mercoledì 18 gennaio 2017

APPUNTAMENTO TRA TRENT'ANNI....

Riceviamo e volentieri pubblichiamo un contributo di Antonello Brunetti sulle parole pronunciate da un ex dirigente di Cociv in merito al rischio amianto. (http://www.lastampa.it/2017/01/17/edizioni/alessandria/inchiesta-terzo-valico-intercettazione-choc-c-lamianto-tanto-la-malattia-arriva-fra-trentanni-Uftd8J8aVz4ODBXr3eE6vN/pagina.html)



Così parlò il vice del Cociv - Terzo Valico: 

“Amianto? Tanto la malattia arriva fra trent’anni”

Dalle carte dell'inchiesta genovese sulla corruzione nelle grandi opere, l'intercettazione di Ettore Pagani, vicedirettore del Terzo Valico e incaricato da Salini-Impregilo di seguire lo sviluppo del ponte sullo stretto, opera rilanciata da Renzi. A fianco del quale compariva alla festa milanese per i 110 anni del gruppo
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Amianto nei cantieri del Terzo Valico? Tanto “la malattia arriva fra trent’anni”. E’ la raggelante risposta, intercettata dalla Guardia di Finanza di Genova, di Ettore Pagani, uno dei più importanti manager delle grandi opere italiane, arrestato a ottobre insieme ad altre trenta persone nell’ambito di un’inchiesta per corruzione della Procura del capoluogo ligure, parallela a un filone coordinato dai pm di Roma. Pagani era il vice direttore generale del Cociv, il consorzio di imprese che si è autoaggiudicato nel 1991 i lavori del Terzo valico per l’alta velocità ferroviaria Milano-Genova. Ma è anche una figura importante del gruppo Salini-Impregilo e, in questa veste, responsabile del progetto Ponte di Messina, la più faraonica delle opere pubbliche, per ora solo sulla carta ma rilanciata in grande stile da Matteo Renzi tre mesi prima dell’addio a palazzo Chigi. In quell’occasione, il 27 settembre a Milano, alla festa per i 110 anni di Salini-Impregilo, era proprio Ettore Pagani uno degli alti dirigenti immortalati a fianco dell’allora presidente del consiglio.
L’intercettazione anticipata oggi da La Stampa e dal Secolo XIX non era contenuta nell’ordine di custodia cautelare firmato dal gip di Genova a ottobre, ma fa parte di atti d’indagine trascritti dai finanzieri. La frase è del 2015. Durante i lavori emergono tracce di amianto nelle rocce interessate agli scavi del cantiere. I cittadini dell’area coinvolta, fra basso Piemonte e Liguria, cominciano a protestare. La “fibra killer”, infatti, provoca il mesotelioma pleurico, un tumore non guaribile. Che si sviluppa, appunto, parecchi decenni dopo che i microfilamenti di amianto si sono depositati nei polmoni di chi li ha disgraziatamente inalati.
Nella conversazione un interlocutore esprime le sue preoccupazioni sulla gestione del minerale cancerogeno. “Il primo che si ammala è un casino”, dice, riferendosi agli operai che lavorano sul cantiere, quindi a rischio esposizione. Pagani, annotano gli investigatori, risponde in modo agghiacciante: “Tanto la malattia arriva fra 30 anni”.
È come la risata atroce degli imprenditori all’indomani del terremoto dell’Aquila. È come la consapevolezza della camorra di avvelenare la Campania, tanto poi si ammalano dopo. Si ammalano altri.
Ancora di recente, al convegno No Tav Terzo Valico, tenutosi a Casei Gerola, avevamo ricordato che nella cava Parlotta e alla Montemerla non doveva arrivare alcun camion del Cociv. Si è fatto riferimento a quanto appurato in un servizio delle “Iene” con quali modalità viene trasportato, senza alcun controllo lo smarino nelle cave approvate dal Governo e dalle Regioni; alla impossibilità dell’Arpa di garantire il rispetto delle leggi, sia pure trasformate aumentando di dieci volte il limite minimo di amianto consentito.
Era stato citato un passo fondamentale delle intercettazioni riportate nell’atto di arresto di Pagani “Ci sono ben quattro milioni di metri cubi di roccia amiantifera lungo il percorso. Troveremo qualche soluzione!”. Eppure per anni, politici, sindacati, Regioni, partiti e sindaci (a parte quelli di Pontecurone) hanno sostenuto che i controlli operati dal controllore (Cociv) nei confronti del controllato (Cociv) non potevano essere messi in discussione e che il passaggio attraverso i paesi per raggiungere le cave sarebbe avvenuto con tutti i controlli necessari.
Provate ad andare a Casale a chiedere come possono considerare questi Pagano, Longo, Marcheselli che hanno querelato, a destra e manca, chi poneva dubbi sulla loro moralità, etica professionale e correttezza procedurale. Provate a chiedere ai casalesi se li conforta il sapere che le terribili e dolorosissime malattie derivanti dall’inalazione di una particella di amianto compie un ciclo di 30 anni prima di ucciderti. Quella Casale o Broni ove il picco verrà raggiunto nel 2009-2010, colpendo soprattutto una popolazione fra i 30 e 60 anni d’età.
Va ribadito con sempre maggiore forza che quell’opera, il Terzo valico ad alta velocità tra Genova e Tortona Ligure, ormai è indifendibile, come lo era già 25 anni or sono, non solo per le conseguenze sulla salute e sull’ambiente, ma anche dal punto di vista trasportistico.
Lega ambiente delle valli Scrivia, Lemme e Polcevera dichiara di ritenere tutti i soggetti pubblici, in particolare i Sindaci, e i soggetti privati che sostengono il Terzo Valico, responsabili del rischio a cui sottopongono la salute dei cittadini e dei lavoratori delle province di Alessandria e Genova al solo fine di realizzare una costosissima infrastruttura inutile, per la quale non è mai stata provata l’utilità pubblica, non è mai stata presentata una seria analisi costi-benefici, non è mai stata indetta una gara d’appalto.


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