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giovedì 3 settembre 2015

A PROPOSITO DI INCENERITORI E FUNZIONARI RIMOSSI...

Il 9 settembre si riunirà la Conferenza Stato-Regioni per approvare il decreto attuativo dell’articolo 35, parte integrante dello Sblocca Italia.

In caso di approvazione si aprirebbe la strada a nuovi impianti di incenerimento (12 di cui 1 in Piemonte), addirittura non previsti dai Piani regionali, insieme a una miriade di “ristrutturazioni” di impianti obsoleti allo scopo di bruciare rifiuti da tutta Italia.

Sottolineiamo che negli ultimi mesi ben 18 impianti che servono alle operazioni di raccolta differenziata, di riciclo, di compostaggio e trattamento meccanico-selezione, depositi e discariche di rifiuti sono andati a fuoco.


Ma sono davvero gli inceneritori l'unica soluzione per affrontare il tema dei rifiuti? Noi non lo crediamo e di seguito vorremmo offrire un contributo per riflettere su altre modalità di gestione dei rifiuti, che riteniamo certamente più virtuose, alcune delle quali messe già in pratica in diversi Paesi del mondo con risultati soddisfacenti.

A tale proposito, riportiamo un intervento che Paul Connett, il teorico della pratica «Rifiuti zero entro il 2020» che considera l’inceneritore un approccio «infantile» alla questione rifiuti, fece ad un incontro svoltosi dieci anni fa ad Alessandria.

Docente di chimica alla St.Lawrence University di New York, il 30 maggio 2005, Connet,invitato dalla Rete Ambientalista – Coordinamento delle associazioni e dei comitati alessandrini, tenne una conferenza presso la Camera del Lavoro di Alessandria durante la quale intervenne anche il Dott. Carmelo Ciniglio, medico dell’ASL di Tortona che portò una serie di dati sulla pericolosità della scelta della termodistruzione dei rifiuti e in particolare sulla diossina che gli impianti emetterebbero: un composto che aumenta il rischio di particolari tumori quali i sarcomi dei tessuti molli e le leucemie . In quel periodo, infatti, si ipotizzava la realizzazione di un inceneritore a Rivalta Scrivia..
Scopo dell’incontro era anche quello di avviare un dibattito con tecnici e amministratori favorevoli agli inceneritori e con i rappresentanti del Consorzio Smaltimento Rifiuti Ovadese Valle Scrivia, ma, nonostante gli inviti, il confronto non fu possibile per l’assenza di interlocutori.

Nel corso della conferenza, seguita per quasi due ore da un pubblico attento, Paul Connett iniziò mostrando come nei paesi più avanzati si organizza la gestione dei rifiuti, spiegando, ad esempio, che negli USA la politica degli inceneritori era stata completamente abbandonata dalla metà degli anni 90, perché inaffidabile dal punto di vista della salute e costosa per la comunità.

Lanciò poi l'idea del "Rifiuti Zero", parola d'ordine che in tante città dei paesi occidentali era ormai all'ordine del giorno e aggiunse che a San Francisco (850.000 abitanti), che portò ad esempio di metropoli difficilmente gestibile, il riciclaggio dei rifiuti nel 2003 era al 65 per cento, con un obiettivo per il 2006 fissato al 75 per cento, sino a raggiungere il 100 per cento entro il 2020 (A tale proposito, per un aggiornamento dei dati, ricordiamo che nel corso della trasmissione Presa Diretta (RAI3) del 22 gennaio 2012, l’Assessore all’Ambiente della città di San Francisco Melanie Nutter affermò che la quota di riciclaggio nel 2010 era arrivata al 78% con la creazione di 500 nuovi posti di lavoro).

Su questo punto, Paul Connett chiarì, con molta decisione, che, per una corretta gestione del ciclo dei rifiuti, gli utili delle aziende devono trovare un punto di incontro con gli interessi della comunità tramite il lavoro di amministratori onesti, che non considerino i cittadini che protestano come dei nemici.

La seconda parte della conferenza venne riservata agli effetti dell'incenerimento dei rifiuti sulle popolazioni, sia quelle circostanti sia quelle più lontane coinvolte nell'inquinamento del ciclo alimentare; riportò dati di decine di studi che dimostravano la pericolosità della cieca fiducia nella tecnologia e negli esperti superpagati.

Non parlò di rischi eventuali, riportò gli effetti rilevati tra le popolazioni vicine ad un inceneritore: dalle malformazioni dei neonati alle anormalità di sviluppo sessuale sia maschile che femminile, per finire alla formazione di tumori.

È istruttivo ricordare ciò che Paul Connett disse quando gli venne chiesto se facesse queste conferenze per una presa di posizione politica:"Compio il mio dovere di professore universitario, conosco delle cose e le porto a conoscenza di chi vuole sentirle”.

Alcune frasi raccolte nel corso della conferenza:

«L’incenerimento è una soluzione che non ha senso nel 20° secolo, è una tecnologia vecchia e costosa. Perché spendere tanti soldi per bruciare una risorsa?»

«I rifiuti non sono un problema da risolvere con la tecnica, ma risorsa da sfruttare con le nostre mani, con il recupero, il riciclo, il design industriale».

«Le aziende devono attivarsi per costruire i loro prodotti con materiali riutilizzabili, ridurre gli imballaggi e studiare metodi per recuperare ciò che producono».

«La Xerox ritira fotocopiatrici e stampanti, recupera i pezzi. Tutte le aziende possono farlo, è una loro responsabilità. Però serve anche una buona leadership».

«Il vostro porta a porta è il trampolino di lancio per i rifiuti zero, da integrare con agricoltura, architettura sostenibile, energia rinnovabile».

«Il primo passo è separare l’organico per fare compost per l’agricoltura. Tutto il resto si recupera. A San Francisco, in città, c’è un centro che non crea problemi, perché lavora materiale pulito, non emana odori e dà lavoro a molte persone».

«A San Francisco conferire umido e materiale riciclabile è gratuito. Costa solo conferire il residuo. Alla fine solo i ricchi potranno mangiare in piatti e bicchieri di carta, chi farà la spesa penserà a comprare cose riciclabili, per non spendere di più».

«I politici pensano che esistano solo due soluzioni, ma non è così. La terza è «rifiuti zero», l’unica pensabile nel nostro secolo. Un inceneritore lo pagherete per 25 anni, va bene a bruciare carta e denaro. E dire che con la differenziata siete molto avanti, a cosa vi serve (l'inceneritore ndr)?»

«Quello che avanza non va nascosto in scatole magiche lontane dalle città. Deve essere mostrato: tutto quello che non si può recuperare è un fallimento della società e dell’industria. Bisogna creare laboratori dove studenti e ricercatori possano analizzarlo, studiando nuove tecniche di recupero. Usandolo come risorsa ».

Inceneritori e salute: indagine epidemiologica - Vercelli.


A integrazione e conferma di quanto affermato dieci anni fa da Paul Connet in merito alle ricadute sulla salute della pratica di incenerimento dei rifiuti, analizziamo di seguito uno studio sugli effetti sanitari dell’inceneritore di Vercelli, del quale ARPA ha pubblicato una sintesi delle conclusioni lo scorso 30 giugno, e del quale era capofila il Servizio di Sanità pubblica dell’Emilia Romagna. Lo studio è stato finanziato dal Ministero della Salute il 19 luglio 2010, e le conclusioni erano previste per la fine del 2012, poi prorogate alla fine del 2013.

La relazione finale al Ministero, con tanto di dettagliata rendicontazione delle spese (75.282,31 euro la parte di ARPA Piemonte), è pubblicata in internet e porta la data del 27 dicembre 2013.

Ciò significa che a dicembre del 2013 il progetto era completamente concluso: fra i suoi obiettivi si prevedeva anche la “realizzazione di un sito Web dedicato per rispondere a esigenze di comunicazione e di fruibilità del dato da parte dei diversi stakeholders, dai decisori alla popolazionema si è dovuto aspettare fino al 30 giugno 2015, cioè oltre un anno e mezzo, per rendere pubblica la ricerca a Vercelli.

Analizzando lo studio, i risultati della mortalità mostrano rischi significativamente più elevati nella popolazione esposta per la mortalità totale, escluse le cause accidentali (+20%). Anche per tutti i tumori maligni si evidenziano rischi più alti tra gli esposti rispetto ai non esposti (+60%), in particolare per il tumore del colon-retto (+400%) e del polmone (+180%). Altre cause di mortalità in eccesso riscontrate riguardano la depressione (rischio aumentato dell’80% e più), l'ipertensione (+190%), le malattie ischemiche del cuore (+90%) e le bronco pneumopatie cronico-ostruttive negli uomini (+ 50%)



E’ doveroso un ringraziamento all’ARPA per la pubblicazione dei dati ma apprendiamo in questi giorni che a inizio agosto ARPA ha annunciato una riorganizzazione dei vertici della sezione di Vercelli in cui viene dedicato ad altro incarico solo Gian Carlo Cuttica, nominato nel 2010 direttore del dipartimento ARPA di Vercelli e co-autore dello studio(si veda in proposito il link a fondo pagina).

Sempre su questo tema si riporta questa tabella estrapolata dalla relazione "Effetti sulla salute associati alla residenza in prossimità degli inceneritori" del dr. Pietro Comba e della dr.ssa Lucia Fazzo del Dipartimento Ambiente e Connessa Prevenzione Primaria dell'Istituto Superiore di Sanità, e del dr. Fabrizio Bianchi dell'Istituto di Fisiologia Climatica, Sezione di Epidemiologia del Consiglio Nazionale delle Ricerche di Pisa, presentata al workshop "Gli impianti di termovalorizzazione dei RSU: aspetti tecnologici ed impatto sulla salute" tenutosi a Torino il 29 e 30 novembre 2007 ed organizzato da Arpa Piemonte.




Per saperne di più:

Le conseguenze sanitarie degli inceneritori secondo l’ISDE su:










http://www.quotidianopiemontese.it/2015/08/29/esce-lo-studio-sulle-conseguenze-dellinceneritore-di-vercelli-e-larpa-sposta-lautore-del-lavoro-ad-altro-incarico/#_



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