di Legambiente piazzandosi tra le prime cinquanta in graduatoria: Verbania e Biella nella top ten al 9º e 10º posto, Torino 16º prima tra le grandi città, Asti 27º, Cuneo 36º, Alessandria 37º, Vercelli 46º, Novara 47º. Vetusto il patrimonio immobiliare degli edifici scolastici del Piemonte: il 76,1% degli edifici è stato costruito prima della legge antisismica del '74 con destinazione d'uso non solo come scuole (81,6%), ma anche alcuni edifici storici (16,7%), abitazioni (0,9%) e caserme (0,2%). Solo lo 0,4% è stato costruito secondo i criteri della bioedilizia e l'1,2% con criteri antisismici. Il 2,4% degli edifici ha avuto la verifica di vulnerabilità sismica a fronte del 31% della media nazionale, un dato che si accompagna a quello relativo alla percentuale di edifici che hanno bisogno di manutenzione urgente che sono ancora il 46,3% a fronte del 39,4% della media nazionale. In più va preso in considerazione il fatto che solo nel 6,2% degli edifici sono state effettuate le indagini diagnostiche dei solai, mentre solo il 2,5% ha avuto interventi di messa in sicurezza. Il 61,3% delle scuole piemontesi (ben al di sopra della media nazionale che è del 46%) ha goduto negli ultimi anni di interventi di manutenzione straordinaria: 25.442 euro di media per singolo edificio nel 2015 e negli ultimi 5 anni 27.198 euro. Torino e Novara sono le amministrazioni che hanno investito di più. Buona è la situazione delle certificazioni cui sono dotate le scuole: collaudo statico (57,6%), idoneità statica (52,7%), agibilità (73,3%) e quella igienco-sanitaria (86,4%), più bassa rimane la percentuale della certificazione di prevenzione incendi, il 28,5% a fronte del 42% della media nazionale. Passando in rassegna anche i servizi e le buone pratiche delle scuole piemontesi si scopre che il 6,4% dei plessi è servito dal pedibus, l'89,2% ha mense in cui sono serviti pasti bio e prodotti a qualità controllata, l'83,3% delle mense privilegia prodotti a km0, il 76,7% delle scuole utilizza fonti di illuminazione a basso consumo, mentre invece risulta scarso l'utilizzo di fonti rinnovabili fermo al 7,9%.

Graduatoria nazionale – Quest'anno a conquistare il podio della classifica è Piacenza, che spodesta Trento (3°) e primeggia su Parma (2°) grazie a dati di eccellenza legati alla sicurezza, alla riqualificazione degli edifici ma anche alle buone pratiche relative alla mobilità. Piacenza vanta tra l'altro 15 linee di pedibus che coinvolgono 7 scuole cittadine, aree di sosta di fronte le scuole e attraversamenti pedonali. L'87% delle mense scolastiche offrono pasti bio e prodotti di origine controllata come IGP e DOP, la metà degli edifici utilizza energie alternative  e il comune di Piacenza vanta una scuola in classe A. Secondo posto in graduatoria per Parma, che torna dopo due anni di assenza dimostrando il suo impegno investendo mediamente per edificio nella manutenzione ordinaria (€ 157.976) e dotando tutte le scuole di certificazioni di collaudo statico, agibilità, prevenzione incendi e impianti elettrici a norma. A seguire nella classifica le due new entry Prato (4º) e Bergamo (5º), e poi Reggio Emilia (6º), particolarmente attenta ai progetti educativi, Pordenone (8º), che usa i fondi che provengono dai risparmi in bolletta e dai conti energia per riqualificare gli edifici scolastici, Verbania (9º), dove negli ultimi 5 anni sono stati eseguiti lavori di manutenzione straordinaria, si fa la raccolta differenziata di tutti i materiali e nell'80% delle mense scolastiche vengono utilizzati pasti bio e Biella (10º) che migliora la classe energetica degli edifici con due terzi degli immobili in classe B e C. Il Sud resta sempre in coda, ad eccezione di Chieti (30º), L'Aquila (38°), Napoli (39º) e Lecce (42º) che si posiziono a metà graduatoria.  Rispetto alle grandi città è sempre il Nord a confermarsi in testa alla graduatoria di Ecosistema Scuola con Torino (16º), Firenze (19º) e Milano (32º), mentre quelle del Sud si intravedono a partire dalla 39º posizione con Napoli, Venezia (52º) e Bari (60º) posizionate oltre la linea di mezzo. Stabili rispetto allo scorso anno, nella parte bassa della classifica, Genova (71º), Palermo (78º), Reggio Calabria (84º), chiude la graduatoria Messina (86º).


XVII Rapporto Ecosistema Scuola:


Ufficio stampa Legambiente Piemonte e Valle d'Aosta: 011.2215851 – 349.2572806
www.legambientepiemonte.it – www.facebook.com/legambientepiemontevalledaosta


lunedì 23 maggio 2016

IL DISSESTO IDROGEOLOGICO IN PIEMONTE: I DATI DI ECOSISTEMA RISCHIO 2016

 Campagna di Legambiente Piemonte e Valle d'Aosta

Piemonte a rischio idrogeologico: 93% dei Comuni in pericolo ma pochi Sindaci se ne preoccupano

Piemonte a rischio idrogeologico: 93% dei Comuni in pericolo ma pochi Sindaci se ne preoccupano

Legambiente presenta i dati di Ecosistema Rischio 2016

Sono 1131 su 1206 i comuni piemontesi con aree a rischio frana o alluvione, pari al 93% del totale, con punte del 99,2% nelle province di Cuneo e Asti, più di 87 mila residenti in aree a pericolosità idraulica elevata e più di 220 mila in aree a pericolosità media. Questi i numeri che emergono da Ecosistema Rischio 2016, il dossier annuale di Legambiente che mette in luce quanto sia pesante l’urbanizzazione delle aree più fragili ed esposte a rischio. Il dossier ha l’importante obiettivo di scattare una fotografia sempre più aggiornata e dettagliata delle fragilità idrogeologiche del territorio italiano e di valutare le attività messe in opera dalle amministrazioni locali per la prevenzione e la mitigazione di tale rischio. Delle 301 amministrazioni comunali del Piemonte che hanno risposto all’indagine di Legambiente, soltanto il 22% ha dichiarato di svolgere attività di informazione sul rischio idrogeologico e appena il 35% di aver svolto esercitazioni per affrontare le emergenze.
“I primi responsabili della sicurezza del nostro territorio sono i Sindaci che purtroppo, come testimoniano i dati di Ecosistema Rischio, nella maggior parte dei casi sono inadempienti sia in termini di azioni per la prevenzione del rischio sia nella gestione delle emergenze –dichiara Fabio Dovana, presidente di Legambiente Piemonte e Valle d’Aosta-. I Comuni hanno un ruolo determinante nelle scelte sulla pianificazione urbanistica, negli interventi di delocalizzazione di abitazioni e di altri fabbricati dalle aree a rischio, nell’adeguamento alle norme di salvaguardia dettate dalla pianificazione di bacino e la corretta manutenzione del territorio. Sono, quindi, soggetti strategici per una gestione del territorio che miri ad una reale mitigazione del rischio idrogeologico. Eppure ancora troppi Sindaci nella nostra regione sembrano non esserne consapevoli, nonostante siano chiamati ad aggiornare i propri piani urbanistici anche alla luce delle nuove mappe del rischio e dell’approvazione del Piano di gestione del Rischio Alluvioni da parte della Regione Piemonte e dell’Autorità di Bacino del Po. Ci auguriamo che nei prossimi mesi venga seguito l’esempio di quelle poche amministrazioni che con coraggio stanno rivedendo i propri piani urbanistici, riducendo le aree edificabili, e dando così in modo tangibile un contributo alla salvaguardia del suolo e alla sicurezza collettiva”. LEGGI TUTTO


AlessandriaNews 23 maggio 2016

Rischio idrogeologico alto, eppure si continua a costruire

Alessandria, si sa, è a rischio alluvioni. Ma cosa è stato fatto per ridurre la minaccia? Legambiente bacchetta tutti: il Piemonte è messo male
 ALESSANDRIA - Se si escludono i comuni in cima a delle rocche o i pochissimi lontani da corsi d'acqua, praticamente tutto il Piemonte è a rischio idrogeologico. Il dossier annuale di Legambiente sui rischi dovuti a frane ed alluvioni è preoccupante: il 93% del territorio sarebbe a rischio, soprattutto nel cuneese e nell'astigiano. E in molti casi non si può fare altro che informare sui rischi per prevenire, visto che interi quartieri, aree industriali e case sorgono ormai da tempo in zone rischiose. Purtroppo soltanto il 22% delle amministrazioni regionali ha dichiarato di svolgere attività informativa sui rischi, e il 35% di aver svolto esercitazioni.

Sindaci inadempienti

"Nella maggior parte dei casi i sindaci non fanno abbastanza sia in termini di azioni di prevenzione sia nella gestione delle emergenze", denuncia Fabio Dovana, presidente Legambiente Piemonte e Valle d'Aosta. E chi si rimbocca le maniche, purtroppo, potrebbe avere un secondo fine. "In molti casi vengono realizzati argini senza un reale studio sull'impatto a valle, sono cementificati alvei. La messa in sicurezza si trasforma in un alibi per continuare a costruire".

Alessandria, città tra due fiumi, è notoriamente a rischio. I dati forniti da Legambiente sono espliciti: presenza di industrie, quartieri e strutture sensibili in aree di pericolo idrogeologico. Nell'ultimo decennio è stato persino concesso di edificare (fonte Legambiente, Comuni, dati 2015). LEGGI TUTTO

lunedì 28 dicembre 2015

PENDOLARIA 2015



Come ogni anno nel mese di dicembre, Legambiente ha pubblicato il rapporto Pendolaria che fotografa la situazione del trasporto ferroviario pendolare. 
Anche per quest'anno non si registrano inversioni di rotta: non esistendo un obiettivo a lungo termine in merito alle politiche dei trasporti per il Paese, le decisioni che riguardano gli investimenti da attuare in questo settore seguono le solite logiche elettorali e lobbistiche, per cui ancora una volta si segnalano investimenti in strade e autostrade e Grandi Opere mentre il trasporto pubblico ferroviario pendolare continua a soffrire la mancanza di manutenzione delle linee ordinarie o addirittura la chiusura di collegamenti ferroviari.
...E poi ci si stupisce dell'inquinamento atmosferico...
Il Piemonte, che ospita ben due inutili cantieri di Alta Velocità/Alta Capacità che da soli fagocitano più di 10 miliardi di euro di soldi pubblici, ha conosciuto numerose cancellazioni di linee, registra un parco treni obsoleto e ospita una delle dieci  peggiori linee pendolari di Italia. Buona lettura.

Dalla Roma-Lido alla Chiasso-Rho, dalla Messina-Catania-Siracusa alla Genova-Acqui Terme: ecco le linee da incubo per i pendolari italiani

  Sulle linee regionali pochi treni, vecchi e inadeguati, mentre aumentano le tariffe.Legambiente presenta la campagna Pendolaria 2015 con l’analisi delle linee peggiori
Treni vecchi, lenti, su linee che vedono troppo spesso tagli e accumulano ritardi. La situazione del trasporto ferroviario italiano è sempre più divisa in due, tra una Alta Velocità con servizi più veloci e moderni e un servizio locale con diffusa situazione di degrado che spinge purtroppo i cittadini all’uso dell’auto privata, con aggravio dei costi, del traffico veicolare, dell’inquinamento. Eppure, sono circa 3 milioni le persone che ogni giorno utilizzano i treni per raggiungere i luoghi di lavoro o studio.
Legambiente lancia la Campagna Pendolaria, presentando una anticipazione, con analisi della situazione di maggiore disagio sulle linee ferroviarie italiane, del Rapporto annuale che verrà presentato a Gennaio e che quest’anno avrà come focus l’emergenza Sud. Le ragioni della situazione che vivono i pendolari sono chiare. I treni sono troppo vecchi. In Italia attualmente sono circa 3.300 i treni in servizio nelle regioni con convogli di età media pari a 18,6 anni, con differenze però rilevanti da regione a regione. I treni sono pochi. Dal 2010 a oggi, complessivamente, si possono stimare tagli pari al 6,5% nel servizio ferroviario regionale proprio quando nel momento di crisi è aumentata la domanda di mobilità alternativa più economica rispetto all’auto, anche se con differenze tra le diverse regioni. Tra il 2010 e il 2015 il taglio ai servizi ferroviari è stato pari al 26% in Calabria, 19% in Basilicata, 15% in Campania, 12% in Sicilia. Mentre il record di aumento del costo dei biglietti è stato in Piemonte con +47%, mentre è stato del 41% in Liguria e del 25% in Abruzzo e Umbria, a fronte di un servizio che non ha avuto alcun miglioramento. Manca totalmente una regia nazionale rispetto a un tema che non può essere delegato alle Regioni senza controlli. Anche perché da Berlusconi a Renzi, chi è stato al Governo in questi anni ha una forte responsabilità rispetto alla situazione che vivono i pendolari. Rispetto al 2009  le risorse da parte dello Stato per il trasporto pubblico su ferro e su gomma sono diminuite del 25% con la conseguenza che le Regioni, a cui sono state trasferite nel 2001 le competenze sui treni pendolari, hanno effettuato in larga parte dei casi tagli al servizio e aumento delle tariffe.

“Il trasporto pendolare dovrebbe essere una priorità delle politiche di Governo - ha dichiarato il vicepresidente di Legambiente Edoardo Zanchini - perché risponde a una esigenza reale e diffusa dei cittadini e perché,  se fosse efficiente, spingerebbe sempre più persone ad abbandonare l’uso dell’auto con vantaggi ambientali, climatici e di vivibilità delle nostre città. Eppure, un cambio di rotta delle politiche di mobilità ancora non si vede. Nella Legge di Stabilità non c’è nessuna risorsa per l’acquisto di nuovi  treni o per il potenziamento del servizio, mentre gli stanziamenti erogati dalle Regioni sono talmente risibili da non arrivare, in media, nemmeno allo 0,28% dei bilanci. La nostra mobilitazione a fianco dei pendolari – continua Zanchini - punta a cambiare questo stato di cose. Governo e Regioni devono impegnarsi concretamente per migliorare il trasposto pubblico su ferro”.

Al contrario degli altri Paesi europei, in Italia negli ultimi 20 anni neanche un euro è stato investito dallo Stato per l’acquisto di nuovi treni. Alcune Regioni hanno fatto investimenti attraverso i Contratti di Servizio, altre più virtuose, individuando risorse nel proprio bilancio o orientando in questa direzione i fondi europei. In assenza di una regia nazionale ci troviamo sempre di più di fronte a un servizio di serie A, per i treni ad alta velocità, di serie B nelle Regioni che hanno individuato risorse per evitare i tagli, e di serie C nelle altre Regioni. Il trasporto ferroviario italiano conta treni troppo vecchi, lenti e lontani dagli standard europei di frequenza delle corse. Negli ultimi dieci anni sono stati realizzati alcuni interventi per la sostituzione del materiale rotabile, ma non basta assolutamente. Perché occorre aumentare il servizio con nuovi treni, a partire dalle linee più frequentate e smetterla con i tagli. Inoltre il tasso di sostituzione è ancora troppo lento dato che ha riguardato solo il 19,8% della flotta totale di treni regionali attualmente in circolazione.