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domenica 3 febbraio 2019

PUBBLICHIAMO I LINK PER PARTECIPARE ALLA CONSULTAZIONE PUBBLICA SULLA DIRETTIVA QUADRO ACQUE



Nel 2019 ci attende una grande sfida: salvare la Direttiva Quadro Acque!

E' in corso da parte della Commissione Europea un processo di valutazione dell’adeguatezza della Direttiva 2000/60/CE e delle direttive ad essa associate, che include una consultazione pubblica, aperta a tutti i cittadini europei.
Molti portatori di interesse e diversi Paesi Membri stanno facendo pressione perché il livello di ambizione della Direttiva venga sostanzialmente ridotto. Secondo il CIRF, così come per oltre 100 associazioni europee che hanno costituito la coalizione Living Rivers Europe, la Direttiva Quadro Acque è una normativa di fondamentale importanza, e non solo i suoi obiettivi devono essere mantenuti, ma deve essere attuata con molta più decisione. Per tutelare gli ecosistemi e per aumentare la qualità della vita dei cittadini italiani ed europei.

Per questo ti invitiamo a far sentire la tua voce, partecipando alla consultazione pubblica sulla Direttiva Quadro Acque:
  •    Se non sei un esperto di acque e/o hai solo pochi secondi da dedicare al questionario, sottoscrivi QUI le risposte della coalizione Living Rivers Europe. 
  •      Se vuoi dare una risposta personalizzata, o sei un esperto di acque e vuoi rispondere anche alla parte tecnica della consultazione, compila il questionario direttamente nel sito della CE al seguente link
https://ec.europa.eu/eusurvey/runner/water-fitnesscheck-publicconsultation-2018?surveylanguage=it  
 —–> QUI trovi le risposte suggerite dal CIRF per la Parte 1, destinate al pubblico generale, specifiche per il contesto italiano.


mercoledì 5 dicembre 2018

#SAVEPONGO - FIRMA LA PETIZIONE


Cari circoli,
abbiamo una nuova campagna da presentarvi!
Legambiente ha infatti aderito alla campagna europea #NotInMyTank, promossa da una coalizione di associazioni ambientaliste per chiedere all’UE la messa al bando dei carburanti prodotti con olio di palma.
Per farlo, abbiamo lanciato una petizione che vi invitiamo a firmare e a far firmare ai vostri contatti (qui trovate il link alla petizione)

In Italia, la campagna europea #NotInMyTank l’abbiamo rinominata #SAVEPONGO proprio perché il biodiesel prodotto con olio di palma è responsabile della deforestazione delle foreste equatoriali che provoca la morte degli oranghi. Ogni giorno, infatti, 25 oranghi muoiono a causa dell’espansione delle piantagioni di palma da olio.

In Italia il 95% del biodiesel è prodotto con olio di palma (dato Transport&Environment). Inoltre la Penisola è il secondo maggiore produttore di biodiesel da olio di palma in tutta Europa: nel 2017, insieme a Spagna e Paesi Bassi, l’Italia ha raffinato l’83% di questo olio vegetale responsabile della deforestazione e della riduzione di biodiversità.

Vogliamo quindi rivolgere un appello all’Unione Europea per dire ‘basta’ all’olio di palma nei motori diesel e per fermare i sussidi previsti per questa pratica. In Europa, infatti, la battaglia può essere vinta. La nuova legge europea sull'energia verde (direttiva 2018/844), approvata il 30 maggio 2018 dal Parlamento Europeo dopo i difficili negoziati, elimina gradualmente questa pratica, impone alle compagnie petrolifere l’obbligo di dichiarare la presenza di olio di palma e fissa un limite massimo di sussidi ai biocarburanti prodotti dalle colture alimentari. La legge richiede che le colture ‘ad alto rischio’ di deforestazione vengano eliminate entro il 2030. Ma la parola finale spetta alla Commissione Europea che deve emanare un regolamento d’attuazione entro il primo trimestre 2019, prima delle elezioni europee, per poi poter essere approvato entro la fine del 2019.

Vi chiediamo quindi di rilanciare attraverso i vostri canali di comunicazione tradizionale e online, social, ecc. la petizione e di invitare a firmarla: più firme raccoglieremo, più avremo contribuito a salvare una specie che rischia l’estinzione!

Grazie per il vostro importante contributo al successo dell'iniziativa!
Un caro saluto,
Giorgio Zampetti
Direttore generale Legambiente

Legambiente Onlus

martedì 22 maggio 2018

#CheckYourHeating: COME RENDERE EFFICIENTE IL RISCALDAMENTO DOMESTICO

Dal sito di Legambiente

#CheckYourHeating, campagna di informazione sull’efficienza energetica dei sistemi di riscaldamento


Rendere confortevoli in inverno le nostre abitazioni, risparmiare sulle bollette e rispettare l'ambiente. Un obiettivo realizzabile se facciamo le scelte giuste
Dal 26 settembre 2015, i dispositivi per il riscaldamento e l’acqua calda venduti nei Paesi dell’Unione Europea devono essere dotati per legge di Etichetta Energetica. L'etichetta fornisce informazioni sull’efficienza energetica degli apparecchi di riscaldamento attraverso una scala di valori dalla "G" a "A+++". . Solo i dispositivi o i sistemi ad alta efficienza che incorporano energie rinnovabili possono produrre "A+" o superiore. Si tratta di uno strumento importante attraverso cui l’Europa potrà ridurre consumi energetici e inquinamento. Ma l'etichetta energetica per il riscaldamento è ancora poco conosciuta e quindi difficilmente presa in considerazione al momento dell’aquisto di un nuovo impianto.
L'etichetta di efficienza energetica europea degli apparecchi e degli insiemi di riscaldamento ambiente e acqua calda sanitaria aiuta il consumatore ad identificare un dispositivo efficiente ed ecologico, a risparmiare denaro e a mitigare il proprio impatto sull'ambiente con benefici per tutta la comunità.LEGGI TUTTO

mercoledì 18 aprile 2018

EMERGENZA SMOG: COMUNICATO STAMPA DI LEGAMBIENTE E CITTADINI PER L'ARIA

Roma, 17 aprile 2019                                                                    Comunicato stampa

L’ European Environmental Bureau, Legambiente e Cittadini per l’Aria delineano la strada per uscire dall’emergenza smog in Italia

L’Italia e le procedure di infrazione: nei prossimi giorni a Bruxelles la decisone della Commissione sulla qualità dell’aria

Le associazioni: “No a misure tampone e d’emergenza, servono interventi strutturali e azioni ad hoc sia a livello nazionale che locale”


L’emergenza smog italiana non consce stagionalità, almeno a Bruxelles. Dopo i vertici sulla qualità dell’aria dello scorso 30 gennaio e 9 febbraio è arrivato il momento di conoscere la decisone della Commissione europea, prevista nei prossimi giorni, sulle procedure di infrazione per la qualità dell’aria per i 9 Paesi in procedura di infrazione, tra cui c’è anche l’Italia.
L’ultimatum della Commissione Europea al nostro Paese ha portato il ministro dell’ambiente Galletti a fornire alla Commissione gli aggiornamenti sulle misure pianificate dall’Italia in materia di inquinamento atmosferico. Se valutate misure poco concrete o poco efficaci, ci sarà il rinvio alla Corte di giustizia europea con inevitabili e salatissime multe per l’Italia.

Legambiente e Cittadini per l’Aria insieme all’European Environmental Bureau (EEB) - la più grande rete di associazioni ambientaliste e cittadini in Europa composta da circa 140 organizzazioni in oltre 30 paesi - hanno richiesto, ed ottenuto, dal Ministero dell’Ambiente la documentazione fornita alla Commissione europea per superare il richiamo di Bruxelles. Le misure previste e sottoposte al giudizio della Commissione non coprono tutti i settori in cui bisognerebbe intervenire in maniera drastica e andrebbero applicate in maniera molto stringente nel nostro Paese per essere efficaci e risolutive.

“Come ribadiamo da anni, non servono misure sporadiche, stagionali e poco efficaci nella lotta all’inquinamento, ma è urgente mettere in atto interventi strutturali e azioni ad hoc sia a livello nazionale che locale – dichiarano le associazioni –. Le aree urbane devono essere il cuore di questo cambiamento che deve ripartire da un diverso modo di vivere e pensare le città, con investimenti nella mobilità collettiva, nella riconversione sostenibile dell’autotrazione e dell’industria, nella riqualificazione edilizia, nel riscaldamento coi sistemi innovativi e nel verde urbano.” Il settore agricolo e il trasporto marittimo devono anch’essi dare il proprio contributo alla risoluzione di quest’emergenza.

Le proposte presentate dal Ministero dell’Ambiente riguardano diversi settori che vengono trattati in compartimenti stagni e gestiti in maniera disomogenea, mentre per le associazioni occorrerebbe integrarle tutte insieme in un Piano Nazionale che fissi già da subito obiettivi ambiziosi che garantiscano la salvaguardia della salute delle persone e del nostro ambiente.

Ogni anno l’inquinamento atmosferico causa oltre 430mila mila morti premature in Europa, di cui oltre 60mila solo in Italia, con costi sanitari miliardari.

DOCUMENTO IN ALLEGATO
L’Ufficio stampa di
Legambiente: 06.86268353/399
Cittadini per l’Aria: 3442010260






lunedì 29 gennaio 2018

DOSSIER MAL'ARIA: ANCORA UNA VOLTA CI SONO COMUNI INADEMPIENTI





Torino, 29 gennaio 2018                                                                               Comunicato stampa



Legambiente presenta Mal’Aria 2018, il dossier annuale sull’inquinamento atmosferico nelle città italiane



Smog, Torino e Alessandria sul podio delle più inquinate. In Piemonte 16 Comuni su 44 continuano ad ignorare il protocollo antismog



Legambiente: “Misure drastiche o arriveranno le sanzioni UE”





La gravità dell'inquinamento atmosferico e la mancanza di progressi soddisfacenti richiedono risposte efficaci e tempestive che devono essere adottate e attuate senza indugi ulteriori. Con queste motivazioni la Commissione Europea ha convocato martedì 30 gennaio i ministri dell’Ambiente di 9 Stati membri (Repubblica Ceca, Germania, Spagna, Francia, Italia, Ungheria, Romania, Slovacchia e Regno Unito) che hanno a loro carico diverse procedure di infrazione per il superamento dei limiti concordati di inquinamento atmosferico. In pratica un ultimatum: se l’Italia non darà le adeguate garanzie, la Commissione non avrà altra scelta se non quella di procedere con azioni legali, come già fatto nei confronti di altri due Stati membri, rinviando il nostro Paese alla Corte di Giustizia europea.



“Se non si cambierà passo adottando misure davvero drastiche ed efficaci anche il Piemonte sarà chiamato a pagare pro quota pesanti sanzioni europee. Tutte risorse che si sarebbero potute spendere e potrebbero essere ancora spese per rendere meno insostenibile la mobilità urbana, primo imputato della coltre di smog che soffoca le nostre città -dichiara Fabio Dovana, presidente di Legambiente Piemonte e Valle d’Aosta-. Siamo ancora in attesa che la Regione, dopo più di 3 anni di gestazione, approvi il nuovo “Piano regionale antismog” e che tanti sindaci, anziché fare la danza della pioggia, recepiscano le seppur limitate misure previste dal protocollo padano antismog e attuino a livello locale provvedimenti strutturali a favore di una mobilità nuova”.



A novembre 2017 erano una larga maggioranza le città del Piemonte che non si erano ancora adeguate al protocollo interregionale (29 comuni su 44) e che avrebbero dovuto fare proprio entro il 30 ottobre 2017 il primo pacchetto di misure previste dall’accordo siglato tra le regioni del Nord Italia e recepito, tardivamente, dalla Regione Piemonte lo scorso 20 ottobre. Ad oggi i comuni inadempienti sono scesi a 16 nonostante l’emergenza costante per tutto il periodo invernale. Soltanto Torino, nel recepire il protocollo interregionale, ha deciso di estendere i provvedimenti antismog anche ai veicoli diesel Euro5 ma non è stata seguita da nessun altro Comune piemontese. Nel capoluogo inoltre sono entrati in servizio 20 nuovi autobus elettrici da 12 metri prodotti dall’azienda cinese BYD. Notizia positiva a cui ha però fatto seguito l’annuncio di un imminente bando per l’acquisto di 178 nuovi autobus urbani non elettrici: 74 autobus con alimentazione a gasolio e 40 autobus a metano, a cui potrebbero aggiungersi ulteriori 51 autobus a gasolio e 13 a metano. Una scelta questa che indubbiamente consentirà di ridurre considerevolmente l’età media del parco circolante, ma che in termini di combustibili guarda al passato e non al futuro.



Dal report Mal’Aria emerge che, nel 2017 in ben 6 capoluoghi piemontesi su 8 è stato superato, almeno in una stazione ufficiale di monitoraggio di tipo urbano, il limite annuale di 35 giorni per le polveri sottili con una media giornaliera superiore a 50 microgrammi/metro cubo. Le città della nostra regione conquistano le non ambite prime posizioni della classifica nazionale: Torino (stazione Grassi) guida la classifica con il record negativo di 112 giorni di livelli di inquinamento atmosferico illegali; segue Cremona con 105; Alessandria (D’Annunzio) con 103; Padova con 102 e Pavia con 101 giorni. Asti (Baussano) fa registrare il sesto peggior dato nazionale con 98 giorni di superamento, seguita da Vercelli (Gastaldi) diciannovesima con 82 sforamenti, Novara (Roma) ventitreesima con 72, Biella (Lamarmora) trentadueesima con 46 giorni oltre i limiti. E il 2018 non è iniziato meglio: Torino (Rebaudengo) ha già toccato quota 17 sforamenti, Asti (Baussano) 13, Alessandria (D’Annunzio) 9, Vercelli (Gastaldi) 7.



Il confronto con le città europee – Mal’Aria 2018 contiene inoltre un focus “Che aria tira in città: il confronto con i dati europei” dal quale emerge che le principali città italiane sono tra le più critiche a livello europeo per quanto riguarda l’inquinamento atmosferico, secondo i dati elaborati da Legambiente a partire dall’ultimo report del 2016 dell’Organizzazione mondiale della Sanità. L’associazione ambientalista ha confrontato le medie annuali di PM10 di 20 grandi città di Italia, Spagna, Germania, Francia, e Regno Unito (dati 2013). I valori peggiori relativi alla concentrazione media annuale di polveri sottili (PM10) si registrano proprio a Torino con 39 microgrammi/metrocubo di PM10, seguita da Milano (37) e Napoli (35), che primeggiano sulle sorelle europee come Siviglia, Marsiglia e Nizza dove invece si registra una concentrazione media annuale di PM10 di 29 μg/mc. Negli anni successivi al 2013, la situazione delle città italiane non è migliorata: la media annuale di PM10 a Torino è stata di 35 microgrammi/mc nel 2014, 39 nel 2015, 36 nel 2016 e 43 nel 2017.





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Su https://www.legambiente.it/contenuti/dossier/malaria-2018 il rapporto di Legambiente sull’inquinamento atmosferico nelle città italiane: Mal’Aria 2018. L’Europa chiama, l’Italia risponde?





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