E in merito al Terzo Valico e alle grandi opere, ricordiamo l'appuntamento per domenica prossima: la trasmissione REPORT dedicherà una puntata alla questione
La natura è piena d'infinite ragioni che non furon mai in isperienza. Leonardo da Vinci, Codice I, 1492-1516
mercoledì 29 aprile 2015
REPORT RAITRE DOMENICA 3 MAGGIO E NUOVO SITO DI INFORMAZIONE
Segnaliamo un nuovo sito di informazione, nato da pochi giorni e curato da Tino Balduzzi http://www.faldesicure.org/wordpress/ dove si esaminano le criticità legate allo stoccaggio dello smarino del Terzo Valico nelle cave di pianura, in particolare per i rischi che corrono le falde acquifere che alimentano la provincia di Alessandria.
E in merito al Terzo Valico e alle grandi opere, ricordiamo l'appuntamento per domenica prossima: la trasmissione REPORT dedicherà una puntata alla questione
E in merito al Terzo Valico e alle grandi opere, ricordiamo l'appuntamento per domenica prossima: la trasmissione REPORT dedicherà una puntata alla questione
Grandi carnivori- corso per soci per la creazione di figure specializzate
Ringraziamo tutti coloro che sono intervenuti venerdì 24 aprile alla presentazione del libro di Alessandro "Acque dimenticate".
E' stata una piacevole serata, ricca di emozioni, ricordi e riflessioni. Ci ha fatto tanto piacere ascoltare Alessandro e ancora una volta abbiamo potuto apprezzare la sua umanità, generosità e delicatezza di cuore!
E' stata una piacevole serata, ricca di emozioni, ricordi e riflessioni. Ci ha fatto tanto piacere ascoltare Alessandro e ancora una volta abbiamo potuto apprezzare la sua umanità, generosità e delicatezza di cuore!
Proseguiamo ora la nostra attività e informiamo i soci interessati di questa bella opportunità segnalata da Vanda Bonardo, Responsabile
Alpi Legambiente
Si tratta di un corso di formazione sulla
“Coesistenza di grandi carnivori e popolazioni nelle Alpi”. E’
un’opportunità eccezionale per costruire insieme figure che all’intero di
circoli e regionali sappiano operare su temi come questi, interessanti e
coinvolgenti, ma al contempo complessi e controversi. Si potrebbe così avviare
un coordinamento sull’intero arco alpino con persone capaci di affrontare il
problema attraverso iniziative e azioni concrete di carattere
politico/culturale. Ma soprattutto vogliamo attrezzarci affinché si riesca ad
intervenire con competenza qualora esplodano problemi di tal genere, così come
è già accaduto nel recente passato e come si suppone accadrà nel futuro con una
sempre maggior frequenza, visto il ritorno di molti di questi animali sulle
nostre montagne. Il corso è tenuto da Stefano Filacorda dell’Università di Udine
e si svolgerà nel parco delle Alpi Giulie (ved. sotto il programma ).
Per chi fosse interessato, ricordiamo i nostri recapiti:
legambiente.vallemme@tiscali.it, https://www.facebook.com/LegambienteValLemme
Paola 349 67 24 348
Corso di formazione per
soci di Legambiente per affrontare il tema della coesistenza tra
grandi carnivori e attività umane
Premessa: la forte
espansione del lupo, la dispersione di orsi dalla popolazione
trentina e slovena e progetti di rinforzo genetico della lince,
stanno creando delle situazioni di forte tensione sociale sulle alpi,
derivante dall’incremento dei danni al patrimonio zootecnico o
competizione con il mondo venatorio, ed una serie di problematiche
di natura ecologica che stanno mettendo a seria prova le politiche di
conservazione di queste specie e l’attitudine delle popolazioni
locali nei loro confronti. Risulta utile cambiare la prospettiva di
visione alle problematiche partendo dalla conoscenza del mondo
zootecnico e venatorio, dalle loro esigenze e posizioni per proporre
modelli di coesistenza che tengano conto di soluzioni tecniche di
mitigazione e prevenzione dei danni e di miglioramento
dell’attitudine dei portatori di interesse, superando antiche e
consolidate barriere culturali, che si sono ulteriormente rinforzate,
tra l’ambiente urbano e gli ambienti più sensibili ai temi
ambientali e le popolazioni locali delle alpi.
Obiettivi del corso:
fornire conoscenze utili ad affrontare i temi e le problematiche
derivanti dalla presenza dei grandi carnivori e le attività umane ed
in particolare le attività zootecniche e venatorie e fornire
conoscenze e espunti per la realizzazione di campi di volontariato a
sostegno delle attività zootecniche in aree a forte presenza dei
carnivori
Luogo del corso: Parco
Naturale delle Prealpi Giulie.
In questo parco che confina con la
Slovenia ed il parco Nazionale del Triglav sono presenti alcune
realtà zootecniche che si confrontano con la continua presenza
dell’orso; nel contempo il parco è un’area privilegiata per il
monitoraggio dell’orso (L’università di Udine ha catturato due
orsi per predisporre radio collari satellitari, negli ultimi due
anni) e dello sciacallo. Grazie ad alcune iniziative locali, che
hanno coinvolto attivamente gli allevatori, i danni alle attività
zootecniche sono stati di molto ridotti, a fronte di questa
situazione a pochi km in area slovena la situazione si presenta
critica come conseguenza alla maggiore densità di allevamenti
soprattutto ovini che spesso risultano incustoditi, situazione che
porta il governo sloveno a concedere degli abbattimenti in deroga e
di fatto ad avere una situazione latente di conflitto tra alcuni
allevatori e l’orso. A circa 30 km dal parco si è oramai
insediato da più di due anni anche il lupo e nel parco è presente
la lince e lo sciacallo.
Date del corso 22-24
maggio 2015-
Sede del corso :
Foresteria di Pian dei Ciclamini - Lusevera – Parco Naturale delle
Prealpi Giulie
Programma del corso
Venerdi 22 maggio:
ore 19.00 arrivo dei
corsisti presso il centro visite
ore 20.00 cena presso
Trattorie alle Sorgenti- Allevatore Dosmo
ore 21.00 visione del
film Compagno orso (in alternativa potremmo organizzare una serata
aperta alla popolazione nella quale aggiorniamo sulla situazione dei
carnivori in FVG cosi potrete vedere l’attitudine delle popolazioni
locali e confrontarvi, in questo caso generalmente si cena dopo la
serata a Buffet. Abbiamo più volte organizzato questo tipo di
iniziative, ma è da vedere se è opportuno)
sabato 23 maggio
ore 7.00 colazione presso
il Centro visite
ore 8.30 lezione Cenni di
biologia dei grandi carnivori , dinamiche di espansione e
comportamento predatorio
ore 10.30 tipologie di
attività zootecniche presenti sull’arco alpino ed esempi di
interazioni negative e punti caldi
ore 11.30 posizione e
ruolo del mondo venatorio in relazione ala presenza dei grandi
carnivori
ore 12 15 il ruolo delle
aree protette nel favorire la coesistenza tra grandi carnivori e
attività umane (da confermare)
ore 13.10 pranzo freddo
regionale presso il centro visite:
ore 14.00 partenza per
visita di diverse tipologie di allevamenti anche in Slovenia, con
incontro con gli allevatori e tecnici – durante le visite si
potranno affrontare i temi della coesistenza e spunti di campi di
volontariato
ore 19.00 rientro a Pian
dei ciclamini
ore 20.00 cena presso
Trattoria alle Sorgenti- Allevatore Dosmo
ore 21.00 Per chi vuole
monitoraggi notturni – o visione di qualche filmato
domenica
ore 7.00 colazione
ore 8.00 partenza a piedi
per l’allevamento di ovini di Dosmo e visita presso i siti di
monitoraggio dei grandi carnivori dell’università di Udine
(l’allevamento di Dosmo è stato attaccato più volte dall’orso e
dista meno di un km dal sito di cattura degli orsi dell’Università
di Udine, nel lungo periodo grazie ad alcuni accorgimenti è stato
possibile annullare i danni nonostante la vicinanza dei siti di
monitoraggio degli orsi )
ore 13.00 pranzo presso
Trattoria alle Sorgenti- Allevatore Dosmo
ore 14.30 fine del corso
e partenza
sarà disponibile un
furgone a 7 posti per i trasporti anche da e verso la stazione di
Udine
Costo previsto: notte 9
euro, pranzo presso il ristorante 10-12 euro, colazione contributo di
3 euro (potremmo fare noi la spesa)
lunedì 20 aprile 2015
FORSE NON TUTTI SANNO CHE...IL TERZO VALICO E LA RIVIERA LIGURE
Siamo venuti a conoscenza della situazione del Rio Cortino di Sori (Ge) e di quanto denuncia il comitato di cittadini sorto per opporsi ad un scellerato progetto di "messa in sicurezza", implementato successivamente, grazie ad una delibera della regione Liguria, da un'autorizzazione al tombamento del Rio Cortino con lo smarino del Terzo Valico. Riportiamo di seguito un riepilogo di quanto accaduto dal 2009 a oggi:
Riteniamo fare cosa gradita riepilogando la situazione del Rio Cortino a
Sori.
In questo periodo elettorale sottolineiamo come la vicenda del tombamento del Rio Cortino sia a nostro avviso paradigmatica
Infine desideriamo sottolineare che il Comitato Rio Cortino non si è limitato ad opporsi al riempimento ma ha fatto una proposta concreta di messa in sicurezza idrogeologica del sito con impatto ambientale minimo se non nullo che, sebbene approvato ed avviato, ora sembra essere messo in discussione.
In questo periodo elettorale sottolineiamo come la vicenda del tombamento del Rio Cortino sia a nostro avviso paradigmatica
- dei rapporti tra la popolazione e gli amministratori che sono eletti a gestire la cosa pubblica e spiega i motivi del progressivo distacco tra elettori e politica e perché quest'ultima non faccia nulla di concreto per ricucire tale frattura
- della modalità di gestione del territorio che, prendendo a pretesto il dissesto idrogeologico, arriva a definire soluzioni dei problemi più dannose della situazione in essere.
- nel luglio 2009 l'allora giunta comunale di centro destra deliberò una serie di attività propedeutiche alla presentazione in regione di un progetto di tombinatura con 1.600.000/1.800.000 mc di materiali inerti (si tenga conto che un mezzo 4 assi da movimentazione terra trasporta circa 10/15 mc) del Rio Cortino che è un affluente del torrente Sori e che per un certo tratto scorre parallelo al percorso dell'autostrada
- motivazione ufficiale: la sistemazione idrogeologica dell'area ove già esiste un terrapieno risalente all'epoca della costruzione dell'autostrada (paradossalmente il progetto proponeva di risolvere il rischio idrogeologico abbancando ulteriori materiali fino a triplicare il volume già esistente)
- il progetto prevedeva anche la realizzazione di un centro commerciale, turistico, sportivo etc. etc.
- a causa della presunta indisponibilità di risorse finanziarie pubbliche e della presunta estrema urgenza della messa in sicurezza del sito (in una assemblea pubblica la giunta comunale citò i fatti del Vajont) il progetto prevedeva di realizzare una parte del riempimento (circa 1/3) con i materiali di scavo della Gronda autostradale e di affidare ad un privato la gestione dei rimanenti volumi (circa 1.000.000 mc) disponibili per la discarica di inerti da parte di chiunque. Il privato, selezionato tramite gara, avrebbe dovuto anticipare al Comune una parte dei guadagni derivanti dalla riscossione dei diritti di discarica
- il progetto Rio Cortino era analogo ad uno riguardante il Rio Campodonico a Chiavari presentato nel 2009 e successivamente ritirato
- i due progetti si basavano su una norma della Regione Liguria in contrasto con la legge nazionale in materia (D.lgs. 152/2006 Codice dell'Ambiente); tale norma è stata successivamente oggetto di osservazioni da parte delle associazioni ambientaliste (Italia Nostra, Legambiente e WWF), del Ministero dell'Ambiente ed infine è stata impugnata al TAR dalle stesse associazioni ambientaliste il 3 novembre 2011, il giorno precedente l'alluvione a Genova.
- il Comitato Rio Cortino organizza varie manifestazioni per informare gli abitanti di Sori sul progetto di riempimento e sulla possibile alternativa per la messa in sicurezza del sito senza impatto sull'ambiente
- a seguito delle elezioni amministrative del 2014 viene eletta una giunta di centro sinistra che in campagna elettorale si era dichiarata contraria alla discarica
- avvalendosi anche di fondi regionali, ad agosto e dicembre 2014 la nuova giunta comunale delibera la messa in sicurezza del sito secondo un progetto che ricalca quanto proposto dal Comitato Rio Cortino e che esclude il riempimento
- il 19 dicembre 2014 la giunta regionale emette la delibera N°1612 a cura degli assessori Guccinelli e Paita per l'inserimento di nuove località (tra cui il Rio Cortino a Sori e il comune di Mele) tra quelli ove potrebbero essere scaricati i materiali derivanti dagli scavi del Terzo Valico
- in un incontro tenutosi a metà gennaio 2015 con il Comitato Rio Cortino, la nuova giunta comunale informa i presenti che non esclude di dare il benestare al riempimento pur essendo i lavori di messa in sicurezza del sito già avviati; tale decisione verrà presa a giugno 2015
- i Comitati Rio Cortino e di Mele si accordano e avvalendosi dell'avvocato Granara, il 26 febbraio 2015 presentano due ricorsi al TAR contro la delibera ragionale
- lunedì 16 marzo 2015 il PD ha presentato in Commissione Ambiente regionale un emendamento (primo firmatario il consigliere Maggioni) in netto contrasto con la norma nazionale, che prevede di mantenere la sciagurata possibilità di consentire la tombinatura di 4 torrenti di Regione Liguria: a Camogli, Sori, Cairo Montenotte e in provincia di La Spezia.
Infine desideriamo sottolineare che il Comitato Rio Cortino non si è limitato ad opporsi al riempimento ma ha fatto una proposta concreta di messa in sicurezza idrogeologica del sito con impatto ambientale minimo se non nullo che, sebbene approvato ed avviato, ora sembra essere messo in discussione.
23 APRILE SCADENZA BANDO SERVIZIO CIVILE CAMBIAMO ARIA!
RICORDIAMO CHE CI SONO ANCORA POCHI GIORNI PER ADERIRE AL BANDO DI SERVIZIO CIVILE PER IL PROGETTO DI LEGAMBIENTE Cambiamo aria!

Possono fare domanda ragazzi con età compresa tra 18 e 28 anni
(non compiuti) e con diploma. Potete trovare tutte le modalità e le modulistiche
da compilare a questo link
La scadenza delle candidature è prevista per il 23 aprile 2015
alle ore 14,00. Qui potete trovare sia il progetto completo sia la scheda sintetica.
Chiunque fosse interessato, può contattare il nostro circolo alla casella legambiente.vallemme@tiscali.it oppure su FB https://www.facebook.com/LegambienteValLemme
MARCIA POPOLARE CONTRO IL TERZO VALICO E LE GRANDI OPERE - ARQUATA SCRIVIA 18 APRILE
Abbiamo partecipato alla marcia popolare organizzata dai comitati Notav Terzo Valico, sabato18 aprile.
Un bel sole ci ha accompagnato lungo le vie di Arquata Scrivia
Ancora una volta si è tornato a denunciare lo spreco di denaro pubblico per la realizzazione di opere faraoniche, spesso inutili e dannose per l'ambiente e la salute. E ancora una volta si sottolinea la compressione dei diritti dei cittadini di fronte a queste pure speculazioni finanziarie: l'aggressione ai beni comuni messa in atto per la realizzazione di questi progetti mette in serio rischio i principi democratici su cui si fonda la Repubblica.
Ricordiamo i 5 punti che Legambiente sostiene per superare la logica delle grandi opere e uscire #FUORIDALTUNNEL
E ricordiamo anche la mobilitazione di altre associazioni, cittadini e amministratori pubblici:
Appello GREEN ITALIA
APPELLO DEI SINDACI DELLA VAL SUSA A TUTTI I COMUNI DI ITALIA
Continuiamo il nostro lavoro...
Un bel sole ci ha accompagnato lungo le vie di Arquata Scrivia
Ancora una volta si è tornato a denunciare lo spreco di denaro pubblico per la realizzazione di opere faraoniche, spesso inutili e dannose per l'ambiente e la salute. E ancora una volta si sottolinea la compressione dei diritti dei cittadini di fronte a queste pure speculazioni finanziarie: l'aggressione ai beni comuni messa in atto per la realizzazione di questi progetti mette in serio rischio i principi democratici su cui si fonda la Repubblica.
Ricordiamo i 5 punti che Legambiente sostiene per superare la logica delle grandi opere e uscire #FUORIDALTUNNEL
E ricordiamo anche la mobilitazione di altre associazioni, cittadini e amministratori pubblici:
Appello GREEN ITALIA
APPELLO DEI SINDACI DELLA VAL SUSA A TUTTI I COMUNI DI ITALIA
Continuiamo il nostro lavoro...
venerdì 17 aprile 2015
APPUNTAMENTI NO TAV: CENA E MARCIA
martedì 14 aprile 2015
E A PROPOSITO DI PARCHI ...
Con molto piacere pubblichiamo una lettera aperta di Emilio Delmastro di ProNatura: come lui stesso scrive, l'intervento nasce da "la necessità che sento di dover far conoscere la situazione insostenibile in
cui si trovano i Parchi naturali del Piemonte".
Emilio ha lavorato molto negli anni 70 perché la realtà dei Parchi prendesse corpo.
Lo ringraziamo e insieme a lui ringraziamo tutti coloro che nella loro vita hanno operato tenendo sempre presente le generazioni future.
Abbiamo dato il nostro piccolo contributo per cercare di evitare gli effetti, che noi giudichiamo negativi, della nuova disciplina regionale in materia di Parchi
Purtroppo, registriamo questa brutta notizia:
"Crediamo che una devoluzione di competenze e responsabilità a Regione Lombardia e Province Autonome sia desiderabile e possa condurre a una gestione più snella, efficiente e vicina ai cittadini, ma il decentramento non deve avvenire senza le garanzie che la legge quadro sulle aree protette assicura a tutti i parchi nazionali” - dichiarano i responsabili delle organizzazioni nazionali CIPRA Italia, ENPA, FAI, Federazione Protezionisti Sudtirolesi, Italia Nostra, Legambiente, LIPU, Mountain Wilderness Italia, Pro-Natura, Touring Club Italiano, WWF Italia - che oggi hanno inviato un forte appello al presidente del Consiglio Matteo Renzi chiedendo di mantenere le norme di gestione del parco all'interno dei requisiti della legge nazionale. – “Il parco deve mantenere una unitarietà che consenta di qualificarlo come parco nazionale, e che produca gli atti fondamentali di tutela, come il piano e il regolamento, che valgano per tutto il territorio, con il presidio istituzionale del Ministero dell'Ambiente, anche a garanzia degli impegni che l'Italia ha assunto verso l'Europa per quanto riguarda i numerosi siti naturali di interesse comunitario presenti al suo interno: non è concepibile un parco in cui un gipeto o un camoscio godano di differenti tutele a seconda che si trovino in territorio lombardo, altoatesino o trentino!"
Nell'appello inviato al premier due sono, in particolare, i punti che gli ambientalisti contestano: il primo riguarda la soppressione dell'ente parco, sostituito da un comitato di coordinamento formato da 9 'saggi' che dovrebbero fornire indirizzi: un comitato privo di personalità giuridica, di personale, di bilancio (tanto da non poter nemmeno provvedere ai rimborsi per la partecipazione alle sedute). Quindi un salotto inutile e ininfluente, che certo non è un elemento di garanzia dell'unitarietà del parco: le associazioni chiedono che quel comitato sia dotato di personalità giuridica e di effettivi poteri per tutto quanto riguarda le funzioni unitarie del parco nazionale.
Il secondo punto riguarda il venir meno degli strumenti fondamentali di governo di ogni parco nazionale: il piano del parco e il regolamento. Secondo l'intesa sottoscritta, questi strumenti dovrebbero, infatti, venir redatti in modo indipendente dai tre enti gestori, ciascuno per il proprio pezzetto di territorio, e solo in una fase preliminare il 'comitato di coordinamento' potrebbe fornire indirizzi e produrre una proposta di piano.
Ulteriore aspetto che le associazioni criticano è quello relativo alle risorse economiche: il Ministero dell'Ambiente, infatti, cesserebbe di fornire il contributo ordinario di funzionamento dell'ente parco, che verrebbe interamente assunto dalle province autonome, anche per la parte lombarda del parco (in Lombardia si trova quasi metà del territorio tutelato), di fatto creando una situazione di forte diseguaglianza. Le associazioni ambientaliste chiedono che il funzionamento dell'ente continui a essere una responsabilità nazionale, utilizzando le risorse delle province autonome per progetti di sviluppo territoriale a beneficio dei comuni del parco.
"La de-nazionalizzazione del Parco dello Stelvio rappresenta un inaccettabile precedente, anche per la sua importanza e notorietà internazionale” sostengono le associazioni. “In nessuna parte d'Europa ci risulta sia mai stato cancellato un parco nazionale; che ciò possa avvenire proprio in Italia, Paese già sotto osservazione da parte dell'Unione Europea per le sue numerosissime infrazioni del diritto ambientale comunitario, sarebbe un servizio davvero pessimo ad un Paese che di certo non ha bisogno di peggiorare la propria credibilità internazionale anche in questo campo”.
Emilio ha lavorato molto negli anni 70 perché la realtà dei Parchi prendesse corpo.
Lo ringraziamo e insieme a lui ringraziamo tutti coloro che nella loro vita hanno operato tenendo sempre presente le generazioni future.
Abbiamo dato il nostro piccolo contributo per cercare di evitare gli effetti, che noi giudichiamo negativi, della nuova disciplina regionale in materia di Parchi
Purtroppo, registriamo questa brutta notizia:
Parco
nazionale dello Stelvio
LETTERA APPELLO DELLE ASSOCIAZIONI AMBIENTALISTE AL PREMIER:
LETTERA APPELLO DELLE ASSOCIAZIONI AMBIENTALISTE AL PREMIER:
IL
CONSIGLIO DEI MINISTRI NON DEVE SOTTOSCRIVERE UN ATTO CHE ESTROMETTE LO STELVIO
DALLA FAMIGLIA EUROPEA DEI PARCHI NAZIONALI
La
denuncia: così l’Italia infrange la Convenzione delle Alpi che ha
ratificato
Le
associazioni ambientaliste - CIPRA
Italia, ENPA, FAI, Federazione Protezionisti Sudtirolesi (Dachverband
für Natur- und Umweltschutz in Südtirol),
Italia Nostra, Legambiente, LIPU, Mountain Wilderness Italia, Pro-Natura,
Touring Club Italiano, WWF Italia - scendono in campo per salvare uno dei parchi
nazionali più antichi d'Europa, il più esteso dell'intero arco alpino: il Parco
Nazionale dello Stelvio, che quest'anno avrebbe compiuto i suoi primi 80 anni di
tutela delle valli del massiccio montuoso Ortles-Cevedale a cavallo tra
Lombardia, Trentino e Alto Adige.
Proprio
il suo essere un territorio spartito tra una regione ordinaria e due province a
statuto speciale è l'elemento su cui da cinque anni si è scatenata l'offensiva
autonomista, per ottenere lo smembramento e la spartizione tra tre enti distinti
sulla base del principio 'ciascuno padrone a casa propria'. Un'offensiva che era
stata bloccata dal rifiuto dell'allora presidente Napolitano di sottoscrivere il
decreto che avrebbe dovuto sancire la scissione già nel 2012, ma che ora rischia
di arrivare al suo epilogo, con l'intesa sottoscritta l'11 febbraio e approvata
nei giorni scorsi dal comitato paritetico tra Governo e Province Autonome, ora
all'attenzione del Consiglio dei Ministri. Ma un massiccio montuoso non può
essere separato nelle sue componenti amministrative, e anzi in tutto l'arco
alpino la vera sfida è quella di riuscire a governare in modo unitario un
patrimonio di natura, paesaggio e cultura che è frammentato da ogni possibile
confine. Per questo negli 8 Stati alpini da un ventennio è vigente un trattato
internazionale di tutela, la Convenzione per la Protezione delle Alpi, che
l'Italia ha ratificato con una legge che risale al 1999. Trattato, denunciano
gli ambientalisti, che verrebbe fragorosamente violato dall'Italia nel momento
in cui un parco nazionale dovesse perdere questo attributo per diventare un
patchwork di aree provinciali, con una forte attenuazione delle tutele su
ambienti che per 80 anni hanno goduto, almeno sulla carta, di una protezione
pressoché integrale.
"Crediamo che una devoluzione di competenze e responsabilità a Regione Lombardia e Province Autonome sia desiderabile e possa condurre a una gestione più snella, efficiente e vicina ai cittadini, ma il decentramento non deve avvenire senza le garanzie che la legge quadro sulle aree protette assicura a tutti i parchi nazionali” - dichiarano i responsabili delle organizzazioni nazionali CIPRA Italia, ENPA, FAI, Federazione Protezionisti Sudtirolesi, Italia Nostra, Legambiente, LIPU, Mountain Wilderness Italia, Pro-Natura, Touring Club Italiano, WWF Italia - che oggi hanno inviato un forte appello al presidente del Consiglio Matteo Renzi chiedendo di mantenere le norme di gestione del parco all'interno dei requisiti della legge nazionale. – “Il parco deve mantenere una unitarietà che consenta di qualificarlo come parco nazionale, e che produca gli atti fondamentali di tutela, come il piano e il regolamento, che valgano per tutto il territorio, con il presidio istituzionale del Ministero dell'Ambiente, anche a garanzia degli impegni che l'Italia ha assunto verso l'Europa per quanto riguarda i numerosi siti naturali di interesse comunitario presenti al suo interno: non è concepibile un parco in cui un gipeto o un camoscio godano di differenti tutele a seconda che si trovino in territorio lombardo, altoatesino o trentino!"
Nell'appello inviato al premier due sono, in particolare, i punti che gli ambientalisti contestano: il primo riguarda la soppressione dell'ente parco, sostituito da un comitato di coordinamento formato da 9 'saggi' che dovrebbero fornire indirizzi: un comitato privo di personalità giuridica, di personale, di bilancio (tanto da non poter nemmeno provvedere ai rimborsi per la partecipazione alle sedute). Quindi un salotto inutile e ininfluente, che certo non è un elemento di garanzia dell'unitarietà del parco: le associazioni chiedono che quel comitato sia dotato di personalità giuridica e di effettivi poteri per tutto quanto riguarda le funzioni unitarie del parco nazionale.
Il secondo punto riguarda il venir meno degli strumenti fondamentali di governo di ogni parco nazionale: il piano del parco e il regolamento. Secondo l'intesa sottoscritta, questi strumenti dovrebbero, infatti, venir redatti in modo indipendente dai tre enti gestori, ciascuno per il proprio pezzetto di territorio, e solo in una fase preliminare il 'comitato di coordinamento' potrebbe fornire indirizzi e produrre una proposta di piano.
Ulteriore aspetto che le associazioni criticano è quello relativo alle risorse economiche: il Ministero dell'Ambiente, infatti, cesserebbe di fornire il contributo ordinario di funzionamento dell'ente parco, che verrebbe interamente assunto dalle province autonome, anche per la parte lombarda del parco (in Lombardia si trova quasi metà del territorio tutelato), di fatto creando una situazione di forte diseguaglianza. Le associazioni ambientaliste chiedono che il funzionamento dell'ente continui a essere una responsabilità nazionale, utilizzando le risorse delle province autonome per progetti di sviluppo territoriale a beneficio dei comuni del parco.
"La de-nazionalizzazione del Parco dello Stelvio rappresenta un inaccettabile precedente, anche per la sua importanza e notorietà internazionale” sostengono le associazioni. “In nessuna parte d'Europa ci risulta sia mai stato cancellato un parco nazionale; che ciò possa avvenire proprio in Italia, Paese già sotto osservazione da parte dell'Unione Europea per le sue numerosissime infrazioni del diritto ambientale comunitario, sarebbe un servizio davvero pessimo ad un Paese che di certo non ha bisogno di peggiorare la propria credibilità internazionale anche in questo campo”.
Ufficio Stampa Italia
Nostra tel. 335.1282864 mariagrazia.vernuccio@gmail.com
Ufficio stampa Legambiente Lombardia tel.
393.9283998 mario.petitto@legambientelombardia.it
DAL BLOG DI ANTONELLO CAPORALE
Nelle montagne dei No Tav: tra balli e lezioni di ingegneria
L’impressione è che questi monti liguri abbiano fatto da cavia a progettisti dalle mani bucate. Tanto era difficile e perigliosa la decisione di svuotarli (sono previsti 37 chilometri di galleria dentro rocce amiantifere su un tracciato totale di 53) tanto più l’opera sarebbe apparsa maestosa. E quindi costosa. E dunque irrinunciabile.
Il terzo valico nasce nel fondoschiena di Genova, e secondo le fantasiose previsioni della vigilia, dovrà unire il mare ai monti, collegare il sud dell’Europa mercantile e affannata e condurre velocissimamente le merci, attraverso le Alpi, verso il nord efficiente e pianeggiante di Rotterdam sviluppando il cosiddetto corridoio Reno-Alpi. “Ce lo chiede l’Europa” è infatti lo slogan, già buffonescamente in voga in Val di Susa, con il quale i difensori della mega ferrovia ad alta velocità hanno avanzato e poi vinto la partita. Il progetto è un figlio legittimo della scuderia di Ercole Incalza che al ministero spianava l’Italia con la mente predisponendo piloni di ogni sorta di cubatura. Al solito Stefano Perotti la direzione lavori, ad Alberto Donati, genero di Incalza, qualche spicciolo per un aiuto sul campo (691 mila euro di parcelle professionali tra il 2006 e il 2010).
La nuova linea ferroviaria, la terza sulla direttrice a nord di Genova, costerà sei miliardi e 200 milioni (49 milioni di euro a chilometro, contando anche le diramazioni correlate) e finirà la sua corsa a Tortona, alle porte di Alessandria. E da lì fra molti anni, quando tutto sarà finito – e vattelapesca se davvero tutto sarà concluso – prenderà la ricorsa verso il mare del Nord.
LEGGI TUTTO
11° MESSAGGIO COMITATISCRIVIA
Riceviamo da Antonello Brunetti e pubblichiamo l'undicesimo messaggio relativo al TVG
IL
TERZO VALICO SPUZZA
Appunti su “TANGENTI E TERZO
VALICO”
- Se andate a cercare su
Internet l’accoppiata Terzo Valico-tangenti vi perdereste nel leggere articoli,
soprattutto recenti (dopo l’arresto di Incalza), dedicati a questo argomento
(corruzione, favoritismi, nepotismi, mafia). Dopo la quota cinquanta articoli
ero stufo, anche perché ho visto che ce n’erano almeno altrettanti dalla pagina
sei alla pagina 12.
Eppure i lavori-sfacelo continuano ...
e i governi regionali, locali e nazionale, evidentemente
conniventi, fanno gli gnorri.
- La
Stampa - "Anche Legambiente
nazionale dice no al Terzo valico. Il cambio di rotta annunciato ad Arquata il
21 marzo 2015. L’associazione finora era stata favorevole alla linea ferroviaria
ad alta capacità tra Genova e Tortona, nonostante la posizione contraria dei circoli locali". Il WWF
nazionale è sempre stato contrario.
- Comunicato SEL. “No al Terzo Valico”. Peccato che
poi sostenga le giunte comunali e regionali, come ad esempio in Liguria, che
impongono la grande opera inutile, costosa e mafiosa (“Medicina democratica”).
- Dalle
intercettazioni. Incalza definisce “cretini” i parlamentari del PD che
chiedono di distogliere una parte dei soldi Terzo Valico per intervenire sul
dissesto idrogeologico delle province di Genova e di Alessandria. Pronta la
risposta di Lupi, che più o meno suona così: non ti preoccupare, tutto si
sistema, finisce in niente e noi continuiamo a farci gli affari nostri con i
soldi dello Stato.
Dopo l’alluvione la triade Borioli - Fornaro - Esposito
hanno fatto caciara per qualche giorno, per far vedere che c’erano, mentre la
gente incazzata spalava il fango. Poi tanto passano i mesi e la gente si
dimentica. Incalza e Lupi non mollano l’osso e loro zitti, muti.
Il Movimento 5 stelle propone di investire in Liguria per gli
alluvionati due miliardi. La cosa finisce nella commissione presieduta (ancora
costui!) dall’indagato per corruzione Altero Matteoli. L’ordine del giorno viene
sostenuto solo da M5S e SEL, nessun PD a favore, e quindi viene bocciato. Cinque
stelle propone una alternativa, ma la Boschi il giorno successivo chiede la
fiducia al governo e quindi, nonostante l’opposizione vistosa dei “grillini”,
non una lira viene tolta alle Grandi opere.
Gli alluvionati possono aspettare e al Terzo Valico non vengono
tolti i finanziamenti. Se ne riparlerà forse nel novembre prossimo, alla
prossima tragedia.
Una cosa analoga era già avvenuta per trovare soldi per la
cosiddetta “Buona scuola”. Anche in questo caso Incalza e Lupi erano intervenuti
per non lasciar svuotare il sacco del Terzo Valico.
- La Stampa - “ Ercole Incalza ha piazzato suo genero
Alberto Donati nella Argo finanziaria, coinvolta nel Terzo Valico. In tal
modo Donati ottenne 700.000 euro per consulenze”. Fece nominare direttore dei lavori del Terzo
Valico Stefano Perotti, ora in carcere. In una telefonata ridacchiano beati
parlando di una piattaforma informatica per Comuni e Regioni (quella che i
sindaci decantavano come collaborazione informativa) definendola come cosa che
non ci sarà mai (“stiamo vendendo una cosa che non c’è”). Anche la greppia di
Francesco Cavallo è piena e gli fanno avere 8.000 euro mensili per cose
inesistenti.
... Eppure ancora oggi i
lavori-sfacelo continuano.
- La Stampa - Il prefetto
di Alessandria, Romilda Tafuri, il 15 aprile 2014 telefona a Incalza (perché
proprio a lui?), e gli chiede di far
allontanare Pietro Marcheselli dalla direzione del Cociv poiché imputato di
associazione mafiosa e con sul groppone una condanna a 4 anni e mezzo per
smaltimento abusivo di rifiuti. A costui sarebbe stato affidato il compito di
controllare amianto e smaltimenti in cave. Insomma sarebbe il controllore di se
stesso.
La signora Tafuri aveva
chiesto al prefetto di Genova, Giovanni Balsamo, di intervenire, ma questi aveva
fatto orecchio da mercante. Incalza risponde che ci penserà lui, ma nulla viene
fatto. Anzi “l’ing. Piero Marcheselli” avrà modo, come recita l’atto di
“denuncia-querela” inviatomi un anno fa, “di venire a conoscenza, nell’attività
di monitoraggio delle notizie on-line”, di quanto avevo scritto anni prima,
affidando quindi all’ing. Michele Longo il compito di procedere” contro certo
Antonello Brunetti.
Solo di recente, un anno
dopo la segnalazione della dott.ssa Tafuri, per merito del nuovo
prefetto di Genova, Fiamma Spena, Marcheselli è stato esautorato. La Stampa così
commenta la vicenda: “Nei cantieri del Terzo Valico il rispetto delle normative
antimafia era un orpello e quindi la segnalazione del prefetto di Alessandria
cade nel vuoto, inghiottita dalla cricca che aveva come unico scopo la
lievitazione dei costi del Terzo Valico”.
... Eppure ancora oggi i
lavori-sfacelo continuano.
- Il fatto quotidiano - “Il
Terzo valico porta male. Quasi tutti i principali sostenitori sono finiti in
galera, da Claudio Scajola a Luigi Grillo. L’opera piace anche a sinistra. L’ha
sostenuta per vent’anni il governatore uscente della Liguria, Burlando, e la
vuole assolutamente la Paita candidata alla sua
successione.
L’opera è affetta da quattro
cancri: non serve a nulla;
è estremamente dispendiosa; approssimativa e fuori controllo; camuffata con la
frottola dell’investimento privato”. Il tutto in mano a speculatori e politici
arroganti, incapaci persino di presentare una relazione da scuola media per
giustificare l’opera.
Ma del resto non gli
serviva, visto che “la madre di tutte le tangenti” era
superprotetta.
Dal 1992
chiediamo al Cociv la documentazione fondamentale del rapporto fra costi e benefici. Mai vista!
Questa è
emersa due mesi fa dai meandri del Ministero lupiano: miserande venti paginette
datate 2003, dodici anni fa! Un documento ridicolo che ciascuno di noi sarebbe
in grado, seguendo l’esempio dei sofisti, di inventare e redigere in tre orette
di lavoro.
L’assunto su cui si basava l’intera analisi è che le
linee esistenti tra Genova e la pianura alessandrina, ovvero le due dei Giovi
più quella di Ovada, fossero in via di saturazione. Nel 2003 stimavano che entro
il 2010 non ci sarebbe stato più spazio sulle linee, disegnando scenari
apocalittici in caso di mancata costruzione dell’opera. Sulla base di questo
dato, non supportato da alcuna fonte e diametralmente opposto alla situazione
odierna, vengono snocciolate una serie di dati fasulli, redatti in maniera
spudorata.
... Eppure ancora oggi i
lavori-sfacelo continuano.
- La Stampa - Ercole
Incalza nel corso di una telefonata paventa che vengano ridimensionati i finanziamenti al Terzo Valico, a cui tiene
molto e lo dice con chiarezza. Qualcuno vuole che si dia corso a una
disposizione legislativa dell’anno 2000 nella quale si proponeva di ridurre il
costo dei servizi offerti dalle Ferrovie, soprattutto nel trasporto merci. A
questo punto, per evitare che “si brucino tante cose, ma proprio tante”, propone
di aumentare ai pendolari il costo dei biglietti. “Gli stanziamenti per il Terzo
Valico devono ingrassare per inglobarvi le tangenti e le spese inutili” scrive
il giornale. “Non ci devono prendere i soldi della Milano-Genova” afferma al
telefono Incalza.
- Scrive Tino Balduzzi -
“Terzo Valico: più l'opera è inutile e meglio funziona la corruzione.
A differenza da ciò che ha
detto Chicco Testa a “Servizio Pubblico” il giorno delle dimissioni del ministro
Lupi, la corruzione non colpisce
indifferentemente opere utili e opere inutili, ma produce molte più tangenti
nelle opere inutili
Semplicemente perché è
difficile che qualcuno vada a controllare se un’opera che poco o niente
utilizzata sia stata fatta bene oppure no. In mancanza di controlli estrarre
tangenti è più facile, mentre se un’opera è utile gli occhi puntati su di essa
possono essere troppi. Di conseguenza è
lecito pensare che l'intreccio mafia-politica imperante produca opere
tendenzialmente o totalmente inutili
Questo per dire che, dopo
aver esaminato per anni il Terzo Valico senza averci trovato giustificazioni che
stiano tecnicamente in piedi, c’era da aspettarsi la presenza di un castello di
corruttele che, a quanto pare, sta iniziando a franare. Un ulteriore indizio è
stato il pervicace rifiuto da parte dei politici favorevoli a sostenere un
dibattito pubblico serio ed approfondito. Sindaci, consiglieri regionali,
parlamentari. Ultimo è stato il senatore Morando. Al massimo ti concedono cinque
minuti. Occorre assai più tempo per esaminare seriamente, in contradditorio, i
moltissimi aspetti in ballo. Il confronto deve essere vero ed esaustivo, con
esperti e non con sindaci mandati allo sbaraglio e con in tasca le direttive di
partito. Occorre un confronto che, contrariamente a quanto sostiene ancora
Chicco Testa, non c’è mai stato”.
- Che fine ha fatto il cosiddetto “protocollo legalità”, quello che doveva
garantire la “trasparenza” tanto ammirata dai sindaci? Non ha impedito a decine
di aziende di lavorare nei cantieri del Terzo Valico nonostante le accuse di
corruzione, truffa aggravata, concussione, abuso d’ufficio, false fatturazioni,
evasione fiscale e tanto altro ancora. È una farsa che non si conclude con la
fine di un Incalza o di un Marcheselli. È uno schifo che continua, e ancora oggi
nei cantieri troviamo ditte con un passato discutibile, grazie al silenzio dei
notabili, dei sindaci e dei parlamentari della zona.
... Eppure ancora oggi i
lavori-sfacelo continuano.
- Cosa si aspetta, ad
Alessandria e a Genova, a cancellare i “fogli di via”, consegnati a decine di
attivisti dei comitati contro la TAV-TerzoValico della Valpolcevera e Valle
Scrivia che - nel difendere il territorio e l’ambiente - hanno denunciato e
documentato le innumerevoli infiltrazioni mafiose, ‘ndranghetiste e camorriste
nei cantieri della grande opera (oltre il sistema di potere e corruzione che
ruotava intorno a Ercole Incalza).
Come nelle
migliori novelle di Pirandello la realtà è stata rovesciata utilizzando il
Codice delle leggi antimafia e delle misure di prevenzione… contro gli attivisti
e non contro il sistema malavitoso che sta ingrassando nelle due province grazie
ai cantieri del Terzo valico, alla movimentazione terra e al traffico di rifiuti
speciali.
L’uso del
dispositivo repressivo è stato
utilizzato contro chi si batte per la legalità, per la difesa del territorio,
per un utilizzo corretto e nell’interesse di tutti delle tasse pagate dai
cittadini. Il provvedimento restrittivo della libertà, nei confronti dei No Tav,
scaturito dall’accusa di essere una persona “socialmente pericolosa”, è
profondamente ingiusto (e lo dimostrano ancora una volta le vicende di questo
ultimo mese) e necessita di una rapida disanima con successivo
annullamento.
... Eppure ancora oggi i
lavori-sfacelo continuano.
“Sono tanti gli amministratori, i banchieri, i sindacati, i
politicanti che dovrebbero chiederci scusa per aver detto che eravamo dei
visionari, degli allarmisti, dei catastrofisti, ma soprattutto dovrebbero avere
la dignità di mollare le loro poltrone per non aver saputo/voluto difendere le
loro comunità da questa gigantesca truffa e dalla devastazione ambientale.
Patetici poi quegli incontri senza un contradditorio per elemosinare “opere
compensative” dai due lupi: Walter e Maurizio. Addirittura con veri e propri pellegrinaggi a Roma, anche un paio di
giorni prima dell’arresto di Incalza.
Per anni gli
amministratori comunali, provinciali e regionali, soprattutto del PD, erano culo
e camicia con il mitico Walter Lupi, commissario straordinario
per il Terzo Valico, nominato da Berlusconi e poi sempre confermato. Già colpito
dall’inchiesta su
Expo, “l’impiegato di
Gigi Grillo”, è stato
condannato il 30 marzo dalla Corte dei Conti della Liguria al pagamento di 133 mila Euro per la famosa vicenda
del villino, in località Mulinetti, di proprietà del Demanio a Recco per il
quale era stato condannato a due anni. Struttura che avrebbe dovuto diventare
sede della Forestale e in cui il commissario ha pensato bene di ricavare
un’abitazione privata vista mare per le vacanze estive.
Non sono da meno i Senatori del Partito Democratico Fornaro e Borioli, quelli che ci
dipinsero come “i professionisti della violenza”. Anche loro zitti, muti e sotto
coperta, nella speranza che il tempo riesca a far dimenticare in fretta che loro
sono stati il principale sponsor politico sul territorio del Terzo Valico,
insieme ai Palenzona, Luigi Grillo, Muliere, Berneschi, Bagnasco, Lovelli,
Muliere, Burlando, Paita, Chiamparino e via elencando.
Sia comunque
ben chiara una cosa: non ci basta sapere
che avevamo ragione, adesso queste imprese se ne devono andare dalla nostra
terra. Questo è il momento in cui il progetto del Terzo Valico deve tornare nel
cassetto, le ruspe devono essere fermate e i nostri territori bonificati dalle
loro recinzioni e dalla loro puzza di malaffare e criminalità organizzata. È
questo il tempo di chiudere la partita una volta per tutte e aprirne un’altra
con imprese corrette, ben gestite e controllate che avviino interventi (non
compensativi di cementificazioni e di rotonde) di riassetto del territorio, di
recupero delle strutture scolastiche, ospedaliere e culturali, di ammodernamento
sulle ferrovie esistenti.
... Eppure, ancora oggi, i
lavori-sfacelo continuano.
Solo uno
sprovveduto, o una persona in malafede, potrebbe non accorgersi di questa
palese e vergognosa applicazione della nota prassi dei “due pesi e due misure”: da una parte,
infatti, al popolo vengono imposti flessibilità, precarietà,
licenziabilità dal posto del lavoro al minimo giramento del “padrone”,
dall’altro ministri e potenti si ritrovano il sedere cucito alla poltrona
malgrado siano stati scoperti a compiere le nefandezze più vergognose. E
allora non mi viene altro da fare che “urlare” che trovo insopportabile,
intollerabile e persino vergognosa l’ipocrisia del ministro Lupi, quando
tenta di difendersi sostenendo di non aver mai fatto “pressioni” in favore
del figlio né di alcuno del suo staff.
Un’ipocrisia
vergognosa perché tutti, tutte le persone fornite di minimo buon senso,
sanno benissimo che il potere è quella dimensione che ti fa essere cercato,
pagato, privilegiato e blandito “a tua insaputa”. Abiti firmati, Rolex da
10 mila euro per la laurea del figlio, figlio che a due mesi dalla stessa viene
fatto assumere in una società beneficiaria degli appalti controllati dal
Ministero di cui il padre è a capo. Non c’è altro da dire. Non c’è nulla da
dire.
Viviamo in
una situazione di emergenza sociale? In nome di questa emergenza ci stanno
privando dei diritti e delle tutele più elementari ed umane? Allora in nome
di questa emergenza occorrono misure veloci, drastiche e inappellabili
per tutti.
C’è da fare.
Cacciare via immediatamente questo ennesimo caso di vergogna della
classe politica e dirigente, che abusa del proprio potere e anche, con le sue
dichiarazioni ipocrite, dell’intelligenza e della dignità del popolo
italiano.
Non per
trovargli altre poltrone sostitutive dalle quali continuare a
intrallazzare.
Cacciarlo a calci nel culo e fuori dai coglioni per
sempre!
Per approfondire
vedi il sito
Notavterzovalico.info -
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