lunedì 2 novembre 2015

OVADA 30 OTTOBRE: RIFLESSIONI E VALUTAZIONI INTORNO ALLO SFRUTTAMENTO DELLO STURA

Venerdì sera alla Sala dei Padri Scolopi di Ovada si è tenuto l'incontro organizzato dal circolo Legambiente Ovadese e Valle Stura in merito alla preoccupante situazione in cui versa lo Stura.

Pubblichiamo di seguito il comunicato stampa del circolo Legambiente Ovadese e Valle Stura e una sintesi degli interventi della serata. 
Per informazioni in merito alla petizione annunciata nel corso della serata, è possibile rivolgersi al Presidente del Circolo Michela Sericano 349.5363809

(Circolo Progetto Ambiente, Legambiente Ovadese e Valle Stura)
 





Il dottor Tiziano Bo (Professore presso il dipartimento di scienze e innovazione tecnologica dell'università di Alessandria) ha parlato dell’impatto dell’uomo sui sistemi fluviali: gli ambienti naturali maggiormente modificati dall'attività dell'uomo nei secoli.
Continua movimentazione di materiale in alveo, dighe, escavazioni, prelievi idrici, inquinamento, immissioni di pesci alloctoni, sono solo alcune tra le pressioni che insistono sui fiumi.

Le varie alterazioni dei corsi d’acqua, divise in quattro categorie, sono morfologiche, biologiche, chimico/fisiche e ideologiche.

Un corso d’acqua integro ha una naturale capacità di depurare le sue acque grazie alla presenza di organismi decompositori che vivono al suo interno e che sono l’anello di una complessa catena alimentare.

La scomparsa di anche solo uno degli anelli di questa catena porta a conseguenze ecologiche decisamente negative che si riflettono in una totale perdita di funzionalità del fiume stesso; tradotto in parole povere il fiume perde la sua organizzazione ecologica, non riesce più a depurare le sue acque e la qualità delle stesse peggiora sensibilmente, a danno di tutti.

In merito alla vegetazione in alveo, specialmente nei contesti naturali, risulta difficile pensare, come tuttavia di solito accade, che piantine di ridotte dimensioni costituiscano un ostacolo al deflusso delle acque.

Sulle sponde la vegetazione di ripa è fondamentale perchè con le radici ripara la sponda stessa dall’erosione e svolge la funzione di rastrelliera per il materiale vegetale che dovesse arrivare da monte. Difficile che salici e pioppi (selvatici) vengano asportati dalle piene poichè hanno radici molto sviluppate atte a resistere a tali fenomeni. Al contrario pioppi coltivati e piante alloctone, organismi non adatti, o meglio non adattati, a vivere in tali contesti, verranno più facilmente asportati e trasportati a valle.

Interventi di taglio devono essere circoscritti a situazioni di rischio ben individuate (ad esempio gli alberi cresciuti nelle immediate vicinanze delle luci dei ponti).







Piero Mandarino ha approfondito gli aspetti morfologici.

Nell’intero bacino del Po gli alvei risultano nel complesso ancora oggi in erosione (abbassamento) a causa dei forti prelievi effettuati nei decenni passati, dai quali fiumi e torrenti non si sono ancora ripresi.

Tale abbassamento è provato dai rilievi effettuati su Orba e Bormida nell’ambito degli studi propedeutici alla redazione del Programma generale di gestione dei sedimenti, parte della più ampia pianificazione di bacino.* Si tratta di una questione esclusivamente tecnica come ben sanno i geologi e gli esperti del CNR e delle Autorità idrauliche.

Con animazioni, foto e documenti ha cercato di rendere comprensibili nozioni base di geomorfologia (branca della geografia o della geografia, nei paesi nordici) e le grosse difficoltà che ha incontrato, e incontra, l’emanazione di norme riguardanti la pianificazione territoriale in Italia.

E’ fondamentale sapere quanto sia importante evitare di manomettere l’equilibrio di un alveo, di cui il materasso alluvionale (ghiaia, sabbia, ciottoli) è parte integrante, al fine di mantenere protette e al riparo da scalzamenti le pile dei ponti e le difese spondali utili.

Nozioni che, per dirla con Giuliano Cannata, “la riforma scolastica del 1923 (Gentile) ha spazzato dai licei” insieme a “ogni ambizione e dignità di scienza”.

L’opinione pubblica, di conseguenza, è troppo spesso vittima dei luoghi comuni del Bar Sport dove si favoleggia di pericolose montagne di ghiaia da togliere al più presto.

Eppure basterebbe dare uno sguardo ai manufatti scalzati o alla roccia tenera (grigia o giallastra) che affiora in molti punti degli alvei per toccare con mano l’assottigliamento dell’utile strato di inerti.

Con riferimento anche agli eventi alluvionali che hanno interessato alcune parti d’Italia è stata evidenziata con foto aeree l’occupazione di aree di pertinenza dei fiumi da parte di insediamenti produttivi e residenziali






* Dallo Studio di fattibilità per la definizione dell’assetto di progetto – interventi di gestione sedimenti, recupero morfologico e sistemazione idraulica – del fiume Bormida e del torrente Orba
(E-SPEC-858) – AIPO - Ottobre 2011 – 06-01-01R Relazione descrittiva dell’Attività



Bormida

Il profilo di fondo, ora stabile dopo un periodo con approfondimenti consistenti, ha una

profondità media attorno a 5-6 m rispetto al piano alluvionale. (Si veda il Profilo di fondo minimo)

Il tratto terminale, a valle dell’Orba, presenta una sezione notevolmente incisa e sponde molto acclivi.



Orba

“Il profilo di fondo ha subito in epoca storica recente un processo di

abbassamento considerevole, stimato sulla base qualitativa delle osservazioni in campo

(affioramento continuo del substrato tra Molare e Ovada, 2-3 m a Casal Cermelli e 5-6 m

alla confluenza del Bormida). Nelle condizioni attuali non vi sono evidenze che il

processo sia ancora in atto e in alcuni tratti appaiono indicazioni che consentono di

ipotizzare una recente parziale tendenza al recupero della quota, anche se di modesta

entità e non tale da fare ritenere possibile nei tempi brevi consistenti processi di

sovralluvionamento.”



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