mercoledì 28 agosto 2019

LA TRISTE STORIA DI UNA (NON) RIQUALIFICAZIONE


Un’altra estate è trascorsa e, complice forse la macchina burocratica e/o il momento politico turbolento, nulla si sa ancora del progetto di riqualificazione del torrente Lemme, nel tratto che costeggia il deposito di smarino del Terzo Valico, localizzato nell’ex cava Cementir, parte del sito Natura 2000, in comune di Voltaggio.
Il nostro Circolo ha ripercorso l’annosa questione a partire dal proprio esposto presentato il 27 febbraio 2015, in risposta al quale ha ottenuto pochissime vaghe risposte e rassicurazioni, ancora disattese: la relazione qui pubblicata descrive bene quanto non avrebbe dovuto accadere e invece è accaduto..



Premessa
Nell'ambito della realizzazione della tratta Terzo Valico dei Giovi, il relativo progetto esecutivo predispone il deposito di materiale proveniente dallo smarino del tunnel ferroviario all'interno della ex cava Cementir, parte del sito Natura 2000, in comune di Voltaggio.
A protezione di tale deposito, il progetto prescrive, all'elaborato IG51 01 E CV RI DP04 00 003_A01, la realizzazione, da parte del General Contractor Cociv, di una scogliera in massi di cava in sponda sinistra del torrente Lemme, senza modifica alla quota di fondo alveo (punto 5.1, pag.17) : tale opera necessita della predisposizione in alveo di una pista provvisoria di altezza di cm 50 rispetto al fondo alveo (punto 6 - opere provvisionali in alveo, pag.24) e larghezza di 3 metri. La distanza dalla linea di sponda indicata nel progetto esecutivo deve essere di circa 8-10 metri.


Questo intervento viene indicato eufemisticamente come progetto di riqualificazione ambientale Val Lemme

Cronistoria dell’intervento

Figura 1: Alveo del Lemme prima della “riqualificazione ambientale”. 
Questo tratto di fiume lambisce il SIC-ZPS Capanne di Marcarolo

I lavori di “Riqualificazione ambientale” iniziarono nell’estate del 2014. Si presentarono subito alcune difficoltà a seguito di ripetuti eventi meteorologici, non ultima l’alluvione dell’ottobre 2014, che costrinsero Cociv a ripristinare più volte i massi utilizzati per la scogliera che il fiume ingrossato trascinava a valle.







In data 27 febbraio 2015, il nostro circolo presentò un esposto al fine di evidenziare le difformità di realizzazione della scogliera in sponda sinistra del torrente Lemme a protezione del deposito di smarino proveniente dai cantieri di scavo del Terzo Valico dei Giovi.
Destinatari dell’esposto furono: la Procura della Repubblica di Alessandria, il Comando Carabinieri –Nuclei Operativi Ecologici, l’allora Corpo Forestale - stazione di Gavi, l’ Autorità di Bacino del Fiume Po, la Regione Piemonte-Settore Aree naturali protette, la Direzione Regionale Opere pubbliche e l’ Ufficio Decentrato e Difesa Assetto Idrogeologico  di Alessandria, ARPA Piemonte Direzione generale, ARPA Piemonte – Dip. Alessandria e l'allora Ente di gestione del Parco naturale delle Capanne di Marcarolo,
L'esposto denunciava il grave danno, arrecato al Torrente Lemme e all'intero habitat ad esso circostante, per la mancata osservanza, da parte di Cociv, delle prescrizioni previste dal progetto esecutivo: tra gli elementi evidenziati,  la pista realizzata non rispettava l'altezza di 50 cm, la relativa larghezza era visibilmente superiore ai 3 metri e non manteneva la distanza dalla sponda prevista nel progetto. Inoltre non si era proceduto, come prescritto dal progetto, per tratti successivi di 10 metri da monte verso valle bensì da valle verso monte con un ininterrotto fronte di scavo, non rispettando la modalità operativa del tipo cuci-scuci al fine di minimizzare il tempo di apertura del fronte di scavo.

Tale procedura, secondo il nostro parere, aveva causato una forte erosione della sponda sinistra del torrente
Ci preme ricordare, in particolare, quanto contenuto nel suddetto esposto: "l'esecuzione in difformità rispetto alle prescrizioni impartite all'esecutore in sede di progettazione esecutiva integra fattispecie penalmente rilevante, e, segnatamente, il reato p.e.p. dall'art. 734 C.P. (Deturpazione di Bellezze Naturali) e la concorrente fattispecie di cui all'art. 181, D.Lgs. n. 42/2004.
Si rammenta in proposito infatti che, ai sensi dell'art. 142 D.Lgs. 42/2004Sono comunque di interesse paesaggistico e sono sottoposti alle disposizioni di questo Titolo: c) i fiumi, i torrenti, i corsi d'acqua iscritti negli elenchi previsti dal testo unico delle disposizioni di legge sulle acque ed impianti elettrici, […] e le relative sponde o piedi degli argini per una fascia di 150 metri ciascuna”.
Tali beni – in ragione del regime di tutela generalmente accordato dalla norma che precede, possono essere manomessi esclusivamente previa autorizzazione dell'Autorità Competente e, comunque (una volta ottenuta l'autorizzazione) in conformità a tale titolo, poiché, ai sensi del citato art. 181, “1. Chiunque, senza la prescritta autorizzazione o in difformità di essa, esegue lavori di qualsiasi genere su beni paesaggistici è punito con le pene previste dall'art. 44, lett. C), del D.P.R 6 giugno 2001, n. 380” (ossia, l'arresto fino a due anni e l'ammenda da 15.493 a 51.645 euro)-.....omissis…
 In data 18 marzo 2015 il dipartimento Geologia, Dissesto, Ambiente e Natura di Arpa Piemonte rispondeva al nostro esposto informandoci che:
 …..



Arpa concluse garantendo la scrupolosa attuazione di quanto disposto:



In data 25 marzo 2018, il segretario generale dell’Autorità di bacino del fiume Po ci rispose informandoci che la stessa Autorità non ha alcuna competenza in materia di progettazione e realizzazione di opere di qualsiasi tipo né esercita funzioni di controllo su Enti e/o amministrazioni competenti alla progettazione e realizzazione di tali interventi
Da allora il nostro circolo non ha più ricevuto notizia di alcun provvedimento e/o azione intrapresa da qualcuno dei destinatari dell'esposto; nel frattempo, la scogliera è stata terminata con modalità differenti da quanto previsto dal progetto esecutivo e andando a interferire anche sulla sponda destra del Lemme.


Figura 2: La stessa inquadratura dell’Alveo del  Lemme della figura 1,  dopo la "riqualificazione". L'immagine evidenzia l'intervento in sponda destra

A gennaio 2018 Cociv presentò un progetto relativo alla sistemazione dell’alveo del torrente Lemme e al ripristino delle briglie esistenti nel tratto prospiciente il deposito DP04 in Comune di Voltaggio (ex cava Cementir).
Nella relazione illustrativa, lo stesso Cociv ammise le difformità con cui la scogliera è stata realizzata rispetto al progetto esecutivo del 2014 :

 ....omissis ....."A seguito dei lavori di realizzazione della scogliera in massi, a protezione della sponda sinistra del T. Lemme, effettuati nel corso del 2015, la geometria dell’alveo del corso d’acqua è stata sensibilmente modificata, secondo modalità differenti rispetto a quelle previste dall’originario progetto esecutivo del 2014.
In particolare, è stato parzialmente demolito il sistema di soglie esistente, con conseguente modificazione locale del profilo del fondo alveo, ed in generale si è verificata una movimentazione del materiale di fondo per un tratto di lunghezza totale di circa 400 m, a partire da circa 120 m immediatamente a monte delle soglie."
(NdR: ricordiamo che, a parere del nostro circolo, la difformità integra “fattispecie penalmente rilevante, e, segnatamente, il reato p.e.p. dall'art. 734 C.P. Deturpazione di Bellezze Naturali, vedi testo esposto sopra menzionato)
Il 19 marzo 2018, con la consulenza tecnica del Dott. Luca Ciuffardi, presentammo alla Regione Piemonte –Direzione Opere pubbliche Settore tecnico regionale, all’Ente Aree Protette Appennino piemontese e ad ARPA Piemonte –Dipartimento di Alessandria, le nostre osservazioni e proposte in merito al progetto proposto da Cociv di mitigazione del grave danno arrecato al torrente e al circostante paesaggio, certi che codesti Enti ponessero la massima attenzione al recupero e al ripristino di quest’area del Sic, così duramente compromessa.
Il 14 maggio 2018 l’Ente Aree protette dell’appennino piemontese ci diede riscontro, informandoci che:
...omissis..si specifica come il nuovo Progetto di ripristino ambientale post operam del Torrente Lemme presso il DP04 della tratta AV/AC del Terzo Valico dei Giovi, riproposto a seguito del parere fornito in ambito endoprocedimentale da questo Ente con il supporto di ARPA Piemonte, sarà presentato da COCIV al citato Settore Tecnico Regionale AL-AT al fine dell’ottenimento dell’Autorizzazione Idraulica.
In tal senso l’Ente di gestione provvederà per quanto di competenza, ricevuto il nuovo progetto, a esprimersi nell’ambito del suddetto procedimento.

Da ciò deducemmo che il progetto proposto da Cociv a gennaio 2018 venne rigettato.

Da allora non abbiamo più ricevuto nulla: nel frattempo la Natura sta provvedendo da sola a riqualificare il torrente Lemme



Nota: le immagini pubblicate sono state scattate dal circolo Legambiente Val Lemme


UN PENSIERO DI AFFETTO AL CIRCOLO LEGAMBIENTE VERDEBLU DI CASALE MONFERRATO




IN QUESTO TRISTISSIMO MOMENTO, SIAMO VICINI A VITTORIO GIORDANO E A TUTTO IL CIRCOLO VERDEBLU  E CI STRINGIAMO A LORO IN UN GRANDE ABBRACCIO




...VOGLIA DI PULIRE IL MONDO?





Puliamo il Mondo è l'edizione italiana di Clean up the World, il più grande appuntamento di volontariato ambientale del mondo.

Portata in Italia nel 1993 da Legambiente, che ne ha assunto il ruolo di comitato organizzatore, è presente su tutto il territorio nazionale grazie all’instancabile lavoro di oltre 1.000 gruppi di "volontari dell'ambiente", che organizzano l'iniziativa a livello locale in collaborazione con associazioni, aziende, comitati e amministrazioni cittadine.
Le origini: Clean up the World

Puliamo il Mondo è conosciuta a livello internazionale come Clean Up the World, una delle maggiori campagne di volontariato ambientale nel mondo. Con questa iniziativa vengono liberate dai rifiuti e dall'incuria i parchi, i giardini, le strade, le piazze, i fiumi e le spiagge di molte città del mondo.

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Se vuoi organizzare una o più giornate di pulizia nei giorni 20, 21 e 22 settembre 2019 l'adesione deve pervenire entro il 10 settembre 2019 (per Calabria e isole: 5 settembre).

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È possibile aderire compilando ed inviando via fax o email la scheda di adesione: clicca sotto per entrare nella "tua" sezione, oppure per aderire online registrati qui!
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RICORDIAMO CHE E' POSSIBILE ORGANIZZARE EVENTI ANCHE IN ALTRE DATE

e alla nostra casella mail legambiente.vallemme@gmail.com

DAL SITO DI JACOBIN ITALIA - Non c’è lotta al negazionismo climatico senza lotta alle «grandi opere»


"Mentre, dopo le grandi foreste artiche, va in fiamme l’Amazzonia, torna in mente un passaggio del discorso tenuto da Matteo Salvini al Senato il 20 agosto scorso:
«Ovunque al mondo, se trovi del petrolio fai festa perché significa ricchezza e posti di lavoro […] Gli italiani vogliono crescere, vogliono sviluppo, vogliono strade, autostrade, porti, aeroporti, ferrovie…».
Discorso impregnato del più greve negazionismo climatico, lo stesso del piromane Bolsonaro e di altri leader dal ghigno feroce. ".....Continua

sabato 27 luglio 2019

TAV - LEGAMBIENTE: “CI SONO ALTRE PRIORITA', IL GOVERNO SI CONFRONTI SULLE VERE OPERE PUBBLICHE CHE SERVONO DAVVERO AL PAESE



In un anno di discussione sulla Tav e sul trasporto merci su gomma, l’Esecutivo Conte non ha fatto alcun passo avanti nella direzione di politiche che, sull’esempio svizzero e austriaco, disincentivino il trasporto merci su gomma attraverso leve fiscali e tariffarie”

Sembra che andare al governo faccia completamente perdere l’approccio scientifico e di buonsenso che dovrebbe accompagnare le scelte strategiche nel campo dei trasporti. È capitato a Renzi che è passato dal definire in un suo libro la Torino-Lione “un investimento fuori scala e fuori tempo” ad avvallarne la costruzione, è successo a Salvini che nel proprio repertorio di felpe ha indossato anche quella No Tav ma che ora tanto si spende per proseguirne la realizzazione, è successo in ultimo anche al Movimento 5 Stelle da sempre su posizioni contrarie alla grande opera inutile e ora disponibile a sancire il via libera attraverso il proprio premier. Il tutto in barba alle analisi costi-benefici che negli anni non hanno potuto far altro che decretare l’insostenibilità di un’opera come la Torino-Lione per costi e impatto. E in barba a tutti quei pendolari che vorrebbero avere ogni giorno, sulla tratta casa-lavoro, un servizio adeguato e che invece continuano ad essere esposti a disservizi, a rischi per la propria sicurezza e in molti casi a dover forzatamente scegliere l’auto perché gli è stato tagliato il servizio ferroviario.
È quanto denuncia Legambiente che attraverso la voce del suo Presidente nazionale Stefano Ciafani torna a ribadire come “la Tav, oltre ad essere un’opera inutile e costosa, non sposterà un solo tir dalla strada visto che resterà più economico e facile far “girare” le merci su gomma. È incredibile che in un anno di discussione sull’alta velocità Torino-Lione e sul trasporto merci, nel governo non si sia fatto alcun passo avanti nella direzione di politiche che, sull'esempio svizzero e austriaco, decidano di chiudere al trasporto su strada o a tassarlo. Invece di investire sulle grandi opere inutili, il Governo abbia il coraggio di ridurre la quota di trasporto merci che oggi viaggia su gomma disincentivando questo trasporto attraverso leve fiscali e tariffarie, di incentivare la mobilità urbana sostenibile, rafforzare e rendere più competitivo il trasporto ferroviario pendolare e urbano per offrire una valida alternativa all’auto e promuovere l’alternativa della mobilità elettrica. Vogliamo ricordare all’Esecutivo Conte - aggiunge Ciafani - che si continua a parlare di Tav e non di quelle opere pubbliche che servono davvero al Paese e che permetterebbero di ridurre, ad esempio, le emissioni in atmosfera di gas serra e inquinanti, di ridurre lo scarico dei reflui fognari nell’ambiente per cui stiamo pagando multe salate, di affrontare il tema della gestione dei rifiuti. Si tratta di opere prioritarie, fondamentali per la qualità della vita delle persone e per l’economia del Paese, di cui però oggi si parla poco perché la politica è troppa presa dal dibattito sulla Tav dimenticando il resto”.
“Se davvero si volesse investire su spostamenti efficienti e non inquinanti - dichiara Fabio Dovana, Presidente di Legambiente Piemonte - non avremmo dovuto assistere ad un riduzione dei finanziamenti statali per il trasporto ferroviario del -20,4%, tra il 2009 e il 2018, a cui si potrebbe aggiungere a fine anno un ulteriore taglio di 300 milioni, per la clausola di salvaguardia nella legge di Bilancio che ha buone probabilità di scattare vista la situazione economica. E proprio in Piemonte i dati indicano che l’emorragia di pendolari avuta a partire dal 2011 per effetto del taglio di 14 linee cosiddette “minori” non si è ancora arrestata”.
In Piemonte nel 2017 sono state in media 166.445 le persone che ogni giorno hanno preso un treno, in diminuzione rispetto al 2016 quando si attestavano a 167.556 mila. Per tornare almeno ai 175.400 viaggiatori del 2011 servono maggiori investimenti. Sempre in Piemonte gli stanziamenti per il servizio ferroviario si attestano a 5,51 milioni di euro l’anno, appena lo 0,05% del bilancio regionale. E la Torino-Lione non farà altro che farà altro che drenare ulteriori risorse a scapito dei pendolari.

L’ufficio stampa di Legambiente: 0686268353


ECOMAFIA 2019. LE STORIE E I NUMERI DELLA CRIMINALITÀ AMBIENTALE IN ITALIA



Nel 2018 impennata dei reati nel ciclo del cemento e nell’agroalimentare. In aumento anche quelli nel settore dei rifiuti e contro gli animali. Il business dell’ecomafia cresce ancora e raggiunge quota 16,6 miliardi di euro. 368 il numero dei clan censiti da Legambiente.

Campania in testa alla classifica regionale per numero di reati ambientali Napoli, Roma e Bari le province con il più alto numero di illeciti 100 le inchieste per corruzione rilevate dal 2018 allo scorso maggio in tutta Italia.


Buone notizie: si conferma la validità della legge sugli ecoreati. Nel 2018 usata per 1.108 volte e applicata in 88 casi di disastro ambientale. Archeomafie, recuperati oltre 43mila reperti archeologici.

Legambiente: “Basta concentrarsi solo sulla presunta emergenza migranti: le vere minacce all’ambiente, alla salute e all’economia sana diventino priorità nell’agenda politica del Paese”.

Nella Penisola continua l’attacco di ecocriminali ed ecomafiosi nei confronti dell’ambiente: ciclo illegale del cemento e dei rifiuti, filiera agroalimentare e racket degli animali sono nel 2018 i settori prediletti dalla mano criminale che continua a fare super affari d’oro. A parlar chiaro sono anche quest’anno i dati di Ecomafia 2019. Le storie e i numeri della criminalità ambientale in Italia raccolti da Legambiente nel suo report annuale dedicato alle illegalità ambientali. Nel 2018 cala, seppur di poco, il bilancio complessivo dei reati contro l’ambiente che passa dagli oltre 30mila illeciti registrati nel 2017 ai 28.137 reati (più di 3,2 ogni ora) accertati lo scorso anno, soprattutto a causa della netta flessione, fortunatamente, degli incendi boschivi (-67% nel 2018) e in parte alla riduzione dei furti di beni culturali (-6,3%). Diminuiscono inoltre le persone denunciate – 35.104 contro le oltre 39mila del 2017 – così come quelle arrestate, 252 contro i 538 del 2017, e i sequestri effettuati – 10mila contro gli 11.027 del 2017. L’aggressione alle risorse ambientali del Paese si traduce in un giro d’affari che nel 2018 ha fruttato all’ecomafia ben 16,6 miliardi di euro, 2,5 in più rispetto all’anno precedente e che vede tra i protagonisti ben 368 clan, censiti da Legambiente e attivi in tutta Italia. Videoclip Ecomafia 2019


Sul fronte dei singoli illeciti ambientali, nel 2018 aumentano sia quelli legati al ciclo illegale dei rifiuti che si avvicinano alla soglia degli 8mila (quasi 22 al giorno) sia quelli del cemento selvaggio che nel 2018 registrano un’impennata toccando quota 6.578, con una crescita del +68% (contro i 3.908 reati del 2017). Un incremento che si spiega con una novità importante di questa edizione del rapporto Ecomafia: per la prima volta rientrano nel conteggio anche le infrazioni verbalizzate dal Comando carabinieri per la tutela del lavoro, in materia di sicurezza, abusivismo, caporalato nei cantieri e indebita percezione di erogazioni ai danni dello stato, guadagni ottenuti grazie a false attestazioni o missione di informazioni alla Pubblica amministrazione. Nel 2018 lievitano anche le illegalità nel settore agroalimentare, sono ben 44.795, quasi 123 al giorno, le infrazioni ai danni del Mady in Italy (contro le 37mila del 2017) e il fatturato illegale – solo considerando il valore dei prodotti sequestrati – tocca i 1,4 miliardi (con un aumento del 35,6% rispetto all’anno).


In leggera crescita anche i delitti contro gli animali e la fauna selvatica con 7291 reati – circa 20 al giorno – contro i 7mila del 2017. Come già detto, calano invece, grazie a condizioni meteoclimatiche sfavorevoli agli ecocriminali, gli incendi boschivi: un crollo da 6.550 del 2017 ai 2.034 del 2018. Da sottolineare che anche nel 2018 si conferma l’ottima performance della legge 68/2015 sugli ecoreati, che sin dall’inizio della sua entrata in vigore (giugno 2015) sta stando un contributo fondamentale nella lotta agli ecocriminali, con più di mille contestazioni solo nello scorso anno (come si dirà dopo) e un trend in costante crescita (+ 129%).


È quanto emerge in sintesi dal rapporto Ecomafia 2019. Le storie e i numeri della criminalità ambientale in Italia, realizzato da Legambiente grazie anche alla collaborazione di molti soggetti – dalle Forze dell’ordine alle Capitanerie di porto, dalla Corte di Cassazione al Ministero della giustizia, da Ispra e Sistema nazionale protezione ambiente al Cresme, dalla Commissione Ecomafie all’Agenzia delle Dogane, solo per citarne alcuni. Il volume, edito da Edizioni Ambiente e realizzato con il sostegno di Cobat e Novamont, è stato presentato oggi a Roma alla presenza della vicepresidente del Senato Anna Rossomando, del ministro dell’ambiente Sergio Costa, del Procuratore nazionale antimafia Federico Cafiero De Raho e di diversi esponenti del mondo istituzionale e politico.


“Con questa edizione del rapporto Ecomafia e le sue storie di illegalità ambientale – ha dichiarato Stefano Ciafani, presidente nazionale di Legambiente – vogliamo dare il nostro contributo, fondato come sempre sui numeri e una rigorosa analisi della realtà, per riequilibrare il dibattito politico nazionale troppo orientato sulla presunta emergenza migranti e far sì che in cima all’agenda politica del nostro Paese torni ad esserci anche il tema della lotta all’ecomafie e alle illegalità. Un tema sul quale in questi mesi il Governo ha risposto facendo l’esatto contrario, approvando il condono edilizio per la ricostruzione post terremoto sull’isola di Ischia e nelle zone del cratere del Centro Italia, e il decreto Sblocca cantieri con cui ha allargato le maglie dei controlli necessari per contrastare infiltrazioni criminali e fenomeni di corruzione. Per fortuna – aggiunge Ciafani – si conferma la validità della legge 68 del 2015, che ha inserito i delitti ambientali nel Codice penale, con buona pace dei suoi detrattori che negli ultimi anni hanno perso voce e argomenti per denigrarla. Risultati che dovrebbero indurre a completare la riforma di civiltà inaugurata con la normativa sugli ecoreati: il nostro auspicio è che il Governo e il Parlamento invertano il prima possibile la rotta intrapresa e abbiano il coraggio di continuare il lavoro che nella scorsa legislatura ha visto approvare il maggior numero di norme ambientali di iniziativa parlamentare della storia repubblicana”.


La Legge 68/2015 sugli ecoreati: nella lotta alla criminalità ambientale, la legge sugli ecoreati continua ad avere un ruolo chiave, sia sul fronte repressivo sia su quello della prevenzione. Nel 2018 la legge è stata applicata dalle forze dell’ordine per 1.108 volte, più di tre al giorno, con una crescita pari a +129%. Come gli altri anni, la fattispecie dell’inquinamento ambientale è quella più applicata: 218 contestazioni, con una crescita del 55,7% rispetto all’anno precedente. Aumentano anche i casi di disastro ambientaleapplicato in 88 casi (più che triplicati rispetto all’anno precedente). Completano il quadro le 86contestazioni per il delitto di traffico organizzato di rifiuti, i 15 casi di traffico e abbandono di materiale ad alta radioattività, i 6 delitti colposi contro l’ambiente, i 6 di impedimento al controllo e i 2 di omessa bonifica.


Illegalità ambientali: Tornado ai dati Ecomafia 2019, nelle quattro regioni a tradizionale insediamento mafioso (Campania, Calabria, Puglia e Sicilia), lo scorso anno si è concentrato quasi il 45% delle infrazioni, pari a 12.597. Anche quest’anno la Campania domina la classifica regionale delle illegalità ambientali con 3.862 illeciti (14,4% sul totale nazionale), seguita dalla Calabria (3.240) – che registra comunque il numero più alto di arresti, 35 –, la Puglia (2.854) e la Sicilia (2.641). La Toscana è, dopo il Lazio che ha registrato poco più di 2.000 reati, la seconda regione del Centro Italia per numero di reati (1.836), seguita dalla Lombardia, al settimo posto nazionale. La provincia con il numero più alto di illeciti si conferma Napoli (1.360), poi Roma (1.037), Bari (711), Palermo (671) e Avellino (667).


La Campania domina anche la classifica regionale delle illegalità nel ciclo del cemento con 1.169 infrazioni, davanti alla Calabria (789), Puglia (730), Lazio (514) e Sicilia (480). A livello provinciale, guidano la classifica Avellino e Napoli con rispettivamente 408 e 317 infrazioni accertate.


Il fenomeno dell’abusivismo edilizio, soprattutto al Sud, rimane una piaga per il Paese che nel 2018 è stato anche segnato dal vergognoso condono edilizio per Ischia. Anche in questa edizione di Ecomafia emerge che in Italia si continua a costruire abusivamente: secondo il Cresme, nel 2018 il tasso di abusivismo si aggira intorno al 16%, considerando sia le nuove costruzioni sia gli ampliamenti del patrimonio immobiliare esistente. Inoltre secondo i dati del report Abbatti l’abusi, dal 2004, anno successivo all’ultimo condono edilizio nazionale, al 2018, nel nostro paese è stato abbattuto solo il 19,6% degli immobili colpiti da un ordine di demolizione. Legambiente ricorda che il migliore deterrente contro i nuovi abusi sono le demolizioni.


Sul fronte del traffico illecito dei rifiuti, sono 459 le inchieste condotte e chiuse dalle forze dell’ordine dal febbraio 2002 al 31 maggio 2019 utilizzando il delitto di organizzazione di traffico illecito di rifiuti. Complessivamente sono state 90 le procure che si sono messe sulle tracce dei trafficanti, portando alla denuncia di 9.027 persone e all’arresto di 2.023, coinvolgendo 1.195 aziende e ben 46 stati esteri. Le tonnellate di rifiuti sequestrate sono state quasi 54 milioni. Tra le tipologie di rifiuti predilette dai trafficanti ci sono i fanghi industriali e i rifiuti speciali contenenti materiali metallici.


La corruzione resta lo strumento principe, il più efficace, per aggirare le regole concepite per tutelare l’ambiente e maturare profitti illeciti. Dal 1° giugno 2018 al 31 maggio 2019 sono ben 100 le inchieste censite da Legambiente e che hanno visto impegnate 36 procure, capaci di denunciare 597 persone e arrestarne 395, eseguendo 143 sequestri. Se nelle quattro regioni a tradizionale insediamento mafioso se ne sono contate 43, che fanno il 43% sul totale, è il Lazio la regione con il numero più alto di inchieste, 23, seguita da Sicilia (21), Lombardia (12), Campania (9) e Calabria (8). Sempre nel 2018 sono inoltre 23 le Amministrazioni comunali sciolte per mafia, mentre nei primi cinque mesi del 2019 sono state ben 8: Careri (Reggio Calabria; sciolto una prima volta nel 2012), Pachino (Siracusa), San Cataldo (Caltanissetta), Mistretta (Messina), Palizzi (Reggio Calabria), Stilo (Reggio Calabria), Arzano (Napoli; al terzo scioglimento, dopo quelli del 2008 e del 2015) e dell’Azienda sanitaria provinciale di Reggio Calabria.


Per quanto riguarda il settore delle archeomafie, lo scorso anno il racket legato alle opere d’arte e ai reperti archeologici ha avuto un andamento altalenante: cala per quanto riguarda i furti (-6,3%) rispetto all’anno precedente, ma il dato più importante è la contrazione dei sequestri effettuati (-77,8%) e quella degli oggetti recuperati (-41%). Considerevole il numero dei controlli, che sono stati 33.028, una media di oltre novanta al giorno. La regione più esposta all’aggressione dell’archeomafia è la Campania, con il 16,6% di opere d’arte rubate, mentre a svettare nel bilancio 2018 del “tesoro recuperato” ci sono i 43.021 reperti archeologici.


Altro fronte, è quello degli shopper illegali. Nell’ultimo anno e mezzo (2018 e primi cinque mesi del 2019), l’Agenzia delle dogane dei monopoli, in collaborazione con Guardia di finanza e Carabinieri, ha lavorato con campagne mirate per fermare i flussi illegali. Il risultato complessivo è stato: 6,4 milioni di borse di plastica illegali sequestrate al porto di La Spezia; 15 tonnellate di borse di plastica illegali sequestrate al porto di Palermo; 18 tonnellate di borse di plastica illegali sequestrate al porto di Trieste, solo per citare qualche numero.


Novità di questa edizione è, infine, uno specifico capitolo dedicato al mercato nero dei gas refrigeranti HFC, gas introdotti dal protocollo di Montreal in sostituzione di quelli messi al bando perché lesivi dello strato di ozono (ODS). Come emerge dall’analisi dell’EIA (Environmental Investigation Agency) e dal lavoro degli inquirenti dei paesi membri, una bella fetta di questo mercato internazionale (regolato da un complesso sistema di quote assegnate alle aziende produttrici) è completamente in nero, dove figura anche l’Italia


Le proposte: Nella lotta alle ecomafie e agli ecocriminali, per Legambiente è fondamentale mettere in campo una grande operazione di formazione per tutti gli operatori del settore (magistrati, forze di polizia e Capitanerie di porto, ufficiali di polizia giudiziaria e tecnici delle Arpa, polizie municipali ecc.) sulla legge 68/2018. Tra le altre principali proposte avanzate oggi, l’associazione chiede che venga semplificato l’iter di abbattimento delle costruzioni abusive avocando la responsabilità delle procedure ai prefetti; che vengano riconosciuti diritti propri anche agli animali inserendo la loro tutela in Costituzione e approvato il disegno di legge sui delitti contro fauna e flora protette inserendo – all’interno del Titolo VI bis del Codice penale – un nuovo articolo che preveda sanzioni veramente efficaci per tutti coloro che si macchiano di tali crimini. Per aumentare il livello qualitativo dei controlli pubblici serve approvare i decreti attuativi della legge che ha istituito il Sistema nazionale a rete per la protezione ambientale. Sul fronte agroalimentare, l’associazione chiede che venga ripresa la proposta di disegno di legge del 2015 sulla tutela dei prodotti alimentari per introdurre una serie di nuovi reati che vanno dal “disastro sanitario” all’“omesso ritiro di sostanze alimentari pericolose” dal mercato. Inoltre chiede che l’accesso alla giustizia da parte delle associazioni dovrebbe essere gratuito e davvero accessibile. Altrimenti rimane un lusso solo per chi se lo può permettere, e tra costoro non ci sono sicuramente le associazioni e i gruppi di cittadini. Infine Legambiente auspica che il Parlamento istituisca al più presto la Commissione d’inchiesta sulla vicenda dell’uccisione della giornalista Ilaria Alpi e dell’operatore Miran Hrovatin.


Info su: http://noecomafia.it/


Video Ecomafia 2019:https://www.dropbox.com/s/9cjtd2waihgd7g9/ecomafie_v07_MUSICA_LOGHI.mp4?dl=0


L’ufficio stampa di Legambiente: 349.6546593 – 347.4126421- 339.3945428 – 0686268353-99


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