domenica 18 settembre 2016

-7 .....ASPETTIAMO INSIEME LA ZUCCA!




Fervono i preparativi per la festa di domenica 25 settembre...e cresce anche l'ansia per il meteo della giornata!

Per ora le previsioni sono buone...


news meteo METEO ~ PREVISIONI PER IL WEEKEND DEL 25 SETTEMBRE

 OraTempo(°C)Vento (km/h)UmiditàPrecipitazioniGrandineQuota 0°CPressioneTpercVisibilitàUV
02
sereno13.6°
NNE 5 8
debole
85 %
- assenti -0%
3180m1021mb14°>10kmbuona0
08
sereno12.4°
NE 4 6
debole
89 %
- assenti -0%
3250m1021mb13°>10kmbuona0
14
sereno21.2°
ESE 2 3
debole
46 %
- assenti -0%
3410m1019mb22°>10kmbuona2.2
20
sereno17.4°
SSE 2 4
debole
62 %
- assenti -0%
3510m1019mb18°>10kmbuona1
02
sereno14.2°calma89 %- assenti -0%
3510m1021mb15°>10kmbuona0



...proseguiamo dunque instancabili la nostra danza del sole :-) !






Intanto, curiosiamo un po' sull'argomento Zucca, termine che deriva dal latino  “cocutia” (testa), poi trasformato in “cocuzza”, “cozuccae” ( termine dialettale ancora oggi usato in alcune zone) e, infine, zucca.

Dall'enciclopedia Treccani, scopriamo la definizione di Zucca :
Nome di varie specie di piante appartenenti per lo più ai generi Cucurbita e Lagenaria, della famiglia Cucurbitacee.

Si coltivano Cucurbita pepo, maxima (v. fig.) e moschata, erbe annue, a fusto rampicante per mezzo di viticci, foglie grandi, ruvide, fiori unisessuali, grandi, gialli.

Cucurbita pepo ha frutti di forma e dimensioni svariatissime (allungati o sferici o depressi, lisci o verrucosi, gialli o striati di verde) a polpa filacciosa quando sono maturi e che quindi si mangiano immaturi (detti zucchine o zucchini); la varietà più comune è quella italica, a fusto corto, privo di viticci; si mangiano, per lo più fritti, anche i fiori maschili; la varietà oblonga, detta z. da foraggio, è spesso coltivata nei campi di mais e i frutti sono un eccellente foraggio per i maiali.

Cucurbita maxima è la z. comune; ha frutti generalmente grossi, fino a 1 m di diametro, carnosi, che si mangiano maturi; si conservano bene durante tutto l’inverno. Cucurbita moschata, detta z. dei friggitori, z. violina, z. torta, ha frutti piccoli, allungati, clavati, con i semi solo nella parte ingrossata; anche questi si conservano bene durante l’inverno.

Le zucche alimentari si consumano cotte, anche in minestre, o fritte; talune si conservano tagliate a fette e disseccate. I semi si mangiano abbrustoliti; non abbrustoliti sono stati usati in medicina come vermifughi e particolarmente tenifughi. Dai semi si ricava un olio commestibile (resa fino al 25%), verdognolo, di sapore e odore particolari, ma poco pronunciati. "

Sul sito di Taccuini Storici invece impariamo l'origine di questo frutto, che probabilmente arriva dall'India:



"Forse furono gli Etruschi a coltivarle, o prima ancora, i navigatori Fenici quando approdavano alle foci dei fiumi italici. Sia Discoride che Plinio chiamavano la zucca “il refrigerio della vita umana, il balsamo dei guai”.
Il poeta Marziale (40 –104 d.C.), ci lascia un divertente epigramma su di un anfitrione che usava solo zucche per elaborare ogni sorta di vivanda.

“….le zucche Cecilio
taglia in mille pezzettini.
Le mangi all’antipasto
te le da nella minestra
te le serve per pietanza
le mette nel contorno”.


Le zucche turchesche (genere "cucurbita", quelle più buone e diffuse), vennero invece introdotte in Europa nel XVI sec. con la scoperta dell'America, insieme alla patata e al pomodoro: i semi più antichi, ritrovati in Messico, risalgono al 7000-6000 a.C. Nel nord America la zucca rappresentava un alimento “base” della dieta degli Indiani e infatti i primi coloni impararono da loro a coltivarla. 
Nella tradizione contadina era uso tenere in casa una zucca come soprammobile, quale auspicio di felicità ed abbondanza. Ancora oggi questa pianta viene coltivata per i suoi frutti, dalle caratteristiche assai diverse a secondo della specie. La polpa, compatta e zuccherina ha proprietà lassative, diuretiche e rinfrescanti ed è usata in cucina come piatto a se, come ingrediente di minestre, risotti, pietanze e marmellate, oppure come ripieno di paste."

La Zucca entra anche nella lingua italiana: tante sono le espressioni che la vedono protagonista
andar fuori di zucca
  • • Perdere la ragione; confondersi; ridursi alla pazzia; avere un attacco d'ira; sragionare; impazzire; delirare; non capire più niente.
  • La zucca, qui, è uno dei tanti sinonimi di “testa”.
  • Var.: andar fuori di testa
essere una zucca (fam)
  • Fig.: essere ottusi, poco intelligenti, non capire le cose. Anche essere inoltre cocciuti, testardi o puntigliosi.
  • Var.: essere una zucca vuota
essere una zucca dura (fam)
  • Fig.: essere cocciuti, testardi, difficili da convincere di qualcosa
E tanti sono i proverbi che riguardano la Zucca:

San Luca (18 ottobre ndr), cava la rapa e metti la zucca

«Zucc e don brutt ghe nè de per tutt».
(Proverbio milanese)

«Chi magna suche in abondanza, non avarà dolor de panza».
(Proverbio popolare)

«Conzala cumu vue è sempra cucuzza».
(Proverbio calabrese)



- El primo zorno de april, meti le suche, che le vien come un baril!

- Co arriva le Madone tutte le suche le ze bone!

- Co vien el trenta de agosto, tute le suche va al rosto!
(Proverbi veneti)

Infine dal sito La Zucca nell'Orto, leggiamo di favole e racconti che hanno come protagonista la Zucca:

Nel corso del XVII secolo la zucca si radica sempre di più nella favolistica Europea. Jean de La Fontaine (1621-1695), le dedica uno dei suoi tanti apologhi morali, La ghianda e la zucca.

Charles Perrault (1628-1703) rese definitivamente fiabesca e popolare la zucca nella sua raccolta Contes de ma mere l’oye (I racconti di mamma Oca) del 1697, dove compare la prima versione di Cenerentola, fiaba per eccellenza, riprodotta in centinaia di versioni, diffusa a livello mondiale grazie al film della Disney del 1950. La zucca ha il ruolo fondamentale di essere nuovamente un mezzo di trasporto, seppur trasformata temporaneamente in carrozza.

Anche negli altri continenti troviamo fiabe e leggende legate alla zucca, a riprova della sua universalità.

In America centrale è diffusa la storia di un uomo chiamato Iaia, il cui unico figlio morì improvvisamente. Distrutto dal dolore il padre lo seppellì in un’enorme zucca ai piedi di una montagna. Dopo qualche tempo tornò sul posto per piangere il figlio e, aprendo la zucca, non trovò più i suoi resti ma solo tanta acqua dove nuotavano pesci d’ogni tipo. Sconvolto rimise il coperchio alla zucca e tornò al villaggio raccontando l’accaduto. La voce si sparse e qualcuno cominciò a credere che l’enorme zucca contenesse inestimabili tesori. Così quattro fratelli decisero di rubarla ma furono sorpresi sul fatto da Iaia medesimo. I ladri si spaventarono e nella fuga fecero cadere la zucca che si spaccò in tanti pezzi. Da essa uscirono torrenti d’acqua che inondarono copiosamente la terra. Così, secondo la leggenda, si formarono gli oceani e i mari.

In Indocina è presente il mito del diluvio universale, dal quale si salvarono solo fratello e sorella rinchiudendosi in una zucca. Dai due fu concepita la nuova umanità, in modo alquanto bizzarro. La donna partorì una zucca e i suoi semi, sparsi per la pianura e la montagna, diedero origine alle razze umane.

In India, esiste una leggenda simile: alla sposa di un re era stata promessa la nascita di sessantamila bambini. Anche questa donna partorì una zucca dalla quale uscirono i sessantamila bambini annunciati.

In Giappone numerosi sono i racconti tramandati aventi come soggetto la zucca e i suoi semi portentosi, di solito donati da animali pieni di gratitudine, che danno qualcosa di prezioso a chi è venuto loro in aiuto.

In Africa ritroviamo la zucca protagonista di favole di diverse aree: Ghana, Senegal, Costa D’Avorio, Burkina Faso, Mali. Ancora una volta sono storie legate alla miracolosità dei suoi semi che si trasformano in monete d’argento per il protagonista della storia, e in serpenti per i ladri che cercano di rubarli; oppure, come nel caso de la zucca della saggezza, essa ritorna ad essere un contenitore immenso che ritiene al suo interno tutta la saggezza del mondo. Essa va quasi sempre sprecata perché rotta in milioni di pezzi, a simboleggiare la stoltezza dell’animo umano, incapace di essere saggio e giusto a lungo.

Infine non possiamo non citare qualche autore italiano contemporaneo. Il primo, molto amato dai bambini e dagli adulti è Gianni Rodari (1920-1980). Nel suo racconto Le avventure di Cipollino del 1959 fra i vari ortaggi protagonisti della storia, ritroviamo anche una Sora Zucca.
Mentre la scrittrice Gina Lagorio (1922-2005) le ha dedicato un intero racconto, contenuto in una raccolta che prende proprio il titolo di Elogio della Zucca.
Per finire il poeta Andrea Zanzotto (1921-2011) le ha scritto – ispirandosi al poema satirico di Lucio Anneo Seneca (4 a.C. – 65) “Apokolokyntosis, una poesia: “apocolocintosi”.

Ci salutiamo con questa filastrocca dedicata a una zucca piena zeppa di verruche, da cui il nome Barucca .
A domenica!!!

Filastrocca della zucca barucca
Chi tocca
di zucca
la zucca
di Checca
fa zucca
barucca
e la zucca
si ammacca.
Che pacca
che schiocca!




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