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mercoledì 28 febbraio 2018

TESTO UNICO FORESTALE: IL MONDO ACCADEMICO E LE ASSOCIAZIONI AMBIENTALISTE CHUEDONO CHE NON VENGA APPROVATO

da Redazione Tiscali:
Assalto al bosco, Gentiloni ci prova con un decreto. Appello di 200 studiosi: no ai tagli e speculazioni
La norma potrebbe venire approvata nei prossimi giorni. "Il bosco ha bisogno di tutela contro il rischio idrogeologico"
Docenti, ricercatori, botanici, forestali zoologi e esperti di rischio idrogeologico e docenti di diritto costituzionale. Almeno duecento firme giungono al Parlamento, dalle cui commissioni cui è uscito lo schema di decreto varato a dicembre dal Cdm e che potrebbe venire approvato nelle prossime ore. L'appello contro la norma (qui il link Facebook: https://www.facebook.com/notes/associazione-ardea/assalto-alle-foreste-italiane-il-comunicato-di-ardea-e-soa/1958663330842847/) che riscrive le regole sui boschi e le foreste riguarda il tema ambientale per eccellenza che va ben oltre il semplice valore paesaggistico. 
Un argomento fondamentale, in un paese devastato da terremoti, alluvioni e dissesto idrogeologico diffuso, totalmente assente dalla campagna elettorale, eccezion fatta per i Cinquestelle che hanno provato a portare in campo l'argomento annunciando l'intenzione di nominare in un eventuale governo pentastellato il generale Sergio Costa, capo dei Carabinieri forestali in Campania e dirigente di molte delle inchieste sulla devastazione ambientale della Terra dei fuochi, regno delle ecomafie. Costa è stato un acerrimo nemico della riforma voluta da Renzi, quella che cancellando di fatto la vigilanza ambientale ha messo a repentaglio la difesa del territorio del nostro Paese e in particolare dei 12 milioni di ettari di superfice boschiva. Gli incendi eccezionali dell'estate scorsa sono lì a dimostrare le sopravvenute difficoltà.
A cui si aggiungeranno, stando a quanto sostengono i 200 firmatari dell'appello, "deroghe e punti scivolosi" contenuti nella norma voluta dal governo Gentiloni che mettono a rischio il patrimonio boschivo e ne favoriscono l'assalto speculativo. Ma che per il ministro dell'Agricoltura Maurizio Martina "è uno strumento essenziale". Dice il ministro che "vogliamo farne una risorsa che aiuti a difenderci dal dissesto idrogeologico e che dia un contributo alla lotta allo spopolamento nelle aree rurali". 
Ma per gli esperti della materia piuttosto è il contrario. Intanto perché cambia l'iter per la "trasformazione" del bosco, che oggi è generalmente vietata salvo le eccezioni. Il nuovo testo inverte l'onere della prova, nel senso che chi si oppone alla trasformazione, che è sempre possibile, deve dimostrare evidenziare gli ostacoli che possono creare un maggiore danno. Secondo la legislazione attualmente in vigore, gli introiti dell'espianto del bosco devono essere reinvestiti per il miglioramento e per il controllo del dissesto idrogeologico. Quello che succede con la nuova norma è che un intervento eccezionale diventa un iter possibile (sempre) e la compensazione, concetto reso non chiaro, nelle nuove norme prevede anche la cosiddetta "valorizzazione socioeconomica". Spiegano i responsabili dell'associazione Soa e Ardea che in questa definizione "potrebbero rientrare anche baite o strade o magari resort, piste da sci e pargheggi". Opere potenzialmente dannose per il bosco. 
La definizione di bosco cambia
Dalla definizione di bosco escono quei terreni che in un passato anche lontano sono stati coltivati e che per abbandono negli anni sono diventati bosco. Non c'è alcun limite di tempo, nel senso che se un territorio 500 anni fa era coltivato oggi, secondo questa legge, "potrebbe essere svincolato dalle tutele del bosco ed essere sottoposta a tagli indiscriminati". E qui stiamo parlando "di gran parte del patrimonio forestale italiano - scrivono le associazioni ambientaliste -. Questa definizione incredibile apre la strada a tutta una serie di facilitazioni per interventi speculativi, diminuendo, ad esempio, le tutele dal punto di vista paesaggistico". Alessandro Chiarucci, biologo dell'Università di Bologna citato dal Fatto quotidiano, dice che il bosco "non è solo una coltura produttiva ma anche un habitat naturale e ha un valore come tale. E' - continua - un elemento fondamentale della biodiversità che deve aver garantito un diritto ad esistere e ad avere anche delle proprie dianamiche naturali senza dover essere visto esclusivamente in base a necessità umane". Escono dalla classificazione di bosco anche le costruzioni abbandonate che nel tempo siano state abbracciate dagli alberi e dalla vegetazione.
Intervento d'imperio nelle zone private
Per le zone private non "curate" da almeno 10 anni, inoltre, è prevista una classificazione come terreno abbandonato sui quali le Regioni - competenti per boschi e foreste - possono imporre  la gestione. Pena la sostituzione del pubblico che può affidare a un privato lo sfruttamento. Cioè: se entro un anno da quando è previsto il "turno di taglio" il privato non interviene può avvenire la sostituzione. Il ricavato per una parte verrà depositato e il proprietario del terreno potrà rivendicarlo. Questa norma può essere valida per il caso eccezionale, ad esempio per la gestione del rischio idrogeologico o per la salvaguardia delle specie, ma non in modo sistematico. Da qui l'assurdo scientifico. 
Una legge anti-scientifica
"Il governo Gentiloni all'ultimo secondo utile vuole emanare una nuova legge forestale che darebbe il via libera a un vero e proprio assalto ai boschi italiani, permettendo un uso predatorio a discapito della loro qualità ambientale", è scritto nell'appello degli studiosi. Che prosegue: "Esprimiamo tutto il nostro sconcerto per i contenuti della proposta del governo che, in maniera del tutto anti-scientifica, vorrebbe far passare l'idea che il bosco non possa svolgere le proprie funzioni ecologiche senza un pesante intervento umano quando invece si tratta di ecosistemi che si sono evoluti in decine di milioni di anni. Si tratta di una vera e propria ideologia auto-referenziale che nasconde in realtà le mire di chi vede nel bosco un mero fattore di profitto. Manca una visione di riequilibrio ambientale dopo decenni di uso selvaggio del territorio", si legge nel comunicato. Al di là dei casi in cui bisogna intervenire per salvaguardare il bosco stesso, dice Goffredio Filibeck dovente di botabnica all'Università della Tuscia, "fondare una legge sul principio aprioristico che il bosco abbia bisogno di manutenzione per la protezione del dissesto idrogeologico o per gli incendi è un assurdo scientifico". 
27 febbraio 2018
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