martedì 19 dicembre 2017

GLI EFFETTI DELLE CATASTROFI NUCLEARI SULL'AMBIENTE: I CASI DI CHERNOBYL E FUKUSHIMA

Ci segnalano questo interessante articolo sull'impatto delle catastrofi nucleari di Chernobyl e Fukushima sull'ecosistema delle aree coinvolte negli incidenti.

La carica nucleare degli animali mutanti -

Andrea Capocci, 01.10.2017
Intervista.

Parla il biologo Timothy Mousseau, esperto di evoluzione genetica e impatto sull'ecosistema di catastrofi come quelle di Chernobyl e Fukushima. «La capacità di adattarsi a un livello di radiazioni elevato, di cui spesso si parla nei racconti più rassicuranti, è in realtà limitata a poche specie» Dopo la giornata inaugurale di ieri, entra oggi nel vivo il festival BergamoScienza, quindicesima edizione di un piccolo miracolo della provincia italiana. A Bergamo, infatti, dal 2003 si mettono in moto tremila volontari ogni anno, portando in città scienziati di livello internazionale, pronti a discutere con il pubblico dei principali problemi che animano la ricerca. Centocinquantamila presenze nell’ultima edizione confermano il successo della formula che, oltre alle due settimane di ottobre, coinvolge il territorio in una serie di eventi diffusi che durano tutto l’anno. Merito di un’organizzazione attenta, ma anche dell’aiuto di fondazioni private e partner scientifici, che spaziano dalla Confindustria locale al Massachusetts Institute of Technology di Boston. TRA GLI SCIENZIATI che partecipano all’edizione 2017 c’è Timothy Mousseau, professore di scienze biologiche all’università del South Carolina e autore di quasi trecento pubblicazioni scientifiche. Cinquantanovenne cresciuto (scientificamente) in Canada, Mousseau fino agli anni Novanta si occupava soprattutto di biologia evolutiva. I suoi studi più citati sono tuttora quelli risalenti a oltre vent’anni fa sulle caratteristiche ereditarie nel comportamento degli insetti. A Bergamo, però, il 14 ottobre parlerà dell’impatto sull’ecosistema di disastri nucleari come quelli di Chernobyl (1986) e Fukushima (2011), tema di cui è oggi uno dei massimi esperti mondiali. La genetica delle mosche e l’inquinamento radioattivo sembrano argomenti lontani tra loro, che farebbero pensare a una carriera divisa in due. «In realtà  spiega Mousseau  non c’è discontinuità. Genetica ed evoluzione continuano a occupare una buona parte della mia attività. Le catastrofi di Chernobyl e Fukushima permettono di osservare come un intero ecosistema reagisce a una contaminazione radioattiva. Abbiamo la possibilità di studiare l’adattamento di specie naturali e vegetali sottoposte per molte generazioni ad elevati livelli di radioattività. Per chi studia l’evoluzione e la genetica, è un’opportunità preziosa». Questa la motivazione con cui Mousseau ha dato vita al Chernobyl + Fukushima Research Initiative (Cfri), un progetto di ricerca che, da vent’anni, indaga sul campo lo stato degli ecosistemi investiti dalle radiazioni attraverso i due incidenti più gravi della storia dell’energia nucleare civile. Dell’impatto dei due disastri, oggi, non si parla quasi più. Anzi, molti reportage raccontano come a Chernobyl la natura abbia dato vita a una sorta di paradiso terrestre, dopo l’evacuazione della popolazione umana. NELLA «ZONA DI ESCLUSIONE» a cavallo tra Ucraina e Bielorussia sarebbero tornate a prosperare specie esotiche come lupi, orsi, linci e addirittura i mitici cavalli di Przewalski, quasi estinti. L’assenza dell’uomo sembra aver compensato gli effetti delle radiazioni. «Non proprio corregge Mousseau  Il fatto è che l’area interessata a Chernobyl è molto ampia, circa 200 km². La situazione è assai diversificata. Effettivamente, nelle zone più ’pulite’, la fauna è in buone condizioni. Ma laddove si registra l’inquinamento maggiore, gli effetti sulle popolazioni sono gravi. Lì il tasso di mutazioni genetiche è alterato, così come la fertilità delle specie e la loro riproduzione. La capacità
di adattarsi a un livello di radiazioni elevato, di cui spesso si parla nei racconti più rassicuranti, è limitata a poche specie». Mousseau è stato tra i contestatori del rapporto delle Nazioni Unite del 2014 che, secondo alcuni, minimizzava gli effetti negativi delle radiazioni sull’area di Fukushima. Secondo lui, gli esperti Onu avevano deliberatamente ignorato diversi studi effettuati dal Cfri, i quali dimostravano che anche a Fukushima l’ecosistema era stato danneggiato pesantemente. Alcune specie di farfalle, secondo una ricerca pubblicata su Scientific Reports, presentavano mutazioni coerenti con quelle osservate anche a Chernobyl. E pure a Fukushima le popolazioni di uccelli sono diminuite notevolmente (a Chernobyl addirittura sono diminuite di due terzi).

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