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martedì 4 aprile 2017

#CIPRA - RIFLESSIONI: TURISMO INVERNALE E SPECULAZIONE SULL'AMBIENTE ALPINO

Terminata la stagione invernale, Cipra fa il punto della situazione in merito all'impatto del turismo invernale sui territori montani.

Ecco di seguito la posizione di Cipra:

Transizione nel turismo invernale

      © julochka / flickr

Il turismo ha portato ricchezza nelle Alpi. In molte regioni continua ad essere un’importante fonte di reddito, ma anche un fattore di rischio per la dipendenza da un solo settore. L’importanza e l’orientamento del turismo sono tuttavia molto differenziati negli Stati alpini. Un elemento però li accomuna trasversalmente: il cambiamento del comportamento dei visitatori e il cambiamento climatico impongono nuove strategie e nuovi approcci. Si rende perciò necessaria una trasformazione socioeconomica che tenga conto del passato, del presente e delle potenzialità future del turismo.

La Commissione Internazionale per la Protezione delle Alpi CIPRA considera il presente documento di posizione come un contributo costruttivo per promuovere il cambiamento da parte delle destinazioni turistiche. Non ci sono tuttavia ricette universalmente valide per promuovere un turismo invernale capace di futuro. Le richieste qui riportate vanno pertanto intese come spunti di riflessione. La CIPRA è convinta che, con una impostazione e una implementazione intelligenti, il turismo può collegare diversi ambiti della vita e diversi interessi delle popolazioni locali e dei turisti nelle Alpi, contribuendo alla qualità della vita di tutti. Perché, in fin dei conti, quello che conta è una buona qualità della vita nelle Alpi – sia d’estate che d’inverno.

Situazione iniziale e tendenze

Il numero dei pernottamenti nelle Alpi è in calo da anni, anche nei centri di sport invernali che in precedenza avevano successo. Anche il numero delle cosiddette giornate di sci è tendenzialmente in diminuzione in tutti i Paesi alpini da cinque anni, così come la durata dei soggiorni. Da un quarto ad un terzo delle stazioni sciistiche è in deficit.

Le aspettative degli ospiti sono molteplici: non si limitano a voler sciare, ma vogliono anche fare escursioni con le ciaspole, ascoltare concerti, rigenerarsi in centri wellness e frequentare corsi di meditazione, gustare le specialità regionali o avvicinarsi alla cultura e alle tradizioni locali. In particolare i giovani, solo alcuni praticano gli sport invernali e perlopiù occasionalmente.

La competizione globale alimenta l’escalation degli investimenti. In molti nel settore del turismo alpino puntano tutto sulla carta “più grande e più veloce”. Rincorrono i mercati lontani e con eventi spettacolari cercano di attrarre ospiti provenienti da lontano, spesso per una singola visita. Di conseguenza i costi per marketing, infrastrutture e manutenzione continuano ad aumentare.

Le sfide si aggravano con il cambiamento climatico. Già ora, nell’arco di un anno, al di sotto dei 1000 metricade più pioggia che neve e la stagione sciistica diventa sempre più corta. La neve artificiale è solo un ripiego: per produrla sono necessari da tre a cinque giorni consecutivi con temperature inferiori a zero gradi – condizioni sempre meno frequenti. Secondo le previsioni entro il 2050 soltanto le aree al di sopra dei 1800 metri potranno contare sul turismo sciistico. Che cosa si potrà fare nelle altre aree?

Alcune delle misure adottate per affrontare i problemi sopra esposti in realtà accelerano il cambiamento climatico, ad esempio se si attirano visitatori provenienti da lontano con trasferimenti in aereo. Alcuni provvedimenti provocano gravi ripercussioni sull’ambiente e il benessere della popolazione. L’innevamento artificiale, ad esempio, comporta un aumento esponenziale del consumo di acqua e di energia. 

Ricerche condotte in Francia dimostrano che in alcune aree sciistiche la qualità dell’acqua potabile è peggiorata per effetto dell’acqua contaminata proveniente dai serbatoi, dell’acqua addotta da altre zone e degli additivi usati nella preparazione della neve per consentire gli eventi sciistici. Interventi che alterano il territorio e il bilancio idrico possono provocare erosione e smottamenti, mettendo a rischio la sicurezza degli abitanti. L’inquinamento acustico e le polveri sottili provocate dal traffico turistico compromettono la qualità della vita non solo nelle destinazioni, ma anche nelle regioni lungo le vie di accesso.

L’immagine di montagne innevate e paesaggi intatti trasmessa dagli operatori turistici fa sempre più fatica a trovare corrispondenza nella realtà. Tuttavia per molte destinazioni e operatori turistici, mettere in discussione lo sci alpino pare un sacrilegio. Nonostante l’incertezza delle prospettive, continuano a puntare sull’espansione delle infrastrutture sciistiche. Le richieste di finanziamenti pubblici per attività di marketing e infrastrutture si fanno sempre più pressanti e il rischio viene trasferito alla collettività.

Richieste

  • Il turismo sostenibile  rispetta i limiti delle risorse disponibili e stimola approcci innovativi!
 
  • Nessuno sviluppo turistico su ghiacciai e paesaggi incontaminati!
 
  • Smantellare le infrastrutture dismesse e ridimensionare le aree destinate a zone residenziali!
 
  • Creare e promuovere offerte di mobilità sostenibile!
 
  • La promozione del turismo richiede strategie regionali olistiche!
 
  • Imparare dai pionieri!

Documento scaricabile qui http://www.cipra.org/it/posizioni/transizione-nel-turismo-invernale/CIPRA%20Posizione_Transizione%20nel%20turismo%20invernale.pdf/at_download/file