venerdì 11 maggio 2018

RAPPORTO "PESTICIDI NELLE ACQUE" - ISPRA: COMUNICATO DI LEGAMBIENTE



Legambiente sul rapporto Ispra

 “Pesticidi nelle acque”

"Dati evidenti sulla presenza diffusa dei pesticidi nelle acque. Occorre puntare su un nuovo modello agricolo basato su qualità e biologico" L’associazione aderisce alla marcia del 13 maggio Stop Pesticidi
«I dati del rapporto Ispra sulla presenza di pesticidi nelle acque mettono in luce una situazione sempre più preoccupante che contribuisce in maniera determinate all’inquinamento che ancora oggi grava su fiumi, laghi e falde. La contaminazione del 67 per cento dei punti monitorati nelle acque superficiali e di un terzo di quelle sotterrane conferma che la strada è ancora lunga, nonostante la crescita esponenziale dell’agricoltura biologica e di pratiche sostenibili che stanno dando un contributo importante alla riduzione dei fitofarmaci, al ripristino della biodiversità e alla salute dei suoli. Servono strumenti concreti di riduzione e eliminazione dei pesticidi al centro delle misure della nuova Politica agricola comunitaria (Pac) e dei Piani di sviluppo rurale, ancora troppo incentrati su un'agricoltura che fa largo uso di queste sostanze».

Così Giorgio Zampetti, direttore generale di Legambiente commenta i dati diffusi oggi dall’Ispra nel suo consueto rapporto sulla presenza di pesticidi nelle acque. Dati che evidenziano una presenza più significativa di inquinanti nelle regioni settentrionali ed in modo particolare nella pianura padana veneta. Ed è sempre più evidente la presenza di miscele, con un numero medio di circa 5 sostanze e un massimo di 55 sostanze in un singolo campione. E proprio questo mix di sostante continua a rappresentare una grave incognita sui reali effetti dei pesticidi sulla salute e sull’ambiente nel lungo termine.

Per chiedere alternative concrete all’uso massiccio di queste sostanze Legambiente aderisce alla Marcia Stop Pesticidi, il corteo che si terrà il 13 maggio a Treviso, Verona e Bolzano.

Inoltre, la presenza di sostanze messe al bando da anni nei campioni analizzati dimostra la necessità di maggiori controlli su tutti i fronti, a partire proprio dai monitoraggi.

«L’aumento di ispezioni, testimoniato dall’ottimo lavoro portato avanti da Ispra con questo rapporto, fa emergere con sempre maggiore chiarezza le criticità ancora presenti – aggiunge Angelo Gentili, responsabile Agricoltura di Legambiente -. Serve però uniformare i controlli su tutto il territorio nazionale, attuando quanto previsto dalla legge 132 del 2016 per la protezione dell’ambiente, oltre che investire maggiormente su ricerca e innovazione per l’agroecologia, verso tecniche e metodi di produzione che riducano drasticamente la dipendenza dall’uso di prodotti fitosanitari. L’agricoltura di qualità, oltre al chilometro zero e alla sostenibilità della filiera, deve puntare a eliminare i pesticidi».

Purtroppo la stessa Politica agricola comunitaria da questo punto di vista non sembra accompagnare questo necessario cambiamento di rotta, vista la prevista riduzione dei fondi del 26% destinati allo sviluppo rurale, che invece potrebbe contribuire in modo determinante a questo cambiamento. Così nel nostro Paese si continua a usare in modo indiscriminato una quantità enorme di prodotti fitosanitari, circa 130mila tonnellate all’anno, che contengono 400 sostanze diverse, nonostante da quattro anni sia entrato in vigore il Piano nazionale per l’uso sostenibile dei prodotti fitosanitari. All’interno del Pan è urgente definire obiettivi chiari di riduzione e di eliminazione graduale di prodotti fitosanitari, a partire dai siti Natura 2000 e delle aree naturali protette. Fin da subito occorre bandire l’uso delle sostanze più pericolose, come il Glifosato e gli erbicidi, visto che esistono già valide alternative. 

Roma, 10 maggio 2018                      Comunicato stampa

L’ufficio stampa Legambiente
 06 86 26 83 53-99 - 347.41 26 421

Per un approfondimento
ARTICOLO SU LA NUOVA ECOLOGIA.IT
https://www.lanuovaecologia.it/ispra-pesticidi-nel-67-delle-acque-superficiali-monitorate/

 

lunedì 7 maggio 2018

TERZO VALICO E PATTEGGIAMENTI: UN COMMENTO DI ANTONELLO BRUNETTI





PRIME CONDANNE AGLI UOMINI DEL COCIV
PER LE TANGENTI RELATIVE AL TERZO VALICO

Chissà cosa ha pensato l’ingegner Pietro Marcheselli il 13 marzo 2014, ad Alessandria, al convegno della Cisl nel quale si cantarono le lodi del Terzo valico e nel quale, tra gli altri, Pierluigi Lupo, segretario generale Filca Cisl Alessandria, parlò anche di legalità, definita uno dei temi centrali del Terzo valico, insieme all’occupazione e alla sostenibilità ambientale.
L’allora dirigente del Cociv nell’occasione sedeva al fianco del segretario generale della Cisl, Raffaele Bonanni, del presidente della Regione, Roberto Cota e del prefetto Romilda Tafuri.
In quello stesso anno Marcheselli firmò, insieme a Longo, la denuncia nei miei confronti poiché avevo osato parlare di sistema tangentizio all’interno del Cociv. Si aprì una vertenza con tre udienze presso il tribunale di Alessandria. Nell’ottobre i due, unitamente ad altre 12 persone, vennero raggiunti da ordinanze di custodia cautelare dopo lunghe indagini eseguite dalle Procure di Genova e di Roma. Una delle conseguenze fu quella del ritiro della denuncia da parte del Cociv.
Marcheselli, pochi giorni fa ha patteggiato a Genova una condanna a due anni per le mazzette ricevute in cambio dell’assegnazione degli appalti. 
Per la precisione, il direttore dei lavori del Cociv, secondo l’accusa, aveva ricevuto una tangente per l’assegnazione dell’appalto da un milione e 700 mila euro per la galleria finestra di Cravasco (Campomorone, Genova), assegnato all’impresa Giugliano costruzioni. Ha patteggiato anche il titolare dell’azienda edile, Antonio Giugliano (due anni). Condannato (due anni) anche il responsabile degli appalti del Cociv, Maurizio Dionisi. I due manager del consorzio, secondo l’accusa, ricevettero tangenti tra 5 a 10 mila euro, episodi documentati dalle immagini delle telecamere installate dagli inquirenti e messe in onda nei telegiornali.
   
Marcheselli (a destra) con, tra gli altri, Raffaele Bonanni e Roberto Cota 
al convegno della Cisl sul Terzo valico, ad Alessandria, nel 2014.

“Ingegnè…la paghetta”, disse Giugliano a Marcheselli consegnandoli la bustarella.
Marcheselli era uscito indenne dall’inchiesta sul traffico illecito di rifiuti della linea ad alta velocità Bologna-Firenze: dopo una condanna in appello a quattro anni che gli era costata la rimozione dall’incarico nel Cociv, la Cassazione lo aveva assolto per “difetto di dolo”, anche se la Corte d’Appello fiorentina aveva messo nero su bianco che il consorzio, incaricato di costruite la Bologna-Firenze, aveva voluto “eliminare i rifiuti come se tali non fossero, con il fine primario di realizzare riduzioni di costi”, riversando nell’ambiente “milioni di tonnellate di scarti di lavorazione inquinati”. 
Nell’ottobre del 2016, quindi, Marcheselli non avrebbe più dovuto avere incarichi di rilievo nel Cociv, come aveva rilevato il prefetto di Genova in un’audizione in Parlamento ma, curiosamente, era a lui che gli imprenditori, per quanto hanno scoperto gli inquirenti, portavano le tangenti, così come agli altri dirigenti del consorzio che ancora devono essere giudicati.
A distanza di 18 mesi pare che non sia ancora stata presa alcuna iniziativa processuale nei confronti degli altri vertici del Cociv e dei titolari di alcune ditte che gestivano i lavori del Terzo Valico, attualmente finanziati per intero dal governo Gentiloni e affidati sempre al Cociv e a ditte in parte coinvolte nei capi di imputazione dell’ottobre 2016.

Oggi apprendiamo che è partita una nuova indagine in merito allo smaltimento di enormi quantitativi di amianto prodotti dagli scavi.