lunedì 31 ottobre 2016

FRANE E PONTI IN VAL LEMME: L'ANNOSA QUESTIONE DEL DISSESTO IDROGEOLOGICO

La tragedia annunciata del crollo del cavalcavia sulla Strada Statale 36 in provincia di Lecco ci porta obbligatoriamente a ricordare un'analoga situazione di casa nostra, segnalata più volte alle autorità competenti ma ancora non risolta e che stiamo seguendo dall'ottobre 2015

 

Ripercorriamo la vicenda: probabilmente per un chiusino intasato, la pioggia del 15 novembre 2014  provoca una frana pochi metri prima del km 33 della strada provinciale 160. 

Con ordinanza del 26 novembre 2014, la strada viene chiusa precludendo la possibilità ai residenti in valle di raggiungere Campomorone e poi Genova se non con un percorso molto più lungo. Sotto la pressione popolare, senza la quale la strada sarebbe a tutt'oggi ancora chiusa, il 2 marzo 2015 viene istituito il senso unico alternato a vista e in particolare il divieto di transito ai veicoli superiori a 3,5 t

 

 

Poiché questa strada costituisce un collegamento essenziale con Genova, sarebbe stato logico un immediato ripristino della frana ma così non è stato: i soldi pubblici, si sa, vengono utilizzati per altre priorità...

Allora sarebbe  stato necessario far rispettare il limite di peso previsto dall'ordinanza per non arrecare danni alla parte di strada ancora percorribile,  perchè se questa dovesse cedere si rimarrebbe nuovamente senza collegamento con Genova. 

Invece, tutto va nel senso opposto: alcuni mezzi eccedenti tale peso transitano regolarmente per quel tratto di Provinciale. 

Segnaliamo tale situazione al sindaco di Voltaggio che ovviamente si rivolge per competenza all'Ente proprietario della strada. 

In particolare, con posta certificata evidenziamo le ripetute segnalazioni dei primi di ottobre 2015: incredibilmente, su istanza di R.T.I Sicilsaldo s.p.a e Nuova Ghizzoni s.p.a datata 8 ottobre 2015 cioè il giorno stesso della nostra segnalazione (e poi si parla male dell' efficienza della Pubblica Amministrazione) viene concessa una deroga che eleva il limite di peso a 5,5 t. per un numero limitato di veicoli. Segue infatti, nel provvedimento di deroga, l'elenco delle targhe dei veicoli autorizzati che un ipotetico vigile, di stanza permanente sulla Bocchetta, dovrebbe controllare.

Tutto questo viene costantemente disatteso (l'ipotetico vigile, va da sé, non c'è) ed in data 29 ottobre 2015 viene segnalata situazione di pericolo al sindaco di Voltaggio reiterata poi il 18/11/2015 e poi così nel tempo. 

Cosa potrebbe accadere se la strada cedesse quando un veicolo transita sulla frana? 


Altro limite di peso di 18. 00 t è previsto poco dopo il Km. 27 della stessa SP 160 all'altezza del ponte San Giorgio.



Correttamente la segnaletica è posizionata prima del ponte san Filippo in modo da permettere l'inversione di marcia a conducenti distratti che non avessero visto il preavviso posto in precedenza

Se a causa di transiti eccedenti le 18t. il ponte San Giorgio dovesse crollare ci troveremmo di fronte ad un'imprevedibile disgrazia? No, non sarebbe imprevedibile: ad esempio, in data 4 ottobre 2016 viene segnalato al sindaco di Voltaggio il transito di un mezzo con peso eccedente e si fornisce anche il numero di targa del veicolo.

In caso di crollo del ponte, la frazione di Molini rimarrebbe isolata dal fondovalle e per tempi biblici si interromperebbe il transito sulla provinciale 160, oltre alla possibile perdita di vite umane e non ultima la sicura perdita di un manufatto di elevato valore storico. 



Se dovesse accadere qualche cosa di grave sarebbe oltremodo sgradevole dover dire "lo avevamo detto"

Mario Bavastro



domenica 30 ottobre 2016

Volevamo esporre il nostro pensiero ma...

Rai 3 Piemonte con il giornalista Beppe Rovera ha intervistato il sindaco di Voltaggio davanti al sito di deposito dell'ex cava Cementir. Mario Bavastro del Circolo Legambiente Val Lemme si è avvicinato per chiedere al giornalista di esporre il pensiero di Legambiente dopo quello del sindaco, Michele Bisio ha affermato "Mario oggi non ho piacere di vederti". Chiedendo scusa per l'interruzione e' stato specificato che non si voleva parlare con lui ma con Beppe Rovera che però non poteva ascoltare perché in ritardo.

sabato 29 ottobre 2016

LEGAMBIENTE:" UN ELEFANTE BIANCO SI AGGIRA NEI CANTIERI DELLE GRANDI OPERE"

Pubblichiamo il comunicato di Rossella Muroni , Presidente di Legambiente, in merito ai recenti fatti di cronaca.

È un intreccio perverso quello che lega le grandi opere, la corruzione e le mafie in questo Paese. Stando alle intercettazioni, si tratta di un intreccio tenuto strettamente insieme da una colla velenosa; come il cemento scadente con cui vengono fatte queste grandi opere, finite ancora una volta sotto la lente di ingrandimento della magistratura.
Un intreccio garantito per anni dalla famigerata Legge Obiettivo che ha consentito l'apertura di cantieri senza gara perché ritenuti prioritari per lo sviluppo del Paese, come nel caso del Terzo Valico.
Noi di Legambiente lo abbiamo scritto più volte nei nostri rapporti annuali sulle Ecomafie: la corruzione, soprattutto al Nord, è il grimaldello preferito dalle bande ecocriminali per aggirare le normative ambientali, appropriarsi dei beni comuni e accumulare denaro sporco a scapito degli ecosistemi e delle comunità che li vivono.
Ed è esattamente ciò che è stato accertato anche nelle due ultime inchieste, denominate Amalgama e Arca di Noè, ultime di una impressionante lista di operazioni utili a smascherare i burattinai che muovono, troppe volte, i fili delle grandi opere. Uno scenario in cui la corruzione si conferma l'immancabile amalgama che tiene in piedi tutto, soprattutto il sistema degli appalti pubblici.
"Attorno a pezzi di Grandi opere si sono create delle organizzazioni di tecnici e imprenditori che si scambiano utilità fra loro, a danno del contribuente perché sono soldi pubblici", ha scritto il pm della Dda romana Michele Prestipino a proposito delle due indagini accennate, cui gli ha fatto eco il suo collega Paolo Lelo, secondo il quale saremmo di fronte a un "piccolo atlante della corruzione".
Il territorio italiano e le sue fragilità morfologiche, le sue arterie di comunicazione, le sue infrastrutture, il suo stesso futuro finiscono, troppo spesso, per essere attratti inesorabilmente nel vortice delle pratiche corruttive con il saccheggio sistematico di ecosistemi e bellezza. Secondo la Corte dei Conti la corruzione, oltre a minare la qualità delle opere - con l'impiego di materiali scadenti e pericolosi -, farebbe lievitare i costi delle opere pubbliche (soprattutto infrastrutturali) del 40%.
Per il centro studi Cgia di Mestre ciò significa che quelle che saranno realizzate nei prossimi anni costeranno ai contribuenti italiani almeno 90 miliardi in più. Soldi che invece potrebbero essere utilizzati per migliorare i servizi pubblici essenziali, salvaguardare i territori e sostenere le nuove frontiere dell'economia circolare.
Solo in Italia, negli anni 2001-2011, si sarebbero persi circa 10 miliardi di ricchezza per colpa della corruzione in campo ambientale (Legambiente, Libera e Avviso Pubblico, 2012). Legambiente ha censito negli ultimi sei anni almeno 302 inchieste di grande rilievo nazionale, concluse con 2.666 persone arrestate e 2.776 denunciate, coinvolgendo 68 procure nazionali, di tutte le regioni d'Italia (Ecomafia 2016, Ed. Ambiente).
La risposta non è certo paralizzare il paese, azzerare ogni opera di cambiamento per paura, ma quello del Terzo Valico come quello della Tav in Valsusa - ha ricordato Fabio Dovana che da presidente regionale guida Legambiente in Piemonte - sono progetti insensati dal punto di vista dell'utilità pubblica e dopo tanti ennesimi scandali il Governo dovrebbe avere il coraggio di fermare immediatamente i cantieri delle grandi opere e di ripensare l'elenco delle infrastrutture strategiche su basi oggettive, dando priorità alla mobilità urbana, locale e pendolare che rappresenta più dell'80% di tutti gli spostamenti.
Un aiuto determinante al contrasto dei fenomeni ecomafiosi è arrivato dalla recente approvazione, dopo 21 anni di battaglie, della legge sugli ecoreati che introduce finalmente nel codice penale uno specifico titolo dedicato ai delitti contro l'ambiente. Uno strumento fondamentale per combattere anche quella zona grigia, dove impera la corruzione che è diventata il principale nemico dell'ambiente a causa delle troppe amministrazioni colluse, degli appalti pilotati, degli amministratori disonesti e della gestione delle emergenze che consentono di aggirare regole e appalti trasparenti.
Per contrastare gli ecocriminali, per Legambiente è necessario intensificare i controlli sui cantieri delle opere pubbliche attraverso la costruzione di commissioni di controllo specifiche, cancellare il general contractor, stringere le maglie sui subappalti nei cantieri ma anche riducendo, ripensando e valutando bene l'elenco delle opere strategiche per la collettività.
Nonostante l'approvazione del Codice Appalti la lunga coda velenosa della Legge Obiettivo continua a colpire: provvedimento nato per far ripartire la costruzione delle opere pubbliche in Italia dopo Tangentopoli e per fermare i veti da parte di enti locali e ambientalisti, che ha portato invece a investimenti sbagliati, deregulation dei procedimenti autorizzativi, lievitazione dei costi e ritardi nei lavori. Una legge che ha visto nella costruzione di nuove strade, autostrade e grandi opere la priorità infrastrutturale, dimenticandosi del trasporto pendolare e dei grandi nodi urbani, in cui si concentra la domanda di mobilità e la produzione di CO2 e di inquinanti atmosferici.
Esiste un mito che racconta come in alcune parti dell'Asia, l'elefante bianco fosse considerato sacro e di conseguenza non potesse essere utilizzato come animale da lavoro. Doveva essere nutrito con cibo speciale e tutti potevano entrare nel terreno del proprietario per adorarlo. Mantenere un elefante bianco era dunque molto costoso.
Chi riceveva in dono un elefante bianco doveva sopportare un grande onere finanziario che poteva portarlo sull'orlo del baratro. Era un regalo indesiderato e oneroso. Le grandi opere in Italia, anche quando non frutto di corruzione e speculazione, sono proprio così: elefanti bianchi, doni costosi, che le comunità locali e il territorio non possono e non vogliono permettersi.

giovedì 27 ottobre 2016

Da Il manifesto del 27 ottobre

Tav Milano-Genova, tangenti e intimidazioni. E c’è un legame con Mafia Capitale

Trenta arresti . Decapitati i vertici del consorzio ligure che gestisce gli appalti per la linea ad alta capacità. Fra gli arrestati il figlio dell'ex ragioniere generale dello Stato Monorchio. Indagato Lunardi, figlio dell’ex ministro dei Trasporti

I lavori del terzo valico sulla Genova Milano diretto dalla Cociv

Katia Bonchi Il manifesto 27.10.2016

Turbativa d’asta, metodi di intimidazione mafiosa, tangenti ed escort.
La doppia maxi inchiesta sulle grandi opere della Procura di Roma e di quella di Genova rispettivamente sulla Salerno Reggio Calabria e sul Terzo Valico mette in luce che almeno per la parte genovese ha scatenato una bufera con l’azzeramento di fatto dei vertici del Cociv, il consorzio che gestisce gli appalti per la linea ad alta capacità che collegherà Genova a Tortona, opera in sei lotti dal costo complessivo di oltre 6 miliardi di euro.
Le Fiamme gialle a Genova hanno eseguito 14 ordinanze di custodia cautelare (24 in tutto gli indagati) per corruzione, concussione e turbativa d’asta. 
Tra i destinatari il presidente del Cociv Michele Longo, il suo vice Ettore Pagani e nove fra dirigenti e funzionari del consorzio.
Tra gli arrestati figura il figlio dell’ex ragioniere generale dello Stato Monorchio. Indagato Lunardi, figlio dell’ex ministro dei Trasporti.
L’indagine ha scoperto un giro di appalti milionari truccati grazie a mazzette, escort e anche metodi di intimidazione mafiosa. In un caso l’indagine ha documentato il passaggio di soldi da 10 mila euro da un imprenditore a un dirigente Cociv.
In un altro, un imprenditore offre una escort a un dirigente del Cociv in cambio di facilitazioni per l’appalto di una galleria che consentirà di depositare in cava parte dello smarino del Terzo Valico.

Al centro dell’inchiesta ci sono altri due casi di turbativa d’asta. Il primo è relativo al cosiddetto lotto Libarna per un valore di  67 milioni e assegnato alla ditta Oberosler di Trento.
L’accusa è di collusione per i suggerimenti dati dai funzionari del Cociv all’azienda per correggere le ‘anomalie’ della sua offerta. Il secondo riguarda il Lotto Serravalle, da 189 milioni, assegnato alla Grandi Lavori Fincosit senza che venisse espletata la valutazione delle anomalie dell’offerta presentata.
C’è di più. Tra gli arrestati, quattro persone legano i due filoni di inchiesta: l’indagine dei carabinieri che ha portato a 21 arresti su richiesta della Procura di Roma nasce da uno stralcio dell’inchiesta su Mafia Capitale e riguarda anche 4 persone che hanno avuto a che fare con i lavori del Tav ligure.
Oltre al presidente del Cociv Longo e al suo vice Pagani, ci sono l’ingegnere Giampaolo De Michelis e l’imprenditore calabrese Domenico Gallo. De Michelis, fino alla fine del 2015 è stato direttore dei lavori per il Cociv e avrebbe favorto l’ingresso dell’amico e compaesano Gallo nei subappalti per la fornitura di inerti e calcestruzzi tanto che uno dei dirigenti Cociv in un’intercettazione dice: «C’è troppa Salerno Reggio, è diventato un consorzio a gestione meridionale, troppi calabresi, non va bene».
De Michelis avrebbe fatto di tutto per togliere il subappalto per la fornitura alla ditta Allara di Casale Monferrato con ordini di servizio e minacce ai dirigenti Cociv.
Poi misteriosamente un anno fa quattro mezzi della stessa ditta vengono pedinati e danneggiati. L’imprenditore di Allara non ha dubbi, e pochi sembrano averne gli inquirenti: «Questo furgone che girava dietro sono i calabresi di Chivasso collegati a quello, quel delinquente» dice riferendosi a Gallo che secondo il gip di Genova avrebbe contatti «con soggetti legati alla criminalità organizzata» e avrebbe partecipato alla cresima della figlia di Domenico Borrello, affiliato alla `ndrina Barbaru U Castanu di Plati´.

martedì 25 ottobre 2016

MERAVIGLIE DELLA NATURA: L'AFFASCINANTE INCONTRO DI UN BRANCO DI LUPI E UN CINGHIALE



Dal canale Youtube di Massimo Colombari condividiamo il video emozionante dell'incontro tra un piccolo branco di lupi e un bell'esemplare di cinghiale, zona appenninica delle quattro province.

Ecco la descrizione dell'evento da parte dell'autore: affascina l'incredibile equilibrio di relazioni e leggi che regolano il branco.

Pubblicato il 24 ott 2016
Il branco in questione questo anno era composto fino ad un mese fa' da cinque cuccioli, nati a fine aprile inizio maggio, femmina e maschio alfa, genitori quindi dei cuccioli e da altri due lupi giovani dello scorso anno maschio e femmina detti helper, avendo questi ultimi la funzione di aiutare gli adulti nell'allevamento dei cuccioli.
Purtroppo a fine settembre la femmina alfa, la mamma, è morta investita da un auto, in seguito a questo evento la cura dei cuccioli non ha subito particolari mutamenti perlomeno in apparenza.
L'unica cosa notata proprio questa settimana è che il maschio helper non è più gradito nel branco, è stato infatti osservato un giorno, per circa 40 minuti, stare a debita distanza dal resto del branco con coda tra le gambe in atteggiamento di forte stress per poi allontanarsi, e nei giorni successivi non è più stato osservato col branco. Questo è dovuto, probabilmente, al fatto che il maschio alfa abbia già "prescelto" la femmina helper quale sostituta della femmina alfa morta ed essendo, prima dell'incidente, i due helper molto legati, il maschio alfa lo abbia messo al bando.
Quindi nel video si vedono i cinque cuccioli il maschio alfa e la femmina helper. Conoscendo da anni il carattere della femmina morta la più matura ed esperta del branco, un situazione di rischio simile non si sarebbe verificata, dopo il primo approccio del cucciolo più intraprendente ci sarebbe stata una ritirata generale di tutto il branco. Qui invece si assiste incredibilmente al maschio alfa, il terzo lupo che compare dal basso, che arriva a dar manforte con atteggiamento bullesco ai cuccioli mettendoli in serio pericolo. Diverso il comportamento della femmina giovane helper, difficile ora indicarvi quale nel video, che è già comunque più attento e maturo.
E si nei lupi le femmine son le più mature e sagge......prevedendo facili battute ho detto nei lupi eh

LE MANI SUI PARCHI....

DAL SITO DI GREENREPORT

Riportiamo un aggiornamento in merito alla riforma sui Parchi e aree protette attualmente in discussione in Parlamento. Diciassette associazioni ambientaliste hanno sottoscritto un documento congiunto per suggerire modifiche, integrazioni e correzioni al testo del disegno di legge all'esame del Parlamento. Identificano con precisione gli elementi che hanno determinato la crisi in cui versano gli enti di gestione delle aree protette e denunciano le intromissioni della classe politica nelle scelte e nelle decisioni che li riguardano.



Ai Parchi nazionali serve una buona legge. Documento unitario delle Associazioni ambientaliste

Chieste modifiche e integrazioni al Disegno di legge in discussione in Senato
[20 ottobre 2016]
parchi-associazioni
Superando recenti divisioni e incomprensioni sul tema della riforma della legge 394/91 sulle Aree protette, le Associazioni ambientaliste (Ambiente e Lavoro, AIIG – Associazione Insegnanti di Geografia, Centro Turistico Studentesco, Ente Nazionale Protezione Animali, FAI – Fondo Ambiente Italiano, Greenpeace Italia, Gruppo di Intervento Giuridico, Italia Nostra, LAV – Lega Antivivisezione, Legambiente, Lipu, Marevivo, Mountain Wilderness, Pro Natura, Sigea, Wwf Italia) hanno sottoscritto un documento unitario – Aree protette, tesoro italiano. Per un rilancio delle aree protette italiane e un’efficace riforma della Legge 394 –   che è stato inviato a tutti i Senatori e che contiene proposte e richieste di correzioni ed integrazioni del disegno di legge sui parchi oggi approvato in Commissione e da martedì in Aula.

Infatti, dopo 3 anni di esame e un’indagine conoscitiva, con l’audizione e il confronto dei soggetti interessati oggi la Commissione Ambiente del Senato ha approvato, ad ampia maggioranza, il disegno di legge di iniziativa parlamentare di riforma della 394 del 1991, la legge quadro sulle aree protette.

«Mai come oggi – spiegano in un comunicato congiunto le Associazioni ambientaliste – i  parchi nazionali e le aree protette hanno bisogno di una buona legge perché sono le prime vittime di una crisi oggettiva che mette in pericolo il grandissimo patrimonio naturale che custodiscono. La mancata realizzazioni di cinque parchi nazionali ( Gennargentu, Egadi, Iblei, Eolie e Costa Teatina),  la mancata gestione unitaria del Delta del Po, le grandi difficoltà delle Aree Marine Protette e fenomeni sintomatici quali  il bracconaggio  nell’area marina protetta del Plemmirio , l’innaturale  smembramento del Parco dello Stelvio, la vita difficile di tantissimi parchi regionali, le croniche difficoltà  di personale, la rigidità dei bilanci,  sono solo alcuni esempi di come sia acuta  la crisi delle aree protette italiane e quanto sia necessario coinvolgere tutte le migliori energie e competenze per realizzare un sistema delle aree protette che permetta di custodire e valorizzare il patrimonio, unico, di biodiversità».

Gli ambientalisti partono da una convinzione: «La legge 394/91, purtroppo dopo 25 anni mai pienamente applicata, nella sua originaria versione è servita a costruire un sistema integrato di aree protette, nazionali e regionali, grazie alle quali nel nostro Paese si sono attuate politiche di conservazione della biodiversità fino ad allora impensabili. Tutto questo non va ridimensionato ma va trasformato in un modello basato su buone pratiche da allargare a quelle porzioni di territorio italiano che sono uniche per il contesto paesaggistico e di biodiversità che rappresentano ma ancora non godono di sufficiente tutela».

Le Associazioni ambientaliste in modo unitario e coordinato così come da molto tempo non accadeva,  sia pure con le proprie diverse specificità, «vogliono essere protagoniste del processo di riforma della legge sui parchi e per questo hanno inviato a tutti i senatori un documento in cui espongono le proprie proposte  di modifica del testo, chiedendo con forza che vengano accolte nel processo legislativo in Senato. E la posizione delle Associazioni è inoltre tutt’altro che isolata dal momento che molte sono le sollecitazioni e le preoccupazioni che vengono dalla società civile e dal mondo della cultura non solo scientifica o accademica».

Nel comunicato congiunto si evidenzia che «Nell’attuale quadro di estrema difficoltà le risposte del disegno di legge votato in Commissione al Senato non appaiono certo sufficienti a risolvere i problemi dei Parchi   Nel testo inviato ai Senatori abbiamo evidenziato alcune criticità che vanno affrontate: da una “governance” debole e spesso politicizzata e priva di competenze alla mancata risoluzione dei problemi  delle Aree Marine Protette,  dalla gestione della fauna, da modificare (per non aprire varchi pericolosi nelle azioni di tutela ed evitare infrazioni comunitarie) al futuro delle riserve naturali dello Stato fino al sistema delle royalties».

Le associazioni ambientaliste concludono: «Per superare la crisi i parchi è necessaria una riforma ma serve anche altro: serve l’autorevolezza necessaria al loro rilancio e la capacità di ricollocarli al centro di un dibattito culturale nazionale e europeo sulla Natura. Le associazioni ambientaliste non si sottrarranno a questa sfida ed intendono essere protagoniste di un grande dibattito sul futuro dei Parchi e delle aree protette che parte proprio con il documento inviato ai senatori che si accingono a discutere della riforma. Il Senato e lo stesso Governo ascoltino la nostra voce».

Federparchi a differenza delle Associazioni ambientaliste, sembra soddisfatta del testo licenziato in Commissione ambiente del Senato: «Il Parlamento sta quindi per chiudere l’iter di aggiornamento della legge tenendo conto delle nuove esigenze degli enti, rafforzando le finalità di conservazione dell’ambiente e aprendo – come annuncia il relatore del provvedimento, il senatore Massimo Caleo, vicepresidente della Commissione – a nuove opportunità di sviluppo sostenibile –  si legge in un comunicato dell’associazione delle Aree protette –  Federparchi, come già detto, apprezza fino a questo momento il lavoro svolto e si appresta a valutarne completamente la portata una volta concluso l’iter. Di recente il consiglio direttivo della federazione aveva già espresso un parere ampiamente positivo. Molte delle proposte a suo tempo presentate da Federparchi, frutto di documenti ed esplicitate in varie audizioni, sono state accolte e la riforma, nell’insieme, rappresenta un grande passo avanti per l’Italia dei parchi».

Il presidente di Federparchi Giampiero Sammuri  ha commentato a caldo – non senza una punta polemica –  il documento delle associazioni ambientaliste: «Federparchi valuta positivamente che una parte importante del mondo ambientalista abbia deciso di contribuire attivamente alla riforma della legge 394. Negli anni passati era mancato questo importante contributo, o almeno da parte di alcune delle associazioni firmatarie del documento, per le quali sembrava una bestemmia parlare di modifiche alla legge. Oggi, finalmente, si condivide che una riforma è utile e si fanno considerazioni di merito, come noi abbiamo sempre fatto e richiesto, un fatto nuovo e decisamente importante. Nel merito, su alcune delle posizioni espresse concordiamo, su altre abbiamo posizioni diverse, ma in questo non c’è nulla di strano, viste le differenze delle rispettive basi associative. Comprendiamo che alcuni problemi pratici (che noi che gestiamo i parchi abbiamo molto chiari) possano essere poco appassionanti o sconosciuti a chi milita, pur con impegno e passione, in una associazione ambientalista. È però indubbiamente utile che posizioni e opinioni di un’ampia rappresentanza del mondo associativo e istituzionale siano state integrate da quelle del mondo ambientalista. Poi, come è giusto che sia, il parlamento valuterà e deciderà. Ovviamente noi cerchiamo di argomentare e sostenere il nostro punto di vista, ma non pretendiamo certo che la riforma sia al 100% come la vogliamo noi. La cosa importante è che si faccia velocemente, perché di tempo ne è già passato fin troppo».

DOSSIER #COMUNIRINNOVABILI 2016

Da Legambiente Piemonte e VDA pubblichiamo il comunicato stampa relativo al dossier sulla diffusione delle energie rinnovabili nei Comuni piemontesi e valdostani.
In provincia di Alessandria, buone notizie arrivano da Castelnuovo Scrivia, Novi Ligure e Serravalle Scrivia: grazie a centrali a biomasse e installazione di impianti fotovoltaici sugli edifici comunali, in tutti e  tre i  casi si è raggiunta una quota più che soddisfacente di energia prodotta da fonti rinnovabili in grado di soddisfare e i fabbisogni energetici delle famiglie residenti.
Ricordiamo l'appuntamento di domani 26 ottobre a Torino con la visita al Polo ecologico di Arcea per la trasformazione dei rifiuti organici in biometano per autotrazione.
Per maggiori informazioni: 
http://circololegambientevallemme.blogspot.it/2016/10/energie-rinnovabili-appuntamenti-torino.html






Torino, 22 ottobre 2016                               Comunicato stampa


Iniziativa di Legambiente a Torino con amministratori e aziende



Comuni Rinnovabili, le eccellenze del Piemonte e Valle d’Aosta

52 mila impianti da fonti rinnovabili, 465 Comuni alimentati al 100% da energia elettrica pulita. I numeri del dossier regionale di Legambiente
Oltre 52 mila impianti da fonti rinnovabili in grado di coprire il 48% dei consumi elettrici, 465 Comuni “100% elettrici” dove grazie ad una o più tecnologie da fonti rinnovabili si produce più energia elettrica di quella consumata dalle famiglie residenti. Sono i numeri del dossier Comuni Rinnovabili 2016 - Piemonte e Valle d’Aosta presentati oggi da Legambiente a Torino alla presenza di amministratori e aziende impegnate in campo energetico. All’incontro, in cui è stato fatto il punto sulla diffusione delle energie rinnovabili sul territorio piemontese e valdostano, hanno preso parte il presidente di Legambiente Piemonte e Valle d’Aosta Fabio Dovana, la presidente della Commissione Ambiente della Regione Piemonte Silvana Accossato, il responsabile Comunità e Spazi Locali di Ires Piemonte Fiorenzo Ferlaino, il membro del consiglio di presidenza di Legambiente Piemonte e Valle d'Aosta Gian Piero Godio, il docente del Politecnico di Torino e vicesindaco di Cantalupa (To) Angelo Tartaglia e l’amministratore delegato di ACEA pinerolese industriale Francesco Carcioffo, oltre a numerosi sindaci intervenuti durante la mattinata.

“Il contributo energetico dato dalle fonti rinnovabili in Piemonte e Valle d'Aosta dimostra che oggi è davvero possibile una nuova fase di sviluppo in tutto il nostro Paese -ha dichiarato Fabio Dovana, presidente di Legambiente Piemonte e Valle d’Aosta-. I Comuni più avanzati in questa rivoluzione dal basso, dimostrano come si debba guardare a un modello energetico sempre più distribuito, pulito, innovativo. A chi amministra le Regioni e i Comuni proponiamo di guardare a queste esperienze, continuando a investire sulle fonti pulite. Alle Regioni chiediamo però regole chiare e stringenti affinché non ci siano distorsioni nello sviluppo di queste fonti. In Piemonte ad esempio siamo ancora in attesa dal 2010 del documento di specificazione delle aree inidonee per la realizzazione di qualsiasi tipo di impianto che utilizza fonti rinnovabili, consentendo invece uno sviluppo ubiquitario e dannoso di alcune fonti, in particolar modo dell'idroelettrico”.
 Il dossier Comuni Rinnovabili 2016 - Piemonte e Valle d’Aosta di Legambiente, approfondimento di quello nazionale e a 5 anni dall'ultimo approfondimento regionale dà un quadro della diffusione delle rinnovabili nelle due Regioni e mette in luce le buone pratiche già presenti sul territorio. Un forte cambiamento dal basso, in crescita per tutte le tecnologie, da quelle più tradizionali come il grande e mini idroe­lettrico, al solare sia termico che fotovoltai­co, all’eolico, biomasse solide e gassose e alla geotermia, con particolare riguardo allo sviluppo di piccoli impianti. Un contributo importante che permette alle due Regioni di far parte delle 11 che hanno superato gli obiettivi regionali di contributo energetico da fonti rinnovabili al 2020.
In Piemonte il contributo elettrico delle fonti rinnovabili, rispetto ai consumi 2014, è pari al 54%, con un grosso e importante contributo dal grande idroelettrico, pari al 35% dei consumi regionali. Tra le nuove fonti rinnovabili il solare fotovoltaico e le bioenergie contribuiscono con la fetta più alta alla produzione di energia pulita, entrambe con il 7%, seguiti dal mini idroelettrico con il 5%.
Nelle due Regioni i consumi di oltre 620 mila famiglie residenti vengono di fatto coperti dall’energia elettrica prodotta da pannelli solari fotovoltaici, quelli di oltre 500 mila famiglie dal mini idroelettrico, mentre gli impianti eolici, anche se poco diffusi, soddisfano il fabbisogno di 14 mila famiglie. Dal punto di vista termico, invece, sono tre le realtà in grado di soddisfare i fabbisogni energetici delle famiglie residenti. Si tratta di Morgex (AO), La Thuile (AO) e Castelnuovo Scrivia (AL). Qui a fornire calore sono gli impianti a biomasse connessi alle reti di teleriscaldamento.

Sono diverse le buone pratiche di Comuni e aziende premiate da Legambiente per la particolare attenzione nei confronti dell’innovazione e della sostenibilità ambientale. A partire dal riconoscimento assegnato al piccolis­simo comune valdostano di Saint Denis, 385 abitanti. Un territorio già oggi teoricamente autosufficiente, infatti l’energia prodotta dal mix di tecnologie rinnovabili sarebbe sufficiente a coprire il fabbisogno di tutte le utenze del territorio. Tale risultato è raggiunto grazie a 299 kW di pannelli solari fotovoltaici, un impianto eolico da 2,5 MW in grado da solo di produrre energia elettrica necessaria all’intero fabbisogno del territorio comunale, e da uno storico impianto idroelettrico. L’illuminazione pubblica, inoltre, fornita di dispositivi di riduzione dei consumi, è alimentata da impianti fotovoltaici. Grazie a questi risultati nel settembre 2015 il Comune ha ottenuto il certificato gold negli European Energy Award. Ma a distinguersi sono anche il Comune di Saluzzo (CN) per aver realizzato audit energetici su diversi edi­fici di proprietà comunale oltre ad interventi di riqualificazione energetica sul patrimonio pubblico, il Comune di Cantalupa (TO) per aver avviato un piano di azione orientato all’autosufficienza energetica e volto alla costruzione di una comunità energetica locale, il Comune di Bra (CN) che in questi ultimi anni si è distinto per aver riqualificato i sistemi di illuminazione pubblica con luci LED a basso consumo arrivando a vincere l’Award Ecohitech.
Tra le buone pratiche presenti sul territorio piemontese si distingue anche la società Acea Pinerolese da decenni attiva nella vendita di gas metano e che negli ultimi anni ha mostrato una particolare attenzione nei confronti dell’energia prodotta da fonti rinnovabili. Il settore in cui si è distinta la società è la produzione di biogas dai rifiuti organici raccolti sul territorio della città metropolitana di Torino. La lavorazione dei rifiuti del Polo Ecologico di Pinerolo (To) permette di alimentare un impianto di cogenerazione in grado di produrre l’energia elettrica necessaria all’uso interno e di fornire il teleriscaldamento a parte della città di Pinerolo. La frazione umida estratta da quest’impianto viene, inoltre, sfruttata per produrre compost per l’agricoltura grazie all’aggiunta della frazione verde e al trattamento con aria calda soffiata dal basso. Recentemente l’azienda ha anche deciso di dare una nuova spinta alle rinnovabili implementando sistemi di valorizzazione del biogas per trasformarlo in biometano. Si tratta di una tecnica adottata per la prima volta in Italia e che permetterebbe di alimentare auto o rispondere al fabbisogno domestico di gas per cucina e riscaldamento. Per vedere da vicino questa buona pratica Legambiente ha in programma una visita all’impianto mercoledì 26 ottobre aperta a tutti gli interessati.

 Ma a frenare lo sviluppo delle energie rinnovabili restano alcuni scogli di carattere nazionale, da sbloccare. Ecco le proposte di Legambiente:
Liberare l’autoproduzione da fonti rinnovabili, che in Italia oggi è penalizzata, in particolare dopo la riforma delle tariffe elettriche, mentre è vietata la distribuzione locale di energia da fonti rinnovabili persino negli edifici e nei distretti produttivi. Salvo in alcuni Comuni delle Alpi che utilizzano una legge nata per le cooperative energetiche negli anni Venti, e dove questa possibilità ha aperto a innovazioni nella gestione delle reti e nella produzione da fonti rinnovabili di grandissimo interesse e con riduzione dei costi in bolletta. In questa prospettiva si possono creare innovazioni con vantaggi che vanno anche oltre l’aumento della produzione da fonti rinnovabili, rendendo possibili gestioni innovative degli impianti e delle reti che consentono di ridurre i consumi di gas nel riscaldamento e raffrescamento degli edifici (perché si spostano verso usi elettrici legati alle rinnovabili), e analogamente i consumi di carburanti nella mobilità attraverso una spinta al vettore elettrico, anche qui prodotto da rinnovabili.

Regole semplici e trasparenti per i progetti. L’incertezza delle procedure è ancora oggi una delle principali barriere in Italia alla diffusione degli impianti da fonti rinnovabili. Il primo obiettivo concerne la semplificazione degli interventi di piccola taglia, in modo che la realizzazione di un impianto domestico di solare termico e fotovoltaico sui tetti, o di minieolico e geotermia a bassa entalpia, diventi realmente diventare un atto semplice, grazie a informazioni e regole trasparenti, e per questo libero e gratuito. Il secondo obiettivo riguarda, invece, la definizione di criteri trasparenti per gli studi e le valutazioni ambientali specifiche per i diversi impianti, per l’inserimento degli impianti nell’ambiente e nel paesaggio.

Innovazioni nella spinta agli impianti. Le diverse tecnologie rinnovabili sono oggi in una fase di maturità tecnologica tale per cui il loro sviluppo può essere accompagnato con politiche nuove. La prima delle modifiche normative riguarda il mercato elettrico per consentire alle fonti rinnovabili di realizzare contratti a lungo termine attraverso consorzi e aggregazioni di impianti da rinnovabili per superare le oscillazioni della produzione e aprendo alle fonti rinnovabili il mercato della flessibilità. La seconda delle modifiche riguarda gli incentivi alle fonti rinnovabili, sia termiche che elettriche, dove serve finalmente un attenta regia, ridefinizione degli obiettivi e verifica dei risultati e della spesa. Basterebbe eliminare tutti i sussidi diretti e indiretti alle fonti fossili, e rivedere la tassazione energetica sulla base delle emissioni di CO2 per imprimere una formidabile spinta a rinnovabili e efficienza. Un intervento a costo zero riguarda la possibilità di immettere in rete il biometano, oggi ancora vietata malgrado non esistano ragioni tecniche a impedirlo, come già avviene negli altri paesi europei.

Investire nelle reti è oggi una condizione indispensabile per dare un futuro alla generazione distribuita da fonti rinnovabili. La rete elettrica è, infatti, la spina dorsale del sistema e la condizione per garantire sicurezza nelle gestione di flussi di energia discontinui e bidirezionali su scala locale, nazionale, internazionale. Anche in Italia occorre aprire un confronto sugli interventi fondamentali da realizzare, di connessione interna e internazionale, e da motivare all’interno dello scenario di decarbonizzazione dell’economia. In parallelo è necessario investire per adeguare la rete di distribuzione a questo scenario di generazione distribuita e di accumulo, e poi aprire alla gestione di reti private vincolate a una produzione da fonti rinnovabili.

 Il dossier Comuni Rinnovabili 2016 - Piemonte e Valle d’Aosta è scaricabile all’indirizzo

Ufficio stampa Legambiente Piemonte e Valle d'Aosta: 011.2215851 – 349.2572806

www.legambientepiemonte.it – www.facebook.com/legambientepiemontevalledaosta




martedì 18 ottobre 2016

ENERGIE RINNOVABILI: APPUNTAMENTI A TORINO CON "COMUNI RINNOVABILI 2016 "

Segnaliamo due appuntamenti interessanti intorno al tema delle energie rinnovabili, organizzati da Legambiente Piemonte e Valle d'Aosta e aperti a tutti i cittadini e amministratori pubblici.

Sole, vento, acqua, terra, biomasse. Qual è il contributo delle fonti rinnovabili alla produzione energetica? Quali prospettive future e quali le buone pratiche... da seguire? Per capire lo scenario energetico del nostro Paese è ai territori che bisogna guardare. Studiare e capirne le trasfor­mazioni è necessità. Per questa ragione Legambiente Piemonte presenta la nuova edizione Comuni Rinnovabili, Piemonte e Valle d’Aosta. Un’occasione di confronto con amministratori e aziende con l’obiettivo di mettere in evidenza quanto è cambiato e quali prospettive si aprono per le due Regioni. Per chi, cittadino o amministratore, volesse partecipare ecco il link per l'iscrizione:
http://www.legambientepiemonte.it/…/comuni-rinnovabili-201…/

Comuni Rinnovabili 2016 Piemonte e Valle d’Aosta. Appuntamento sabato 22 ottobre

Comuni Rinnovabili 2016 Piemonte e Valle d'Aosta. Appuntamento sabato 22 ottobre
Sole, vento, acqua, terra, biomasse. La mappatura delle fonti rinnovabili nel territorio piemontese e valdostano. Qual è il contributo delle fonti rinnovabili alla produzione energetica? Quali prospettive future e quali le buone pratiche da seguire? Per capire lo scenario energetico del nostro Paese è ai territori che bisogna guardare. Studiare e capirne trasfor­mazioni e necessità. Per questa ragione a distanza di 5 anni presentiamo la nuova edizione Comuni Rinnovabili, Piemonte e Valle d’Aosta. Un’occasione di confronto con amministratori e aziende con l’obiettivo di mettere in evidenza quanto è cambiato e quali prospettive si aprono per le due Regioni.

Comuni Rinnovabili 2016 – Piemonte e Valle d’Aosta

Convegno sabato 22 ottobre ore 9:30 presso Casa del Quartiere, via Oddino Morgari 19, Torino

ISCRIVITI QUI!

Introduce e modera
Fabio Dovana, Presidente Legambiente Piemonte e Valle d’Aosta
Interventi
Giuseppina De Santis, Assessore alle Politiche Economiche, Regione Piemonte
Fiorenzo Ferlaino, Responsabile Comunità e Spazi Locali, Ires Piemonte
Sivana Accossato, Presidente Commissione Ambiente, Consiglio regionale Piemonte
Andrea Ballarè, Presidente ANCI Piemonte
Gian Piero Godio, Consiglio di Presidenza Legambiente Piemonte e Valle d’Aosta
Angelo Tartaglia, Docente Politecnico di Torino e Sindaco di Cantalupa
Francesco Carcioffo, amministratore delegato ACEA pinerolese industriale
A seguire
interventi sulle le buone pratiche sulle energetiche in Piemonte e Valle d’Aosta
Conclude
Katiuscia Eroe, Responsabile nazionale Energia di Legambiente
Buffet


Tour Comuni Rinnovabili Legambiente – Acea Pinerolese

Mercoledì 26 ottobre ore 9:30 presso il Polo Ecologico Integrato dell’Acea Pinerolese

ISCRIVITI QUI!

Ore 09.30
Arrivo e Welcome Coffee
Ore 10.00
locandina 26 ottobre Acea                                                             
Conferenza stampa
Fabio Dovana, presidente Legambiente Piemonte e Valle d’Aosta
Katiuscia Eroe, responsabile Energia Legambiente Onlus
Presentazione Tour Comuni Rinnovabili

Francesco Carcioffo, A.D. Acea Pinerolese
Il Polo Ecologico Acea come soluzione al problema dei rifiuti organici e come modello esportabile a livello nazionale

Marco Avondetto, direttore del Settore Rifiuti Acea Pinerolese
Presentazione del Polo Ecologico Integrato e suo funzionamento

Fiat Chrysler Automobilies
Il biometano da rifiuti organici per l’autotrazione. Presentazione progetto Biomethair
Ore 11.00
Visita al Polo ecologico di valorizzazione dei rifiuti organici e presentazione Panda Biomethair
Ore 13.00
Pranzo a buffet presso il Polo ecologico
Ore 15.00
Partenza degli ospiti

Informazioni Programma e eventuali aspetti logistici e comunicazione adesioni:
Daniele Bessone, responsabile Comunicazione Acea Pinerolese Industriale S.p.A.
Tel 0121236215 cell 3316435035 – daniele.bessone@aceapinerolese.it

lunedì 17 ottobre 2016

LE GRANDI OPERE E IL DEFICIT DI DEMOCRAZIA

Pubblichiamo il comunicato stampa dell'Associazione Idra di Firenze, che denuncia la compressione della democrazia e la sempre più pressante tendenza da parte della classe politica e delle amministrazioni pubbliche  a evitare il confronto con i cittadini.



Associazione di volontariato Idra


Tel. e fax  055.22.39.92, 320.161.81.05, e-mail  idrafir@tin.it; web http://www.idraonlus.it/

 COMUNICATO STAMPA    Firenze, 17.10.'16

Con la TAV la deriva autoritaria è in atto da un pezzo.

Alla vigilia delle nuove ‘grandi scelte’ romane, Idra segnala con amarezza a Raffaele Cantone il comportamento di Palazzo Vecchio: ignorata la cittadinanza, ignorati i contributi tecnici indipendenti.

 Dopo aver definito la vicenda TAV a Firenze “paradigmatica del peggio possibile in Italia”, il presidente dell’Autorità Anticorruzione Raffele Cantone aveva incoraggiato ad agosto l’associazione di volontariato ecologista Idra, audita a Roma presso l’ANAC, a cogliere l’occasione storica che si profila con la revisione del progetto annunciata dal sindaco di Firenze Dario Nardella.

Idra ha raccolto l’invito, e ha scritto due volte in queste settimane al sindaco Nardella, chiedendo udienza e proponendo una metodologia per uscire dalla clamorosa impasse del Nodo TAV a Firenze: una proposta di approccio ispirata alla migliore prassi internazionale, di cui si è fatto latore per l’Amministrazione comunale di Firenze il prof. Marco Ponti, ordinario di Economia Applicata al Politecnico di Milano e membro della Società Italiana degli Economisti dei Trasporti.

Ancora una volta, però, la richiesta di ascolto da parte di una realtà attiva dal 1994 sul tema TAV è stata ignorata. Nessun riscontro da Palazzo Vecchio. Così come nessun riscontro è arrivato dall’Osservatorio Ambientale per il Nodo AV di Firenze, presieduto da un esponente dell’Amministrazione comunale di Firenze, a una richiesta di documentazione inoltrata il 21 settembre scorso. “Constatiamo piuttosto – scrive Idra a Cantone - la perdurante prosecuzione dei lavori nei cantieri della stazione Foster, a dispetto di ogni apparente buon senso!. E aggiunge: “Osserviamo che tale insistita mancata considerazione della società civile da parte della politica si sta confermando proprio mentre i responsabili delle precedenti fallimentari scelte progettuali sul Nodo ferroviario di Firenze, FSI e istituzioni centrali e locali, ammettono di dover rinunciare a uno sciagurato progetto di stazione, che però è già venuto a costare centinaia di milioni di euro pubblici, al netto della cifra che sarà necessario impiegare per la ‘riconversione’ a nuova destinazione della mega-voragine già scavata e impermeabilizzata, e della cifra che servirà a quanto meno mitigare nei prossimi decenni l’impatto consumato sulla falda acquifera, i cui effetti incombono minacciosamente sul soprastante tessuto urbano”.

 Nella missiva al presidente dell’ANAC, c’è spazio anche per un’osservazione sul tema di massima attualità politica: “Riflettevamo sul fatto che oggi il dibattito politico e sociale pare incentrarsi sul referendum costituzionale, i cui esiti rischiano di evocare – secondo alcuni - derive autoritarie. Non intendiamo entrare nel merito, in questa sede. Osserviamo solo che la deriva autoritaria, saldata a un manifesto mal governo della cosa pubblica e all’indifferenza per gli impatti ambientali delle scelte progettuali, è già ampiamente in corso da lunga pezza, come tristemente attesta la vicenda delle cantierizzazioni TAV a Firenze, in Toscana e altrove in Italia”.

 Così conclude Idra a proposito dell’imminente vertice a Roma sulla TAV a Firenze: “Sembra profilarsi dunque l’adozione, domani, di una scelta – quale che sia - ancora una volta avulsa, nel metodo e nel merito, dal confronto con la cittadinanza”.

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