A seguito della pubblicazione, a maggio, del quarto Bando da parte della Regione, questa volta è ancora il CIRF (Centro Italiano per la Riqualificazione Fluviale), insieme a tecnici e accademici, a chiedere un passo indietro all’assessore Gabusi.
Le schede illustrative degli interventi previsti sono pubblicate sul sito:
Allegato testo procedura
Altri allegati
Riportiamo il comunicato stampa e la lettera inviata ai vari Enti competenti:
COMUNICATO STAMPA
Bando “pulizia fiumi”: CIRF, tecnici e ricercatori chiedono un passo indietro all’assessore Gabusi Interventi in gran parte ingiustificati, che non servono a ridurre il rischio e che stanno creando gravi danni ambientali: un modello gestionale completamente da rivedere, rispettando le norme nazionali Con la pubblicazione della D.G.R. 4 Maggio 2026, n. 19-2516 la Regione Piemonte ha lanciato il quarto programma di interventi di manutenzione idraulica, che prevede 94 interventi in alveo di estrazione di inerti.
Il CIRF – Centro Italiano per la Riqualificazione Fluviale, associazione tecnica che si occupa da oltre 25 anni di sostenibilità nella gestione dei corsi d’acqua, ritiene che la modalità di intervento promossa dal bando, sostanzialmente slegata dalla pianificazione di bacino, sia sbagliata e controproducente, oltre che difforme dagli obblighi normativi.
L’estrazione di materiale litoide dagli alvei in linea generale non è un’azione adeguata per ridurre il rischio di alluvioni, anzi, in molti casi rischia addirittura di aumentarlo; inoltre, la normativa vigente prevede che al di fuori della pianificazione della gestione dei sedimenti possa essere effettuata solo in via straordinaria e in poche particolari fattispecie, sulla base di motivate e verificate esigenze di carattere idraulico.
Tali giustificazioni, nel caso del bando regionale, sembrano totalmente assenti: nessuna relazione tecnica accompagna le schede descrittive degli interventi e non vi è alcun riferimento ai dati sulla base dei quali sono stati definiti i volumi di materiale litoide da estrarre e mobilizzare. “Quello che invece appare molto probabile – afferma il Direttore del CIRF Andrea Goltara - è che tali interventi avranno forti impatti ambientali.
In alcuni dei corsi d’acqua oggetto del quarto programma, infatti, gli analoghi interventi pregressi sono probabilmente la causa principale, insieme all’insufficiente deflusso ecologico, di degrado di habitat e specie acquatiche, anche di rilevanza comunitaria.
Alcuni di essi, inoltre, sono oggetto di interventi specifici di progetti finanziati dalla UE per la tutela di specie di interesse comunitario e dei loro habitat ed è quindi ancora più grave che vi si prevedano disalvei impattanti e ingiustificati”.
Per questo motivo il CIRF, insieme al CISBA - Centro Italiano Studi di Biologia Ambientale e a numerosi ricercatori e docenti universitari esperti di fiumi, chiede alla Regione Piemonte di ritirare il quarto programma di interventi di manutenzione idraulica, rivalutando sia i singoli interventi previsti che l’istituto del Programma nel suo complesso.
Auspica inoltre che l’Autorità di Bacino Distrettuale del fiume Po verifichi se gli interventi di asportazione dei sedimenti previsti rispettino la “Direttiva tecnica per la programmazione degli interventi di gestione dei sedimenti degli alvei” e sia coerente con la pianificazione di bacino.
In allegato la lettera integrale
Contatti
Centro Italiano per la Riqualificazione Fluviale: Andrea Goltara, Direttore, a.goltara@cirf.org, 349 1084974; Andrea Mandarino, Consigliere, a.mandarino@cirf.org, 347 0616927 CIRF - Centro Italiano per la Riqualificazione Fluviale - ETS Viale Garibaldi 44/A – 30173 Mestre Italia Mail: info@cirf.org, PEC: infocirf@pec.it, Web: www.cirf.org, Tel. 389 1104025
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LETTERA INTEGRALE
Regione Piemonte Alla c.a. del Presidente Dott. Alberto Cirio gabinettopresidenza-giunta@cert.regione.piemonte.it Alla c.a. dell’Assessore Marco Gabusi assessorato.gabusi@cert.regione.piemonte.it
Autorità di Bacino Distrettuale del Fiume Po Alla c.a. del Segretario Generale Alessandro Delpiano segr-gen@adbpo.it protocollo@postacert.adbpo.it
e p.c.
Regione Piemonte Direzione A1800A - Opere Pubbliche, Difesa del Suolo, Protezione Civile, Trasporti e Logistica Direttore: Bruno Ifrigerio operepubbliche-trasporti@cert.regione.piemonte.it Settore A1801C - Coordinamento giuridico-legislativo e attività tecnico amministrative Responsabile: Silvia Riva giuridico.amm@cert.regione.piemonte.it
Settore A1814B - Tecnico regionale - Alessandria e Asti Responsabile: Davide Mussa tecnico.regionale.AL_AT@cert.regione.piemonte.it Settore A1820C - Tecnico regionale - Biella e Vercelli Responsabile: Roberto Crivelli tecnico.regionale.BI_VC@cert.regione.piemonte.it
Settore A1813C - Tecnico regionale – Città Metropolitana di Torino tecnico.regionale.TO@cert.regione.piemonte.it Settore A1816B - Tecnico regionale – Cuneo Responsabile: Gianluca Comba tecnico.regionale.CN@cert.regione.piemonte.it
Settore A1817B - Tecnico regionale - Novara e Verbania Responsabile: Mauro Spanò tecnico.regionale.NO_VB@cert.regione.piemonte.it 1/7 Settore A1805B - Difesa del suolo Responsabile: Gabriella Giunta difesasuolo@cert.regione.piemonte.it Direzione A1600A - Ambiente, Energia e Territorio Direttore: Angelo Robotto territorio-ambiente@cert.regione.piemonte.it
Settore A1604C - Tutela e uso sostenibile delle acque Responsabile: Paolo Mancin tutela.acque@cert.regione.piemonte.it
Agenzia Interregionale per il Fiume Po protocollo@cert.agenziapo.it Direttore: Gianluca Zanichelli gianluca.zanichelli@agenziapo.it Direzione Tecnica Idrografica Piemonte occidentale Dirigente: Isabella Botta isabella.botta@agenziapo.it
Direzione Tecnica Idrografica Piemonte orientale Dirigente: Luca Franzi luca.franzi@agenziapo.it
Ufficio operativo di Alessandria ufficio-al@cert.agenziapo.it
Ufficio operativo di Casale Monferrato (AL) ufficio-casale@cert.agenziapo.it
Ufficio operativo di Moncalieri (TO) ufficio-to@cert.agenziapo.it
Arpa Piemonte - Agenzia Regionale per la Protezione Ambientale protocollo@pec.arpa.piemonte.it Direttore Generale: Secondo Barbero direzionegenerale@arpa.piemonte.it
Direttore Tecnico: Giovanni d'Amore direzione.tecnica@arpa.piemonte.it
Dipartimento Rischi naturali e ambientali Dirigente: Manuela Bernardi dip.rischi.naturali.ambientali@arpa.piemonte.it
Oggetto: D.G.R. 4 Maggio 2026, n. 19-2516 – Approvazione del quarto programma di interventi di manutenzione idraulica con asportazione di materiale litoide
La recente D.G.R. della Regione Piemonte di cui in oggetto definisce il quarto programma di interventi di manutenzione idraulica con asportazione di materiale litoide1. Si tratta complessivamente di 94 interventi in alveo consistenti nell’asportazione di materiale litoide, di cui 45 con contestuale movimentazione/ripascimento di sedimenti in alveo, come da schede descrittive. A questi interventi sono associati l’escavazione di un totale di 684800 m3 di sedimenti dai corsi d’acqua piemontesi e la movimentazione di 212000 m3 di sedimenti all’interno degli stessi. Il programma di interventi di manutenzione trova le sue origini nella D.G.R. 14 gennaio 2002, n. 44 5084, evidentemente precedente alla deliberazione n. 9 del 2006 del Comitato Istituzionale dell’Autorità di Bacino del Fiume Po, che regola la programmazione degli interventi di gestione dei sedimenti, e la sua implementazione su vasta scala è stata recentemente catalizzata dalle disposizioni di cui all’art. 37 della L.R. 15/2020. Questo strumento gestionale, come già segnalato in precedenti occasioni, si colloca in un contesto essenzialmente avulso dalla pianificazione di bacino di cui alle direttive europee 2007/60/EC e 2000/60/EC, che mai sono citate nei provvedimenti associati a quanto in oggetto.
Come specificato nella D.G.R. 5 marzo 2021 n. 4-2929, “la “Direttiva tecnica per la programmazione degli interventi di gestione dei sedimenti degli alvei” allegata alla deliberazione n. 9 del 2006 del Comitato Istituzionale dell’Autorità di Bacino del Fiume Po prevede, al punto 5, procedure transitorie per gli interventi comportanti asportazione di materiale litoide, anche in assenza di programma generale di gestione dei sedimenti, riguardante esclusivamente specifiche situazioni locali: situazioni in corrispondenza di opere trasversali o restringimenti di sezione d’alveo in cui risultano presenti locali depositi che non possono essere presi in carico dalla corrente a causa della presenza della stessa opera trasversale o del restringimento; tratti di corso d’acqua in corrispondenza di centri abitati, in cui per motivate e verificate esigenze di carattere idraulico è necessario ripristinare la geometria d’alveo di progetto necessaria per il deflusso delle piene”. È evidente quindi che l’estrazione di materiale litoide dagli alvei al di fuori della pianificazione della gestione dei sedimenti deve essere effettuata in via straordinaria e in poche particolari fattispecie definite dalla normativa vigente.
Dal programma di cui in oggetto e dalle relative schede di descrizione degli interventi si evince invece un quadro sostanzialmente difforme dagli obblighi normativi:
- Il programma di interventi pare del tutto avulso dalla pianificazione e programmazione di area vasta, da una effettiva valutazione degli effetti e dei benefici degli interventi previsti, in particolare in termini di mitigazione del rischio di alluvioni e di “verificate esigenze di carattere idraulico”. nonché dalla procedura di consultazione pubblica, inclusi i contratti di fiume vigenti in alcuni dei corsi d’acqua interessati (Sangone, Stura di Lanzo, Pellice, Dora Baltea, Chisola, Erro, Scrivia, Bormida, Alto Po, Tiglione, Tanaro, Agogna, Orba, Belbo); più in generale, nella documentazione disponibile non vi è alcun riferimento alle motivazioni alla base degli interventi proposti né a valutazioni circa l’adeguatezza degli interventi in riferimento al perseguimento degli obiettivi di cui alle direttive 2007/60/CE e 2000/60/CE, il che costituisce un aspetto di primaria importanza considerato che l’Italia è stata ed è tuttora 1 in attuazione della lettera b) del paragrafo “Procedure nel caso di intervento di estrazione ed asportazione da realizzarsi mediante rilascio di concessione” di cui all’allegato alla D.G.R. n. 4-2929 del 5 marzo 2021, come modificata dalla D.G.R. n. 15-7150 del 3 luglio 2023 (https://bandi.regione.piemonte.it/avvisibeniregionali/quarto-programma-di-manutenzione-idraulica-dei corsi-dacqua-demaniali-con) 4/7 oggetto di diverse procedure di infrazione comunitaria per l’inadeguata applicazione della Direttiva Quadro Acque.
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1 in attuazione della lettera b) del paragrafo “Procedure nel caso di intervento di estrazione ed asportazione da realizzarsi mediante rilascio di concessione” di cui all’allegato alla D.G.R. n. 4-2929 del 5 marzo 2021, come modificata dalla D.G.R. n. 15-7150 del 3 luglio 2023 (https://bandi.regione.piemonte.it/avvisibeniregionali/quarto-programma-di-manutenzione-idraulica-dei corsi-dacqua-demaniali-con)
- La caratterizzazione delle dinamiche morfologiche attuali e recenti e delle tendenze evolutive rappresenta una base conoscitiva essenziale per definire le opportune misure gestionali nei corsi d’acqua; nessuna relazione tecnica, tuttavia, accompagna le schede descrittive degli interventi e non vi è alcun riferimento ai dati sulla base dei quali gli interventi, ovvero i volumi di materiale litoide da estrarre e mobilizzare, sono stati definiti. In riferimento ai volumi di materiale da movimentare in alveo, nella maggior parte dei casi non vi è alcuna indicazione sulle modalità di effettuazione di tali interventi.
- La movimentazione di sedimenti è prevista nel 48% dei siti di intervento (ovvero 49 su 94 totali); la loro asportazione, nei quantitativi indicati, è prevista in tutti i siti di intervento, nonostante l’art. 37 comma 1 della L.R. 15/2020 reciti: “Gli interventi di manutenzione dell'alveo dei corsi d'acqua finalizzati alla conservazione e al ripristino della capacità di deflusso delle sezioni dei corsi d'acqua e del corretto regime sono realizzati prioritariamente attraverso la movimentazione del materiale e, in subordine, nel caso in cui detta movimentazione non sia sufficiente a ripristinare la sezione dell'alveo e delle golene, sono attuati attraverso l'estrazione e l'asportazione di materiale litoide”.
- L’87% degli interventi non si trova in corrispondenza di centri abitati; il 54% non è in corrispondenza di opere trasversali o canalizzazioni o pare complessivamente esteso ben oltre la singola struttura; il 44% non si trova né presso centri abitati, né nelle adiacenze di opere trasversali o canalizzazioni.
- Numerosi interventi, in questo programma come nel precedente, prevedono l’asportazione di singole barre anche di dimensioni molto ridotte o l’asportazione di barre che si alternano ai lati di un canale di scorrimento sinuoso, senza nessuna apparente necessità di carattere idraulico. Un tale approccio, che punta a rimuovere forme sedimentarie in alveo dove naturalmente si formano, gestendo i corsi d’acqua come canali artificiali, risulta anacronistico, semplicistico, inefficace ed effimero, ed evidentemente non considera la complessità dei sistemi fluviali, costituiti da acqua, sedimento e materiale legnoso che, muovendosi verso valle, plasmano gli habitat e il paesaggio fluviale piena dopo piena. A tal proposito è bene ricordare che “le barre sono in equilibrio con la dinamica dell’alveo, perciò si rivelano pretestuose e incongruenti le istanze, presentate dai vari enti o corpi sociali, volte all’eliminazione delle barre, indicate incautamente come ostacoli pericolosi al regolare deflusso delle portate di piena” (Gisotti e Zarlenga, 20042).
- Vi sono interventi distinti, ovvero previsti ciascuno in una propria scheda, ubicati nelle immediate adiacenze l’uno dell’altro; una tale frammentazione di cantieri, e di quantitativi di materiale litoide estratto, si traduce evidentemente in un solo esteso intervento caratterizzato da decine di migliaia di metri cubi di materiale estratto da un unico continuo tratto di corso d’acqua, in contrasto con quanto previsto dalle norme sopra menzionate.
- Alcune schede mostrano interventi di estrazione che interessano tratti caratterizzati da affioramento diffuso del substrato, il che è particolarmente grave e sintomo di assoluta mancanza di comprensione o di attenzione ai processi morfologici in gioco e all’effettiva connessione tra tendenze evolutive dell’alveo e pericolosità geomorfologica. Si rammenta che il progressivo abbassamento della quota dell’alveo è causa di problemi di instabilità delle 2 Gisotti, G., Zarlenga, F. (2004). Geologia ambientale. Principi e metodi. Flaccovio editore. 5/7 sponde, di infrastrutture lineari e di eventuali attraversamenti con pile fondate in alveo, con relativi danni e costi di ripristino.
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2 Gisotti, G., Zarlenga, F. (2004). Geologia ambientale. Principi e metodi. Flaccovio editore.
- Alcune schede prevedono, per esempio, la “Estrazione materiale litoide e movimentazione dal ramo di destra a parziale chiusura del ramo di sinistra […]”. In assenza di specifiche indicazioni, motivazioni, e informazioni nella documentazione disponibile di cui al programma, questo tipo di intervento non risulta giustificabile ed è in contrasto con il quadro normativo vigente. Si ricorda che è la stessa Regione a promuovere la realizzazione di rami secondari, per esempio nei progetti di cui ai bandi di Riqualificazione dei corpi idrici piemontesi. La chiusura di un ramo secondario potrebbe inoltre essere in conflitto con le disposizioni dettate dal Codice Civile in materia di mutazione degli alvei fluviali.
- Le schede illustrative degli interventi presentano una marcata disomogeneità in termini di descrizione delle informazioni alla scala di ufficio competente ed una generalizzata carenza di dati. Esse, inoltre, mostrano l’ubicazione degli interventi con varie modalità: alcune raffigurano punti che potrebbero essere gli estremi del tratto interessato o i siti puntuali di intervento; altre l’estensione areale della porzione di alveo interessata; altre ancora non riportano alcun segno di perimetrazione del cantiere. Le coordinate fornite non delimitano in dettaglio aree, né tratti in quanto sono riferite ad un singolo punto. A differenza di quanto riscontrato in alcune schede dei precedenti programmi, non riportano poi i vincoli esistenti, quali aree protette e siti della RN2000.
- Decisamente discutibile risulta anche l’attribuzione del compito di redigere i progetti a imprese e soggetti privati, considerato che le informazioni riportate nelle schede di descrizione degli interventi sono decisamente esigue, ovvero assenti, e che, con ogni probabilità, il privato non può conoscere, né è tenuto a farlo, le criticità idromorfologiche del sistema fluviale, pubblico, su cui si trova ad operare.
- Non è chiara la motivazione per cui in riferimento alla gestione degli alvei nelle premesse della D.G.R. venga citato l’interesse privato: “Premesso, inoltre, che: l’articolo 37 della legge regionale 15/2020, ha previsto, al verificarsi di determinate condizioni, procedure atte a conciliare l’interesse pubblico e privato per addivenire ad una più semplificata3 esecuzione degli interventi di manutenzione idraulica con estrazione ed asportazione di materiale litoide dai corsi d’acqua demaniali e loro pertinenze”.
La continua implementazione di misure gestionali per vie parallele, indipendenti e disomogenee rispetto al filone principale della pianificazione della gestione dei sedimenti alla scala appropriata (gli interventi del programma di cui in oggetto, quelli del primo programma di manutenzione, gli interventi in somma urgenza e quelli dei bandi regionali per la riqualificazione morfologica dei corpi idrici) porta ad avere molteplici interventi totalmente disconnessi e talvolta sovrapposti, anche motivati da ragioni diametralmente opposte.
Nel comunicato stampa rilasciato da Regione Piemonte si evidenzia come l’emanazione del quarto programma di “pulizia dei fiumi” consolidi “un modello che ha dimostrato di funzionare”. Si chiede quindi di rendere pubblici i dati sui quali si basano tali dichiarazioni, per comprendere in quali termini questi interventi abbiano funzionato, ovvero in particolare come/quanto/per quanto sia stato ridotto il rischio di alluvioni. Si evidenzia che il 51% (48 su 94) degli interventi di cui alle attuali schede erano già stati previsti nei bandi precedenti e sono stati riproposti. Alcuni interventi per certo non sono mai stati realizzati, altri potrebbero essere stati effettuati una o più volte (ovvero ai sensi dei diversi programmi). Quest’ultima fattispecie implicherebbe una comprovata tendenza dell’alveo all’aggradazione, tendenza di cui non vi è traccia nella documentazione disponibile, così come non vi sono informazioni relative al vantaggio generato dall’assetto post-intervento del corso d’acqua.
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3 aggettivo che sostituisce l’“agevole”, forse perché troppo esplicitamente sbilanciato a favore dell’attività estrattiva, riportato nella D.G.R. 20 maggio 2022, n. 20-5076, ovvero il provvedimento di definizione del secondo programma
Il generalizzato approccio basato su escavazioni puntuali che caratterizza gli ultimi anni e il programma di cui in oggetto trascurano completamente decenni di progressivo sviluppo delle conoscenze in materia di idromorfologia fluviale e non può certamente divenire una prassi ordinaria di “programmazione extra-programmazione” parallela ed avulsa da qualsiasi tipo di efficace e sostenibile pianificazione di misure gestionali alla scala spaziale appropriata, ovvero quella di bacino idrografico.
Come ampiamente documentato nella letteratura scientifica, molti interventi di rimozione della vegetazione e dei sedimenti richiesti dalla popolazione e dalle amministrazioni locali e giustificati come misure per la riduzione del rischio idraulico, in realtà sono privi di fondamento tecnico scientifico e possono portare a un aumento del rischio invece che a una sua riduzione; o comunque il loro rapporto costi-benefici è molto discutibile (Cencetti et al., 20174; Comiti et al., 20115). Inoltre, gli effetti negativi delle escavazioni in alveo sono ormai estesamente documentati (Bravard et al., 19996; Kondolf, 19977; Surian et al., 20098). Esse sono tra i fattori di pressione più rilevanti per gli ecosistemi acquatici e, in alcuni dei corsi d’acqua oggetto del quarto programma, gli analoghi interventi pregressi sono probabilmente la causa principale, insieme all’insufficiente deflusso ecologico, di degrado di habitat e specie acquatiche, anche di rilevanza comunitaria. Alcuni di essi, inoltre, sono oggetto di interventi specifici di progetti finanziati dalla UE (LIFE GRAYMARBLE, LIFE MINNOW, LIFE RESTORE) mirati alla tutela di specie di interesse comunitario e dei loro habitat.
Si sottolinea poi che le criticità fin qui illustrate erano state rilevate anche nei programmi precedenti9 ed erano state puntualmente segnalate agli enti competenti da numerose associazioni. Ma ci troviamo nuovamente, con amarezza, a constatare la perseveranza della Regione Piemonte nel portare avanti una linea gestionale arcaica e ben lontana dai principi scientifico-tecnici che caratterizzano le fonti normative di più alto rango in materia. Restiamo, inoltre e nuovamente, increduli di fronte alla scarsità di dati, informazioni e valutazioni che giustifichino gli interventi proposti, cosa che certamente non si addice alla serietà dell’istituzione regionale da cui proviene il provvedimento in oggetto.
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4 Cencetti, C., De Rosa, P., Fredduzzi, A. (2017). Geoinformatics in morphological study of River Paglia, Tiber River basin, Central Italy. Environmental Earth Sciences, 76(3), 128. 5 Comiti, F., Da Canal, M., Surian, N., Mao, L., Picco, L., Lenzi, M. A. (2011). Channel adjustments and vegetation cover dynamics in a large gravel bed river over the last 200 years. Geomorphology, 125(1), 147-159. 6 Bravard, J.P., Kondolf, G.M., Piégay, H. (1999). Environmental and societal effects of channel incision and remedial strategies, in: Darby, S.E., Simon, A. (Eds.), Incised River Channels: Processes, Forms, Engineering and Management. Wiley, Chichester, UK, pp. 303–341. 7 Kondolf, G.M., (1997). Hungry Water: Effects of Dams and Gravel Mining on River Channels. Environmental Management 21, 533–551. 8 Surian, N., Rinaldi, M., Pellegrini, L., Audisio, C., Maraga, F., Teruggi, L., Turitto, O., Ziliani, L. (2009). Channel adjustments in northern and central Italy over the last 200 years, in: James, L.A., Rathburn, S.L., Whittecar, G.R. (Eds.), Management and Restoration of Fluvial Systems with Broad Historical Changes and Human Impacts, Geological Society of America Special Papers. Geological Society of America, pp. 83–95. 9 di cui alle D.G.R. n. 7-3538 del 16 luglio 2021(primo), D.G.R. n. 20-5076 del 20 maggio 2022 (secondo) e D.G.R. n. 9-8369 del 29 marzo 2024 (terzo)
Alla luce di quanto esposto, si chiede alla Regione Piemonte di ritirare il quarto programma di interventi in oggetto, rivalutando sia i singoli interventi previsti che l’istituto del Programma nel suo complesso.
Si auspica inoltre che l’Autorità di Bacino Distrettuale verifichi se gli interventi di asportazione dei sedimenti previsti rispettino la “Direttiva tecnica per la programmazione degli interventi di gestione dei sedimenti degli alvei”.
Certi dell’attenzione che si vorrà dare alla presente, restiamo a disposizione per un auspicabile confronto sul tema.
29 maggio 2026
Giuliano Trentini, Presidente Centro Italiano per la Riqualificazione Fluviale
Aderiscono:
Daniela Lucchini, Presidente, a nome del Centro Italiano Studi di Biologia Ambientale
Stefano Fenoglio - Professore ordinario, Università degli Studi di Torino e cofondatore del Centro per lo Studio dei Fiumi Alpini
Fabio Luino - Primo Ricercatore CNR IRPI
Laura Turconi - Primo Ricercatore CNR IRPI
Guido Nigrelli – Ricercatore CNR IRPI
Davide Notti – Ricercatore CNR IRPI
Maria Rita Minciardi, Dirigente di Ricerca, ENEA - Laboratorio Biodiversità ed Ecosistemi
Gian Luigi Rossi, Dirigente di Ricerca, ENEA - Laboratorio Biodiversità ed Ecosistemi
Daniela Spada, Ricercatrice, ENEA - Laboratorio Biodiversità ed Ecosistemi
Claudio Comoglio – Professore ordinario – Politecnico di Torino
Michele Spairani - Responsabile scientifico del progetto LIFE GRAYMARBLE
Simone Bizzi - Professore associato, Università degli Studi di Padova
Francesco Comiti - Professore associato, Università degli Studi di Padova
Nicola Surian - Professore ordinario, Università degli Studi di Padova


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