giovedì 31 marzo 2016

DIMISSIONI DEL MINISTRO GUIDI


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La ministra dello Sviluppo Federica Guidi si è dimessa. La decisione arriva dopo la pubblicazione dell’intercettazione in cui la Guidi racconta al compagno Gianluca Gemelli, indagato dalla Procura di Potenza, dell’«emendamento che dovremmo riuscire a mettere dentro al Senato». L’intercettazione riguarda un’inchiesta sullo smaltimento dei rifiuti legati alle estrazioni petrolifere. L’opposizione accusa il ministro di «conflitto d’interessi» e annuncia mozioni di sfiducia, ma la maggioranza fa calare sulla vicenda un raggelante silenzio. 

Tratto da La Stampa del 31 marzo 2016 


... a questo punto chi può escludere che per le terre da scavo non sia accaduta la medesima cosa?

Sindaci ed abitanti della Val Lemme svegliatevi!


 


GLIFOSATO NELLA CAMPAGNA ALESSANDRINA:COSA BEVIAMO E RESPIRIAMO?



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Prima di acquistare una bottiglia di vino, magari con un'attraente etichetta, verifichiamo come viene lavorata la Vigna.
Non acquistiamo da aziende che diserbano chimicamente la vigna. Tuteliamo la nostra salute, diciamo no al glifosato!


Tassarolo 31 marzo 2016



Tassarolo 31 marzo 2016



Tassarolo 31 marzo 2016




Tassarolo 31 marzo 2016



Tassarolo 31 marzo 2016



Tassarolo 31 marzo 2016



Tassarolo 31 marzo 2016



Tassarolo 31 marzo 2016



Tassarolo 31 marzo 2016



Tassarolo 31 marzo 2016




Gavi 31 marzo 2016



Gavi 31 marzo 2016



Gavi 31 marzo 2016



Gavi 31 marzo 2016



Gavi 31 marzo 2016



Gavi 31 marzo 2016

CENA RACCOLTA FONDI PER RICORSI CONTRO IL TERZO VALICO - NEBBIOLI DI GAVI 9 APRILE ORE 19,45


mercoledì 30 marzo 2016

CARTOLINE DALLA VAL LEMME

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Nulla di buono in vista.








LA TRANSIZIONE ENERGETICA IN ITALIA

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La transizione energetica in Italia: tra strategie di conservazione e comunità emergenti
con una postilla sul referendum del 17 aprile 2016


Giovanni Carrosio


Siamo nel mezzo di una crisi energetica, forse la più importante nella storia dell’umanità. Faccio riferimento al concetto di crisi, così come è stato adoperato da Immanuel Wallerstein: una fase nella quale le contraddizioni interne al sistema energetico dominante non possono più essere risolte ristrutturando il sistema tale e quale, ma inducono ad un periodo di transizione caratterizzato da instabilità e oscillazioni sempre più estreme tra varie alternative possibili di uscita dalla crisi. Una fase nella quale il sistema è aperto a diverse soluzioni alternative, ognuna delle quali è intrinsecamente possibile: si fronteggiano progetti di egemonia differenti, alcuni con più possibilità di affermazione, perché sorretti da poteri ancora dominanti, altri più fragili, perché decisamente discontinui rispetto ad essi. Nei periodi di transizione, chi del sistema è parte, sia in una logica consociativa che antagonistica (movimenti sociali, forze politiche organizzate, gruppi di interesse economici, governi e istituzioni, cittadini e comunità locali) esercita un ruolo importante: in base alla composizione delle pressioni esercitate, il sistema prende un orientamento che con il tempo si fa dominante. I periodi di transizione possono essere anche molto lunghi, certamente caotici: il sistema oscilla in modo disordinato spinto da logiche contraddittorie, ma a un certo punto, il risultato delle pressioni diventa coerente e ci si ritrova collocati in un sistema energetico differente. Assai difficile prevedere quali saranno i caratteri peculiari del nuovo sistema, non siamo ancora in una fase matura della transizione, e per questo i movimenti sociali, le nuove eco-imprese e le comunità locali hanno ancora molte possibilità per orientarne la direzione. Ciò che dobbiamo fare è innanzitutto cercare di comprendere in modo analitico ciò che sta succedendo. È indispensabile uno sforzo di analisi per collocare le nostre scelte nel presente, affinché le cose prendano verosimilmente il corso che auspichiamo.

Le ragioni della crisi energetica

La crisi energetica prende forma per una serie di ragioni interne ed esterne al sistema: sono ragioni interne l’esaurimento delle risorse e la crescita della domanda globale di energia; sono invece fattori esterni il cambiamento climatico, la nascita di gruppi di pressione che orientano il proprio agire politico per modificare il sistema energetico, le lotte ambientali portate avanti dalle comunità contro i danni ambientali provocati da grandi impianti per la produzione di energia.

Proviamo ad approfondire i vari fattori citati. Il progressivo esaurimento delle risorse fossili è uno dei fattori predominanti della crisi: su di esso esistono proiezioni condivise, nonostante sia molto difficile fare delle previsioni. I paesi detentori delle risorse fossili tendono a minimizzare i dati che mostrano la scarsità di risorse, così come le grandi compagnie di estrazione. La maggior parte degli

scienziati, tuttavia, concorda su proiezioni che ci vedono nel pieno del picco del petrolio, con conseguenze imprevedibili sulla scala temporale: è difficile prevedere quando vi saranno conseguenze irreversibili sui sistemi socio-politici e con quale velocità. L’andamento del prezzo del petrolio sarà un nodo cruciale di accelerazione o rallentamento della crisi energetica: controllarne le dinamiche significa anche governare la crisi. Esistono perciò forze organizzate che certamente hanno più potere di altre nell’orientare il sistema durante la transizione. Il secondo fattore, strettamente connesso al primo, è l’incremento dei consumi da parte dei paesi emergenti. Il fatto che Cina, India e Brasile abbiano sempre più bisogno di energia per dare gambe alla crescita economica, introduce un elemento di instabilità nel sistema energetico globale. Non solo le risorse fossili sono in esaurimento, ma il numero di pretendenti si allarga ed i consumi globali crescono vorticosamente. Le instabilità che si producono sono soprattutto di natura geopolitica, dovute alla contraddizione tra sicurezza energetica degli stati nazionali e contrazione delle risorse disponibili e alle conseguenti tensioni tra stati per l’accaparramento di nuovi giacimenti. I recenti accadimenti in Ucraina ci mostrano con forza come la competizione per le risorse produca conseguenze geopolitiche incontrollabili. E le drammatiche tensioni che continuano a generarsi a partire dal Medio-Oriente, con l’avanzata del terrorismo di Daesh che si sorregge su un’economia petro-terroristica, ci ricordano come il legame tra consumatori occidentali di energia e padroni dei pozzi sia fatto di intrecci che producono commistioni e zone d’ombra tra apocalittiche categorie etiche come quella del Bene e del Male.

Un fattore esterno al sistema energetico rende il quadro ancora più complesso: mi riferisco al climate change, ovvero alle alterazioni che le emissioni per la produzione di energia da fonti fossili hanno provocato al clima. Gli effetti del riscaldamento del pianeta sono ormai tangibili: essi prendono forma nel caos climatico, che si manifesta con eventi estremi sempre più frequenti, capaci di mettere in ginocchio intere regioni del pianeta. L’esistenza della specie umana sulla terra rischia di diventare assai difficile, a causa dell’innalzamento dei mari, dell’inaridimento di vaste porzioni di terra, di temperature sempre più elevate e dell’erosione del saggio di produttività dell’agricoltura, che potrebbe mettere in serio pericolo la sicurezza alimentare su scala globale. Le conseguenze economiche di questi eventi atmosferici, che attirano l’attenzione dei poteri dominanti più delle catastrofiche conseguenze ambientali, non sono più trascurabili e pongono il tema della lotta al cambiamento climatico e delle strategie di mitigazione e adattamento al centro dell’agenda politica di una parte delle organizzazioni internazionali. Una delle principali misure per ridurre le emissioni in atmosfera riguarda proprio il settore energetico: diminuire drasticamente i consumi e convertire il sistema fossile verso un sistema carbon free è l’obiettivo prioritario per provare a mitigare il cambiamento climatico. Queste esigenze si scontrano però con quelle dei paesi emergenti, di molti governi e con gli interessi di grandi gruppi industriali: i paesi emergenti pretendono di perseverare sulla strada della crescita, come l’Occidente ha fatto nel corso degli ultimi due secoli; i governi occidentali e grandi gruppi economici temono che un’applicazione rigorosa del protocollo di Kyoto li porti a perdere l’egemonia sul sistema economico globale.

Esistono ancora due fattori esterni, che si manifestano come frattura tra sistema energetico dominante e società. In primo luogo, crescono le opposizioni delle comunità locali alla ricerca di nuovi siti estrattivi, alla costruzione di nuove infrastrutture energetiche, alla presenza di impianti inquinanti. Ne sono un esempio, nel caso italiano, i movimenti contro la conversione a carbone

delle centrali di Porto Tolle, La Spezia, Rossano Calabro, Civitavecchia; i comitati che si battono per la conversione ecologica del sito minerario del Sulcis, la rete di associazioni che contesta la costruzione di rigassificatori al largo delle coste, i cittadini organizzati che si oppongono alle attività estrattive dell’ENI in Basilicata. In secondo luogo, prende forma un consumerismo critico dell’energia. Nascono gruppi di consumatori ed associazioni che reclamano energia pulita e giusta. Alcuni esercitano pressione sui grandi gruppi che gestiscono le risorse fossili e si organizzano per acquisti collettivi di piccoli dispositivi per la micro-generazione di energia da fonti rinnovabili – per esempio le cooperative Retenergie – oppure danno vita a cooperative di consumo di energia 100% etica e rinnovabile – come ènostra, che consente ai propri soci di staccarsi dai tradizionali fornitori di energia elettrica. Altri, si organizzano in forme comunitarie per il raggiungimento dell’autonomia energetica su scala locale, diventando co-produttori di energia. Le associazioni in particolare – come Energia Felice, Comitato Sì alle Rinnovabili No al Nucleare - si mobilitano in positivo per la piena attuazione del referendum sul nucleare. Accanto ai movimenti sociali per l’alternativa energetica, vi è una fitta rete di imprese medio-piccole, che cercano spazio tra le pieghe non presidiate dal sistema dominante: professionisti, installatori, produttori di micro-dispositivi, certificatori energetici, appartenenti alla filiera della nuova edilizia a consumi zero.

Un altro fronte, spesso sottovalutato dai movimenti sociali e loro potenziale alleato, è dato dal riposizionamento di grandi imprese ad alto tasso di innovazione tecnologica, come Siemens, che stanno investendo in nuove tecnologie legate alle smart grid, dando una spinta dall’interno del mondo industriale alla transizione. Si tratta di operazioni spesso ambivalenti, portate avanti anche da colossi del settore energetico tradizionale – pensiamo ai concentratori solari luminescenti di ENI – che fanno parte allo stesso tempo di strategie di conservazione (si veda prossimo paragrafo), e di operazioni che aprono contraddizioni e dissociazione di interessi all’interno dello stesso regime energetico.

Le strategie di conservazione: grandi imprese, carbon lock-in e la trappola del gas

Abbiamo già detto come la transizione energetica non sia un processo univoco. Il passaggio da un sistema incentrato sulle risorse fossili ad uno fondato prevalentemente su quelle rinnovabili è un percorso accidentato, con fasi di accelerazione, fasi di stallo e momenti di arretramento. Nei periodi di transizione operano tante forze: resistenza e cambiamento si scontrano. Le forze dominanti adottano diverse strategie per non perdere l’egemonia sul sistema energetico. Alcuni parlano di carbon lock-in, come quell’insieme di azioni funzionali alla conservazione del sistema tecno-istituzionale che sfrutta le fonti fossili. Per riprodursi incontrastato, questo sistema agisce su diversi fronti.

Il primo è più tangibile: si tratta della strenua conservazione dell’esistente, soprattutto laddove non esistono forti opposizioni politiche e sociali capaci di mettere in discussione le loro attività e i sistemi regolativi sono molto permissivi sotto il profilo ambientale. La Strategia Energetica Nazionale di Passera va ampiamente in questa direzione, prevedendo anche la sottrazione della materia energetica alle regioni per un ri-accentramento decisionale. Il caso lucano ci rimanda a questo tema: un’area socialmente fragile, dove non esistono consistenti risorse di mobilitazione capaci di rimettere in discussione le attività dell’ENI.

Il secondo fronte è più subdolo, perché propagandato spesso come cambiamento in una direzione di sostenibilità. Si tratta dell’ammodernamento dell’esistente, secondo i principi della modernizzazione ecologica. I grandi investimenti in ricerca e sviluppo per la diffusione di tecnologie di cattura e stoccaggio di CO2 nelle centrali a carbone, sono un esempio di come i grandi gruppi orientano la ricerca sulle tecnologie per combattere il cambiamento climatico in una logica di preservazione della propria egemonia. Il carbon capture and storage consente di continuare a produrre energia da carbone, rendendo il processo meno inquinante in termini di emissioni. Si tratta di una innovazione interna al percorso tecnologico del carbone, che ne consente la sopravvivenza anche in ambienti più ostili, dove le pressioni sociali sono forti e le normative ambientali più stringenti. In questo caso si innova per conservare, affinché la produzione di energia da carbone non venga sostituita da sistemi tecnologici alternativi. Su questa tecnologia esistono controversie scientifiche importanti. Molti scienziati e analisti ritengono che lo stoccaggio di anidride carbonica nel sottosuolo non sia affatto sicuro: alcuni paventano un legame tra incremento del rischio sismico ed esperimenti di storage. Si tratta pertanto di una soluzione difficilmente percorribile al fine di ridurre le emissioni climalteranti, ma sulla quale si riversano enormi quantità di denaro per ricerca e sviluppo (a discapito della ricerca su risparmio e rinnovabili). Ancora una volta, perciò, non si trova soluzione ad un problema ambientale, ma lo si sposta su un altro versante non ancora saturo.

Il terzo fronte è di apertura nei confronti delle rinnovabili e di condizionamento delle politiche di incentivazione e di regolazione. Il sistema dominante entra nel mercato delle rinnovabili, per orientarlo e governarlo, imprimendo accelerazioni e provocando fasi di stallo a seconda delle proprie esigenze. Il tentativo di governare le rinnovabili è funzionale a costruire un sistema nel quale esse ricoprano un ruolo esiziale e complementare. Enel, per esempio, ha da qualche anno dato vita alla società controllata Enel GreenPower, con l’obiettivo di investire nelle energie rinnovabili, mantenendo il controllo sul mercato dell’energia. Gli investimenti nelle rinnovabili cresciuti con forza negli ultimi cinque anni, hanno provocato una destabilizzazione del sistema elettrico nazionale, con importanti problemi di gestione della rete. I grandi gruppi hanno investito in produzione di energia, senza intervenire sullo stoccaggio e l’ammodernamento delle reti. In questo modo, contribuiscono a diffondere una immagine falsata sulle rinnovabili creando un clima di delegittimazione. L’immagine che trasmettono è di inaffidabilità e incapacità di garantire la continuità nella fornitura di energia.

Ai tre fronti di conservazione va aggiunta la trappola del gas: ovvero, l’idea dominante per cui il passaggio dalle fonti fossili alle rinnovabili richieda una fonte di transizione rappresentata dal gas naturale. Ma gli ingenti investimenti che stanno facendo le grandi imprese fossili con il consenso di alleanze interstatali su questo fronte sono un ulteriore tentativo di bloccare la transizione. L’imponente apparato tecno-istituzionale del gas naturale si impone come nuovo dispositivo di conservazione del sistema fossile. L’Italia si trova al centro di questa strategia, con l’ambizione di diventare hub strategico del gas per il resto d’Europa. Rientrano in questo obiettivo i tre rigassificatori entrati in funzione negli ultimi anni (Panigaglia, Porto Tolle e Livorno), i quattro approvati (Porto Empedocle, Gioia Tauro, Priolo Gargallo, Trieste, Capobianco) e i cinque ancora in fase progettuale (Ravenna, Taranto, Monfalcone, Rosignano, Porto Recanati). A questi va aggiunto il Trans Adriatic Pipeline (TAP), un progetto di gasdotto che dalla Grecia dovrebbe passare per l’Albania, immergersi nel Mar Adriatico per poi rispuntare in Puglia, in uno dei tratti di

costa più belli e incontaminati del Salento. Il TAP è solo un segmento di un’opera ancora più grande, un serpentone di 3.500 chilometri che una volta completato porterà in Europa il gas che si trova al largo dell’Azerbaigian, nel Mar Caspio. In un secondo momento il Corridoio potrebbe comprendere anche il gasdotto Trans-Caspian, dal settembre 2011 oggetto di un negoziato diretto tra la Commissione europea e il governo del Turkmenistan. Gli altri due tratti si chiamano Trans Anatolian Gas Pipeline (TANAP) che, come dice il nome, interesserà il territorio turco, e Southern Caucasus Gas Pipeline, che parte dal Mar Caspio e passa per le Georgia.

L’alternativa energetica: risparmio, micro-generazione e comunità locali

Di fronte alla pervasività del sistema dominante e alla sussunzione delle rinnovabili all’interno di una strategia di conservazione, sembra impossibile intervenire dal basso per orientare la transizione energetica verso un sistema energetico democratico, giusto e libero dal carbonio. Nella lunga transizione dal carbone ai giorni nostri, i soggetti del cambiamento sono mutati.

Un bravo storico della Columbia University, Timothy Mitchell, nel suo libro “Carbon Democracy. Political Power in the Age of Oil (2012)”, ha delineato una relazione molto stretta tra l’avvento del carbone e l’importanza della classe operaia come soggetto politico organizzato all’interno delle democrazie occidentali. Il ciclo del carbone permetteva alla classe operaia di poter rivendicare diritti attraverso lo sciopero in una serie di nodi centrali del ciclo produttivo, dalla sua estrazione fino all’utilizzo nelle centrali. Bloccare una sola di queste fasi significava far mancare energia a tutto il sistema produttivo di uno stato nazionale. Pensiamo a quanta risonanza e valore simbolico ha avuto ancora negli anni 1984-1985 lo scontro tra i minatori del carbone e la Tatcher, che voleva chiudere – ed effettivamente chiuse – tutti i siti minerari in Inghilterra non solo per ragioni economiche, ma per sottrarre ai lavoratori un terreno di lotta attraverso cui rivendicare diritti e democrazia. E non a caso, la chiusura delle miniere prevedeva una transizione energetica verso petrolio e nucleare, fonti energetiche che richiedono un sistema di potere molto concentrato.

Per Mitchell il declino tardo novecentesco del movimento operaio come forza del cambiamento ha una delle cause proprio nel mutamento del sistema energetico e nel passaggio dalla centralità del carbone a quella del petrolio. Quest’ultima, fonte poco controllabile socialmente perché dislocata soprattutto nei paesi mediorientali e bisognosa di un apparato militare per gestirne le implicazioni geopolitiche, ha fatto sì che i lavoratori e i cittadini dei paesi occidentali perdessero la possibilità di controllare l’elemento primario per il funzionamento degli apparati sociali e produttivi della società contemporanea.

Come si collochino oggi i lavoratori nella transizione energetica, se forza di cambiamento o di conservazione, è un elemento che richiederebbe un approfondimento. Se il conflitto è tra decentramento dei sistemi produttivi - fino ai micro-dispositivi famigliari - e centralizzazione emergono nuovi soggetti: i cittadini e le comunità locali, insieme ai professionisti e alle piccole e medie imprese, hanno ampi spazi di agibilità politica dentro il paradigma della transizione. Essi mettono in luce una serie di antinomie che ci portano oltre la dialettica tra capitale e lavoro: decentramento/accentramento, risparmio/produzione, autonomia/dipendenza, sovranità energetica/sicurezza energetica. Dentro questa cornice concettuale, il modello “fordista” di produzione di energia entra certamente in crisi con tutte le sue componenti, anche quella del lavoro

e della sua rappresentanza. E cambiano anche le forme e i fini delle lotte. Il risparmio energetico diventa lo strumento più forte per orientare la transizione dal basso (si veda Leonardo Becchetti, Il mercato siamo noi. Politiche per un’economia della felicità) mettendo in discussione il patto produttivistico tra imprese fossili e lavoro. Risparmiare energia significa rendere superflua una buona parte della produzione, riducendo il peso che le grandi imprese energetiche hanno sull’ambiente. Con le nuove tecnologie e adottando comportamenti virtuosi è possibile ridurre drasticamente i consumi di energia mantenendo inalterata la qualità delle nostre vite. Fare pressione per ambiziose politiche di risparmio energetico su più livelli è molto importante. Ma è altrettanto importante mobilitare cittadini e comunità locali perché adottino strategie di risparmio. Il risparmio di energia è una forma di critica materiale al sistema energetico dominante: bisogna riflettere come mai fino ad oggi le mobilitazioni locali contro il biocidio delle grandi imprese di energia non hanno promosso forme di lotta inedite e generalizzabili come lo sciopero dei contatori; può essere mobilitato un patrimonio di creatività per innovare le forme di protesta, in modo tale da sottrarre al sistema fossile la linfa vitale. Il secondo strumento per orientare la transizione energetica è la produzione di energia in forma decentrata, a livello di comunità o di singole famiglie. In Italia, ad esempio, vi è stata una straordinaria diffusione del fotovoltaico.

Questa diffusione ha avuto certamente connotati ambivalenti: ci sono state speculazioni sugli incentivi da parte di fondi di investimento e imprese multinazionali e una buona parte della potenza installata è rappresentata da impianti a terra, che hanno occupato terreni agricoli talvolta molto fertili. La questione importante che pochi osservatori hanno messo in evidenza, è che circa 200 mila famiglie, grazie al sistema di incentivazione, hanno installato piccoli impianti raggiungendo l’autonomia energetica della propria abitazione. Le motivazioni possono essere molteplici, ma la cosa che conta è che queste persone sono uscite dal sistema fossile per la produzione di energia domestica. Su un livello più alto, è necessario ripensare l’interazione tra utenti ed ex municipalizzate, soprattutto nel Nord Italia. Le più importanti multi-utilities del Paese si muovono ormai come imprese de-territorializzate e rappresentano uno dei freni più importanti alla transizione energetica.

La rivendicazione di spazi di democrazia all’interno di questi gruppi, attraverso la partecipazione diretta dei cittadini, è un elemento fondamentale per gestire a livello locale la transizione, invertendo la deriva produttivistica che queste imprese hanno assunto e riportando la lettura dei bisogni delle comunità locali al centro delle strategie imprenditoriali. Altrettanto importante, conoscere e mettere in rete le comunità locali che hanno adottato in modo autonomo azioni collettive per la produzione ed il risparmio di energia locale: nei piccoli comuni delle aree interne del Paese, esistono tanti progetti ed esperienze concrete di socializzazione dell’energia e di comunità in transizione verso un sistema libero dal carbonio. In altre zone, emergono esperienze come i Gruppi d’Acquisto di energia verde, o ancora i GAS per l’acquisto collettivo di micro-dispositivi energetici. Si fanno largo imprese sociali che operano nel settore del risparmio, e nuove cooperative di produzione e consumo, per la realizzazione di impianti fotovoltaici, mini-idroelettrici, eolici attraverso forme di azionariato popolare.

Legare queste esperienze di pratica dell’alternativa energetica alle lotte contro il biocidio provocato dal sistema energetico dominante è allora strategico, al fine di intervenire nella crisi energetica ed

aprire inedite vie d’uscita, che si pongano come alternativa alle diverse facce assunte dalla predominante spinta alla conservazione.

Postilla: il referendum del 17 aprile 2016 nella transizione energetica

Il referendum del 17 aprile – al di là del perimetro ristretto del quesito sul quale siamo chiamati ad esprimerci – rappresenta un voto sulla transizione energetica. Quel giorno siamo chiamati a fare una scelta di campo: con il mondo ormai decadente delle fossili, o per una alternativa energetica ancora in gran parte da scrivere, ma sulla quale i cittadini, le eco-imprese, le comunità locali, i movimenti sociali possono realmente incidere nella sua definizione. E sarà anche l’occasione per chiedere con forza l’attuazione degli impegni presi durante la Conferenza di Parigi, COP21. Arturo Lorenzoni, economista dell’energia dello IEFE – Bocconi, coglie questa macroscopica contraddizione “applaudiamo al timido accordo raggiunto a Parigi alla Cop21, auspicando un’azione efficace per decarbonizzare l’economia, oppure ignoriamo i vincoli climatici e continuiamo a guardare all’economia attuale, preservandone equilibri e traiettorie tecnologiche? Le due cose non sono conciliabili, per quanto il nostro governo provi a difendere la sua posizione altalenante”.

Allo stesso modo, Giovanna Ricoveri, nell’ultimo editoriale della rivista Ecologia Politica, ci ricorda come il referendum rappresenta una occasione per invertire la politica ambientale del governo italiano, che da una parte sottoscrive l’impegno preso alla Conferenza di Parigi per contenere la febbre della Terra e dall’altra non solo incentiva le fonti energetiche fossili a discapito delle rinnovabili, ma invita i cittadini a non andare a votare affinché il referendum fallisca.

La vittoria del SI al referendum del 17 aprile prossimo sarà un ulteriore tassello per orientare la transizione energetica verso un modello democratico e giusto, che guarda al futuro e al lavoro, come avrebbe detto un grande profeta liberale e socialista del nostro paese, Aldo Capitini, un voto per l’omnicrazia (energetica).

 


martedì 29 marzo 2016

COSTITUITO IL COMITATO "VOTA SI' PER FERMARE LE TRIVELLE" DELLA PROVINCIA DI ALESSANDRIA









Alessandria, 29 marzo 2016                                                      Comunicato stampa





Domenica 17 aprile, referendum contro le trivelle





La mobilitazione del Comitato “Vota SÌ per fermare le trivelle” della  Provincia di Alessandria





In tutta Italia è partita ormai a pieno regime la campagna per il SÌ al referendum sulle trivelle in programma domenica 17 aprile. Oltre 50 milioni di italiani tra un mese saranno chiamati a votare per abrogare la norma che permette alle attuali concessioni di estrazione e di ricerca di petrolio e gas entro le 12 miglia dalla costa di non avere più scadenze. La Legge di Stabilità 2016, infatti, pur vietando il rilascio di nuove autorizzazioni entro le 12 miglia dalla costa, rende “sine die” le licenze già rilasciate in quel perimetro di mare.



L’appello, prima al Governo poi al Capo dello Stato, perché si decidesse per un election day, che accorpasse in un’unica data il referendum popolare sulle trivelle e le elezioni amministrative, è rimasto inascoltato. La scelta del Governo di far votare gli italiani il 17 aprile comporta uno spreco di 360 milioni di euro di soldi pubblici e tempi strettissimi per informare i cittadini.



Il Comitato “Vota SÌ per fermare le trivelle” della  Provincia di Alessandria ha condiviso le linee e le azioni da intraprendere nelle prossime settimane di campagna referendaria:



26 marzo: banchetto informativo a Novi Ligure in Viale Saffi



2 aprile:  Alessandria – distribuzione materiale informativo piazza Garibaldi e piazzetta della Lega



6 aprile:  Tortona - distribuzione materiale informativo portici angolo via Carducci 



6 aprile: h.18- 19,30 – intervento radiofonico nel quadro della rubrica “Spazio Europa” trasmessa da Radio Voce Spazio



8 aprile: Alessandria – Taglieria del Pelo h .21,00 – incontro informativo



9 aprile: Alessandria -  distribuzione materiale informativo in piazza Garibaldi - mattino



9 aprile: Ovada - distribuzione materiale informativo via Cairoli

(davanti UniCredit) - mattino



9 aprile: Tortona distribuzione materiale informativo - pomeriggio



13 aprile: h.18- 19,30 – intervento radiofonico nel quadro della rubrica “Spazio Europa” trasmessa da Radio Voce Spazio



15 aprile: Novi Ligure – distribuzione materiale informativo – mattino; nel pomeriggio, Annalisa Corrado (Possibile & Green Italia) porterà l’argomento Notriv nei luoghi del Terzo Valico (Valle Scrivia e Val Lemme).





Primi firmatari del Comitato piemontese “Vota SÌ per fermare le trivelle”:

Legambiente Ovadese e Valle Stura, Legambiente Val Lemme, Legambiente Casale Monferrato, Libera Provinciale Alessandria, Comitato Faldesicure, Pronatura Alessandria, Italia Nostra Alessandria, Alessandria Attiva e Gamalero 2.0.



I portavoce del Comitato Provinciale Alessandria “Vota SÌ per fermare le trivelle”:

Gianni Gatti redkat2013@libero.it


Michela Sericano serik@libero.it






Ecco alcune buone ragioni per votare SÌ al referendum contro le trivelle del 17 aprile:



1. Il tempo delle fonti fossili è scaduto: in Italia il nostro Governo deve investire da subito su un modello energetico pulito, rinnovabile, distribuito e democratico, già affermato nei Paesi più avanzati del nostro Pianeta.



2. Le ricerche di petrolio e gas mettono a rischio i nostri mari e non danno alcun beneficio durevole al Paese. Tutte le riserve di petrolio presenti nel mare italiano basterebbero a coprire solo 7 settimane di fabbisogno energetico, e quelle di gas appena 6 mesi.



3. L’estrazione di idrocarburi è un’attività inquinante, con un impatto rilevante sull’ambiente e sull’ecosistema marino. Anche le fasi di ricerca che utilizzano la tecnica dell’airgun (esplosioni di aria compressa), hanno effetti devastanti per l’habitat e la fauna marina.



4. In un sistema chiuso come il mar Mediterraneo un eventuale incidente sarebbe disastroso e l’intervento umano pressoché inutile. Lo conferma l’incidente del 2010 avvenuto nel Golfo del Messico alla piattaforma Deepwater Horizon che ha provocato il più grave inquinamento da petrolio mai registrato nelle acque degli Stati Uniti.



5. Trivellare il nostro mare è un affare per i soli petrolieri, che in Italia trovano le condizioni economiche tra le più vantaggiose al mondo.  Il “petrolio” degli italiani è ben altro: bellezza, turismo, pesca, produzioni alimentari di qualità, biodiversità, innovazione industriale ed energie alternative.



6. E’ ormai provato che per ogni GWh di energia prodotta, in modo economicamente competitivo, le fonti rinnovabili impiegano dalle 5 alle 10 unità lavorative rispetto all'unica unità impiegata dalle fonti fossili. Dire che con le trivellazioni si creerebbero 3.000 posti di lavoro, come fa il Governo, equivale a dire che si perderebbero tra i 15.000 e i 30.000 posti di lavoro nel settore delle fonti rinnovabili.



7. Oggi l’Italia produce più del 40% della sua energia da fonti rinnovabili, con 60.000 mila addetti tra diretti e indiretti, e una ricaduta economica di 6 miliardi di euro.



8. Alla Conferenza ONU sul Clima tenutasi a Parigi lo scorso dicembre, l’Italia -insieme con altri 194 paesi- ha sottoscritto uno storico impegno a contenere la febbre della Terra entro 1,5 gradi centigradi, perseguendo con chiarezza e decisione l’abbandono dell’utilizzo delle fonti fossili. Fermare le trivelle vuol dire essere coerenti con questo impegno.












domenica 27 marzo 2016

AGGIORNAMENTO SULLA PETIZIONE Fermiamo le polveri di Amianto sull'Appennino Ligure!


Continua la raccolta firme per fermare gli scavi del Terzo Valico dei Giovi.
Nel frattempo, il promotore della petizione Massimo De Nardi ci aggiorna sulla situazione dei decessi per cause legate alle fibre di amianto.

DAL SITO DI CHANGE.ORG

25 mar 2016 — A Casale ancora oggi a distanza di molti anni la POLVERE KILLER miete vittime e nonostante questo nell'Appennino Ligure si continua a scavare per creare un'OPERA COMPLETAMENTE INUTILE, in zone altamente Amiantifere mettendo a repentaglio la SALUTE di decine di migliaia di persone!
VI PREGO DIFFONDETE LA NOTIZIA!
DIFENDIAMO LA NOSTRA TERRA!
DIFENDIAMO I NOSTRI FIGLI!

http://www.lastampa.it/2016/03/24/multimedia/edizioni/alessandria/lallenatore-di-casale-una-storia-di-ragazzi-cresciuti-accanto-alla-morte-URq4QD8IFXPnhTC5ASsfIN/pagina.html

Scala Mercalli - RAI 3 - del 26-MAR-2016

venerdì 25 marzo 2016

BUONA PASQUA!




AUGURIAMO A TUTTI I NOSTRI LETTORI

UNA BUONA PASQUA !

E se volete alcuni suggerimenti per i giorni di festa, vi segnaliamo:


- Lunedì 28 marzo a Campo Ligure, uno dei Borghi più Belli d'Italia e centro nazionale della Filigrana, sarà possibile trascorrere una piacevole giornata in famiglia e con gli amici all'insegna di forme d'arte originali e ricercate.

La visita al Museo della Filigrana Pietro Carlo Bosio offre l'opportunità di ammirare preziosi manufatti provenienti da tutto il mondo e da importanti città italiane (Genova, Cortina d'Ampezzo, Firenze, Venezia) e scoprendo gli strumenti tradizionali utilizzati ancora oggi dagli artigiani di Campo Ligure (orario 10.30 - 12.00 e 15.30 -18.00
Per informazioni e aperture straordinarie ITUR s.c.Tel 0174 553069 - 010 920099E-Mail: museofiligrana@coopitur.com - info@coopitur.comWeb: www.museofiligrana.org



- Pasquetta All'Osservatorio e al Rifugio
Lunedì 28 marzo 2016
Loc. Casa del Romano, Fascia (GE)
L'osservatorio Astronomico Regionale Parco Antola, presso il Comune di Fascia, in Loc. Casa del Romano a 1400 metri di altitudine, propone visite al Planetario ed osservazioni al telescopio anche nel giorno di pasquetta, Lunedì 28 marzo ai seguneti orari: ore 11; 12; 15; 16; 17.
Per ulteriori informazioni e per la prenotazione all'Osservatorio (sempre consigliata) contattare l'Associazione Urania al n. 333 9355539 oppure associazioneurania@tiscali.it

- Pasqua Nel Parco Alpi Liguri
Edizione 2016
27, 28 Marzo 2016
Cosio d'Arroscia, Mendatica, Montegrosso Pian Latte, Pigna, Rezzo, Rocchetta Nervina, Triora
pasqua nel parco alpi liguri
DOMENICA 27 MARZO
Monesi di Triora - Fiaccolata di Pasqua
http://parconaturalealpiliguri.it/fiaccolata-di-pasqua-a-monesi-di-triora/
DOMENICA 27-LUNEDI 28 MARZO
Pasqua e Pasquetta a Colle Melosa e all'Agriturismo Ca' de Na di Buggio
http://parconaturalealpiliguri.it/pasqua-e-pasquetta-a-colle-melosa/
LUNEDI 28 MARZO
Ciaspolata Realdo-Sanson
http://parconaturalealpiliguri.it/28-marzo-ciaspolata-realdo-sanson/
ALTROVE SULLE ALPI LIGURI
Pasqua in e-bike al Rifugio Pian dell'Arma
http://parconaturalealpiliguri.it/pasqua-e-pasquetta-a-colle-melosa/
IN EVIDENZA
Su 101GiteinLiguria le proposte del Parco Alpi Liguri
http://parconaturalealpiliguri.it/pasqua-nel-parco-su-101giteinliguria/
INFO PARCO ALPI LIGURI - UFFICIO IAT
P.zza Roma - 18025 MENDATICA (IM)
Tel: + 39 0183 38489
Fax: + 39 0183 752489
E-Mail: infoparcomendatica@libero.it
Web: www.parconaturalealpiliguri.it

Pasqua alle Fortezze di SarzanaEventi alla Fortezza di Sarzanello
27 e 28 Marzo 2016
Sarzana (SP)
pasqua alle fortezze
Il programma di Pasqua e Pasquetta 2016 alla Fortezza di Sarzanello prevede:
- Apertura della Fortezza con ingresso a tariffa ordinaria dalle ore 10:30
- Dalle ore 12:00 e per tutta la giornata: servizio bar - ristoro presso la nuova locanda della Fortezza che rimarrà in servizio per tutta la durata dell'evento. Imperdibile occasione per fare un pic-nic tra i torrioni dell'antica fortezza con panini, focacce e fave di stagione.
- A partire dalle ore 14.30 inizio delle attività in base al programma della giornata.

27 e 28 Marzo dalle 14:30 visite in costume della torre e dei sotterranei assieme a due guide d'eccezione: direttamente dal XIV secolo Andreola e Bartolomeo Parentucelli, genitori del famoso Papa sarzanese Niccolò V. I visitatori avranno quindi modo di tuffarsi nella Sarzana del trecento scoprendo gli usi e i costumi dell'epoca raccontati direttamente dai suoi protagonisti.
Tariffe:
Dalle 10:30 alle 12:00 - tariffa ordinaria
Dalle 12:00 alle 19:00 - Ingresso agli spalti della Fortezza con area ristoro E1,00
- Ingresso e visita animata alla torre e sotterranei E6,00
Fortezza di Sarzanello
Telefono 0187.622080
Fax 0187.1500158
Cellulare 339.4130037
info@fortezzadisarzanello.com

- In provincia di Verbania il 26 marzo, 27 marzo, 28 marzo a Cannero Riviera la Mostra delle Camelie. Maggiori informazioni Mostra della Camelia a Cannero Riviera.

-   il 28 marzo a Conzano la Fiera degli Antichi Mestieri, uno degli eventi tradizionali di Pasquetta in provincia di Alessandria nel centro storico del paese del Monferrato con ingresso libero: bancarelle, intrattenimenti e stand gastronomici, di solito è previsto un bus navetta che collega la Fiera con i parcheggi. 

- Il 28 marzo a Cerrina Monferrato Mangià an Munfrà passeggiata enogastronomica a tappe che si svolge nel territorio comunale di Cerrina. Itinerario a tappe di circa 8 chilometri che consente di godere degli splendidi panorami sulle colline del Monferrato, suddiviso in quattro punti tappa dove sono serviti piatti tipici piemontesi e vini locali. 

- In provincia di Asti il 28 marzo a Berzano di San Pietro Fiera dei Prodotti Agricoli ed Artigianali Locali, il Mercatino di Pasquetta, annuale mercato interscambio di oggetti antichi, usati e di antiquariato e fiera dei prodotti agricoli ed artigianali.


- Il 28 marzo a Cisterna d'Asti partenza alle ore 10.30, passeggiata di circa 6 chilometri sui sentieri del Roero, al termine si raggiunge casa Natura dove si svolgerà il pranzo. Quota di partecipazione 5,00 euro (+ costo pranzo). 

- Il 28 marzo a Vinchio Festa della Primavera, merenda con prodotti tipici locali accompagnati dall’impareggiabile vino Barbera delle colline Vinchiesi.

- In provincia di Biella il 28 marzo a Muzzano località Bagneri Pic nic in allegria con le frittate a base di erbette dei prati e altre semplici prelibatezze.


- Il 28 marzo a Ricetto di Candelo il mercatino di Pasquetta, Mercato speciale dei produttori agricoli di Pasquetta all'interno del Ricetto.

- Il 27 marzo e 28 marzo a Pamparato (CN) Maestri di Gusto di Fiera, mercato regionale che si svolge tra il centro storico e il Castello Cordero di Pamparato, artigiani, aziende agricole, bancarelle, giochi per bambini e degustazioni. 


-  Il 27 marzo e 28 marzo a Costigliole Saluzzo Flora intorno alla natura presso Palazzo Sarriod de la Tour, eposizione e la vendita al pubblico di fiori , piante, prodotti dell'orto, derivati e artigianato di pregio artistico.




Infine ricordiamo che domenica 3 aprile si apre “PARCO RACCONTA 2016” il nuovo calendario delle iniziative dell’Ente
di Gestione delle Aree Protette dell’Appennino Piemontese che dal 1° gennaio gestisce il Parco
Naturale delle Capanne di Marcarolo e la Riserva Naturale del Torrente Neirone di Gavi.
Nella giornata dedicata alla Commemorazione dei Martiri della Benedicta, ci sarà nel pomeriggio a
partire dalle 14.30 l’apertura stagionale dell’Ecomuseo di cascina Moglioni con l’inaugurazione
della mostra “Ricordo della Bionda Tortonese” dell’artista Piero Leddi, artista milanese con
origini familiari dall’Appennino piemontese della Val Curone.
La mostra da titolo “Ricordo della Bionda Tortonese” è una raccolta di dipinti, disegni e foto dedicate
alla razza bovina locale, la bionda tortonese, emblema della vita agreste dell’Appennino settentrionale.
La mostra sarà accompagnata da uno splendido video sul mondo contadino del passato e del presente
con un dialogo di Piero Leddi e Gilberto Finzi. Vai al sito del Parco

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domenica 20 marzo 2016

OPERAZIONE TRIANGOLO: 19 PERSONE RINVIATE A GIUDIZIO

Vi ricordate? Ne avevamo già parlato dell'operazione #Triangolo, in particolare qui.

Ora la Procura distrettuale #AntiMafia ha chiesto un rinvio al giudizio per 19 persone coinvolte.

Da AlessandriaNews del 20 marzo

CRONACA - A distanza di 9 mesi dai primi arresti, la procura distrettuale antimafia di Torino ha chiesto il rinvio a giudizio per 19 delle 65 persone coinvolte nell’inchiesta denominata “operazione triangolo” sul presunto traffico illecito di rifiuti tra Liguria, Lombardia e Piemonte, sotterrati in ex cave del Tortonese e dell’alessandrino.
Tra i rinviati a giudizio anche due arquatesi, gli autotrasportatori Giorgio e Christian Perasso, e una serravallese, Loredana Zambelli.
Fissata per il 22 marzo a Torino l’udienza preliminare che stabilirà chi dovrà essere sottoposto a processo.

Nel giugno del 2015 i Carabinieri del Noe (Nucleo Operativo Ecologico) e la Forestale fecero scattare l’operazione dopo un lungo percorso di indagini cominciato nel 2011 e coordinato dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Torino. Le indagini partirono grazie alle segnalazioni della “Casa della Legalità”, una associazione di cittadini che hanno costituito un osservatorio sulla criminalità e le mafie, sui reati ambientali e sulla trasparenza Pubblica amministrazione

giovedì 17 marzo 2016

NONTISCORDARDIMÉ 2016 ALL'ISTITUTO COMPRENSIVO DE SIMONI DI GAVI!

Venerdi’ 11  e sabato 12 Marzo si è tenuta la 18° edizione dell’iniziativa Nontiscordardimé – Operazione Scuole Pulite, la campagna nazionale di volontariato ambientale, organizzata da  Legambiente per la qualità e la sostenibilità degli edifici scolastici.




Hanno partecipato circa 355 classi in tutto il Piemonte, con piu’ di 9000 alunni e poi tanti volontari tra genitori, insegnanti, cittadini, pronti ad abbellire gli spazi scolastici con murales, disegni, orti in cortile, ma anche per pulire e ritinteggiare le aule. 


Le classi I A-B-C dell’IC De Simoni di Gavi hanno deciso di prendersi cura delle fioriere che abbelliscono l’ entrata dell’Istituto e di organizzare un futuro orto scolastico nel terreno retrostante l’edificio, attualmente trascurato.



Sono stati ripuliti i vasi e l’aiuola all’ingresso e preparata la terra, in attesa di accogliere i fiori seminati e messi a germogliare nei locali della scuola.


Insieme ai fiori, i ragazzi hanno seminato  anche gli ortaggi che verranno trapiantati nelle prossime settimane nel futuro orto scolastico . Il Professor Stretti ha approfittato dell’occasione per aggiornare le conoscenze scientifiche della riproduzione delle piante e dei metodi di semina.

E’ stato predisposto anche un calendario per segnare i tempi di germinazione, crescita, fioritura, fecondazione e raccolta frutti.

Attendiamo di scoprire il nuovo volto del cortile della scuola : dalla natura impariamo anche ad aspettare !



Grazie a tutti coloro che hanno partecipato, in particolare ai bidelli che hanno collaborato attivamente per la riuscita della giornata!

Disclaimer: liberatorie acquisite dalla scuola.

lunedì 14 marzo 2016

COMUNICATO STAMPA IN MERITO AL RICORSO STRAORDINARIO AL CAPO DELLO STATO CONTRO IL PIANO DI SMALTIMENTO DELLO SMARINO DEL TERZO VALICO


Legambiente Ovadese e Vallemme



la Regione “Sceglie” di Non Far Decidere al Capo dello Stato il Ricorso contro
il Piano di smaltimento dello Smarino
del Terzo Valico

anche nell’area della Cascina
Clara e Buona di Alessandria

(Forse la Regione temeva
la decisione del Capo dello Stato ?)



Legambiente Vallemme e Legambiente dell’Ovadese, ai primi di novembre del 2015, hanno presentato un ricorso straordinario al Capo dello Stato (Vedere link) contro la Deliberazione della Giunta Regionale n. 9-1531 del 08.06.2015, pubblicata sul BUR n. 27 del 9 luglio 2015, riguardante l’aggiornamento del Piano di gestione dei materiali del Terzo Valico dei Giovi, cioè, in parole povere, la possibilità di obbligare alcuni Comuni, fra i quali quello di Alessandria, a dover accettare sul proprio territorio i rifiuti costituiti dallo smarino derivante dalla realizzazione del Terzo Valico (opera che riteniamo inutile e dannosa).

I principali motivi per cui i ricorrenti chiedevano al Capo dello Stato di voler annullare la deliberazione regionale sul Piano di smaltimento dello smarino del Terzo Valico erano i seguenti.

1.       Il Piano è stato approvato senza verificare le esigenze di salvaguardia delle risorse idriche sotterranee.

2.       Il Piano non è coerente con le norme del PRGC di Alessandria.

3.       Il Piano prevede l'utilizzo del sito di deposito di Alessandria Cascine Clara e Buona che è ufficialmente riconosciuto come zona umida naturalisticamente pregevole.

4.       Il sito di deposito di Cascina Clara e Buona nel Comune di Alessandria presenta un inquinamento pregresso ed una necessità di bonifica preliminare.  

5.       Vi sarebbe in ogni caso almeno la assoluta necessità di garantire la più rigorosa tracciabilità dei materiali e dei rifiuti conferiti, che il Piano non garantisce sufficientemente.

Il 31 dicembre ai ricorrenti è stato notificato l’atto di opposizione in forza della Delibera della Giunta Regionale del 9 dicembre 2015, con la quale, a voti unanimi, il Presidente della Giunta Regionale è stato autorizzato a presentare opposizione, imponendo la discussione davanti al Tar Piemonte, anziché davanti al Capo dello Stato, come originariamente proposto dalle Associazioni: la differenza pratica è che alle Associazioni il ricorso al TAR viene a costare dieci volte di più di quello al Capo dello Stato.

Questo nonostante che la Deliberazione della Giunta Regionale n. 9-1531 del 08.06.2015, pubblicata sul BUR n. 27 del 9 luglio 2015, come ogni provvedimento, prevedesse esplicitamente: “….Avverso la presente deliberazione è ammesso ricorso giurisdizionale avanti al TAR entro 60 giorni dalla data di comunicazione o piena conoscenza dell’atto, ovvero ricorso straordinario al Capo dello Stato entro 120 giorni dalla suddetta Legata,…”.

Legambiente Ovadese e Legambiente Vallemme, in accordo con i cittadini sottoscrittori del ricorso straordinario, hanno scelto di non adeguarsi alla imposizione della Regione, non perché siano venute meno le ragioni, anzi, ma piuttosto perché al Tar è, comunque, già presente un ricorso molto simile proposto da altre Associazioni e Comitati, ed ancora una volta le Associazioni devono fare molta attenzione a come investono le proprie risorse economiche, per sfruttare al meglio le proprie capacità senza sovrapporsi.

Sottolineiamo però che, con la sua decisione, la Regione ha mancato, ancora una volta, di democrazia:

  1. ha preferito imporre la discussione al Tribunale Amministrativo Regionale di un ricorso che, invece, si sarebbe potuto discutere in una sede unica, sovraordinata, non contenziosa: si sarebbe esaminata la situazione da prospettive diverse e si sarebbero espressi nuovi pareri, verosimilmente meno influenzabili dalle soggettività locali;
  2. con la propria scelta (consentita dalla legge) ha deciso di cestinare il lavoro volontario delle nostre associazioni e le risorse finanziare da noi raccolte per rivolgerci al Capo dello Stato, chiedendoci al contempo un impegno economico molto più gravoso, così dissuadendoci di fatto dal portare avanti il ricorso. Le Associazioni non operano per bloccare indiscriminatamente ogni tentativo di sviluppo, ma evidenziano (se è il caso, e questo indubbiamente lo è) situazioni di criticità importanti, dove i diritti dei cittadini e dell’ambiente vengono subordinati a logiche di ben altro tipo.

Per questo abbiamo deciso di non adeguarci alle imposizioni della Regione, che per noi sono economicamente insostenibili, e non trasferiremo il nostro ricorso al TAR, ma non rinunciamo a denunciare pubblicamente la situazione, e richiediamo al Presidente Chiamparino una risposta altrettanto pubblica sulle scelte fatte, anche in termini di democraticità e di reale possibilità dei Cittadini e delle Associazioni di far valere i propri convincimenti.

Legambiente Vallemme – Paola Lugaro - 349-67.24.348

Legambiente Ovadese – Michela Sericano - 349-53.63.609

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