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mercoledì 5 aprile 2017

BRUTTE NOTIZIE DAL COMPARTO INDUSTRIALE DELLE ENERGIE RINNOVABILI

Dal sito di Altraeconomia

Rinnovabili: l’Italia è ferma da tre anni

I numeri dell’ultimo Rapporto del Gestore dei Servizi Energetici evidenziano come il settore sia bloccato. La produzione da fonti alternative e l’installazione stentano. E invece di rimuovere gli ostacoli alle nuove forme di generazione, il Governo ha delegato con criteri discutibili la stesura della “Strategia energetica nazionale” a una società di consulenza


Al di là della vuota retorica delle promesse e dei viaggi di formazione nella Silicon Valley, a un certo punto arrivano i numeri, che possono essere spietati. E i numeri, pubblicati a inizio settimana nel Rapporto Attività 2016 del Gestore dei Servizi Energetici, descrivono la realtà di un Paese che nel campo delle rinnovabili è fermo ormai da tre anni.
Certo, i numeri si possono leggere in maniera diversa. Ed è per questo che in molti hanno esultato quando la scorsa settimana Eurostat ha pubblicato i dati di produzione di energia da fonti rinnovabili nei 28 Paesi membri dell’Unione europea. Perché da quei dati emergeva come l’Italia avesse raggiunto i propri obiettivi con cinque anni d’anticipo rispetto alla scadenza del 2020 (definita dalla Direttiva 28 del 2009). Ma questa semplicemente non era una notizia, perché questo obiettivo era stato raggiunto già nel 2014.
Oggi, avendo a disposizione i dati (provvisori) anche per il 2016, possiamo aggiornare il quadro. La produzione di elettricità da rinnovabili è passata da 112 TWh nel 2013 a 106 TWh nel 2016. Al netto della variazione stagionale nella produzione da centrali idroelettriche (che aumenta o diminuisce sensibilmente in base alla piovosità), se consideriamo che -sempre secondo il GSE- tra il 2013 e il 2015 si sono installati solo 1,5 GW di rinnovabili e che nei cinque anni precedenti la media era di 10 GW addizionali ogni anno, allora si capisce meglio come il settore sia bloccato. Ma questo blocco si estende all’intero comparto energetico che comprende oltre al sistema elettrico gli usi termici (per riscaldamento e processi industriali) e i trasporti. Complessivamente si è infatti passati da 20,7 MTep del 2013 a 21,1 MTep nel 2016.