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lunedì 7 maggio 2018

TERZO VALICO E PATTEGGIAMENTI: UN COMMENTO DI ANTONELLO BRUNETTI





PRIME CONDANNE AGLI UOMINI DEL COCIV
PER LE TANGENTI RELATIVE AL TERZO VALICO

Chissà cosa ha pensato l’ingegner Pietro Marcheselli il 13 marzo 2014, ad Alessandria, al convegno della Cisl nel quale si cantarono le lodi del Terzo valico e nel quale, tra gli altri, Pierluigi Lupo, segretario generale Filca Cisl Alessandria, parlò anche di legalità, definita uno dei temi centrali del Terzo valico, insieme all’occupazione e alla sostenibilità ambientale.
L’allora dirigente del Cociv nell’occasione sedeva al fianco del segretario generale della Cisl, Raffaele Bonanni, del presidente della Regione, Roberto Cota e del prefetto Romilda Tafuri.
In quello stesso anno Marcheselli firmò, insieme a Longo, la denuncia nei miei confronti poiché avevo osato parlare di sistema tangentizio all’interno del Cociv. Si aprì una vertenza con tre udienze presso il tribunale di Alessandria. Nell’ottobre i due, unitamente ad altre 12 persone, vennero raggiunti da ordinanze di custodia cautelare dopo lunghe indagini eseguite dalle Procure di Genova e di Roma. Una delle conseguenze fu quella del ritiro della denuncia da parte del Cociv.
Marcheselli, pochi giorni fa ha patteggiato a Genova una condanna a due anni per le mazzette ricevute in cambio dell’assegnazione degli appalti. 
Per la precisione, il direttore dei lavori del Cociv, secondo l’accusa, aveva ricevuto una tangente per l’assegnazione dell’appalto da un milione e 700 mila euro per la galleria finestra di Cravasco (Campomorone, Genova), assegnato all’impresa Giugliano costruzioni. Ha patteggiato anche il titolare dell’azienda edile, Antonio Giugliano (due anni). Condannato (due anni) anche il responsabile degli appalti del Cociv, Maurizio Dionisi. I due manager del consorzio, secondo l’accusa, ricevettero tangenti tra 5 a 10 mila euro, episodi documentati dalle immagini delle telecamere installate dagli inquirenti e messe in onda nei telegiornali.
   
Marcheselli (a destra) con, tra gli altri, Raffaele Bonanni e Roberto Cota 
al convegno della Cisl sul Terzo valico, ad Alessandria, nel 2014.

Ingegnè…la paghetta”, disse Giugliano a Marcheselli consegnandoli la bustarella.
Marcheselli era uscito indenne dall’inchiesta sul traffico illecito di rifiuti della linea ad alta velocità Bologna-Firenze: dopo una condanna in appello a quattro anni che gli era costata la rimozione dall’incarico nel Cociv, la Cassazione lo aveva assolto perdifetto di dolo”, anche se la Corte d’Appello fiorentina aveva messo nero su bianco che il consorzio, incaricato di costruite la Bologna-Firenze, aveva voluto “eliminare i rifiuti come se tali non fossero, con il fine primario di realizzare riduzioni di costi”, riversando nell’ambiente “milioni di tonnellate di scarti di lavorazione inquinati”. 
Nell’ottobre del 2016, quindi, Marcheselli non avrebbe più dovuto avere incarichi di rilievo nel Cociv, come aveva rilevato il prefetto di Genova in un’audizione in Parlamento ma, curiosamente, era a lui che gli imprenditori, per quanto hanno scoperto gli inquirenti, portavano le tangenti, così come agli altri dirigenti del consorzio che ancora devono essere giudicati.
A distanza di 18 mesi pare che non sia ancora stata presa alcuna iniziativa processuale nei confronti degli altri vertici del Cociv e dei titolari di alcune ditte che gestivano i lavori del Terzo Valico, attualmente finanziati per intero dal governo Gentiloni e affidati sempre al Cociv e a ditte in parte coinvolte nei capi di imputazione dell’ottobre 2016.

Oggi apprendiamo che è partita una nuova indagine in merito allo smaltimento di enormi quantitativi di amianto prodotti dagli scavi.

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