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giovedì 22 aprile 2021

COSA INSEGNANO LE API E COSA NE SAPPIAMO 6 GIOVEDI' 22 APRILE ORE 20,30


Eccoci! Presentiamo il nuovo appuntamento del ciclo di incontri “Conoscere il territorio” sulla piattaforma Google Meet:


“Cosa insegnano le api e cosa ne sappiamo?”,
 serata online con Legambiente Val Lemme e Francesco 
Panella, già presidente di Unaapi-Unione nazionale associazioni apicoltori italiani e membro del Gruppo miele del COPA COGECA (il Comitato che riunisce i Sindacati di agricoltori e le Organizzazioni delle cooperative della UE)


Per ricevere il link, potete scivere una mail a mario@casaprian.it
oppure 
mandarino.piero@gmail.com
Vi aspettiamo 🙂


mercoledì 22 aprile 2020

#ABBRACCIAMOLA #EARTHDAY - FLASH MOB PER LA GIORNATA MONDIALE DELLA TERRA, 22 APRILE 2020



Giornata mondiale della Terra, 22 aprile, Legambiente lancia flash mob virtuale #Abbracciamola. “Noi torneremo ad abbracciarci presto. Lei ha bisogno di noi. Anche ora”.
Condividiamo una foto in cui abbracciamo virtualmente la Terra. Noi torneremo ad abbracciarci presto. Lei ha bisogno di noi. Anche ora. È l’appello che lanciamo a tutti per la giornata mondiale della terra, mercoledì 22 aprile. Anche se non possiamo ancora tornare ad abbracciarci tra di noi, facciamo un piccolo gesto di affetto dal valore simbolico verso il pianeta, per tenere alta l’attenzione anche in questo momento difficile, su quanto sia importante la sua cura.
Far ripartire la nostra economia dopo il lockdown provocato dalla pandemia da coronavirus senza tenere conto delle politiche di tutela ambientale sarebbe infatti estremamente preoccupante, come sarebbe dannoso non considerare le possibilità di riconversione e di sviluppo green.
“Siamo convinti – dice il presidente di Legambiente Stefano Ciafani – che il ritorno alla normalità dopo l’emergenza debba passare attraverso il cambiamento degli stili di vita e l’adozione urgente di politiche istituzionali e aziendali molto coraggiose sui temi ambientali, anche per scongiurare il pericolo dell’altra crisi che rischia di colpire tutti noi, quella climatica”.
#Abbracciamola #EarthDay sono gli hashtag con cui condividere la propria foto il giorno 22 sui canali social, foto in cui ognuno può dare spazio alla fantasia, abbracciando per esempio un mappamondo, una foto o un disegno della Terra, una piccola scultura o una mappa geografica.
Da lunedì 20 aprile su https://www.legambiente.it/abbracciamola/ saranno disponibili 20 dei motivi personalizzati per le foto profilo e per la fotocamera di Facebook, oltre al logo dell’iniziativa e i materiali già presenti.
L’ufficio stampa Legambiente:
3496546593 Luisa Calderaro – l.calderaro@legambiente.it
3393945428 Alice Scialoja – a.scialoja@legambiente.it
3462308590 Valentina Barresi – v.barresi@legambiente.it

domenica 19 aprile 2020

PROPOSTE DI FILM: OGGI IN STREAMING TORNA DAMNATION!

Segnaliamo questa bella iniziativa di Patagonia, casa produttrice di abbigliamento sportivo sostenibile, che in questi anni ha finanziato alcuni film di denuncia in tema ambientale.

Patagonia distribuirà in visione, in alcune giornate, una rosa di titoli di film molto interessanti.


Si parte con DamNation: chi ci ha seguito durante la rassegna cinematografica Natura a schermo intero che organizzammo nella primavera del 2016, forse si ricorderà di questo splendido docufilm che racconta le vicende di un gruppo di ambientalisti decisi a sollecitare l'attenzione sul grave problema delle dighe e della criticità che esse rappresentano per l'ittiofauna in particolare per le migrazioni dei pesci.

Patagonia, sponsor del film, lo rende disponibile in visione oggi! Sarà anche l'occasione per conoscere le storie di chi quelle dighe ha subito, costruito, monitorato, contrastato e in alcuni casi...finalmente rimosso !

Altri titoli e date li troverete, qui di seguito

Buona visione!
Tutte le dighe inquinano
In tutto il mondo, le dighe hanno danneggiato gli ecosistemi fluviali, hanno costretto intere comunità ad abbandonare la propria terra e continuano a intensificare gli effetti dei cambiamenti climatici, deviando i flussi dei fiumi, degradando la qualità delle acque, danneggiando l'habitat della fauna selvatica e, infine, annullando la resilienza degli ecosistemi fluviali di fronte agli impatti dei cambiamenti climatici. I nostri due documentari - Damnation e Save the Blue Heart of Europe - analizzano l'impatto delle dighe e come le comunità locali combattono per proteggere i fiumi incontaminati. Guardali con noi questa settimana.
Vedi il programma
DamNation
DamNation
Questa potente odissea cinematografica esplora il radicale cambiamento dell’opinione americana nei confronti delle grandi dighe, da motivo di orgoglio nazionale alla crescente consapevolezza che il nostro futuro è legato alla vita e alla salute dei nostri fiumi.
Guardalo il 19 aprile
Blue Heart
Blue Heart
La penisola balcanica ospita gli ultimi fiumi incontaminati d'Europa. Blue Heart documenta la lotta per difendere il Vjosa, in Albania, il più grande fiume libero e incontaminato d'Europa; gli sforzi per salvare la lince dei Balcani in via di estinzione in Macedonia e la protesta delle donne di Kruščica, in Bosnia ed Erzegovina, condotta 24 ore su 24 e 7 giorni su 7 per proteggere l'unica fonte di acqua dolce della loro comunità.
Guardalo il 22 aprile
Ho trovato la mia occasione tramite Patagonia Action<span> </span>Works
The Cleanest Line
Ho trovato la mia occasione tramite Patagonia Action Works
di Katarina Mulec
"Questo viaggio è stato il momento più bello di tutto il mio percorso di volontariato presso il Balkan River Defence, un movimento che mi appassiona e dà un senso alla mia vita e al quale ho aderito dopo un'e-mail fortuita che ho ricevuto mentre vivevo in un luogo completamente diverso".
Leggi il racconto

sabato 4 aprile 2020

ECO-CINEFORUM : PROPOSTE DI FILM E DOCUMENTARI SUI TEMI AMBIENTALI



Terra Madre (2009)

“Un uomo solo e la sua porzione di terra”. Nella pellicola firmata da Ermanno Olmi c’è il racconto di una scelta consapevole, quella di chi ha deciso di vivere in totale simbiosi con la natura, lontano dal mondo cosiddetto “civilizzato”. Un racconto che però si alterna alla denuncia senza mezzi termini di un sistema consumistico basato sulle sopraffazioni, del quale ciascuno di noi può accettare se essere complice o meno. Presentato in anteprima al Festival di Berlino 2009, il documentario fa luce su un modello alimentare ed economico insostenibile e su possibilità e stili di vita alternativi, con la partecipazione dell’ideatore di Slow Food, Carlo Petrini. Qui disponibile qui  in streaming.
Una selezione di film e documentari che ci raccontano il nostro pianeta, cosa è stato, cosa potrebbe essere, cosa possiamo fare noi è disponibile al link https://iorestoacasa.legambiente.it/intrattenimento/eco-cineforum-film-e-documentari-2/

venerdì 20 marzo 2020

CORONAVIRUS: UN CONTRIBUTO DEL PROF. GIANNI TAMINO



Gianni Tamino

 Laureato in Scienze Naturali, dal 1974 è docente di Biologia generale e dal 2001 di Fondamenti di Diritto ambientale al Dipartimento di Biologia dell’Università di Padova; fa inoltre parte del corpo docente del Corso di specializzazione in Bioetica a Padova.
Ha svolto ricerche sugli effetti mutageni e cancerogeni degli inquinanti ambientali e, più recentemente, sugli effetti ambientali e sanitari delle biotecnologie e, in particolare, degli organismi transgenico.
Nel 1985 è stato tra i promotori del referendum antinucleare e nel 1996 si è recato a Cernobyl, nel decennale dell’incidente, con una delegazione di parlamentari e di esponenti di Lega Ambiente.
È stato membro del Comitato Nazionale per la Biosicurezza e le Biotecnologie, presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri e, in particolare, del Gruppo di lavoro sui rischi biologici, e della Commissione Interministeriale per le Biotecnologie.


Pandemie e condizioni del Pianeta

L’obiettivo evolutivo di tutte le forme viventi è la propria riproduzione, per colonizzare l’ambiente di vita, obiettivo che entra in relazione, talora conflittuale, con lo stesso obiettivo riproduttivo di tutti gli altri organismi: da queste relazioni si sviluppano gli equilibri che caratterizzano gli ecosistemi e che pongono limiti alla crescita delle popolazioni e dei consumi di ciascuna specie. 

In ecologia si parla di carrying capacity (o capacità di carico) per spiegare che, sulla base delle caratteristiche di un ecosistema, gli individui di una popolazione non possono superare i limiti imposti dalle risorse disponibili. Un classico esempio per spiegare questo fenomeno è quello della relazione tra preda e predatore: alla crescita del numero di predatori corrisponde una diminuzione significativa del numero delle prede, che innesca – per scarsità di cibo – un conseguente calo anche dei predatori.

Nel caso della popolazione umana si utilizzano concetti simili a quelli di carrying capacity ma con terminologie e metodi di valutazione un po’ diversi. Si parla di “impronta ecologica”, cioè la misura del territorio in ettari necessario per produrre ciò che un uomo o una popolazione consumano. Questa analisi facilita il confronto tra regioni, rivelando l’impatto ecologico delle diverse strutture sociali e tecnologiche e dei diversi livelli di reddito. Così l’impronta media di ogni residente delle città ricche degli USA o dell’Europa è enormemente superiore a quella di un agricoltore di un paese non industrializzato, per cui sul pianeta un solo statunitense “pesa” più di 10 afgani.

L’Overshoot Day è, invece, il giorno in cui il consumo di risorse naturali da parte dell’umanità inizia a superare la produzione che la Terra è in grado di mettere a disposizione per quell’anno: nel 2019 questo giorno è stato il 29 luglio. Dunque in circa sette mesi, abbiamo usato una quantità di prodotti naturali pari a quella che il pianeta rigenera in un anno. Il nostro deficit ecologico, pari a cinque mesi, provoca da una parte l’esaurimento delle risorse biologiche (pesci, alberi ecc.), e, dall’altra, l’accumulo di rifiuti e inquinamento, responsabile anche dell’effetto serra. Le attività umane stanno, dunque, cambiando l’ambiente del nostro pianeta in modo profondo e in alcuni casi irreversibile. Stiamo dunque superando, anzi abbiamo già superato i limiti delle capacità del pianeta di sostenere la popolazione umana e mettiamo a rischio la sopravvivenza di molte altre specie. L’attuale sistema produttivo industriale ed agricolo sta gravemente compromettendo anche la biodiversità del pianeta. Molte specie di animali e di piante sono ridotte a pochissimi esemplari e, quindi, in pericolo o, addirittura, in via di estinzione.

Le dimensioni e i consumi delle popolazioni umane sono variati moltissimo nel corso dei millenni, ma ogni volta che le risorse disponibili diventavano insufficienti, le popolazioni venivano ridimensionate, attraverso sistemi di autoregolazione.
Fino a 12 mila anni fa la popolazione umana di raccoglitori e cacciatori, già presente in tutto il pianeta, per motivi di sostenibilità, cioè disponibilità di cibo, non superava probabilmente 1-2 milioni di abitanti, dato che ogni tribù doveva avere un ampio territorio di raccolta e di caccia e quel cibo costituiva il limite alla crescita. Si trattava di un sistema ben autoregolato e in equilibrio con il proprio ambiente; in qualche modo le società di allora potevano essere felici, perché utilizzavano quanto la natura offriva loro, senza un lavoro che occupava tutto il tempo di vita e quindi con tempi adeguati per le relazioni e per il riposo, come il mitico periodo dell’Eden.
In seguito, in varie zone del pianeta, come nella mezzaluna fertile, in medio oriente, un importante cambiamento climatico, con riscaldamento globale, diffusione di animali e piante nelle regioni in cui il clima divenne più caldo e umido, favorì la cosiddetta rivoluzione neolitica, cioè l’agricoltura e l’allevamento. In tal modo i limiti della crescita demografica cambiarono perché, seminando piante e allevando animali, sullo stesso territorio si potevano sfamare fino a 1000 persone anziché 40-50, portando la popolazione ben oltre la dimensione di un paio di milioni. Tuttavia quando l’annata dava raccolti scarsi o quando la popolazione cresceva troppo, non restava altra via che la migrazione verso nuove terre da coltivare. Così pian piano questa nuova cultura si estese, a partire dall’Anatolia, a tutta l’Europa e, partendo da altre zone, a gran parte dell’Asia e parte dell’Africa. In tal modo la popolazione mondiale arrivò prima a decine, poi a centinaia di milioni di abitanti, già alcuni secoli avanti Cristo. Si stima che nell’Impero Romano, tra il 300 ed il 400 d.C., vivessero tra 60 e 120 milioni di abitanti; ma tale popolazione fu duramente colpita dalla cosiddetta Peste di Giustiniano, che portò a decine di milioni di decessi. In pratica quando, in base alle caratteristiche ambientali, climatiche, politiche e tecnologiche (capacità di produrre cibo), si superava il limite demografico per quel territorio, intervenivano fattori ambientali e sociali che riportavano la popolazione sotto il limite. Analogamente tra il ‘300 e il ‘600 scoppiarono varie epidemie, associate a carestie e guerre, come la peste decritta dal Manzoni ne “I promessi sposi”, e la popolazione europea subì periodiche drastiche riduzioni.

Anche l’emigrazione ha costituito un elemento equilibratore dell’incremento demografico. La popolazione europea ha trovato, dopo la scoperta dell’America, nuove terre da coltivare, spazi da abitare, ricchezze da sfruttare, sottraendoli ai nativi che, oltre a essere massacrati, venivano debilitati da epidemie di malattie portate dai conquistatori.
Oltre alle epidemie di peste già ricordate, nel corso della storia umana, anche recente, si sono succedute molte altre epidemie/pandemie, alcune collegate a guerre e carestie.

Tra le molte succedutesi, vanno ricordate le ricorrenti epidemie di tubercolosi, malaria, colera, dissenteria, AIDS, ebola e soprattutto le recenti pandemie di influenza (spagnola, asiatica, Hong Kong, suina e aviaria), oltre ad altri tipi di coronavirus, precedenti il Covid-19 (SARS e MERS). Ma non va dimenticata la comune influenza stagionale, che, pur con un tasso di letalità inferiore a 0,1 (cioè meno di un decesso per mille malati), causa ogni anno, secondo l’OMS, circa mezzo milione di morti in tutto il mondo e secondo Epicentro, considerando decessi diretti e per complicanze a malattie pregresse, si arriva a circa 8 mila morti all’anno in Italia.
Certamente il più rilevante ed interessante caso recente di pandemia è quello dell’influenza spagnola (1918-20), forse la peggiore pandemia della storia dell’umanità per numero di contagiati e di morti. Tra il 1918 e il 1920 contagiò circa un terzo della popolazione mondiale, mietendo molte decine di milioni di morti, dal momento che aveva una letalità superiore al 2,5%. Mentre normalmente i tipi nuovi di virus attaccano soprattutto anziani e persone debilitate, questo tipo di virus fu particolarmente letale nei soggetti tra i 15 e i 44 anni. Venne chiamata “Spagnola” perché fu comunicata per la prima volta dai giornali spagnoli, ma l’origine venne poi identificata in un ospedale militare francese, a Etaples, sovraffollato, impegnato a curare migliaia di soldati vittime di attacchi chimici e di ferite di guerra: era un luogo ideale per la diffusione di un virus respiratorio.
Questa pandemia, sorta sul finire della prima guerra mondiale, mette in evidenza la relazione tra le limitate risorse, la malnutrizione (carestia), la scarsa igiene e una popolazione, soprattutto giovani militari ammassati al fronte, debilitata dalla guerra.

Come abbiamo visto, epidemie e pandemie sono uno dei possibili meccanismi di controllo delle popolazioni, insieme a carestie, guerre e migrazioni: quanto più si superano i limiti della disponibilità di risorse del territorio, quanto più si altera l’ambiente di vita, tanto più facilmente uno o tutti insieme questi meccanismi entrano in funzione. La crescita della popolazione umana fino a più di 7 miliardi di abitanti, è stata resa possibile dalla Rivoluzione Industriale, che ha utilizzato enormi quantità di energia di origine fossile per attività impensabili in precedenza, non solo nell’industria, ma anche in agricoltura, con la cosiddetta Rivoluzione Verde.

Tuttavia il cibo ottenuto potrebbe sfamare anche più di 7 miliardi di persone se venisse equamente distribuito e prodotto in modo sostenibile, ma una iniqua utilizzazione delle risorse, una crescente disparità tra pochi ricchi e molti poveri, una riduzione delle terre coltivabili a causa della cementificazione, la perdita di fertilità dovuta alle monocolture gestite chimicamente, l’inquinamento ambientale, l’alterazione del clima, danno origine a frequenti casi di carestie e di malnutrizione in ampie fasce della popolazione, soprattutto al sud del mondo.

A partire dalla rivoluzione industriale abbiamo imposto un’economia lineare su un Pianeta il cui sistema produttivo funziona in modo ciclico. La conseguenza è una continua crescita dell’inquinamento e un cambiamento climatico sempre più minaccioso per il mantenimento degli ecosistemi e della biodiversità. Tutto ciò comporta la morte prematura di molti milioni di persone, ma anche un incremento di malattie cronico degenerative, con conseguente indebolimento di tutta la popolazione, che risulta meno idonea a difendersi da altre malattie come quelle infettive.
I cambiamenti climatici e la riduzione delle foreste con l’alterazione degli habitat di molte specie animali, mette sempre più facilmente a contatto animali selvatici con esseri umani, un contatto ancora più stretto quando questi animali vengono catturati per essere venduti in mercati affollati, rendendo più facile il salto di specie per i loro patogeni (si pensi al virus di ebola).
Inoltre gli allevamenti, in particolare di polli e suini, con concentrazioni di molti capi in spazi ridotti, alimentati con mangimi contenenti antibiotici, favoriscono una forte pressione selettiva sui loro virus e batteri, che mutano velocemente verso ceppi e tipi più aggressivi anche verso la specie umana, come è avvenuto per l’influenza aviaria e suina.
Un’ulteriore contributo alla diffusione di agenti patogeni è dato poi dalla globalizzazione, che, grazie al frenetico trasferimento in ogni parte del pianeta di persone e merci, favorisce il passaggio da epidemie a pandemie.

La pandemia da Covid-19

Dunque la nuova pandemia del virus Covid-19 era prevedibile e ampiamente prevista, se non proprio nei termini e nei tempi precisi, sicuramente come evento probabile.
Già nel 1972, nel rapporto del MIT per il Club di Roma, dal titolo “I limiti dello sviluppo” si affermava che se la popolazione mondiale continuava a crescere al ritmo di quegli anni, la crescente richiesta di alimenti avrebbe impoverito la fertilità dei suoli, la crescente produzione di merci avrebbe fatto crescere l’inquinamento dell’ambiente, l’impoverimento delle riserve di risorse naturali (acqua, foreste, minerali, fonti di energia) avrebbe provocato conflitti per la loro conquista; malattie, epidemie, fame, conflitti avrebbero frenato la crescita della popolazione.

Vi è poi il libro “Spillover” di David Quammen; egli stesso spiega in una recente intervista: “Nel 2012, quando il libro è stato pubblicato, ho previsto che si sarebbe verificata una pandemia causata da 1) un nuovo virus 2) con molta probabilità un coronavirus, perché i coronavirus si evolvono e si adattano rapidamente, 3) sarebbe stato trasmesso da un animale 4) verosimilmente un pipistrello 5) in una situazione in cui gli esseri umani entrano in stretto contatto con gli animali selvatici, come un mercato di animali vivi, 6) in un luogo come la Cina. Non ho previsto tutto questo perché sono una specie di veggente, ma perché ho ascoltato le parole di diversi esperti che avevano descritto fattori simili.”
Questa pandemia, oltre a quanto già previsto da Quammen, è caratterizzata da un nuovo virus, che risulta molto contagioso, con letalità non molto elevata (circa 2-3%, comunque ben più alta della letalità della normale influenza che è intorno a 0,1%), perciò difficile da contenere e prevenire, tanto più che la maggior parte dei contagiati è asintomatica o con sintomi poco diversi dalla solita influenza. Avendo fatto da poco il salto di specie, il virus non trova ostacoli nella popolazione, senza difese anticorpali. Se si riuscirà a contenere la sua avanzata, come sembra sia avvenuto in Cina e nella Corea del Sud, grazie ad efficaci metodi di riduzione dei contatti tra le persone, ci sarà comunque un significativo numero di decessi tra la popolazione più anziana e soprattutto con patologie pregresse. Dobbiamo poi sperare che, come succede per altre infezioni da raffreddamento, con la stagione più calda si possa avere un’attenuazione della diffusione, ma di questa ipotesi non c’è alcuna certezza e l’evoluzione della pandemia è ancora tutta da scoprire.

In ogni caso il pericolo maggiore sta nella rapida crescita dei contagiati, con un numero significativo di ospedalizzati e circa l’8% dei positivi che ha bisogno di un trattamento di terapia intensiva. Se il numero dei positivi con sintomi significativi dovesse crescere ancora molto, entrerebbe in crisi il sistema sanitario, non solo perché non ci sarebbero posti per tutti nella terapia intensiva, ma si sottrarrebbero posti letto per gli altri malati, anche molto gravi (traumatizzati, oncologici, ecc.).
Per queste ragioni è fondamentale contenere la diffusione con ogni intervento che riduca i contatti personali e risulta incredibile la proposta fatta in Gran Bretagna da Boris Johnson, di lasciare che l’epidemia si diffonda nel paese fino ad un contagio del 60-70% della popolazione, per ottenere l’immunità di gregge: questa ipotesi significherebbe che circa 40 milioni di inglesi verrebbe contagiata e che, con i dati attuali di letalità (confermati anche dall’OMS), ci sarebbero circa un milione di decessi provocati o direttamente dal virus o dall’interazione tra virus e precedenti malattie. Inoltre non c’è alcuna certezza di una adeguata immunità di gregge sia perché per certe epidemie virali serve superare l’85% della popolazione infetta, sia perché sembra che possano esserci delle ricadute, anche in persone già guarite, data la probabile mutabilità del virus.

Come evitare pandemie future

Questa pandemia può costituire un utile avvertimento, per evitare nuove e più gravi pandemie, sicuramente probabili. Il Covid-19 è una reazione (tra le altre) allo stato di stress che abbiamo causato al pianeta e quindi per prevenire nuovi eventi simili dobbiamo ridurre le alterazioni dell’ambiente, come la perdita di biodiversità, l’alterazione degli habitat e i cambiamenti climatici, favorendo processi produttivi industriali ed agricoli basati sull’economia circolare, sostenibili, con ricorso a fonti energetiche rinnovabili.
Già pochi mesi di blocco dei movimenti delle persone e di parziale riduzione di attività produttive hanno portato ad un netto miglioramento della qualità dell’aria sia in Cina che in Italia (soprattutto nel Veneto): questo dato va colto non come futura necessità di impedire la circolazione delle persone e delle merci o di non produrre beni necessari, bensì di ripensare i trasporti e le produzioni industriali ed agricole, in particolare ridurre gli allevamenti animali: attualmente vi sono nel mondo 1,5 miliardi di bovini, 1 miliardo di suini, oltre 1,5 miliardi di ovini e caprini e circa 50 miliardi di volatili. La massa degli animali allevati è ben maggiore di quella di tutti gli esseri umani, con enormi sprechi di cibo, forte inquinamento e forte aumento di virus e batteri che possono fare il salto di specie. Inoltre l’abuso in zootecnia di antibiotici è responsabile anche dell’aumento di batteri resistenti agli antibiotici, vanificando uno degli strumenti a nostra difesa da queste infezioni. Oltre a nuove pandemie virali, il futuro potrebbe riservarci una diffusione pandemica di nuovi batteri resistenti ad ogni trattamento farmacologico.

Non possiamo dimenticare, nell’ottica di “carestie, pandemie, guerre”, che stiamo assistendo a continue guerre locali, come quella in Siria, ma se la guerra diventasse globale, rischiamo la catastrofe conseguente all’uso di armi nucleari.
Secondo l’OCSE (rapporto del 2018 sulla fragilità degli stati) entro il 2030, fino a 620 milioni di persone, circa l’80% della popolazione più povera nel mondo, vivrà all’interno di Stati fragili, che attraversano situazioni di emergenza, esposti a conflitti, epidemie, povertà estrema, come effetti dei cambiamenti climatici. Queste popolazioni, così fragili ed indebolite, sono “terreno fertile” per la diffusione di epidemie, che, attraverso le inevitabili migrazioni, diverranno gravi pandemie: dobbiamo porre un freno a questo suicidio di massa, non solo cambiando il modo di produrre, di utilizzare le risorse naturali, ma cambiando completamente il paradigma culturale, economico, sociale e politico che ci ha portato a questo punto, che rischia di essere “un punto di non ritorno”.

Ma la pandemia ha anche messo in evidenza carenze dei sistemi sanitari nazionali, soprattutto di quei paesi dove si è scelto di smantellare il sistema pubblico: invertire questa tendenza e finanziare adeguatamente le strutture sanitarie pubbliche, insieme alle politiche di prevenzione, sarà un fondamentale argine a future pandemie.



lunedì 9 marzo 2020

COMUNICATO STAMPA LEGAMBIENTE PIEMONTE E VDA: NON SI USI L'EMERGENZA SANITARIA PER CANCELLARE NORME AMBIENTALI




Torino, 9 marzo 2020                               Comunicato stampa

CORONAVIRUS
LEGAMBIENTE: non si usi l’emergenza sanitaria per cancellare norme ambientali.
Tutela ambientale ed economia non possono essere percepite come scelte alternative

Pochi giorni il presidente di Confindustria Vincenzo Boccia, ha invitato ad abbandonare l’idea di un  Green New Deal europeo. "Dobbiamo fare un'operazione completamente diversa. Qui c'è una operazione italiana in cui dobbiamo pensare di usare tutte le risorse disponibili quanto prima per attivare infrastrutture e cantieri".

Oggi è il turno della giunta Regionale del Piemonte che, per bocca dell’Assessore al Lavoro, Elena Chiorino chiede all’Esecutivo di “mettere da parte le ideologie” e di procedere per l’immediata sospensione, per tutto il 2020, della «plastic tax» e della «sugar tax».

“E’ irricevibile l’accusa di essere ideologici quando si parla di tutela ambientale – dichiara Giorgio Prino, presidente di Legambiente Piemonte e Valle d’Aosta – Ed è profondamente scorretto e strumentale approfittare di un’emergenza sanitaria per cercare di smontare norme e indicazioni che vanno verso una maggiore tutela ambientale. Soprattutto quando il tentativo di affossarle risale a ben prima della contingente emergenza sanitaria”.

“E’ necessario uscire dall’impostazione che vede attività economiche e tutela ambientale come antagonisti – continua Giorgio Prino - Non è possibile continuare a crogiolarsi in un modello di sviluppo che prevede cantierizzazione e cementificazione come unico modello di sviluppo possibile.

L’emergenza sanitaria non cancella quella climatica e ambientale: va ad aggiungersi ad essa e da essa non può prescindere.

Ufficio stampa Legambiente Piemonte e Valle d'Aosta: 011.2215851 – 339.2272687

martedì 3 marzo 2020

ARTIFISHAL - DOCUMENTARIO SUI SALMONI SELVAGGI E FIUMI INCONTAMINATI: DA VEDERE!



Da ReteFiumi, ci segnalano questo film, prodotto e realizzato da  Patagonia, Inc.© 2019 nell'ambito del loro progetto Patagonia © Action Works:

La strada verso l'estinzione è lastricata di buone intenzioni
Abbiamo realizzato il film Artifishal per difendere i salmoni selvaggi e i fiumi incontaminati e per evidenziare i costi devastanti - ecologici, finanziari e culturali - dell'arroganza umana. Se c'è un futuro per il salmone e le comunità che dipendono da esso, è nella consapevolezza che il miglior vivaio è un fiume sano.

Artifishal è ora disponibile gratuitamente su YouTube.
Scendi in campo e proteggi i pesci selvaggi
Tutti noi possiamo prendere parte alla difesa dei pesci selvatici e delle acque che tanto amiamo. Visita Patagonia Action Works per sapere come puoi contribuire: supportando, diventando volontario o donando alle organizzazioni ambientaliste che lottano per la salvaguardai dei pesci selvatici!

Foto: (in alto) BEN MOON 

mercoledì 28 agosto 2019

DAL SITO DI JACOBIN ITALIA - Non c’è lotta al negazionismo climatico senza lotta alle «grandi opere»


"Mentre, dopo le grandi foreste artiche, va in fiamme l’Amazzonia, torna in mente un passaggio del discorso tenuto da Matteo Salvini al Senato il 20 agosto scorso:
«Ovunque al mondo, se trovi del petrolio fai festa perché significa ricchezza e posti di lavoro […] Gli italiani vogliono crescere, vogliono sviluppo, vogliono strade, autostrade, porti, aeroporti, ferrovie…».
Discorso impregnato del più greve negazionismo climatico, lo stesso del piromane Bolsonaro e di altri leader dal ghigno feroce. ".....Continua

mercoledì 8 maggio 2019

QUI SUL NOSTRO FIUME - BOSCO PIANO (BORGHETTO DI BORBERA) , DOMENICA 12 MAGGIO 2019, ORE 10.00





Nell’ambito della campagna di Legambiente Puliamo il Mondo 2019, domenica 12 maggio 2019 si terrà la seconda edizione di “Qui sul nostro fiume- giornata di educazione ambientale” : una giornata aperta a tutti e dedicata all'Ambiente e alla cura del territorio, con lo scopo di sensibilizzare e coinvolgere i cittadini sull’annoso problema dell'abbandono dei rifiuti e di promuoverne una corretta gestione.
Insieme agli studenti degli istituti di Borghetto di Borbera, Rocchetta Ligure, Cabella International Sahaja School e al gruppo scout Novi Ligure 1, ci occuperemo della pulizia di un tratto di sponda del Borbera e dell’area di sosta di Bosco Piano mentre, nel pomeriggio, assisteremo a una dimostrazione di spegnimento incendi a cura dell’Associazione Antincendi boschivi della Val Borbera.






L'iniziativa vedrà anche la partecipazione dei volontari che hanno aderito al progetto Vis.Po, il progetto europeo che per 3 anni coinvolgerà 230 volontari tra i 18 e i 30 anni in azioni di pulizia e valorizzazione delle sponde del Po e dei suoi affluenti in territorio piemontese. Un’esperienza di volontariato e apprendimento per giovani under 30 promossa da Legambiente Piemonte e Valle d’Aosta, in partnership con Arpa Piemonte e European Research Institute.
Il progetto VisPO è finanziato nell’ambito del “LIFE Preparatory Project in Support of European Solidarity Corps” che promuove azioni a priorità ambientale a supporto del Corpo di Solidarietà Europeo (ESC) e vede lo scambio di esperienze con attività analoghe svolte da 20 volontari sul Danubio in Ungheria. Oltre alle iniziative di pulizia del Po e dei suoi affluenti, che si svolgeranno principalmente nei siti Natura 2000, VisPO prevede attività di monitoraggio, sensibilizzazione, promozione, formazione ed educazione ambientale e sportiva.


L’evento è organizzato con il patrocinio dei Comuni di Borghetto di Borbera e Cabella Ligure, dell’Ente di gestione delle Aree Protette dell’Appennino piemontese e con la collaborazione di Legambiente, Vis.Po – Volunteering for a Sustainable Po, Pro Loco Cabella Ligure, Associazione Oltre le Strette e l’ 

Associazione Volontari AIB Protezione Civile Val Borbera
PROGRAMMA
- Ritrovo ore 10 a Bosco Piano (Borghetto Borbera) Introduzione e distribuzione materiale per pulizia area circostante
- Partenza a squadre ore 10.30
- Termine pulizia ore 12.30 e pranzo al sacco a cura dei partecipanti

Nel pomeriggio si terrà una dimostrazione di intervento anti incendio da parte di A.I.B. Val Borbera

Merenda per tutti i partecipanti, gentilmente offerta da: Panificio Bava Mauro, Alimentari Maggiolo, Cuore Di Pane, Il Forno Di Ferrari Federico, Il Forno Di  Boggeri Fabio

In caso di pioggia l’evento verrà rinviato in data 9 giugno

PER ADESIONI E INFORMAZIONI



venerdì 12 aprile 2019

RI-CYCLO DATES: LINDA MAGGIORI A ALESSANDRIA, VENERDì 12 APRILE ORE 18.30

WALK, WATCH AND CLEAN TRA CARROSIO E GAVI: GRAZIE A TUTTI I PARTECIPANTI!

Sabato 6 aprile 2019 lungo i fossi e i rii adiacenti alla Strada provinciale 160 tra Carrosio e Gavi, abbiamo raccolto 19 sacchi condominiali di spazzatura, pneumatici, latte di vernice, cartucce da caccia e neon.

I rifiuti raccolti erano costituiti prevalentemente da plastiche e, in misura inferiore, da materiale ferroso.


Il percorso scelto è uno dei luoghi simbolici delle vertenze ambientaliste della Valle, perché è stato profondamente trasformato dai cantieri di allargamento delle strade propedeutici alla realizzazione della linea merci AV/AC Terzo Valico dei Giovi. In particolare il Ponte della Maddalena è stato completamente rifatto con un nuovo percorso fortemente impattante, sia perché pesantemente incidente nell'alveo del Lemme che per la distruzione degli argini naturali sostituiti da manufatti artificiali che hanno stravolto e distrutto definitivamente la flora e le belle marne che disegnavano le anse del fiume. La strada inoltre è percorsa quotidianamente da decine di camion provenienti da o destinati a uno dei cantieri dell’Alta Velocità, sito in Val Lemme, che causano un grave impatto sull'ambiente e la vita dei residenti.

Grazie a tutti i partecipanti, a Guido, volontario del progetto #VisPo, al Comune di Gavi e a #GestioneAmbiente per aver messo a disposizione i contenitori, ai forni Pulini di #Bosio e Da Giovanni di #Gavi per avere offerto 2kg di #focaccia fragrante ai #volontari!!








Raccolta meticolosa...

...estrema...
...capillare...

...ostinata!







domenica 31 marzo 2019

WALK, WATCH & CLEAN TRA CARROSIO E GAVI - SABATO 6 APRILE 2019



Dai, facciamo qualcosa di concreto per il nostro Territorio! Armiamoci di guanti e scarpe comode e partiamo per una passeggiata tra Carrosio e Gavi, osservando l'ambiente che ci circonda e raccogliendo i rifiuti lungo fossi e rii. 

Vi aspettiamo sabato 6 aprile 2019; ritrovo alle ore 9.00 dal piazzale della chiesa di Carrosio. 

Buona passeggiata! 

Ci trovate anche su Facebook 

L'evento si svolge nell'ambito del progetto internazionale  #BeVisPo





mercoledì 9 gennaio 2019

#PFAS : INCONTRO PUBBLICO SUI RISCHI PER LA SALUTE NEL TERRITORIO ALESSANDRINO

Legambiente, Pro Natura e “Movimento di lotta per la salute Giulio A. Maccacaro” organizzano un incontro informativo aperto alla cittadinanza, sullo stato attuale del livello di contaminazione del territorio rispetto alle sostanze perfluoroalchiliche, utilizzate nel Polo chimico di Spinetta Marengo e disperse nelle falde acquifere.

Le sostanze perfluoroalchiliche (PFAS) sono indiziate di interferire con il sistema endocrino e di essere cancerogene.
Nel Veneto si è sollevata una grande preoccupazione per gli effetti sulla salute degli PFAS a causa dell’inquinamento presente in quelle zone.

 E nel territorio di Alessandria?