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venerdì 10 giugno 2016

SENTENZA SOLVAY SULL'INQUINAMENTO DI SPINETTA MARENGO:MEDICINA DEMOCRATICA

Riceviamo e pubblichiamo il comunicato stampa di Medicina Democratica in merito alle motivazioni, pubblicate in questi giorni, della condanna per inquinamento colposo  dei vertici di Solvay.
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Medicina democratica si appellerà contro la sentenza Solvay di Spinetta Marengo sostenendo l’avvelenamento doloso delle acque (art. 439).

Depositate, 180 giorni dopo, le motivazioni della sentenza del 14 dicembre 2015: l’ennesimo ingiusto verdetto della giustizia italiana. Deludente e preoccupante. Deludente per le parti civili vittime dell’ecocidio che esigeva condanne e risarcimenti severi. Preoccupante per gli abitanti della Fraschetta, consapevoli che soltanto una costosissima bonifica del territorio avrebbe potuto scongiurare un futuro di indagini epidemiologiche con sempre più morti e malattie. Deludente e preoccupante anche per i Movimenti, considerando che Casacci è contemporaneamente anche la nuova presidente del Tribunale. La sentenza infatti va opportunamente collocata nel nostro libro fra le tante (Eternit, Thyssenkrupp, Bussi, ecc.) a definire che “non esiste giustizia in campo ambientale”, con tanta pace per innumerevoli comunità italiane che proprio dalla Magistratura di Alessandria attendevano una coraggiosa inversione di tendenza ai processi che hanno scandalizzato l’universo ecologista per la loro sostanziale impunità tramite la derubricazione dei reati dal pesante dolo alla lieve colpa e le prescrizioni, per non dire delle assoluzioni.
Tutte le aspettative, deluse ad Alessandria, ruotavano attorno all’ormai famoso articolo 439 del codice penale che condanna la consapevolezza del delitto contro la collettività, il dolo appunto: “Chiunque avvelena acque destinate all’alimentazione, prima che siano attinte o distribuite per consumo, è punito con la reclusione non inferiore a…”. Da 10 a 18 anni aveva chiesto il Pubblico Ministero per gli 8 imputati. Sono infatti almeno 21 le sostanze tossiche e cancerogene prima scaricate di nascosto in falda e poi addirittura omesse di bonifica. Una bonifica che necessiterebbe un risarcimento miliardario.  Gli occhi del mondo penale e ambientalista sono rimasti per 8 anni puntati sul tribunale di Alessandria, 3 anni in Corte di Assise, dove la battaglia in campo dottrinale è stata esaltata dagli enormi interessi economici in gioco, in vista di una sentenza di possibile portata storica in campo giudiziario. In questi 8 anni, invece, gli occhi delle vittime hanno pianto testimoniando in aula e non pochi si sono nel frattempo spenti in attesa di giustizia. Noi, che in tribunale ci siamo battuti più di ogni altro, possiamo dire che oggi i più deboli hanno ottenuto giustizia? Non possiamo. Lo lasciamo dire agli avvocati, come ai politici che alle elezioni vincono tutti.
Ad Alessandria, dopo la melina di 8 anni di udienze, contiamo assolti i 4 imputati principali “perché il fatto non sussiste” e gli altri 4 minori (38 erano gli iniziali) condannati a lievi pene, per colpa. Condanne di 2 anni e 6 mesi invece che di 18 anni, risarcimenti in proporzione ma perfino a chi (Comune, Provincia ecc.) si merita tutt’altro. Bonifica nel libro dei sogni.  La bomba ecologica di Spinetta Marengo equiparata… ad incidente per attraversamento con il rosso. Non dolo cosciente ma involontarietà della colpa.  Facile la prescrizione. I potenti vertici assolti: estranei al disastro ambientale e all’omessa bonifica. I condannati per colpa: non ne erano consapevoli... anche se avevano cercato di nasconderne le prove (con i vertici). Le tonnellate di prove provate del PM: carta staccia. Vittime della sentenza: le parti civili morte e ammalate e gli abitanti inquinati del territorio, nonché il mondo ambientalista disarmato. Vittima la Giustizia insomma, che, per essere “uguale per tutti” dovrebbe, per citare Raffaele Guariniello, cercare di fare il bene per i più deboli.
La sentenza boccia il capo di imputazione e l’impianto accusatorio della Procura "art. 439 Avvelenamento" e con omessa bonifica. Li smentisce in toto: nega l’avvelenamento della falda, né doloso né colposo, derubrica a disastro ambientale, e non doloso ma colposo, " Disastro" e senza omessa bonifica. Insomma l’equivalente penale di uno sversamento accidentale di una cisterna in un fiume.
Anzi, il Pubblico Ministero è chiamato addirittura sotto processo in alti gradi della magistratura come fraudolente.
La Corte aveva a disposizione innumerevoli prove di “dolo”.   Ne bastava una: l’avviso “Acqua non potabile” era solo nel bagno dei dirigenti, non c’era nel resto della fabbrica, né sopra ai rubinetti di Spinetta, né a fianco dei pozzi del territorio.


Medicina democratica Movimento di lotta per la salute
Sezione provinciale di Alessandria




Da AlessandriaNews del 8 giugno 2016

Le motivazioni della condanna per l'inquinamento di Spinetta spiegate in 350 pagine

Sono state depositate ieri le motivazioni della condanna a 2 anni e 6 mesi per disastro colposo a quattro dirigenti delle aziende che si sono succedute nella gestione del polo chimico. 350 pagine che spiegano il perchè del disastro colposo e non inquinamento doloso, come richiesto dal pubblico ministero
ALESSANDRIA - Aveva chiesto 90 giorni di tempo, se ne è presa 180 il giudice Sanda Casacci che ieri ha depositato le motivazioni della sentenza a carico di quattro dirigenti delle società che si sono succedute nella gestione del polo chimico di Spinetta Marengo, Ausimon/Edison poi Solvay.
La sentenza, emessa il 14 dicembre 2015 dalla Corte d'Assise di Alessandria, condannava a... LEGGI TUTTO