venerdì 26 febbraio 2016

#STOPGLIFOSATO

Continua la campagna per la messa al bando del glifosato portata avanti dalle associazioni e movimenti ambientalisti.

Di seguito pubblichiamo il comunicato stampa delle associazioni ambientaliste per chiedere al Governo di mettere al bando la produzione, commercializzazione ed uso di questo pesticida in Europa, in vista della votazione della prossima commissione permanente del PAFF che andrà a decidere se autorizzare o meno il Glifosato in Europa nei prossimi 15 anni.

Comunicato stampa#StopGlifosato

GLIFOSATO: “L’EUROPA STA PER AUTORIZZARE UNA SOSTANZA POTENZIALMENTE  CANCEROGENA CHE LE REGIONI ITALIANE FINANZIERANNO CON I FONDI PUBBLICI DELLA PAC DESTINATI ALLE MISURE PER L’AGRICOLTURA SOSTENIBILE”

La Commissione Europea potrebbe nei prossimi giorni rinnovare l’autorizzazione per l’utilizzo del Glifosato, un pesticida molto diffuso e definito potenzialmente cancerogeno dallo IARC, l’Istituto per la ricerca sul cancro dell’Organizzazione Mondiale della Sanità.  32 Associazioni Ambientaliste e dell’Agricoltura Biologica italiane chiedono al nostro Governo  il bando della produzione, commercializzazione ed uso di questo pesticida in Europa. 22 febbraio 2016 – “Quello del glifosato è un autentico scandalo: senza pareri univoci sul piano scientifico in merito alla sua pericolosità per la salute umana, la Commissione Europea sta per procedere ad una nuova autorizzazione del prodotto chimico per altri 15 anni”.Questa l’opinione condivisa da 32 Associazioni nazionali ambientaliste e dell'agricoltura biologica, che esprimono la grave preoccupazione per come si sta muovendo l’Europa ed il Governo italiano,  con le Regioni, sulla imminente decisione a livello europeo in merito al rinnovo dell’autorizzazione alla commercializzazione ed utilizzo del diserbante Glifosato nei 27 Paesi membri della UE. Definito lo scorso anno dallo IARC (International agency for research on cancer), l’agenzia per la ricerca sul cancro dell’Oms, sicuro cancerogeno per gli animali e fortemente a rischio anche per l’uomo, il Glifosato è il pesticida più utilizzato al mondo ed è presente in 750 formulati tra i quali il Glinet® e il Roundup®, quest’ultimo proposto dalla Monsanto in abbinamento a sementi Ogm che sviluppano resistenza a questo prodotto. L’autorizzazione del Glifosato a livello europeo, scaduta il 31 dicembre scorso, è stata prorogata a giugno 2016  in attesa della revisione paritetica e consultazione finale con gli Stati Membri. Attualmente Commissione e Stati membri si apprestano a una nuova autorizzazione per altri 15 anni sulla base di una decisione che andrà in votazione nella prossima commissione permanente del PAFF (comitato per le piante, gli animali, gli alimenti e i mangimi ) e per la quale tutti gli Stati membri, escluso la Svezia, sembra siano a favore.“Dopo il parere dell’EFSA, che ha decretato la non cancerogenicità per l’uomo del Glifosato in contrasto con quello dello IARC, in assenza di un consenso scientifico sul tema della pericolosità del prodotto chimico per la salute umana, la Commissione e gli Stati Membri  hanno prima di tutto la responsabilità di proteggere la salute dei cittadini adottando il principio di precauzione”, dichiara nella lettera inviata ai tre Ministri italiani competenti in materia di pesticidi (Agricoltura, Ambiente e Salute) la portavoce del tavolo delle 32 Associazioni,  Maria Grazia Mammuccini. Al Governo italiano rinnoviamo la richiesta già fatta nei mesi scorsi e che ad oggi non ha ancora ricevuto nessuna risposta, di prendere una posizione chiara in sede europea che vieti definitivamente ed in maniera permanente la produzione, la commercializzazione e l’uso di tutti i prodotti a base di Glifosato” Le 32 Associazioni chiedono inoltre alle Regioni di rimuovere il prodotto da tutti i disciplinari di produzione che lo contengono e di escludere le aziende che ne fanno uso da qualsiasi premio nell’ambito dei PSR 2014 – 2020”. L’Italia è uno dei maggiori utilizzatori di questo pesticida ed è incluso nel Piano d’Azione Nazionale  per l’uso sostenibile dei prodotti fitosanitari (PAN). Il che significa che tutti i Programmi regionali per lo sviluppo rurale (PSR 2014-2020), nei prossimi anni, promuoveranno come sostenibile e incentiveranno l’uso di un prodotto che in realtà è considerato certamente cancerogeno per gli animali e potenzialmente cancerogeno per l’uomo, classificato in passato come interferente sul sistema endocrino e, più di recente secondo studi del Mit del 2013-2014, sospettato essere alla base di gravi pericoli come l’insorgenza della celiachia. Esistono inoltre correlazioni epidemiologiche tra l’esposizione al Glifosato e il linfoma di non-Hodgkin e agli aumenti di leucemie infantili e malattie neurodegenerative (come il Parkinson).La pericolosità del Glifosato per persone, piante e animali è ampliata dal fatto che questo prodotto è largamente utilizzato non solo in agricoltura ma anche per la pulizia delle strade e delle ferrovie e presente nei prodotti per il giardinaggio e l’hobbistica. Anche i bambini possono essere esposti al pericolo del Glifosato durante le erogazioni in aree pubbliche come scuole e giardini. Inoltre in Italia, secondo il report “Pesticidi nelle acque” a cura dell’Ispra, risulta essere la sostanza che nell’acqua supera maggiormente i limiti della soglia fissata dalla Legge, insieme al suo metabolita (ossia il prodotto dalla degradazione del Glifosato) di nome Ampa.“Le alternative al Glifosato ci sono, e vanno rese note e incentivate  – dichiara ancora la  portavoce del tavolo delle associazioni Maria Grazia Mammuccini – sia in agricoltura che per la manutenzione del verde pubblico. Si tratta di buone pratiche agronomiche ecologiche, a partire dai metodi di coltivazione biologici e biodinamici, che risultano sostenibili anche nel rapporto costi-benefici, sia a breve che a medio termine”.

Partita da un’iniziativa di AIAB e FIRAB la campagna “#StopGlifosato” è diventata  una Campagna oggi condivisa da 32 Associazioni Ambientaliste e dell’Agricoltura Biologica.

Del Tavolo fanno parte: Aiab, Associazione per l'Agricoltura Biodinamica, FAI, Federbio, Firab, Italia Nostra, ISDE – Medici per l’ambiente, Legambiente, Lipu, Navdanya International, PAN Italia, Slowfood, Terra Nuova, Touring Club Italiano, Associazione Pro Natura, UpBio, WWF.

Aderiscono alla Campagna Stop Glifosato : AnaBio, Asso-Consum, l’Associazione Culturale Pediatri (ACP), Donne in campo-CIA Lombardia, Forum Italiano dei Movimenti per l’acqua, Greenpeace, Ibfanitalia, MdC, NUPA, REES Marche, il Test, UNA.API, VAS, WWOOF Italia, Zero OGM.

La Portavoce del Tavolo delle associazioni:  Maria Grazia Mammuccini, 3357594514
Gli uffici stampa: Ufficio stampa AIAB:  Michela Mazzali,- m.mazzali@aiab.it  –  Cell. 348 2652565
Ufficio stampa FederBio:  Silvia Pessini - silvia.pessini@ariescomunicazione.it  - Cell. 348 3391007
Ufficio Stampa Lipu : Andrea Mazza andrea.mazza@lipu.it   Cell. 3403642091                                                               Ufficio Stampa WWF : Cristina Maceroni, c.maceroni@wwf.it – Cell. 329.8315725 Ufficio Stampa  Ufficio stampa Legambiente: Milena Dominici – m.dominici@legambiente.it  - Cell. 349.0597187

#GLIFOSATO: ANCHE NELLA BIRRA?


Diserbante in 14 marche di birra, allarme in Germania (ma riguarda anche l’Italia)

Nel mirino il glifosato. La comunità scientifica divisa sugli effetti

Cinquecento anni fa Guglielmo IV di Baviera firmò il decreto sulla purezza della birra, indicazioni che in parte ancora oggi ne governano la produzione. Il solenne anniversario rischia però di essere celebrato senza bollicine: l’Istituto per l’ambiente di Monaco, organizzazione che si batte per le colture biologiche, ha realizzato uno studio secondo cui 14 marche di birra tedeschi contengono il diserbante glifosato. 

Si tratta di una sostanza che da tempo divide gli esperti: per alcuni potrebbe essere cancerogena, per altri invece non è pericolosa per la salute dell’uomo. L’allarme è scattato in Germania, ma riguarda molti Paesi, tra cui anche l’Italia. «Il glifosato è ampiamente presente anche in cibi e bevande commercializzate in Italia», spiega all’Ansa Franco Ferroni, responsabile Agricoltura del Wwf Italia. «Si tratta di una sostanza utilizzata per trattamenti agricoli in modo massiccio e ripetuto e che può rappresentare un pericolo - prosegue Ferroni - eppure solo in Lombardia ne viene monitorata la presenza nelle acque, mentre nel resto di Italia non c’è nessun obbligo di rilevazione. Chiediamo venga esteso il monitoraggio». 

Il test in Germania ha coinvolto alcune fra le più note birre: Beck’s, Paulaner, Warsteiner, Krombacher, Oettinger, Bitburger, Veltins, Hasseroeder, Radeberger, Erdinger, Augustiner, Franziskaner, Koenig Pilsener e Jever. I livelli registrati oscillano fra 0,46 e 29,74 microgrammi per litro, nei casi più estremi quasi 300 volte superiori a 0,1 microgrammi, che è il limite consentito dalla legge per l’acqua potabile. Non esiste invece un limite per la birra. 

La comunità scientifica è però divisa sugli effetti. L’organismo internazionale Iarc (International Agency for Research on Cancer) lo ha classificato come «probabile cancerogeno per l’uomo» nel marzo 2015...
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APPUNTAMENTO TV CON LUCA MERCALLI AL SABATO SERA

TORNA "SCALA MERCALLI", DAL 27 FEBBRAIO 2016 SU RAI3
 
03.02.2016
di Luca Mercalli
 
Da mesi sto lavorando ai documentari italiani che ho girato per la
nuova edizione di "Scala Mercalli", ben 18 pezzi che offrono uno spaccato importante su problemi e soluzioni ambientali.

Ora sono a Roma, impegnato nella registrazione delle puntate e nei montaggi dei filmati. E' un lavoro faticoso e meticoloso, che mi obbliga a vivere fuori casa da mesi, ma spero che il risultato sarà utile a comprendere l'urgenza dei problemi ambientali, la dimensione della sfida che abbiamo di fronte (purtroppo nessuno sembra ancora percepirla come prioritaria...), e le possibilità che avremmo di cambiare - in meglio - i nostri stili di vita, ricorrendo a un po' più di conoscenza tecnico-scientifica e a un po' più di sobrietà nei costumi e nei consumi.

Vi aspetto dunque su RAI3 dal 27 febbraio per sei sabati, dopo le 21,30: dodici ore di televisione d'alto livello, documentari internazionali che il nostro team di documentaristi in collaborazione con la mia redazione Rai ha commissionato e supervisionato per mostrarvi ciò che non bisogna più fare e ciò che sarebbe meglio fare se vogliamo salvare il nostro futuro.

L'anno scorso siete stati circa un milione a seguirci.

Saremo capaci di aumentare questo numero?

Guardare Scala Mercalli è un po' come votare: se rimarremo pochi, la politica registrerà un segnale debole da parte della società e assegnerà ai temi ambientali un peso trascurabile, se saremo molti forse potremo cambiare le cose.

Ve lo chiedono i vostri figli e nipoti, coloro che soffriranno di più se oggi non verranno fatte le giuste scelte: è la frase più ricorrente che ho sentito ripetere dagli esperti con cui ho parlato in questi mesi.

Un grato saluto per la vostra attenzione e a presto.

Luca Mercalli

#NEVEDIVERSA: TURISMO INVERNALE DOLCE E SOSTENIBILE


 Torino, 26 febbraio 2016                                                      Comunicato stampa

Questo week-end appuntamento con Nevediversa 2016, la campagna invernale di Legambiente per una montagna d'inverno senza impianti

In Piemonte e Valle d'Aosta ciaspolate a Morgex e Ostana alla scoperta delle bellezze del territorio

Escursioni nelle aree protette, ciaspolate nei boschi, passeggiate tra i sentieri montani, ma anche degustazioni di prodotti tipici all'interno dei tanti rifugi ad alta quota. Saranno questi gli eventi clou di Nevediversa 2016, la campagna invernale della Carovana delle Alpi di Legambiente, con il patrocinio di UNCEM, in programma questo week-end, 27 e 28 febbraio sull'arco alpino, e pensata per riscoprire la bellezza dei paesaggi montani attraverso un turismo invernale dolce e sostenibile, lontano dalle piste da sci, per condividere il piacere di una gita in montagna in modo diverso, ma anche per riflettere sulla gestione del territorio e delle risorse e denunciare le aggressioni perpetrate ai danni dell'ambiente montano.

 

In molte località l'offerta turistica invernale punta esclusivamente alla monocultura dello sci, alimentando consuetudini impattanti: grandi quantità di acqua ed energia spese per l'innevamento artificiale, il continuo ampliamento dei comprensori sciistici in aree sensibili e protette, l'aumento di traffico e smog per la sciata mordi e fuggi del fine settimana, il business delle seconde case che divorano suolo. Legambiente, invece, con Nevediversa vuole dimostrare che un turismo a impatto zero e di qualità è possibile e lo si può praticare nel pieno rispetto dell'ambiente, senza artificializzare la montagna e sprecare enormi quantità di energia e acqua. Una questione che riguarda Alpi e Appennini e condivisa dai tanti circoli locali di Legambiente.

 

"Le iniziative di Nevediversa -dichiara Fabio Dovana, presidente di Legambiente Piemonte e Valle d’Aosta- rimettono al centro la straordinaria bellezza dei nostri paesaggi montani, una grande e insostituibile ricchezza che possiamo proteggere scegliendo un turismo dolce, alimentato dal desiderio di esperienza, prima che di consumo. In un anno come questo dove l'emergenza clima si tocca maggiormente con mano, Nevediversa assume un significato particolare. La nostra campagna per l'appunto vuole accendere i riflettori sugli aspetti della vulnerabilità ambientale, economica e sociale delle catene montuose raccontando come sia possibile sviluppare un turismo alternativo alla monocultura dello sci alpino che già da anni è in crisi e che valorizzi il patrimonio naturalistico delle zone montane".

 

Tra gli eventi in programma questo week-end sono degni di nota i due appuntamenti in Piemonte e Valle d'Aosta, in due località già premiate da Legambiente con le bandiere verdi di Carovana delle Alpi: appuntamento il 28 febbraio a Morgex (Ao) dove ci sarà una gita con le racchette da neve con partenza alle ore 10:15 da Arpy e ritorno alle 15 nella stessa località. Ad Ostana (Cn), sempre domenica 28, Nevediversa sarà all'insegna di una ciaspolata nei boschi con ritrovo alle ore 9:30 davanti al rifugio Galaberna.

 

Legambiente ricorda che il territorio alpino per la sua specificità reagisce con estrema sensibilità ai cambiamenti climatici e si presta come un vero e proprio sistema di preallarme climatico. I ghiacciai si stanno ritirando a vista d'occhio: nell'ultimo mezzo secolo l'area totale dei ghiacciai italiani si è, infatti, ridotta di circa il 30%, passando dai 526,88 km2 del catasto precedente (degli anni cinquanta) agli attuali 369,90 km2 (dati Catasto dei ghiacciai italiani 2015). Se nei prossimi 50 anni la temperatura aumenterà di 3-4 gradi si potrà perdere fino al 75% della riserva d'acqua sotto forma di massa glaciale.

I cambiamenti climatici e l'innalzamento delle temperature, oltre a rendere più "fragili" le montagne, causano anche effetti negativi all'economia delle località turistiche montane che puntano molto sul turismo invernale. Con l'innalzarsi delle temperature sarà difficile mantenere aperte le stazioni turistiche a bassa quota, mentre nei comprensori d'alta quota i continui cambiamenti climatici potrebbero avere nei prossimi decenni effetti negativi sul permafrost (suolo perennemente ghiacciato) e, probabilmente, anche sul pericolo di valanghe. Inoltre, se a bassa quota le stazioni sciistiche chiudono, altrove aumentano le minacce per la biodiversità e il paesaggio: infatti la corsa allo sfruttamento delle superstiti risorse nevose invernali rischia di aggiungere impatti ambientali sugli ecosistemi più vulnerabili.

 

Per Legambiente è assurdo pensare di risolvere il problema con la neve artificiale. Non solo in Trentino, anche in Francia quest'anno la zona sciistica di Sainte-Foy ha fatto trasportare in elicottero 100 tonnellate di neve artificiale nel giro di due giorni. A Pratonevoso (Cn) sono saliti in quota i trattori con le cisterne cariche d'acqua di pianura. È andata peggio per la Marcialonga 2016 del Trentino Alto Adige dove, secondo quanto detto dagli organizzatori, sono stati utilizzati 8.500 camion per trasportare 105.000 metri cubi di neve artificiale, realizzata con 40.000 metri cubi di acqua potabile, prelevata dagli acquedotti dei 17 Comuni su cui passa il tracciato della gara. Nonostante ciò gran parte del "nastro" di neve in breve tempo si è trasformato in un pantano creando diversi problemi.

 

"Per questo è indispensabile –dichiara Vanda Bonardo, responsabile Alpi di Legambiente- realizzare in tempi brevi piani di adattamento ai mutamenti climatici nel settore turistico. La natura, in montagna particolarmente reattiva, impone una veloce definizione di strategie di adattamento sia nella pianificazione territoriale, per la prevenzione dei pericoli, sia nell'economia turistica per il concreto rischio di crisi. Strategie che se adeguatamente sviluppate potrebbero costituire un modello sostenibile e di riferimento per le regioni di ogni parte del mondo".

Il dettaglio delle iniziative di Nevediversa su:

http://www.legambientepiemonte.it/campagne-iniziative/nevediversa-2016/           

Ufficio stampa Legambiente Piemonte e Valle d'Aosta: 011.2215851 – 349.2572806

www.legambientepiemonte.itwww.facebook.com/legambientepiemontevalledaosta

 

giovedì 25 febbraio 2016

CERTOSINI DI VOLTAGGIO : NUOVO DEPOSITO DEI CANTIERI DEL METANODOTTO


Un articolo tratto da il Secolo XIX di oggi 25 febbraio 2016, ancora amianto in valle a breve distanza da case abitate, fortunatamente il sindaco ne è a conoscenza ma i cittadini non debbono saperlo, verifichiamo il sito ufficiale del Comune di Voltaggio;


L'ultimo aggiornamento risale al 21 ottobre saremmo portati a credere che dopo tale data non è più stato rinvenuto o movimentato  materiale contenente amianto... in realtà possiamo vedere insieme che.. così non è:











Voltaggio località Frasci mese di novembre 2015





Località Gariberto - Voltaggio 23 febbraio 2016

lunedì 22 febbraio 2016

TERZO VALICO:LA CRONISTORIA DEL PROGETTO E DELLA SUA MALDESTRA ESECUZIONE

Un grande ringraziamento a Davide Serafin che con impegno e correttezza ha cercato di far luce su una vicenda colma di lati oscuri, quando verrà fuori la verità speriamo non sia troppo tardi.

A qualcuno forse verrà in mente di verificare l'analisi costi benefici?

La salute dei cittadini e la distruzione del territorio quanto ci costeranno?

I sindaci si accorgeranno di cosa sta accadendo sul territorio?

Ridurre il dibattito sulle opere pubbliche ad una sorta di competizione fra passatisti e futuristi non è solo semplificatorio, è fuorviante. L’opinione pubblica non vede la realtà dei luoghi ed è coinvolta solo per il tramite di simboli. L’Italia che va veloce versus la palude, l’eterno ritorno dell’immutabile. L’immobilità è impopolare mentre il cambiamento è auspicato come un Messia.
Il Terzo Valico, in origine, doveva essere solo un treno veloce. Tutti sarebbero d’accordo se il Terzo Valico fosse solo una questione di treni veloci ed efficienti. Chi non lo sarebbe. Ma il Terzo Valico è fatto invece di ruspe, ruspe che tagliano la collina, che modificano i profili: ruspe che intubano i torrenti.
Questa non è una Grande Opera. È un’opera che le devastazioni dovute al dissesto idrogeologico - che ancor di recente hanno colpito l’area appenninica fra le province di Genova ed Alessandria - suggerirebbero di evitare.
Loro malgrado, le ruspe del Cociv (il General Contractor composto da Salini-Impregilo, Società Italiana Condotte d’Acqua, CIV) non sono al riparo dall’occhio del satellite e il loro operato è casualmente immortalato nelle immagini di Google Maps. Siamo in prossimità della cosiddetta Finestra della Castagnola, nel comune di Fraconalto (AL), ove si sta scavando quella parte di tunnel di servizio attraverso il quale verranno estratti i milioni di metri cubi di roccia. Quella terra nera che viene dispersa sopra un tubo metallico un po’ posticcio, non è cemento, né asfalto: è - tecnicamente - lo smarino, il sottoprodotto dell’attività di scavo del tunnel di valico, a progetto lungo ben 27 chilometri e soltanto all’inizio della sua escavazione.
Intubare un torrente in prossimità di alcune case. Tagliare la collina per allargare strade (che per ora non servono a nessuno). Stoccare milioni di metri cubi di roccia e materiali di risulta in una vecchia cava abbandonata.
Cominciamo così il nostro racconto.
La Finestra della Castagnola
È il primo cantiere del versante piemontese. È stato aperto a metà degli anni novanta, quando i mezzi del Cociv ottengono l’autorizzazione per eseguire un foro di sondaggio, il foro pilota, ai fini dello studio della geologia del terreno. Ma le opere sono eseguite in difformità rispetto al piano lavori: anziché un sondaggio del terreno viene scavata un’intera galleria.
I responsabili del progetto e la committenza - fra di essi Ercole Incalza, allora amministratore delegato di TAV Spa - vengono accusati di truffa. Il procedimento si chiude soltanto nel 2006, dieci anni dopo i fatti. Il Gup decide per il non luogo a procedere “per intervenuta prescrizione”: è la tagliola della ex Cirielli a risolvere tutti i problemi.
La finestra della Castagnola è uno dei due fori del versante piemontese dai quali dovrà transitare lo smarino. Dal mero punto di vista logistico, la posizione del cantiere è alquanto complessa: inerpicato lungo un fianco della montagna, il cantiere non è raggiungibile dai mezzi pesanti se non rivedendo pesantemente la viabilità. La strada provinciale 163, che da Voltaggio porta al passo della Castagnola, nel comune di Fraconalto, si piega in curve a gomito dentro ad una gola. Là, sul fianco sinistro della montagna, vi è il foro pilota.
Gli allargamenti della provinciale hanno richiesto lo scavo delle scarpate, l’inserimento di muri di cemento laddove prima era la roccia della montagna. Lo smarino è presente dappertutto: come riempitivo dei muri di contenimento, come supporto della piattaforma ricavata a scapito del torrente.
Il sottoprodotto
Possiamo dire che il legislatore italiano ha sempre avuto un cattivo rapporto con le terre e rocce da scavo. Inserite nel catalogo europeo dei rifiuti (CER) sin dal 1975, già con il Decreto Ronchi (1997) si ritenevano escluse dalla normativa sui rifiuti e solo la minaccia di una procedura d’infrazione ha suggerito al governo italiano di rivedere la posizione in materia. Nel 2001 ritorna tale esclusione, con il decreto Lunardi (443/2001) e questa volta la procedura d’infrazione viene aperta per davvero, con l’effetto della censura della norma da parte della Commissione Europea. Le successive trattazioni nel Testo Unico Ambientale (D. Lgs. 152/2006), in armonia con la Direttiva 2008/98/CE, permettono di evolvere verso la nozione di sottoprodotto, la cui gestione è stata normata solo recentemente con il decreto 161/2012.
Perciò le terre e rocce da scavo possono essere escluse dal ciclo dei rifiuti e divengono materiale da impiegarsi per reinterri, riempimenti, rimodellazioni e rilevati. La normativa ammette la presenza all’interno delle terre e rocce di scavo di materiali da riporto e di elementi antropici (originati cioè dall’attività umana di escavazione, ovvero additivi, calcestruzzo, bentonite, vetroresina, PVC, miscele cementizie) sempreché “la composizione media dell'intera massa non presenti concentrazioni di inquinanti superiori ai limiti massimi” previsti dal Testo Unico Ambientale. Non è definita una quantità massima ammissibile di tali materiali, il controllo è eseguito solo sulla presenza di inquinanti, quali ad esempio i metalli pesanti. Su 11 milioni di metri cubi di terra e roccia escavata - tale è il volume di terra che risulterà estratto ai fine lavori - a quanto ammonta la quota parte dei materiali contaminati e degli elementi di origine antropica che verranno dispersi nell’ambiente? Nessuno è in grado di dirlo, né evidentemente di controllarlo.
Le opere compensative
Va da sé che il Piano di Utilizzo dei materiali di scavo è stato redatto tenendo in considerazione l’insieme delle opere compensative che dal 2003 le amministrazioni locali hanno richiesto a Cociv, al fine di mitigare l’impatto sul territorio. Con la delibera del Cipe del 2006 erano già stati preventivati gli interventi sulla viabilità pubblica, specie sulle strade provinciali. L’equazione è semplice ed immediata: tante opere compensative, tante occasioni per reimpiegare il sottoprodotto smarino nei reinterri.
Lasciando la finestra della Castagnola e procedendo verso il comune di Fraconalto si incontrano i cantieri sulla provinciale 163, sino all’incrocio verso Voltaggio, verso la provinciale 160. I reinterri e i riporti di materiale di scavo si sprecano: lo spazio fra ogni muro di sostegno e il fianco eroso della collina è stato riempito con lo smarino. Le due strade sono l’unico collegamento fra la finestra estrattiva della Castagnola e quella della Vallemme.

Alla loro confluenza il progetto esecutivo prevede la realizzazione di una rotonda. A tal scopo, vengono espropriati con un decreto, il n. 02 del 2014 (pubblicato sul Bollettino della Regione Piemonte n. 15 del 10/04/2014), alcune porzioni di terreni che, fra i voltaggini, sono noti come il Prato della Tenda, un vero e proprio simbolo per il paese, essendo uno dei pochi luoghi di svago per i bambini.
I terreni, di proprietà della Progetto Casa srl, con sede ad Arquata Scrivia, vengono interessati dalla modifica del Piano Regolatore che il Consiglio Comunale di Voltaggio, anche in previsione dell’intervento Cociv, approva nel 2011. I voltaggini non ci stanno e in 170 firmano una lettera-petizione al sindaco e alla giunta comunale affinché sia variata la destinazione urbanistica dell’area, da residenziale ad agricola, e sia quindi mantenuta l’area verde per i bambini del paese.
L’osservazione è oggetto di dibattito in consiglio comunale nel marzo 2011 ed è respinta con la seguente motivazione: “l’area (il prato) è classificata come area residenziale da molti anni e nell’attuale variante è soltanto stata aumentata di superficie e traslata un po’ più a monte soprattutto in considerazione dell’inserimento della viabilità (costruzione di una rotonda fra le due provinciali) prevista dal progetto relativo alla costruzione della linea di alta capacità approvata dal Cipe”[1].
L’esproprio è deciso solo nel 2014 ma il Cociv paga quei terreni, circa 5000 metri quadrati, la bellezza di 558 mila euro: più di 110 euro a metro quadrato. La cifra è congrua ai valori di mercato, come previsto dalla Legge 244/2007. Tuttavia, la variante del piano regolatore è effettuata quando già si sapeva che l’area sarebbe stata destinata alla realizzazione della rotonda: il comune decide per ‘traslare’ l’area residenziale un po’ più a monte, in considerazione dell’inserimento della nuova viabilità. Il gestore del piano regolatore è lo stesso soggetto che chiede l’opera compensativa, la quale costituisce giustificazione per la trasformazione della destinazione d’uso dei terreni. Questa strana partita di giro produce due esternalità negative: l’aumento del costo dell’opera compensativa; l’ulteriore consumo di suolo. Mentre ai singoli cittadini (e per i terreni non edificabili) è riservata la miseria di 0,50 euro a metro quadrato, per la Progetto Casa srl è stato un 2014 indimenticabile. Tanto che ora nemmeno ha più sede ad Arquata Scrivia.
Una cava non si discarica
Dalla strada provinciale 160 si arriva infine alla finestra Vallemme, la seconda galleria di servizio. Il luogo del cantiere di scavo è stato scelto anche in conseguenza della presenza del sito della ex cava della Cementir, azienda produttrice di cemento e calcestruzzi con uno stabilimento ad Arquata Scrivia. Il fronte della cava è una parete rocciosa malmessa, sagomata a gradoni: sul fondo, in prossimità del greto del torrente Lemme, verranno stoccati 1,5 milioni di metri cubi di terre e roccia da scavo, parte dei 6,8 milioni di metri cubi che non troveranno reimpiego nelle opere correlate al Terzo Valico. L’operazione, che ufficialmente è considerata come bonifica del sito ex cava, presenta le criticità maggiori, specie per il precario equilibrio idrogeologico dell’area.
Nel documento di progetto relativo alla messa in sicurezza del sito ex cava, infatti, viene specificato che la parete della collina è soggetta a fenomeni di toppling, termine tecnico che sta a significare che l’area è a rischio di movimento franoso e di distacco di porzioni rocciose. Ma la messa in sicurezza non consiste nella prevenzione della frana, bensì nell’apposizione di una barriera di rinforzo sul cumulo di smarino che, a galleria conclusa, sarà una montagna alta una trentina di metri.
Si è reso inoltre necessario prevedere la formazione di una vasca di accumulo, una cavità artificiale ricavata fra la parete naturale e lo smarino riportato. La sua profondità è di circa 20 metri e la sua capacità di accumulo è di almeno 110 mila metri cubi, dovendo essere in grado di contenere le volumetria della frana planare in roccia e della zona caratterizzata dai distacchi dei massi.
Dall’altro lato, il deposito di smarino è minacciato dall’erosione riportata dal torrente Lemme, specie nei periodi di piena. La scelta di collocare qui le terre e le rocce di scavo non oggetto di reimpiego, ha innescato una serie di pericoli. La Giunta della Regione Piemonte, nella delibera di approvazione (dicembre 2013) del Piano di Reperimento dei materiali litoidi presentato dal Cociv, indicava alcune criticità legate al mancato rispetto dei fattori di sicurezza per la stabilità dei pendii e riportava le osservazioni dell’ente Parco Capanne di Marcarolo (l’ex cava rientra in un’area identificata come Sito di Interesse Comunitario) circa la mancanza di un’analisi degli habitat forestali e umidi presenti. Nel maggio 2014, la Regione nuovamente delibera sull’aggiornamento del Piano lamentando che gli elaborati proposti “non sempre raggiungono il livello di dettaglio proprio di una progettazione a livello esecutivo”. Dal testo si evince che Cociv non ha applicato le prescrizioni richieste con la delibera del Dicembre 2013, mentre il deposito dello smarino era già in essere da almeno tre mesi.
Il greto del torrente oggi si presenta fortemente compromesso. L’habitat fluviale impiegherà anni per ricostituirsi. La sponda sinistra è stata arretrata di circa sei metri e protetta con una scogliera realizzata da massi di cava. In seguito a questo intervento, Cociv ha chiesto ed ottenuto dalla Regione (D.D. 19 settembre 2014, n. 2571) di poter estrarre circa 3000 metri cubi di materiali in eccesso dal letto del torrente. Il fondo naturale del Lemme non è più quello di prima.
Cos’era il Terzo Valico
Cancellare la Legge Obiettivo è il primo passo per fermare quest’uso indiscriminato del territorio. Un nuovo treno veloce può essere realizzato anche senza barare sulla gestione dello smarino, degli espropri o delle presunte bonifiche ambientali. Quando Annalisa Corrado (Green Italia - Possibile) dice che le “Grandi Opere sono criminogene”, non parla solo di corruzione e appalti. Il crimine è contro il nostro stesso futuro. L’ambiente in cui viviamo ha più volte parlato, ha detto la sua con alluvioni e frane. Ma continuiamo a non capire, a non ascoltare questo linguaggio sconosciuto eppur così eloquente.





giovedì 18 febbraio 2016

CARTOLINA DALLE NOSTRE AMICHE API!!

LA PRIMAVERA SI AVVICINA:  
PREPARIAMO UN BEL PRATO RICCO DI FIORI DI CAMPO E SENZA PESTICIDI PER LE API.


RICORDIAMOCI CHE SENZA GLI INSETTI IMPOLLINATORI NON NASCONO I FRUTTI!



E se volete aiutare le api a raccogliere 
le firme per fermare l'uso dei pesticidi, andate qui
A presto per un'altra cartolina!!

OSCAR DELL'ECOTURISMO: QUANDO L'ECONOMIA E' VIRTUOSA

Congratulazioni al Comune di Canosio e ai suoi abitanti perché hanno saputo fare una scelta intelligente per lo sviluppo del loro paese: il rispetto della natura e dell'ambiente ha vinto sulla speculazione e lo sfruttamento delle risorse. Hanno assicurato il futuro ai loro figli e hanno pensato alle generazioni a venire: un bell'esempio da seguire...



Turismo sostenibile, Legambiente alla Borsa Internazionale del Turismo di Milano

Legambiente assegna gli Oscar dell’ecoturismo 2016 al Parco del Gran Paradiso e all’albergo diffuso di Canosio (CN)


Ambiente, sostenibilità, sport come stile di vita, benessere, innovazione tecnologica, diving e cicloturismo: sono queste le principali parole chiave del nuovo turismo sostenibile. E in base a questi e ad altri parametri Legambiente ha assegnato gli Oscar dell’ecoturismo 2016 a 4 parchi nazionali, 4 parchi regionali, 1 area marina protetta e a 26 strutture ricettive affiliate all’etichetta Legambiente Turismo. Il premio è stato assegnato durante la tavola rotonda sui nuovi turismi ambientali che si è tenuta oggi alla Bit di Milano. Tra i premiati anche il Parco del Gran Paradiso e l’albergo diffuso la Locanda degli Elfi di Canosio (CN).

Gli Oscar dell’ecoturismo presentati alla Bit di Milano -dichiara Francesca Gramegna, direttrice di Legambiente Piemonte e Valle d’Aosta- rappresentano le eccellenze del panorama nazionale nell’ambito del turismo amico dell’ambiente. Si tratta di strutture ricettive che hanno scelto la sostenibilità e il rapporto con il territorio come ingredienti essenziali per confezionare la proposta per i propri clienti, sempre più attratti da questo tipo di scelte, come indicato dai dati più recenti sul turismo ambientale. La sezione dedicata ai parchi e alle aree protette dimostra quanto questi territori stiano facendo per sviluppare le modalità di fruizione più avanzate e compatibili con i delicati ecosistemi che tutelano”.

Selezionate tra le quasi 300 strutture affiliate all’etichetta Turismo Bellezza Natura, le 26 strutture turistiche italiane premiate con l’Oscar dell’ecoturismo hanno superato brillantemente i controlli che l’associazione effettua annualmente sull’applicazione dei disciplinari che determinano il rilascio dell’etichetta: una serie di misure obbligatorie e facoltative che vanno dall’attenzione alla bioedilizia alla gestione dei rifiuti, dall’impegno sociale fino alla qualità del cibo, le attività didattiche, l’accessibilità, la promozione del territorio e delle forme di mobilità dolce.

A leggere i dati e le tendenze in atto è facile attendersi che il 2016 sarà l’anno boom per i nuovi turismi amici dell’ambiente, quelli cioè improntati all’attenzione alla natura, alle aree protette, allo sport e all’attività fisica. Una delle principali richieste turistiche è legata al cicloturismo che già oggi conta un giro d’affari in Italia pari a circa 2 miliardi di euro. Il 79% dei viaggiatori considera oggi importanti gli accorgimenti eco-friendly quando sceglie una struttura ricettiva. Di questi il 61% dei turisti è straniero (soprattutto tedeschi) e il 39% italiano. Altro aspetto fondamentale è legato al turismo del benessere con il moltiplicarsi di esperienze come le “ricette verdi”: prescrizioni fatte da professionisti del settore medico che incoraggiano i turisti a scegliere vacanze attive come vere e proprie ricette sanitarie per rimanere in buona salute. Anche il turismo rivolto ai parchi è in crescita, sebbene l’interazione da parte degli stessi nei confronti dei turisti sia ancora bassa: i like su Facebook di tutti i parchi nazionali italiani, ad esempio, sono 419.000; numero abbastanza basso se si pensa che quelli del solo parco di Yellowstone sono ben 687.000.

La novità degli Oscar dell’ecoturismo 2016 sono stati proprio i premi consegnati ai parchi e alle aree protette: 9 in totale. In questo caso sono state selezionate quelle esperienze che più di altre hanno saputo coniugare la tutela dell’ambiente con la corretta fruizione turistica. Si è passati così dal lavoro fatto dal Parco dell’Alta Murgia per sviluppare le ciclovie turistiche a quello fatto dall’area marina protetta delle Egadi per attrezzare i campi boe a protezione delle praterie di Posidonia oceanica, dall’esperienza dei prodotti turistici innovativi del Parco dell’Appennino Tosco Emiliano recentemente riconosciuto come area Mab dall’Unesco, al lavoro del Parco del Gran Paradiso per sviluppare il marchio di qualità turistica.

All’interno della rete di Legambiente Turismo sono tante le forme di ricettività: hotel, relais, alberghi, agriturismi, B&B, country house, fattorie bio, rifugi, alberghi diffusi, centri di educazione ambientale e ancora stabilimenti balneari, centri sportivi, ristoranti, camping, villaggi e persino un osservatorio astronomico.

Tutte le strutture su: www.legambienteturismo.it



Ufficio stampa Legambiente Piemonte e Valle d'Aosta: 011.2215851 – 349.2572806

VENERDI' 19 FEBBRAIO, ORE 17 - RONCO SCRIVIA: PRESENTAZIONE IN BIBLIOTECA DEL LIBRO PARTICIPIO FUTURO


venerdì 12 febbraio 2016

IL TTIP: ALCUNI PARLAMENTARI EUROPEI DENUNCIANO LA MANCANZA DI TRASPARENZA DELL'ACCORDO IN VIA DI DEFINIZIONE



 Una parlamentare Tedesca vede i testi:  il TTIP “Sa di Totalitarismo”








Katja Kipping, è una delle poche deputate tedesche a cui è stato dato il permesso di vedere le carte del TTIP, dopo le grandi proteste sorte a Berlino contro il famigerato trattato segreto che Usa e Ue stanno negoziando a porte chiuse.
La deputata di Die Linke ha manifestato forti preoccupazioni sulla trasparenza dell’accordo. I parlamentari prescelti alla consultazione hanno due ore di tempo, non possono essere accompagnati da nessun esperto, sono collegati ad un computer senza internet. I telefoni cellulari e qualsiasi altro dispositivo elettronico deve essere depositato in una cassetta di sicurezza.     http://www.lantidiplomatico.it/dettnews.php?idx=82&pg=14345   


Dopo le crescenti proteste sul TTIP è stato concesso ai membri del Parlamento nazionale tedesco di poter vedere i testi, previa richiesta e registrazione. Sputnik riporta l’esperienza di Katja Kipping, deputata tedesca di Die Linke, già molto critica sul trattato. I documenti, che vengono tenuti nella massima riservatezza dalle istituzioni europee e americane che li stanno stilando, sono resi accessibili con estreme limitazioni solo ai parlamentari (ma di fatto a condizioni che rendono impossibile una loro discussione in Parlamento). Dopo la ratifica varranno al di sopra della legge degli Stati, e il loro impatto sulle nostre condizioni di vita e di lavoro, e sugli standard ambientali, semplicemente non è prevedibile — perché non sappiamo nulla, il linguaggio in cui i testi sono scritti è poco decifrabile, e comunque ai parlamentari che li leggono è imposta la condizione di non divulgarne alcun dettaglio.

 08 febbraio 2016
Henry Tougha
Dopo le preoccupazioni sorte per il controverso accordo commerciale tra UE e USA chiamato TTIP, a un ristretto numero di deputati del Parlamento Tedesco è stato permesso, con delle limitazioni, di accedere alle bozze dell’accordo nella sua forma attuale. Nonostante questa iniziativa, la parlamentare Katja Kipping ha manifestato forti preoccupazioni sulla trasparenza dell’accordo.
Sebbene alcuni abbiano apprezzato il fatto di poter accedere alla stanza di lettura dei testi del TTIP come una vittoria della trasparenza, Katja Kipping, del partito Die Linke, ha parlato delle tante limitazioni imposte ai parlamentari nel momento in cui questi cercano di capire quali siano gli aspetti più sottili dell’accordo.
Secondo i piani, annunciati dal vice-cancelliere tedesco Sigmar Gabriel, i parlamentari devono prima registrarsi per poter accedere alla stanza, e possono rimanere per solo due ore a leggere i documenti. I telefoni cellulari e qualsiasi altro dispositivo elettronico deve essere depositato in una cassetta di sicurezza.
I documenti del TTIP sono accessibili da un computer che non è connesso a Internet, e sebbene i parlamentari possano prendere degli appunti, non possono copiare parti dei testi e non possono condividere alcun dettaglio dell’accordo né in pubblico né in Parlamento.
La stessa procedura di registrazione per entrare nella stanza la dice lunga. Dopo essermi registrata mi sono state fornite le istruzioni su come avrei dovuto utilizzare la stanza“, scrive la Kipping in un resoconto su questa esperienza.
“La prima cosa che ho notato è che i termini e le condizioni erano già state oggetto di trattative tra la Commissione Europea e gli Stati Uniti. Fateci caso, il TTIP non è ancora formalmente ratificato, e già i singoli paesi coinvolti hanno perso il diritto di decidere chi possa leggere il testo e a quali condizioni”.
I parlamentari non possono richiedere assistenza di esperti
La Kipping ha anche preso le distanze da un regolamento per i parlamentari, che dichiarava che la concessione dell’accesso alla stanza dove si trovano i testi è un esempio di “eccezionale fiducia”.
“Ho sempre pensato che i parlamentari eletti abbiano diritto all’informazione. Eppure i negoziatori del TTIP (chi mai gli ha dato legittimità?) si comportano come se ci stessero CONCEDENDO l’accesso ai testi solo per il loro buon cuore. L’accesso come segno di eccezionale fiducia. Chiunque l’abbia scritto — pensano davvero che un parlamentare debba sentirsi lusingato? Per me ha solo il sapore del totalitarismo. ‘Permettere l’accesso’ e ‘estendere la fiducia’ non è il tipo di linguaggio che usi se credi davvero nella democrazia’”.
Per rendere il trattato ancora ancora più complesso da decifrare, dice la Kipping, ai parlamentari non è consentito portare con sé alcun esperto per interpretare il linguaggio tecnico usato nel testo, che peraltro è fornito solamente in Inglese”.
“Non ci viene consentito di portare con noi alcuno specialista, ad alcuna condizione di sicurezza, nella stanza di lettura. Così come per i cittadini comuni, che alla fine dovranno sopportare il peso maggiore del TTIP, anche gli specialisti non hanno alcuna possibilità di accedere a questi testi segreti. A casa mia questa non è trasparenza”, ha detto.
Kipping: Vedere i documenti non mi ha fatto cambiare idea
I sostenitori del TTIP dicono che i paesi membri riceveranno un grande impulso economico e avranno maggiore commercio, e le picche e medie imprese beneficeranno ampiamente del trattato, che mira ad abbattere le barriere commerciali tra USA e UE.
Tuttavia, sebbene le sia impedito di condividere ciò che ha letto, la Kipping dice di poter condividere ciò che NON ha letto, e afferma che “non c’è nulla che supporti nemmeno lontanamente” le affermazioni dei sostenitori.
Ha scritto:
Le due ore che ho passato nella stanza di lettura erano ovviamente insufficienti per leggere tutti i documenti. Eppure, dopo, mi sono resa conto che nulla di ciò che ho letto mi avrebbe potuto far ripensare le mie critiche iniziali sul TTIP.
“È già di per sé rivelatorio che il Ministero per gli Affari Economici adotti tutte queste misure per impedire che il testo del TTIP venga divulgato.
“E hanno ogni ragione per farlo. Chiunque voglia entrare in questi negoziati avendo in mente di migliorare la protezione dell’ambiente, dei consumatori, e le condizioni di lavoro, non avrebbe alcuna paura della trasparenza.
“Chi invece è attivamente impegnato a svendere la democrazia, è ovvio che non voglia finire sotto esame da parte dell’opinione pubblica. Se Sigmar Gabriel e i negoziatori sono davvero convinti dei benefici del TTIP, perché non rendono il testo pubblicamente disponibile su Internet?”

 http://vocidallestero.it/2016/02/11/il-ttip-sa-di-totalitarismo-parlamentare-tedesca-vede-i-testi/ 

giovedì 11 febbraio 2016

METANODOTTO:FACCIAMO IL PUNTO DELLA SITUAZIONE

Insieme al consigliere di L'Altra Campomorone, Valentina Armirotti, il nostro circolo sta seguendo la vicenda del rifacimento del metanodotto Gavi-Pietralavezzara che interessa, tra l'altro, il territorio della Val Verde e della Val Lemme.
A partire dal mese di maggio 2015 sono arrivate a L'Altra Campomone e al nostro Circolo numerose segnalazioni e foto relative a depositi di materiale di scavo coperti e segnalati come rifiuti n corso di caratterizzazione. Intorno ai cantieri del metanodotto sono comparsi cartelli indicanti la possibile presenza di fibre di amianto nell'aria (ved. a fianco i post comparsi in merito sul blog) .

Qui sotto pubblichiamo la lettera di richiesta di informazioni che L'Altra Campomorone e il Circolo Legambiente Val Lemme hanno inviato agli Enti competenti delle provincie di Genova e Alessandria.

                                                                                                                               …..omissis...
 

Voltaggio, 23 novembre 2015
 

Oggetto: Metanodotto "Gavi-Pietralavezzara DN 600 (24"), 75 bar ed opere connesse" –
Richiesta informazioni.
 

Spettabili Uffici,
in riferimento all'opera in oggetto, in corso di realizzazione nei rispettivi territori di competenza a partire dalla primavera del 2015, gli scriventi desiderano portare all'attenzione di codesti uffici quanto segue.
Per quanto riguarda il territorio della Val Lemme, nel corso dei lavori nei cantieri per il potenziamento del metanodotto, nel luglio 2015 gli organi di stampa locali danno notizia che è
stata segnalata una prima presenza di rocce contenenti amianto in località Certosini, Comune di Voltaggio
(Foto n.1),


allarme successivamente rientrato a seguito delle rassicurazioni della stessa società che realizza il metanodotto, supportate dai dati di rilevazione rilasciati da Arpa Alessandria (Foto n.2, articolo tratto da Il nostro Giornale 30.07.2015)
.
Successivamente, nel mese di agosto 2015 giunge al Circolo Legambiente Val Lemme e al comune di Carrosio da parte di privati cittadini, una seconda informazione di presenza, nel
cantiere in oggetto in località Pineta di Carrosio (Foto n.3),
 
di segnaletica di sicurezza riguardante la possibile dispersione di polveri di amianto. Il 4 ottobre viene osservato un notevole quantitativo di sacchi contenenti amianto nel cantiere del metanodotto sito in località Frasci – Comune di Voltaggio SP 160 tra il Km 20 e 21 (Foto n. 4 e 5)



 Altra realtà nel comune di Campomorone, dove nel mese di maggio compaiono i primi depositi di sacchi contententi materiale da caratterizzare (Foto n. 6 e 7)

in località Pietralavezzara a 600 metri dall'abitato lungo la SP 5.
Nel mese di luglio, alla consigliera Valentina Armirotti giungevano segnalazioni da privati cittadini che nello stesso sito erano osservati sacchi contraddistinti dal simbolo dell'amianto (Foto n. 8 e 9)


Su sollecito della stessa consigliera Armirotti (Ved.Interpellanza allegata) che richiede informazioni circa la tempistica con cui si è affrontato il problema relativo alla presenza dei sacchi sopra menzionati, l'amministrazione di Campomorone dichiara, il 27 ottobre in sede di
Consiglio comunale, di non essere stata informata ufficialmente della criticità relativa all'amianto e di esserne venuta a conoscenza il 7 agosto solo a seguito della segnalazione del consigliere comunale Filomena Puppo
(https://drive.google.com/file/d/0BxoqaAdaf28oQzJSWGNkd2NyNnc/view ,
http://osservatoriopartecipatovalverde.blogspot.it/)
In entrambi i siti di Pietralavezzara (GE) e Cascina Frasci (AL) si osservava che spesso i lavoratori addetti alla movimentazione dei sacchi contententi amianto non indossavano tutte le dotazioni di protezione individuale previste per lo stessso (Foto n. 10)
Alla luce di quanto sopra esposto, gli scriventi richiedono a codesti uffici, per quanto di competenza:
  • se sia stata data comunicazione ufficiale, da chi di dovere, ai Sindaci dei territori interessati all'opera, in merito alla presenza dei depositi di materiale amiantifero ;
  • se la popolazione è stata informata in merito ai rischi e alle eventuali precauzioni e comportamenti da adottare per ridurre il rischio amianto ;
  • se la gestione del materiale contentente amianto segue i dettami del protocollo amianto presentato dalla ditta incaricata per la bonifica;
  • per quanto tempo il materiale abbancato all'interno delle big bags può rimanere nei siti di deposito temporanei, soggetto all'azione degli agenti atmosferici;
  • se risulta essere corretta la metodologia di trasporto di tale materiale su mezzi di trasporto scoperti (Foto n. 11 e 12)

  • se le amministrazioni interessate sono a conoscenza dell'itinerario percorso dai mezzi di trasporto, con indicazione di origine e destinazione del materiale e dei soggetti incaricati al trasporto stesso;
  • nel caso del deposito di Località Frasci, Comune di Voltaggio, si richiede se siano state adottate le precauzioni necessarie a tutelare la salute degli animali poi destinati all'alimentazione umana;
  • in conclusione gli scriventi chiedono conferma se siano state prese tutte le necessarie azioni per tutelare la salute dei lavoratori e della popolazione.
Sottolineando la preoccupazione che desta la situazione, viste anche le metodologie di movimentazione e trasporto del materiale amiantifero, rimaniamo in attesa di un
vostro sollecito riscontro.

Distinti saluti

p. L'Altra Campomorone     
p.Circolo Legambiente Vallemme
Valentina Armirotti                                Paola Lugaro           


         
Alla nostra richiesta di novembre per ora sono arrivate tre risposte:

Arpa Piemonte



Comune di Carrosio




Direzione Territoriale del Lavoro di Alessandria













Attendiamo altri riscontri alle richieste formulate dai cittadini: il quadro che emerge però è piuttosto desolante.
Sono stati rimossi ( e si stanno rimuovendo) migliaia di sacchi contenenti fibre di amianto in assenza, in base a quanto riferito da Arpa Piemonte, di un protocollo. Non vi è l'obbligo di comunicazione ai Sindaci e ai cittadini; non vi è controllo sui transiti e sui mezzi di trasporto. Non ci vengono fornite le risultanze dell'attività di verifica circa l'esatta applicazione della normativa di sicurezza per i lavoratori.
Ci par di capire che l'apparato normativo che regola l'attività degli Enti preposti al controllo del territorio abbia come obiettivo quello di garantire una correttezza formale degli iter burocratici svolti a tavolino negli uffici. Confidiamo che per i lavori del Terzo Valico, per cui verrà movimentata una maggiore quantità di terra contenente amianto, i controlli siano condotti con modalità differenti e con una migliore comunicazione ai cittadini.

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