domenica 10 luglio 2016

#ECOGIUSTIZIATOUR

TORNA IL RAPPORTO ECOMAFIA 2016


Legambiente presenta Ecomafia 2016, le storie e i numeri della criminalità ambientale

Ecomafie: in Piemonte aumentano arresti e sequestri.
Legambiente: “La nuova legge sugli ecoreati dà i suoi primi frutti”
 502 infrazioni di natura ambientale, 490 persone denunciate, 9 arresti e 192 sequestri. Sono questi i dati relativi al Piemonte che emergono dal rapporto Ecomafia 2016 di Legambiente, le storie e i numeri della criminalità ambientale in Italia, edito da Edizioni Ambiente e presentato oggi a Roma al Senato e di cui si parlerà lunedì 11 luglio alle ore 21 a Biella nella tappa piemontese dell’#EcoGiustiziaTour di Legambiente.
Numeri e risultati che raccontano il lento ma grande cambiamento che ha preso il via nel 2015, con l’approvazione della legge sugli ecoreati, e continua nel 2016, anno in cui si cominciano a raccogliere i primi frutti di un’azione repressiva più efficace e finalmente degna di un paese civile che punisce davvero chi inquina.


Nei primi otto mesi dall’entrata in vigore della legge sono stati contestati a livello nazionale 947 ecoreati, con 1.185 denunce dalle forze dell’ordine e dalle Capitanerie di porto e il sequestro di 229 beni per un valore di 24 milioni di euro. Sono 118 i casi di inquinamento e 30 le contestazioni del nuovo delitto di disastro ambientale. Per il Piemonte sono da segnalare l’aumento del numero di sequestri, che passano dai 106 del 2014 ai 192 dell’ultimo anno, e degli arresti che da 2 passano a 9 nel 2015. Ma per contrastare le ecomafie c’è ancora da fare, dato che la criminalità organizzata la fa ancora da padrone (sono 326 i clan censiti nel Paese) e la corruzione rimane un fenomeno dilagante, il volto moderno delle ecomafie che colpisce ormai anche il Nord Italia: lo testimoniano i 250 arresti avvenuti in Piemonte dal 1 gennaio 2010 al 31 maggio 2016, il 9,4% del totale nazionale, che vedono la nostra regione al quinto posto nazionale per corruzione in campo ambientale.



“Quelli di quest’anno sono numeri e storie che dimostrano quali effetti può innescare un impianto normativo più efficace e robusto come i nuovi ecoreati, in grado di aiutare soprattutto la prevenzione oltreché la repressione dei fenomeni criminali -dichiara Fabio Dovana, presidente di Legambiente Piemonte e Valle d’Aosta-. Se il 2015 è stato un anno spartiacque grazie all’introduzione della legge sugli ecoreati è fondamentale che le procure sviluppino una prassi operativa comune e condivisa per una corretta applicazione della nuova legge. Certo è che il miglior modo di prevenire le ecomafie resta un deciso cambio di paradigma economico: l’economia ecocriminale si combatte promuovendo un’economia civile, fondata sul pieno rispetto della legalità, sui principi della sostenibilità ambientale e della solidarietà, capace di creare lavoro, soprattutto per le giovani generazioni, e crescita pulita”.



In Piemonte nel 2015 continuano a primeggiare i settori tradizionali della criminalità ambientale: il ciclo dei rifiuti (140 infrazioni accertate) ed il ciclo del cemento (86). Per quanto riguarda quest’ultimo settore sono le province di Torino e del Verbano Cusio Ossola a far registrare il primato negativo con 18 infrazioni a testa, 58 persone denunciate nel Verbano Cusio Ossola e 25 nella provincia di Torino. Ma il primato per arresti e sequestri nel settore del cemento va invece alla provincia di Novara con 2 persone arrestate e 7 beni sequestrati. Il ciclo illecito dei rifiuti in Piemonte ha invece portato nel corso del 2015 alla denuncia di 232 persone, 3 arresti, 101 sequestri. Questi ultimi sono stati in gran parte concentrati nella provincia di Alessandria: 84 denunce, 3 arresti e 48 sequestri.



Quest’anno il rapporto Ecomafia si arricchisce di un approfondimento on line, sul sito noecomafia.it, dedicato alle storie di illegalità ambientale più emblematiche. Per il Piemonte vengono ad esempio ripercorse le vicende del falso riso bio nel Vercellese, degli incendi dolosi in Valsessera e del processo per l’interramento di car fluff nelle campagne cuneesi.



Le storie



Vercelli, maxi-sequestro di falso riso bio

La Guardia di finanza ha sequestrato 3.800 tonnellate di falso riso biologico e denunciato i titolari di sei aziende agricole del Vercellese per frode in commercio. Per il sostituto procuratore Ezio Domenico Basso gli agricoltori usavano diserbanti non nocivi ma vietati in agricoltura biologica per aumentare la resa del terreno per ettaro. Nell’indagine della Guardia di Finanza sono finiti i produttori autorizzati dalla Regione Piemonte a coltivare secondo il metodo biologico. Le analisi tecniche, effettuate su incarico della procura di Vercelli nei laboratori dell’Arpa, si sono concentrate su campioni di terreno, acqua e piantine di riso di diversi appezzamenti appartenenti ai soggetti di cui si sospettava la frode. L’esito delle analisi ha evidenziato la presenza -in percentuali variabili, ma tutte superiori ai limiti di tolleranza- di prodotti fitosanitari non consentiti in agricoltura biologica. Ciò che finiva sul mercato era quindi un prodotto coltivato secondo i metodi tradizionali, ma spacciato per biologico. Da notare che il riso biologico viene pagato sul mercato il triplo rispetto a quello prodotto in agricoltura convenzionale.



Piromane della Valsessera

Legambiente si costituirà parte civile contro il piromane che nei mesi scorsi ha mandato in fumo più di 1.000 ettari di bosco nella Valsessera, in provincia di Biella. Il reo è stato identificato in un pastore quarantacinquenne che secondo le indagini della Guardia Forestale ha appiccato incendi dolosi nei comuni biellesi di Trivero, Portula e Coggiola, provocando danni inestimabili dal punto di vista ambientale e spese per quasi un milione di euro. Il caso di Biella è emblematico perché in esso -per l’estensione degli incendi, il danno portato all’ecosistema anche in zone protette e la circostanza per cui per giorni i cittadini di numerosi paesi sono stati costretti a respirare i prodotti della combustione- sussistono tutti gli elementi considerati dalla nuova legge sugli ecoreati, con particolare inerenza proprio al reato di disastro ambientale che prevede la reclusione da 5 a 15 anni.



Car fluff nel Cuneese, finisce il processo ma resta l’inquinamento

E’ stata confermata anche in secondo grado la condanna al risarcimento del danno a Legambiente nell’ambito del processo sull’interramento di car fluff a Barge e Revello, in provincia di Cuneo, per Gian Bartolo Ambrogio. Annullata per prescrizione, invece, la pena di 3 anni e 50 mila euro di ammenda per i reati commessi. Anche per Alberto Michele Boeris e Maria Bainotti sono state annullate le pene inflitte in primo grado, rispettivamente di 13 mesi e 6 mila euro di ammenda e di 9 mesi e 4.500 euro di ammenda per prescrizione dei reati commessi. Pochi giorni prima della sentenza entrambi hanno risarcito i danni in favore di Legambiente. Il processo ha riguardato l’interramento di rifiuti speciali provenienti dalla frantumazione di carcasse di autoveicoli in 4 nuovi siti che si vanno a sommare ai 12 del precedente procedimento che aveva già portato nel 2009 alla condanna definitiva di Gian Bartolo Ambrogio. A Legambiente, costituitasi parte civile, è stata riconosciuta la somma di 60 mila euro, che si aggiunge ai 75 mila euro già riconosciuti nel precedente processo e mai corrisposti, per il “danno morale derivante dalla lesione del diritto della personalità dell’associazione al perseguimento del proprio scopo sociale di salvaguardia dell’ambiente”. Ad oggi sono stati corrisposti all’associazione 3 mila euro da due imputati minori nel processo, mentre ancora nulla è stato versato di quanto dovuto dal signor Ambrogio, condannato a pagare la cifra più rilevante.

E’ così finalmente terminata anche la seconda tranche della vicenda giudiziaria che ha visto Legambiente da sempre in prima linea per assicurare alla giustizia gli ecocriminali che hanno interrato rifiuti nelle campagne cuneesi ma resta la preoccupazione dell’associazione a fronte del ritorno dei terreni, precedentemente sequestrati, nelle mani degli inquinatori a causa della prescrizione dei reati avvenuta tra la condanna in primo grado e la sentenza in appello. Legambiente manterrà quindi alta l’attenzione sul tema delle bonifiche che saranno a carico degli stessi colpevoli dell’inquinamento, sulla corretta esecuzione delle quali i Comuni di competenza dovranno vigilare.







Ufficio stampa Legambiente Piemonte e Valle d'Aosta: 011.2215851 – 349.2572806


 Torino, 8 luglio 2016                                   Invito stampa

Lunedì 11 luglio l’#EcoGiustiziaTour di Legambiente fa tappa a Biella

La nuova legge sugli ecoreati
Combattere l'illegalità ambientale e risanare il territorio


A seguito degli incendi dolosi che si sono verificati di recente nella Valsessera e dell’introduzione della legge sugli ecoreati Legambiente organizza a Biella lunedì 11 luglio alle ore 21, presso la sede della Fondazione Cassa di Risparmio di Biella in via Garibaldi 17, un incontro di presentazione del nuovo rapporto Ecomafia 2016. In particolare verranno approfonditi gli scenari futuri dovuti all’approvazione della legge, con particolare riguardo alla situazione locale.

Saluto iniziale
Fondazione Cassa di Risparmio di Biella

Introduzione
Alfiero Staffolani, presidente Circolo Legambiente “Tavo Burat” di Biella

Intervengono
Stefano Ciafani, direttore generale Legambiente
Maurizio Olivieri, comandante Provinciale Corpo Forestale dello Stato
Gianni De Podestà, ispettore Corpo Forestale
Giorgio Reposo, Procura della Repubblica di Biella (in attesa di conferma)

Approfondimento delle tematiche locali a cura di:
Corpo Volontari AIB Piemonte, Custodiamo la Valsessera e Movimento Valledora

Dibattito

Conclusioni
Fabio Dovana, presidente Legambiente Piemonte e Valle d’Aosta

Ufficio stampa Legambiente Piemonte e Valle d'Aosta: 011.2215851 – 349.2572806

PETIZIONE SUL RIORDINO FONDIARIO E SULLA GESTIONE COLLETTIVA DELLE TERRE

Roma, 6 luglio 2016                                   Comunicato stampa

Carovana delle Alpi di Legambiente

Partita su Change.org la petizione sul riordino fondiario e la gestione collettiva delle proprietà

E’ partita anche su Change.org la petizione di Legambiente sul riordino fondiario e la gestione collettiva delle proprietà, rivolta al presidente del Consiglio dei ministri.

La petizione è frutto della giornata di incontri di sabato 2 luglio a Ostana, che ha aperto ufficialmente la Carovana delle Alpi 2016, la campagna di Legambiente che fa il punto sulla situazione ambientale lungo l'arco alpino.
La mattinata era stata dedicata a una discussione approfondita sul riordino fondiario, sfociata nella stesura definitiva della petizione alle istituzioni affinché risolvano le criticità che impediscono il riordino fondiario e la gestione collettiva della proprietà.
“Una questione di prioritaria importanza in montagna - recita il testo della petizione - poiché indispensabile per porre rimedio a una situazione dove la proprietà frammentata costituisce un ostacolo per la collettività soprattutto laddove sono possibili reinsediamenti di popolazione giovanile. Le Associazioni Fondiarie (Asfo) che stanno nascendo in Italia, aggiungendosi alle tradizionali esperienze di gestione collettiva tipica dei Demani Civici e delle Proprietà Collettive, possono costituirne la soluzione.L’aspetto più innovativo di questa scelta sta nell’interpretazione della proprietà collettiva, non più come una nostalgia del passato, ma come un altro modo di ‘possedere’ lasciando da parte la gestione individuale per passare (o meglio) ritornare a una gestione condivisa del bene collettivo.Le maggiori criticità per il decollo di queste forme collettive di gestione derivano dalla mancanza di una normativa specifica e per questo chiediamo alle istituzioni preposte di intervenire affinché si risolvano al più presto gli attuali impedimenti”.

Nello specifico, Legambiente formula poi le seguenti proposte:
• Promuovere la costituzione e il funzionamento di Asfo riconoscendole come particolare tipo di associazione privata.
• Consentire agli enti di gestione della Proprietà Collettiva di farsi carico delle tutela e della valorizzazione del patrimonio civico in piena autonomia.
• Promuovere iniziative affinché Regioni, Stato, Unione europea adottino norme legislative e finanziarie volte a potenziare ed ampliare la possibilità di valorizzare il collettivismo proprietario a matrice locale.
• Introdurre, o rendere applicabili se esistenti, norme che incentivino i proprietari di terreni incolti a concederli in gestione ad un’Asfo e a Enti di Gestione Collettiva per la relativa utilizzazione e valorizzazione.
• Analogamente, per superfici di proprietari non identificabili o non reperibili, introdurre una normativa semplificata che assegni l’uso, anche solo temporaneamente, a Asfo e a Enti di Gestione Collettiva.
• Per quanto riguarda i terreni in stato di abbandono, prevedere che il comune, mediante una procedura semplificata, dopo aver verificato lo stato di abbandono, ne possa assegnare la gestione, anche solo temporaneamente, alle Asfo e a Enti di Gestione Collettiva.
• Incentivare i comuni a sostenere le Asfo e gli Enti di Gestione Collettiva che si costituiscono su i propri territori.
• Prevedere che le Asfo e gli Enti di Gestione Collettiva possano accedere a tutti i contributi previsti dal Piano di Sviluppo Rurale e da altre fonti di finanziamento.
• Prevedere la possibilità di erogare forme di compensazione ai proprietari che affidano l’uso dei terreni alle Asfo e agli a Enti di Gestione Collettiva qualora venga a verificarsi un mancato reddito;
• Riconoscere esplicitamente che la distribuzione ai proprietari concedenti un appezzamento all’Asfo e agli Enti di Gestione Collettiva di una frazione pro-quota del canone di affitto complessivo percepito dall’Asfo stessa o dall’Ente, non costituisce attività commerciale, ma semplicemente l’introito di un reddito dominicale che potrà essere tassato o no in funzione della collocazione altimetrica dell’area interessata.

La petizione si può sottoscrivere su
https://goo.gl/hk4fCO

L’ufficio stampa Legambiente 06 86268399 - 76 - 53

BIG JUMP A MOLARE - TERZO LAGO/LAGO TANA ORE 16 -DOMENICA 10 LUGLIO

RICEVIAMO DAL CIRCOLO LEGAMBIENTE DI OVADA E DELLA VALLE STURA E CON PIACERE DIFFONDIAMO L'INVITO A PARTECIPARE AL BIG JUMP 2016: SARA' L'OCCASIONE PER  RISCOPRIRE LA BELLEZZA DEI FIUMI E PER SOLLECITARE LE ISTITUZIONI AD ADOTTARE DELLE POLITICHE CHE VADANO VERSO LA SALVAGUARDIA DEI CORSI D'ACQUA DELLE NOSTRE VALLI. NELL'INTERESSE DI TUTTI!





Big Jump 2016!!!

Domani, domenica 10 luglio, tuffiamoci insieme a Molare, per difendere la naturalità dei nostri fiumi, pensando alle centrali idroelettriche previste sul Piota, sullo Stura e sull’Orba

Il Circolo Legambiente di Ovada,
domenica 10 luglio, alle ore 16,
si tuffa nell’Orba, a Molare,
Terzo Lago per gli Ovadesi, Lago Tana per i Molaresi,

per chiedere alle amministrazioni di rispettare l’...obiettivo di “buono stato ecologico” previsto dalla direttiva 2000/60, e per proseguire la campagna di informazione sulle Centrali Idroelettriche “Mulino di Molare”, “Mulino di Ovada”, “la Pieve di Silvano d’Orba”.

Il prossimo 14 luglio si terrà probabilmente l’ultima Conferenza dei Servizi per l’autorizzazione unica all’impianto idroelettrico La Pieve sul Piota che minaccia la naturalità del luogo, che costituisce un corridoio ecologico fra il Parco di Capanne di Marcarolo e la Riserva Speciale del Po e dell'Orba. Legambiente chiede agli organi tecnici della Provincia di voler verificare la sostenibilità della centrale sul Piota alla luce di quanto recentemente pubblicato da Arpa “IMPLEMENTAZIONE DELLA DIRETTIVA 2000/60/CE: ANALISI E VALUTAZIONE DEGLI ASPETTI IDROMORFOLOGICI” per Corpo idrico PIOTA 10SS2N376PI, che è interessato da questo impianto. A noi pare proprio che questa sostenibilità non ci sia, e ci è impossibile accettare l’idea che gli interessi di pochi possano legalmente minacciare ciò che resta della naturalità del luogo.

Per l’impianto sul torrente Stura in località Mulino di Ovada, siamo nelle mani del Comune di Ovada e del tecnico, dal Comune incaricato, poiché la discussione è ferma su un dettaglio tecnico, per noi di fondamentale importanza. Qui ad essere minacciata è in primis la sicurezza dei cittadini, e siamo ben consapevoli che lo sventare la realizzazione dell’impianto non fermerà la discussione sul rischio alluvioni. Come ambientalisti, oltre che continuare a cercare di conservare la balneabilità dei tratti di fiume ancora integri, non smetteremo di tentare di recuperare quella dei fiumi non più tali, come lo Stura.

Che dire dell’impianto previsto a Molare? Riteniamo che la locandina allegata possa spiegare ben più che molte parole.

Per chi voglia saperne di più, ci vediamo domenica, ore 16 al fiume a Molare, al Terzo Lago – Lago Tana, per tuffarci insieme!!


sabato 9 luglio 2016

FESTA PER L'ANNIVERSARIO DELLA SENTENZA DEL CONSIGLIO DI STATO SULLE SORGENTI DEL ROLLINO - DOMENICA 17 LUGLIO


Sono ormai passati 10 anni dalla data della sentenza del Consiglio di Stato contro la Cava Cementir (vedere qui a fianco la sezione dedicata a Il Popolo dell'Acqua).
Nel luglio 2006 la sentenza bocciò il progetto di Caltagiro
ne di aprire una cava nel sito dove si trovano gli acquedotti di Carrosio e in parte quelli di Gavi, salvando di fatto dalla distruzione le sorgenti del Rollino che alimentano questi acquedotti.


Il Circolo Legambiente Val Lemme ha pensato di ricordare questa bella vittoria ottenuta da tutti quelli che hanno lottato per la difesa dell’acqua e dell’ambiente.
Per questo invitiamo tutti coloro che hanno condiviso questa battaglia con la loro presenza alle dimostrazioni del “Popolo dell’Acqua" al Guado di Molini o con le varie azioni istituzionali a partecipare 
DOMENICA 17 LUGLIO
a un pomeriggio di FESTA!


Ci ritroveremo alle
17.00 al GUADO di Molini, 
dove ci incontravamo per protestare e
alle 18,30 /19.00 ai Certosini
per un brindisi ed un rinfresco tutti assieme.


Fate passa parola con le persone che in quegli anni hanno partecipato.
A presto!




venerdì 8 luglio 2016

IL MAROCCO SI RIBELLA: "NON SIAMO LA DISCARICA D'ITALIA"


«Non siamo la discarica dell’Italia». La frase chiara e sintetica è indirizzata al nostro Paese da un’imponente mobilitazione della società civile marocchina. La petizione sul sito change.org ha già raccolto oltre 10mila firme, che salgono di ora in ora, conquistando sostenitori al grido di «l’Africa non può diventare la pattumiera dell’Europa».
 Ormai non si parla d’altro, in Marocco. I rifiuti italiani spediti nel Paese maghrebino per essere smantellati da due settimane sono diventanti un caso nazionale, con tanto di interrogazioni parlamentari per far tornare a casa nostra le 2500 tonnellate di ecoballe, per ora parcheggiate nel porto di El Jadida.

Vai all'articolo de "La Stampa"

giovedì 7 luglio 2016

LO STRANIERO CESSERA' LE PUBBLICAZIONI

UNA PESSIMA NOTIZIA:
"Dopo venti anni di attività la rivista “Lo straniero” cesserà le pubblicazioni con il numero doppio di fine anno. Di seguito la lettera del direttore Goffredo Fofi in cui spiega le motivazioni della sua decisione."

Vai al sito de "Lo straniero" per leggere la lettera del Direttore

APPELLO NAZIONALE IDROELETTRICO - CIRF


Quotazero, in qualita' di sottoscrittore dell'appello del CIRF, segnala come le nostre richieste non siano state accolte dal governo.

"Cari Sottoscrittori dell' Appello nazionale per la salvaguardia dei corsi d’acqua dall’eccesso di sfruttamento idroelettrico
Torniamo a voi a distanza di tempo e in seguito alla pubblicazione del
Decreto Incentivi alle FER non FV, pubblicato il 29 giugno, per constatare che nonostante le iniziative che abbiamo portato avanti sia congiuntamente che a livello di singole associazioni/comitati, le nostre richieste non sono state accolte dal Governo.
Solamente nelle premesse del Decreto viene genericamente richiamata la Direttiva Acque e l'obbligo di non deterioramento, ma nella sostanza vengono finanziati ulteriori 80 MW e continua lo sfruttamento dei pochi corsi d'acqua residui. Oltre a questo, più piccolo è l'impianto, maggiore è l'incentivo: questo asseconda la tendenza già in atto a sfruttare corsi d'acqua sempre più piccoli e sempre più prossimi alle sorgenti, visto che il resto è già stato sfruttato
."