lunedì 20 febbraio 2023

TORNA DOPO TRENT'ANNI LA FAKE NEWS SULL' ALTA VELOCITÀ GENOVA-MILANO

 DA GENOVA A MILANO IN 50 MINUTI SU UNA LINEA CHE NON ESISTE E CHE FORSE NON ESISTERÀ MAI. 

TORNA DOPO TRENT'ANNI LA FAKE NEWS SULL' ALTA VELOCITÀ GENOVA- MILANO


" Da Genova a Milano in 50 minuti" , "Genova - Rotterdam un corridoio fondamentale per i passeggeri", "Monza sempre più vicina al mare". Da due giorni, ormai, su alcuni siti internet del territorio milanese si sta diffondendo la vera e propria fake news secondo la quale il terzo valico ferroviario Genova- Rivalta Scrivia, opera  costata a tutte le cittadine e i cittadini 7,2 miliardi di lire, dall'iter ambientale e giudiziario ormai trentennale e piena di criticità, costituirebbe una linea passeggeri ad alta velocità fra Genova e Milano. Tale notizia è totalmente destituita di senso, essendo il terzo valico una linea merci che, lungi dal puntare a Milano, si ferma a pochi chilometri da Tortona per lo scopo, dichiarato dai costruttori stessi, di favorire il traffico merci sulla direttrice del Sempione (quello è il corridoio infrastrutturale Genova-Rotterdam), molto più ad ovest della città meneghina, valico ferroviario che, peraltro, come è noto -purtroppo non a tutti, a quanto pare- esiste ed è operativo dal 1905 .

L'idea di un' Alta Velocità Genova-Milano Rogoredo, in realtà, era esistita ma fu bocciata per ben due volte dal ministero dell'ambiente, nel 1992 e nel 1993, prima che, con le leggi berlusconiane, al ministero fosse tolta la facoltà di bloccare le opere ritenute "strategiche". Quei due progetti, nella fattispecie, oltre che ambientalmente insostenibili, si erano rivelati anche tecnicamente infattibili, dato che un treno non riesce a raggiungere i 300 km orari su una tratta breve come era quella linea ( 127 km) nelle condizioni orografiche della stessa (le quali presupponevano l'attraversamento di una tratta appenninica), anche perché -è bene ricordarlo- l'alta velocità nasce per fare concorrenza agli aerei e può avere senso, dunque, su tratte superiori ai 300 km, elemento che la rende pressoché improponibile in un Paese " dalle cento città" come il nostro.  Economicamente, poi, il progetto di una linea ferroviaria ad alta velocità Genova-Milano non stava in piedi, dal momento che le 1800 persone che ogni giorno facevano allora  la tratta in questione non giustificavano un simile intervento.
Fu proprio per tale ragione che i corifei delle grandi opere di allora, costatata l'impossibilità di proseguire l'impari lotta con l'evidenza, si inventarono letteralmente la necessità di un " Terzo Valico ad Alta Capacità", tirato fuori dal cappello per giustificare una spesa pubblica colossale, ovviamente a vantaggio dei costruttori. Erano i primi anni Duemila quando tutto l'iter progettuale ripartì, con la consueta stantia e conformista grancassa dell'Union sacrée delle propagande politiche e mediatiche, le stesse che oggi paiono tornare alla carica diffondendo letteralmente falsità per fare spingere l' acceleratore in un momento in cui, per ragioni tecniche, l'opera si era impantanata fra le argille del Basso Piemonte .
Orbene, dal momento che permane un certo ottimismo sulla natura dell'essere umano, può anche darsi che in realtà l'inutile  terzo valico merci Genova-Tortona si sia nuovamente trasformato nuovamente in inutile linea ad alta velocità Genova-Milano per un'ennesima variazione del progetto. In tal caso, a Lorsignori l'onere di illustrare l'ennesima mirabolante trovata ingegneristica.
Quanto a noi, che quella propaganda la conosciamo bene da tre decenni, non ci resta che ricordare un dato: negli anni Novanta i propagandisti parlavano di 40 minuti per arrivare da Genova a Milano. Oggi ci parlano di 50: in trent' anni, hanno accumulato dieci minuti di ritardo.

mercoledì 15 febbraio 2023

Conoscere il territorio - Primo incontro 16 Febbraio 2023

Eccoci tornati con una nuova serie di incontri online del ciclo Conoscere il territorio organizzati dal Circolo.

Vi proponiamo un interessante incontro con Ennio Cirnigliaro dal titolo 
LA VIA DI MARCAROLO, UOMINI E STORIE DA GENOVA ALLE FIERE FRANCESI.
La videoconferenza con Google Meet inizierà alle ore 21:00 di giovedì 16 febbraio.



sabato 7 gennaio 2023

La caccia è la causa dell’emergenza cinghiali, non la soluzione

 Dal sito:

http://www.tusciaweb.eu/2023/01/la-caccia-la-causa-dellemergenza-cinghiali-non-la-soluzione/

 

Ambiente - L'intervento di Enzo Calevi della Lipu: "Nessun governante capisce che il problema non può essere risolto da chi lo provoca"

“La caccia è la causa dell’emergenza cinghiali, non la soluzione”

Viterbo – A proposito di caccia nelle aree urbane e nelle aree protette, a proposito delle esternazioni fuori luogo di esponenti politici e amministratori locali, a proposito della disinformazione dilagante sull’argomento, faremmo bene tutti a cominciare a capire alcune cose. 

La prima, che nessuno, stampa, amministrazioni e governanti mai dicono, è che l’emergenza cinghiali deriva direttamente dall’attività venatoria. 

La seconda, che nessuno di chi governa capisce, è che questa emergenza non verrà mai risolta e nemmeno attenuata dalla stessa categoria che l’ha causata. Il mondo venatorio non sarebbe in grado di avere, anche qualora lo volesse, un approccio corretto e funzionale all’emergenza ma la cosa più grave è che alla categoria interessa l’opposto ossia, l’aumento della popolazione dei cinghiali.

Sarebbe ora che chi governa, a tutti i livelli, cominciasse a informarsi prima di sparare, in senso figurato e non solo.

Conoscere per giudicare. Ma cos’è la famosa e tanto discussa “caccia alla braccata”?

E’ prima di ogni altra cosa un business milionario e altamente impattante con l’ambiente, l’agricoltura, la fauna e la società. Ma è anche il metodo di caccia che uccide più cacciatori o fruitori dei boschi, il più pericoloso in assoluto. E’ il sistema venatorio che uccide per sbaglio più cani da caccia. E’ il metodo che uccide e disturba più specie protette. E’ il metodo che causa più danni all’agricoltura spingendo i cinghiali fuori dalla macchia, verso i campi coltivati e/o i centri abitati.


E infine è anche casualmente il metodo più usato per la caccia al cinghiale in Italia, visto che aumenta il numero dei cinghiali invece di diminuirlo, destrutturando la popolazione e causando un aumento del tasso riproduttivo, la riproduzione precoce delle femmine e un maggiore tasso di dispersione dei giovani.

Anche 50-60 e più cacciatori in squadra, con altrettanti cani contemporaneamente in unica area boschiva. Ha più i connotati di una guerra, che di una battuta di caccia.

Enzo Calevi
Lipu Viterbo

 

 

lunedì 2 gennaio 2023

La proliferazione dei cinghiali, un rompicapo ecologico

 

Traduzione dell’articolo pubblicato su:

https://reporterre.net/La-proliferation-des-sangliers-un-casse-tete-ecologique

Inchiesta di   Marie Astier            Marzo 2022

"È un peccato che i cacciatori si presentino come l'unica soluzione a un problema che loro stessi hanno creato". “I cacciatori sono vigili del fuoco incendiari, sono responsabili della dinamica della popolazione di cinghiali". La Confederazione contadina dell'Ardèche ha condannato, nel febbraio 2020, un allevatore che forniva cinghiali – poi rilasciati – alle associazioni di cacciatori del dipartimento. "La caccia è un hobby, quindi deve esserci più selvaggina possibile". Hanno paura di uccidere la gallina dalle uova d'oro, perché se non ci sono più cinghiali in Francia, non resta molto da cacciare! »

Distruttore di raccolti e grande selvaggina preferita dai cacciatori, il cinghiale sembra essere il nemico rurale numero 1. Comprendere le ragioni della sua proliferazione non è facile. Saperlo limitare è un rompicapo ancora più complesso. Reporterre delinea i modi per comprendere il problema.

È un classico del confronto rituale tra cacciatori ed ecologisti: il cinghiale. I primi si dichiarano l'unica difesa contro una specie che è diventata invasiva e che moltiplica i danni alle colture. È in questa veste che hanno recentemente ottenuto una deroga al confinamento, o addirittura un'estensione della stagione di caccia a quella che viene anche definita la "bestia nera". Le associazioni ambientaliste denunciano invece le pratiche dei cacciatori, che hanno favorito la popolazione di cinghiali. "È un peccato che i cacciatori si presentino come l'unica soluzione a un problema che loro stessi hanno creato", protesta Yves Vérilhac, direttore generale della Lega per la protezione degli uccelli (LPO).

Tra i due campi, i contadini subiscono i danni. “Ho avuto migliaia di metri quadrati di prateria rivoltati”, testimonia Aurélien Mourier, allevatore nel nord dell'Ardèche. I cinghiali scavano diversi centimetri nella terra alla ricerca di vermi e altre creature. “Mettono a repentaglio totalmente i raccolti di foraggio, tirano fuori le pietre e rendono il terreno non più piatto. Quindi, quando torni sul prato, rischi di rompere le attrezzature. »

La bestia è mobile, intelligente, produttiva: ancora oggi non sappiamo contare i cinghiali. Le tabelle venatorie fungono da indicatori: la Federazione Nazionale della Caccia contava 30.000 cinghiali uccisi negli anni '70, oggi sono più di 800.000.


Cinghiale, una “benedizione” per la caccia

Incolpare i cacciatori? In effetti, il caso è multifattoriale. Storicamente, i cacciatori hanno la loro parte di responsabilità, afferma Éric Baubet, specialista di cinghiali presso l'Ufficio francese per la biodiversità (OFB): “Negli anni '60, la base della caccia era la piccola selvaggina. Ma questa è crollata. Quindi i cacciatori si sono rivolti alla selvaggina grossa. Il cinghiale è stato una sorta di benedizione, i cacciatori hanno fatto quello che serve per aumentare le popolazioni. Se le grandi femmine, che producono più piccoli, vengono risparmiate, la popolazione si insedia rapidamente. »

Altri fattori hanno aiutato. Sviluppo dell'agricoltura intensiva con grandi campi di mais - che forniscono ai suidi risorse alimentari e nascondigli - e altre grandi colture che li hanno nutriti; l'abbandono agricolo e l'esodo urbano che ha aperto loro nuovi spazi; più recentemente il cambiamento climatico, favorendo la produzione di frutti (ghiande, castagne) da parte degli alberi forestali, ne ha ulteriormente moltiplicato le risorse. Un dettaglio, poi: ci sono sempre meno cacciatori, quindi meno "pressione venatoria", come si dice in gergo.

Alla Federazione Nazionale dei Cacciatori (FNC), si preferisce insistere su questi criteri ambientali. "La popolazione di cinghiali può triplicare quando c'è cibo disponibile e inverni miti", ci viene detto. “E poi, i paesaggi e l'agricoltura sono cambiati, la chiusura degli ambienti li favorisce. Non sono i cacciatori a causare l'aumento della popolazione di cinghiali. »

Intelligenti e adattabili, i cinghiali beneficiano di alcuni aspetti dell'agricoltura intensiva e del riscaldamento globale.

"I cacciatori sono vigili del fuoco incendiari, sono responsabili della dinamica della popolazione di cinghiali", contesta dalla LPO Yves Vérilhac, che denuncia "anni di immissioni, di agrainage [messa a disposizione di cereali, pasturazione], importazione di cinghiali dai paesi dell'est e di caccia in recinti privati ​​[Riserve private dove la popolazione viene mantenuta attraverso l'allevamento e da cui gli animali possono fuggire]. Oggi non è più possibile liberare allo stato brado cinghiali di allevamento o importati, questi sono riservati a Riserve di caccia chiuse e commerciali. Ma le violazioni a volte persistono a livello locale. Così, la Confederazione contadina dell'Ardèche ha condannato, nel febbraio 2020, un allevatore che forniva cinghiali – poi rilasciati – alle associazioni di cacciatori del dipartimento.

La pasturazione è strettamente controllata. Anche in questo caso le associazioni ambientaliste denunciano gli abusi. Il naturalista Pierre Rigaux è più circospetto: “Se sia per favorire la popolazione di cinghiali o per distoglierli dai raccolti, non conosciamo veramente l'efficacia di tutto questo. »

Un'altra accusa comune è che i cacciatori hanno incrociato i cinghiali con i maiali, al fine di aumentare il loro tasso di riproduzione e renderli più facili da cacciare. "Non abbiamo prove che sia stato così", stima Éric Baubet, dell'OFB. "Abbiamo solo gli strumenti per misurare le ibridazioni di prima generazione [a livello dei genitori], e sono molto deboli e non diversi da quelli che si trovano ovunque in Europa", dice. “Comunque, non sono sicuro che ci sia bisogno di guardare in quella direzione. E’ sufficiente cacciare una femmina in meno per avere altri sei cuccioli! »   Le cause dell'esplosione demografica sono dunque molteplici. Inoltre, dovremmo davvero essere preoccupati? Ancora una volta è tutta una questione di punti di vista.  “In biologia, parlare di sovrappopolazione non ha senso”, precisa Éric Baubet. Finché l'ambiente li nutre a sufficienza, è difficile affermare che ci siano troppi cinghiali.

È quindi dal punto di vista di certe attività umane che i cinghiali vengono dichiarati eccedenti. Scontri stradali, diffusione della peste suina, arature di campi sportivi e soprattutto danni all'agricoltura. Questi hanno continuato ad aumentare. Sono risarciti dai cacciatori che negli anni '60, in cambio del diritto di cacciare e gestire la selvaggina, hanno accettato di pagare un indennizzo. Secondo la Federazione nazionale dei cacciatori sono balzati del 50% in dieci anni, passando da 30 a 45 milioni di euro.

“Un buon cinghiale è un cinghiale morto”

Paradossalmente, “credevamo che il cinghiale avrebbe salvato la caccia, che con questa pratica  avremmo mantenuto gli aderenti. In effetti, la sta uccidendo”, osserva David Pierrard, direttore della tenuta di Belval (Ardenne). Il luogo svolge sia la conservazione della biodiversità che l'addestramento dei cacciatori. "È il fallimento delle federazioni venatorie dipartimentali, alcuni non possono più risarcire il danno! La Federazione dipartimentale dei cacciatori del Dipartimento delle Landes, in particolare, l'anno scorso ha sfiorato il fallimento. "Altri dipartimenti sono prossimi, nel nord-est o intorno alle Landes: il Gers, i Pirenei orientali", confermano alla FNC. Per David Pierrard la soluzione a questa situazione è dunque cruenta: “Oggi un cinghiale buono è un cinghiale morto, è un peccato quello che vi dico, ma noi ci siamo. »

Eppure, la "bestia nera" prospera. Non solo in Francia, ma “ovunque in Europa”, precisa Éric Baubet. Come mai ? "Il cinghiale si adatta molto rapidamente", si lamenta la FNC. Sa individuare le zone poco cacciate, trovare i luoghi dove sarà ben nutrito e riparato. Nel Parco Nazionale delle Cévennes, discussioni serrate tra cacciatori, agricoltori e tecnici del parco cercano di mantenerlo a un livello accettabile per le attività agricole. "Ma soffriamo", dice Maxime Redon, responsabile del progetto di caccia del parco. “Noi gestiamo a posteriori, la popolazione ha una dinamica più veloce di noi. Le scrofe grandi sono quelle che producono più piccoli. "Ma se le uccidiamo, questo può selezionare i giovani che si riproducono sempre più in anticipo", continua. "Quindi siamo imbarazzati, non abbiamo un messaggio chiaro. Diciamo solo: "Uccidi il cinghiale". »

I cinghiali scavano il terreno in cerca di cibo, il che danneggia molti raccolti.

Tuttavia, il cacciatore non caccia sempre sufficientemente. "La caccia è un hobby, quindi deve esserci più selvaggina possibile", afferma Aurélien Mourier, l'allevatore dell'Ardèche. “Da me interrompono la caccia al cinghiale a metà dicembre per lasciarne un po' per la riproduzione. "È un grosso affare, deve essere pieno di selvaggina perché i cacciatori accettino di pagare i contratti di caccia", osserva Yves Verilhac, della LPO.  Nel parco nazionale delle Cévennes, "abbiamo a che fare più con cacciatori ansiosi di non uccidere troppo", riferisce Maxime Redon. “A livello locale, va ricordato ai cacciatori che la gestione giusta non è necessariamente quella attuale”, ammettono alla Federazione Nazionale Caccia.

La caccia riesce a disciplinare il cinghiale quando vuole: “Un numero maggiore di cacciatori distaccati, aree venatorie più ampie e cacce effettuate all'inizio della stagione, cioè prima di febbraio, hanno aumentato il numero di animali abbattuti”, ha osservato un articolo scientifico pubblicato all'inizio del 2020 su Science of The Total Environment. "La regolamentazione attraverso la caccia può funzionare", riassume il ricercatore OFB. Ma è stato un ostacolo quasi psicologico quello che ha notato: “I cacciatori hanno dimenticato che prima c'erano pochi cinghiali. Pertanto, il livello della popolazione che servirà loro da riferimento è alto. In un comune penseranno che venti cinghiali siano la popolazione “normale”, mentre prima erano cinque. Hanno paura di uccidere la gallina dalle uova d'oro, perché se non ci sono più cinghiali in Francia, non resta molto da cacciare! »

Vivere e coltivare diversamente la nostra campagna

L'LPO chiede quindi metodi più radicali e di fare a meno dei cacciatori. “Affidare la missione all'esercito, alzare una torre di guardia (altana) e pasturare. È così che fanno i tedeschi”, dice Yves Verilhac. Meno marziale, Aurélien Mourier, membro della Confédération paysanne, difende con la sua unione un ricorso più frequente alla cattura. Le gabbie in cui viene posto il cibo permettono di attirare gli animali, che vengono poi giustiziati. "Ma ai cacciatori non piace che le persone vengano a prendere i 'loro' cinghiali senza aver avuto l'opportunità di divertirsi a cacciarli", rimarca l'allevatore. Un recente decreto del ministero della Transizione ecologica va nella sua direzione, dando al prefetto il potere di avviare operazioni di cattura.

Di fronte all'annunciato e auspicato massacro, si comincia a sperare in altre soluzioni per contenere la bestia nera. I recinti elettrici, già in uso, non potrebbero essere più diffusi? Un problema è che la minima erba non deve toccare i fili, a rischio di annullare l'effetto scossa elettrica. "In primavera, l'erba deve essere tagliata ogni settimana, è un enorme costo di manutenzione", si lamenta Aurélien Mourier. “Senza contare che su superfici in pendenza con cespugli contorti diventa quasi impossibile. »

La sterilizzazione è stata per ora esclusa. “Sarebbe giocare con molecole i cui effetti sono poco conosciuti. C'è il rischio che un essere umano che mangia cinghiale sterilizzato lo sia a sua volta», osserva Éric Baubet.

Pierre Rigaux, da parte sua, vede la soluzione in un'evoluzione a lungo termine dell'agricoltura: “Una minoranza di raccolti concentra l'enorme maggioranza dei danni. Se ci fosse una coltivazione meno intensiva del mais, ci sarebbero meno danni e se tornassimo ad appezzamenti più piccoli, sarebbero più facili da proteggere. “È infatti tutta la campagna, il nostro modo di viverla e di coltivarla, che andrebbe ripensata. Non è un rompicapo minore.

Sullo stesso argomento:

https://circololegambientevallemme.blogspot.com/2022/02/normal-0-14-false-false-false-it-ja-x_17.html 

https://circololegambientevallemme.blogspot.com/2022/12/manovra-passa-lemendamento-che-consente.html

https://circololegambientevallemme.blogspot.com/2022/12/emendamento-caccia-selvaggia.html



venerdì 23 dicembre 2022

Manovra, passa l’emendamento che consente la caccia nelle aree protette e in città

                                                                        Legambiente 

                                                COMUNICATO STAMPA 

                                                                      22 Dicembre 2022

Via libera della commissione Bilancio della Camera all’emendamento alla manovra che apre la possibilità di abbattimenti di fauna selvatica per motivi di sicurezza stradale anche in aree protette e in città. Legambiente si oppone.

“Scelte dannose che aggravano, anziché affrontare, la questione della sicurezza e della corretta gestione faunistica. Ci appelleremo in tutte le sedi competenti per bloccare un provvedimento ingiusto, irrazionale e del tutto anacronistico”

“L’emendamento al testo della legge di Bilancio approvato nelle scorse ore nella V Commissione Bilancio, Tesoro, Programmazione della Camera dei deputati che prevede la possibilità di abbattimento della fauna selvatica anche in contesti urbani e nelle aree protette – dichiara Stefano Ciafani, presidente nazionale di Legambiente – di fatto stabilisce una vera a propria deregulation venatoria. Nonostante si basi sul pretesto del controllo faunistico non ha nulla a che vedere con una seria gestione del tema, oltre ad essere del tutto estraneo alla natura stessa di una legge di Bilancio e a presentare forti vizi di incostituzionalità. Si tratta di un provvedimento dannoso, inapplicabile e in contrasto con la Direttiva Comunitaria Habitat, con la Strategia UE sulla tutela della biodiversità e con gli orientamenti emersi dalla recente COP 15 di Montreal-Kunming”.

Legambiente elenca tre punti critici che la norma proposta andrà a creare:

  • Il primo riguarda il fatto che, tale provvedimento, vuole consegnare nelle mani di chi ha creato il problema, cioè il mondo venatorio e degli armieri, la risoluzione del problema stesso. A fallire in questi anni è infatti stato proprio il ricorso a pratiche venatorie, utilizzato come unico modello di contenimento della fauna. Inoltre, l’approccio venatorio alla base del provvedimento, il cui fine ultimo è creare aspettative di sicurezza e incolumità pubblica delle persone, in realtà lascia spazio alla più assoluta insicurezza e ad un clima di forte allarme sociale.
  • Un secondo punto critico è il considerare le aree protette come luoghi di mattanza: la norma, confusa e inapplicabile, apre una pericolosa deregolamentazione – oltre che nelle aree urbane – proprio nei Parchi e nelle aree protette dove è vigente la legge 394 del ‘91. Non si rafforzano i presidi della cultura scientifica del nostro Paese, ma anzi si esclude ISPRA da un percorso autorizzatorio che dovrebbe invece essere improntato sull’evidenza scientifica nella risoluzione dei problemi.
  • Infine, il fatto che il Piano straordinario previsto come modifica alla legge 157 del 1992 è del tutto irrealizzabile: aprendo la caccia in qualsiasi periodo dell’anno e a qualsiasi specie, esso viola non solo le norme nazionalima anche costituzionali (in particolare l’art. 9 della Costituzione, recentemente modificato in chiave di tutela degli ecosistemi e della biodiversità, anche nell’interesse delle future generazioni). A ciò si sommano le violazioni delle Direttive Comunitarie che apriranno la strada a contenziosi e a procedure di infrazione per violazione del diritto comunitario.

“Chiediamo al Ministro dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, Pichetto Fratin, di prendere una posizione nei confronti di un provvedimento che attacca tutto il nostro ordinamento sul tema della gestione degli ecosistemi e della salvaguardia del capitale naturale. – conclude Stefano Ciafani, presidente nazionale di Legambiente – È urgente, a pochi giorni dallo storico accordo della COP15 sui temi della tutela della biodiversità e in un quadro di assoluta confusione, dove pochi interessi di parte di lobby ristrette vengono anteposti a quelli della collettività e del bene comune. Ci appelleremo in tutte le sedi competenti per bloccare un provvedimento ingiusto, irrazionale e del tutto anacronistico”.

 

EMENDAMENTO CACCIA SELVAGGIA


Agli Organi di informazione

Loro sedi                                                                                                     Torino, 22 dicembre 2022

COMUNICATO STAMPA

EMENDAMENTO "CACCIA SELVAGGIA"


La Commissione Bilancio della Camera dei Deputati ha approvato, all’alba del 21 dicembre scorso, un emendamento al Disegno di Legge sul bilancio della Stato che rappresenta un clamoroso regalo di Natale al mondo venatorio.

La norma, infatti, cancella i cosiddetti “metodi ecologici”, cioè incruenti, che fino ad oggi dovevano prioritariamente essere applicati nel controllo di specie selvatiche che creano problemi alle attività umane. Con la nuova versione della legge, di conseguenza, la prima ed unica opzione risulta essere l’abbattimento. Abbattimenti i quali, ricordiamo, potranno avvenire ovunque, anche in ambiti cittadini ed all’interno di aree protette, e senza alcun vincolo di tempo: quindi anche al di fuori non solo delle tradizionali giornate di caccia, ma addirittura della stagione venatoria. Con conseguenze sulla sicurezza pubblica e sulla militarizzazione del territorio che non è difficile immaginare.

 Ma l’aspetto che maggiormente preoccupa chi ritiene l’ambiente naturale un bene primario e collettivo, la cui salvaguardia deve essere un preciso dovere di ogni amministratore pubblico, riguarda l’art. 19 bis, di nuova istituzione.

 Viene prevista l’adozione di un non meglio definito Piano straordinario per la gestione e il contenimento della fauna selvatica, il quale dovrebbe occuparsi di “coordinamento e attuazione dell'attività di gestione e contenimento numerico della presenza della fauna selvatica sul territorio nazionale mediante abbattimento e cattura.” Di nuovo, senza alcun limite, né di tipo territoriale, né di tempo. Ma nemmeno di specie, per cui è possibile che la norma si possa applicare non solo, come si potrebbe ipotizzare, a cinghiali ed altri ungulati, ma anche a specie protette, quali lupi ed orsi. Le attività di controllo della fauna, infatti, vengono esplicitamente considerate come “non costituenti esercizio di attività venatoria”, quindi nemmeno sottoposte alle regole della caccia.

 In un periodo in cui le emergenze ambientali si stanno facendo sempre più reali e il cambiamento climatico comincia a mostrare tutta la sua gravità, ci pare assolutamente inaccettabile adottare misure che concorrono a degradare ulteriormente il contesto ambientale nel quale viviamo e dal quale traiamo tutte le nostre risorse. Se non modifichiamo i nostri atteggiamenti nei confronti della natura, passando da politiche di rapina e distruzione ad una situazione di equilibrio, continueremo il nostro tranquillo avvicinamento alla distruzione dell’unico pianeta sul quale siamo in grado di vivere.

 Le scriventi Associazioni contestano anche con forza il metodo adottato per far approvare le norme “libera caccia”: all’interno di una legge di bilancio, con la quale nulla hanno a che vedere, ma la cui approvazione risulta così molto più semplificata. Quindi, nessun confronto, nessun parere di quel mondo scientifico che pure non si esita a evocare ogni qualvolta succede qualche disastro ambientale, salvo dimenticare ciò che viene affermato in attesa dell’evento successivo.

 Le Associazioni chiedono quindi con forza che il provvedimento venga ritirato e si riservano, in caso contrario, di adottare tutte le misure, anche giudiziarie, ritenute utili per evitare questa ulteriore concessione alle istanze dei settori più retrogradi del mondo venatorio.

Per il Tavolo Animali & Ambiente:

Roberto Piana e Piero Belletti

 

Tavolo Animali & Ambiente - c/o SOS Gaia - Piazza Statuto, 15 10122 Torino

tel. 011 530 846 cell: 338 7196 000 www.animaliambiente.it - info@animaliambiente.it








venerdì 30 settembre 2022

La morbida del Lemme del 30 settembre 2022

Dopo la pioggia di questa notte si interrompe la lunga secca estiva nel tratto terminale. 

Il Lemme riprende a scorrere.

Basaluzzo - L'alveo del Lemme, che in questo tratto a monte del ponte
 della SP155 appare giallastro, poco prima dell'arrivo della morbida. 

Il Lemme alle 9:17



Le acque del Lemme incontrano l'Orba e superano la traversa della Roggia di Bosco a Fresonara

Poco prima di mezzogiorno la morbida arriva a valle della garzaia di Bosco Marengo
nella Riserva Naturale del Torrente Orba

Stralcio dell'immagine del radar Piemonte che mostra una fase delle precipitazioni nella notte
www.meteopiemonte.com

Idrogramma dell'idrometro sull'Orba di Basaluzzo in corrispondenza della traversa:
a distanza di 6 ore dal repentino innalzamento del livello, il nuovo 
lieve incremento è probabilmente dovuto al contributo della Stura di Ovada.


Rilevazioni del pluviometro di Fraconalto.
In 12 ore sono caduti circa 160 mm di pioggia
con punte massime tra i 30 e 40 mm/h.