lunedì 21 dicembre 2015

LA POLITICA CONTINUA A PROCLAMARE BENE E A RAZZOLARE MALISSIMO

Purtroppo la scarsissima qualità della nostra classe politica ci costringe ad assistere ai grandi proclami e agli slogan pubblicitari del momento a cui fanno sempre seguito decisioni politiche che vanno in senso esattamente opposto: una schizofrenia dovuta ovviamente all'inseguimento di interessi che non sono certamente quelli della collettività.

La publica utilitas a cui si sono ispirati i padri costituenti, negli ultimi decenni è stata a dir poco calpestata. 

E anche a riguardo dell'Ambiente, "valore costituzionale primario ed assoluto" così come riconosciuto dalla Corte Costituzionale, assistiamo alla solita manovra intesa ad agevolare i soliti interessi privati.

Ma l'Ambiente è un bene comune che garantisce la nostra qualità di vita: possibile che noi cittadini continuiamo a dimenticarlo e a premiare chi ne fa scempio?

A passo di gambero: l’Italia plaude alla Cop21, ma arrivano retromarce sulla green economy

 

 green-economy 

Articolo di Francesco Ferrante su Greenreport.it – 

Tra il dire il fare c’è di mezzo il mare. Tra le dichiarazioni della Cop21 e le scelte politiche concrete in questo Paese sembra esserci un oceano. 

A Parigi si firma un accordo che pur con tutta la prudenza e con le critiche che si possono fare alla vaghezza degli strumenti previsti, segna un punto di discontinuità perché, come ha detto il direttore esecutivo di Greenpeace International, «mette i combustibili fossili dalla parte sbagliata della storia».


E in Italia invece si susseguono scelte tutte contro le rinnovabili, l’efficienza, l’economia circolare. Spiace dovere fare l’elenco delle brutture cui abbiamo dovuto assistere nelle ultime settimane, proprio a cavallo di Parigi.

Cominciamo con il decreto del governo che dovrebbe prevedere gli incentivi per le rinnovabili non fotovoltaiche.
È un decreto ponte che sarebbe dovuto uscire un anno fa e accompagnare le rinnovabili sino al 2017, quando dovrà entrare in vigore un sistema tutto nuovo. Un ritardo insopportabile, che lascia gli operatori in un’incertezza insostenibile, ha fatto sì che questo decreto fosse inviato a Bruxelles (per un indispensabile ok da parte Ue) solo pochi giorni fa e quindi non è possibile che il decreto venga emanato prima di gennaio 2016: considerando che da una parte ci vorrà un anno perché quegli incentivi entrino in vigore e tra un anno invece si dovrebbe di nuovo cambiare tutto, è legittimo che quegli operatori ritengano cialtrone un governo che si comporta così. Se poi si guarda ai contenuti di quel decreto ci sono solo tagli (indiscriminati) e senza tanti criteri a tutte le rinnovabili. Leggi tutto

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