mercoledì 30 dicembre 2015

ANALISI DEL CAMBIAMENTO CLIMATICO NELLA PROVINCIA DI ALESSANDRIA



Cambiamenti climatici: un piccolo assaggio alessandrino

Tutte le stazioni della provincia mostrano un aumento costante della temperatura media con oscillazioni più o meno marcate. L'aumento della temperatura dal 1995 al 2015 è stato maggiore nelle stazioni di pianura quasi 1°C (che è moltissimo!)
OPINIONI - Questo dicembre che si avvia alla conclusione a scala locale è stato molto più caldo della norma cosi come il passato novembre, a scala globale il 2015 rischia di essere il più caldo degli ultimi secoli anche a causa di forte el niño il riscaldamento ciclico della acque del pacifico.  La conferenza sul clima Cop 21 di Parigi conclusa da poche settimane ha raggiunto un primo accordo sulla riduzione dei gas serra e cercare di limitare il riscaldamento globale.

L'accordo anche se è stato un buon risultato diplomatico però non è sufficiente e difficilmente gli impegni sottoscritti verranno rispettati e se nel prossimo futuro non ci saranno revisioni o impegni volontari l'aumento di temperatura sarà superiore ai 2 gradi posti come limite con conseguenze non certo positive (Nimbus, Le Scienze).

Il cambiamento climatico tuttavia è gia in atto da alcuni anni l'anidride carbonica, il metano ed altri gas serra di origine antropica sono in aumento da almeno un secolo e questo anno raggiunto la concentrazione di 400 ppm (parti per milione). L'aumento di gas serra e temperatura in atto ha una velocità che non si è mai verificata nella storia della Terra. Nel passato ci sono stati periodi molto più caldi di oggi ma le variazioni avvenivano in tempi molto lunghi di migliaia o decine di migliaia di anni. Oggi il ritmo rischia essere quello di poche decine di anni o secoli che sono un niente.

I dati di temperatura globale confermano un costante aumento della temperatura con oscillazioni e di diversa entità a seconda delle varie zone del pianeta. Il riscaldamento poi a partire dagli anni'80 ha subito un'ulteriore accelerazione.

Anche a scala locale chiunque di noi può verificare come sia variata la temperatura negli ultimi 25 anni un intervallo breve ma significativo per capire come sono le tendenze attuali. I dati della banca dati meteoreologici della Regione Piemonte sono disponibili dal 1988.

Prendiamo 4 stazioni della Provincia di Alessandria poste distante ed in posizioni topografiche differenti. Alessandria e Casale Monferrato in pianura, Pozone Bric Berton in alta collina (760 m) e Capanne di Cosola la stazione a quota più alta della provincia di Alessandria a quota 1550 m.

Si sono analizzate le temperature medie in intervallo di 5 anni e per la stazione di Alessandria anche le piogge accumulate in un intervallo di 5 anni.

Cosa si vede dalle analisi
Tutte le stazioni della provincia mostrano un aumento costante della temperatura media con oscillazioni più o meno marcate. L'aumento della temperatura dal 1995 al 2015 è stato maggiore nelle stazioni di pianura, quasi 1°C (che è moltissimo!) mentre decresce con la quota fino al 0.5° C a Capanne di Cosola (in linea con le osservazioni a scala globale per questa fascia di latitudine). E' interessante notare come per le stazioni in quota le oscillazioni siano state più marcate. L'aumento maggiore nelle stazioni di bassa quota potrebbe forse essere legato ad una diminuzione delle nebbie invernali o cambi di uso del suolo (maggiore urbanizzazione). Le oscillazioni di temperatura delle stazioni in quota sembrano legate ai cicli secco-umido su scala regionale.

Le piogge per la stazione di Alessandria invece non seguono alcun trend particolare e pare che le oscillazioni siano legate a cicli secchi-umidi su scala decennale.

Le temperature medie di ciascun sito sono ovviamente legate alla quota, se mettiamo in un grafico la correzione fra la temperature medie e la quota delle 4 stazioni per il 1995 ed il 2015 possiamo fare alcune osservazioni interessanti:

Per trovare la stessa temperatura media del 1995 oggi bisogna salire di circa 100 m e con le previsioni di aumento di temperatura prevista nel futuro occorrerà salire sempre di più.
Quali saranno alcuni degli effetti pratici nelle nostre zone: coltivazioni e fasce di vegetazione varieranno di conseguenza molte stazioni sciistiche di bassa quota dovranno chiudere o convertirsi (la nostra Caldirola ne sa qualcosa..), i periodi di siccità saranno più marcati con tutte le conseguenze del caso su agricoltura e risorse idriche infine eventi estremi di pioggia come quello dell'anno passato a Gavi saranno probabilmente più frequenti ed intensi.

Dai dati si può osservare come che il cambiamenti climatico in atto anche tangibile da noi e che dovremmo fare i conti. Questi cambiamenti ormai sono pressoché certi solo come umanità possiamo determinare la loro entità impegnandosi saranno gestibili non facendo niente si rischia il collasso... Ma questo è un tema per un'altra discussione.

  


Anomalia di 

    temperatura media a scala globale per l'emisfero nord, 0 = anno 1995 (Fonte dati Nasa)




Temperatura media su intervallo quinquennale per le stazioni di Ponzone Bric Berton e Capanne di Cosola

 
 
  Temperatura media su intervallo quinquennale per le stazioni di Alessandria e Casale Monferrato e precipitazioni accumulate in 5 anni per la stazione di Alessandria


Correlazione quota temperatura media per 4 stazioni meteorologiche della provincia di Alessandria
28/12/2015
 http://www.alessandrianews.it/provincia/cambiamenti-climatico-piccolo-assaggio-alessandrino-123382.html 

lunedì 28 dicembre 2015

CARI AUGURI PER UN ANNO NUOVO DI SERENITA E ARMONIA CON LA NATURA!


 

Auguri per un anno di nuove civili conquiste





Il 2015 è l'anno che ricorderemo per una grande vittoria dell'ambiente: l'approvazione della legge sugli ecoreati, in gran parte frutto del lavoro che Legambiente ha portato avanti per 21 anni contro le ecomafie. Insieme, tutti, grazie al vostro sostegno, abbiamo vinto una grande battaglia di civiltà.

E' stato un anno importante, insieme abbiamo combattuto e vinto grandi battaglie. La mobilitazione per cambiare in meglio il nostro paese continua. Iscriviti a Legambiente

Abbiamo saputo fare squadra anche nella lotta ai cambiementi climatici: la grande mobilitazione per il clima organizzata all'apertura della Conferenza Mondiale di Pargi il 29 novembre a Roma e in tante piazze d’Italia, è stata un successo. A Parigi il mondo si è messo in marcia verso un futuro rinnovabile e libero da fossili. L'accordo è frutto anche della grande mobilitazione della società civile globale, con il contributo importante di Legambiente in Italia.

Ma non possiamo certo fermarci qui. La nostra mobilitazione continua. Vogliamo che l’Europa e l’Italia traducano in azione politica gli impegni presi a Parigi. Lo faremo valorizzando quei territori che già sono centri propulsori di cambiamento e di modernità con buone pratiche in atto: l’autoproduzione energetica, l’economia circolare, la rigenerazione urbana come alternativa al consumo di suolo. Vogliamo accendere i riflettori sul Mediterraneo, perché è lì che si gioca una buona parte delle sfide del mondo in cui viviamo, a cominciare dai cambiamenti climatici, la questione dei migranti, la solidarietà, la pace.

Il movimento ambientalista ha oggi nelle mani una grande possibilità. Quella di promuovere una vera rivoluzione pacifica. La Green society è forte e pronta a contribuire realmente al cambiamento con la forza dirompente delle idee, abbiamo già le risorse, i talenti, le potenzialità e le passioni per cambiare questo Paese e renderlo più sostenibile. 

Grazie per il vostro sostegno e auguri di cuore per un nuovo anno di pace 

 

 

PENDOLARIA 2015



Come ogni anno nel mese di dicembre, Legambiente ha pubblicato il rapporto Pendolaria che fotografa la situazione del trasporto ferroviario pendolare. 
Anche per quest'anno non si registrano inversioni di rotta: non esistendo un obiettivo a lungo termine in merito alle politiche dei trasporti per il Paese, le decisioni che riguardano gli investimenti da attuare in questo settore seguono le solite logiche elettorali e lobbistiche, per cui ancora una volta si segnalano investimenti in strade e autostrade e Grandi Opere mentre il trasporto pubblico ferroviario pendolare continua a soffrire la mancanza di manutenzione delle linee ordinarie o addirittura la chiusura di collegamenti ferroviari.
...E poi ci si stupisce dell'inquinamento atmosferico...
Il Piemonte, che ospita ben due inutili cantieri di Alta Velocità/Alta Capacità che da soli fagocitano più di 10 miliardi di euro di soldi pubblici, ha conosciuto numerose cancellazioni di linee, registra un parco treni obsoleto e ospita una delle dieci  peggiori linee pendolari di Italia. Buona lettura.

Dalla Roma-Lido alla Chiasso-Rho, dalla Messina-Catania-Siracusa alla Genova-Acqui Terme: ecco le linee da incubo per i pendolari italiani

  Sulle linee regionali pochi treni, vecchi e inadeguati, mentre aumentano le tariffe.Legambiente presenta la campagna Pendolaria 2015 con l’analisi delle linee peggiori
Treni vecchi, lenti, su linee che vedono troppo spesso tagli e accumulano ritardi. La situazione del trasporto ferroviario italiano è sempre più divisa in due, tra una Alta Velocità con servizi più veloci e moderni e un servizio locale con diffusa situazione di degrado che spinge purtroppo i cittadini all’uso dell’auto privata, con aggravio dei costi, del traffico veicolare, dell’inquinamento. Eppure, sono circa 3 milioni le persone che ogni giorno utilizzano i treni per raggiungere i luoghi di lavoro o studio.
Legambiente lancia la Campagna Pendolaria, presentando una anticipazione, con analisi della situazione di maggiore disagio sulle linee ferroviarie italiane, del Rapporto annuale che verrà presentato a Gennaio e che quest’anno avrà come focus l’emergenza Sud. Le ragioni della situazione che vivono i pendolari sono chiare. I treni sono troppo vecchi. In Italia attualmente sono circa 3.300 i treni in servizio nelle regioni con convogli di età media pari a 18,6 anni, con differenze però rilevanti da regione a regione. I treni sono pochi. Dal 2010 a oggi, complessivamente, si possono stimare tagli pari al 6,5% nel servizio ferroviario regionale proprio quando nel momento di crisi è aumentata la domanda di mobilità alternativa più economica rispetto all’auto, anche se con differenze tra le diverse regioni. Tra il 2010 e il 2015 il taglio ai servizi ferroviari è stato pari al 26% in Calabria, 19% in Basilicata, 15% in Campania, 12% in Sicilia. Mentre il record di aumento del costo dei biglietti è stato in Piemonte con +47%, mentre è stato del 41% in Liguria e del 25% in Abruzzo e Umbria, a fronte di un servizio che non ha avuto alcun miglioramento. Manca totalmente una regia nazionale rispetto a un tema che non può essere delegato alle Regioni senza controlli. Anche perché da Berlusconi a Renzi, chi è stato al Governo in questi anni ha una forte responsabilità rispetto alla situazione che vivono i pendolari. Rispetto al 2009  le risorse da parte dello Stato per il trasporto pubblico su ferro e su gomma sono diminuite del 25% con la conseguenza che le Regioni, a cui sono state trasferite nel 2001 le competenze sui treni pendolari, hanno effettuato in larga parte dei casi tagli al servizio e aumento delle tariffe.

“Il trasporto pendolare dovrebbe essere una priorità delle politiche di Governo - ha dichiarato il vicepresidente di Legambiente Edoardo Zanchini - perché risponde a una esigenza reale e diffusa dei cittadini e perché,  se fosse efficiente, spingerebbe sempre più persone ad abbandonare l’uso dell’auto con vantaggi ambientali, climatici e di vivibilità delle nostre città. Eppure, un cambio di rotta delle politiche di mobilità ancora non si vede. Nella Legge di Stabilità non c’è nessuna risorsa per l’acquisto di nuovi  treni o per il potenziamento del servizio, mentre gli stanziamenti erogati dalle Regioni sono talmente risibili da non arrivare, in media, nemmeno allo 0,28% dei bilanci. La nostra mobilitazione a fianco dei pendolari – continua Zanchini - punta a cambiare questo stato di cose. Governo e Regioni devono impegnarsi concretamente per migliorare il trasposto pubblico su ferro”.

Al contrario degli altri Paesi europei, in Italia negli ultimi 20 anni neanche un euro è stato investito dallo Stato per l’acquisto di nuovi treni. Alcune Regioni hanno fatto investimenti attraverso i Contratti di Servizio, altre più virtuose, individuando risorse nel proprio bilancio o orientando in questa direzione i fondi europei. In assenza di una regia nazionale ci troviamo sempre di più di fronte a un servizio di serie A, per i treni ad alta velocità, di serie B nelle Regioni che hanno individuato risorse per evitare i tagli, e di serie C nelle altre Regioni. Il trasporto ferroviario italiano conta treni troppo vecchi, lenti e lontani dagli standard europei di frequenza delle corse. Negli ultimi dieci anni sono stati realizzati alcuni interventi per la sostituzione del materiale rotabile, ma non basta assolutamente. Perché occorre aumentare il servizio con nuovi treni, a partire dalle linee più frequentate e smetterla con i tagli. Inoltre il tasso di sostituzione è ancora troppo lento dato che ha riguardato solo il 19,8% della flotta totale di treni regionali attualmente in circolazione. 
















DEL CONSUMO DI SUOLO E DELLA CEMENTIFICAZIONE

Ci è piaciuto molto questo divertente monologo che spiega le logiche perverse che guidano buona parte delle decisioni politiche sulla gestione del territorio. Le nostre valli ne sono un esempio eclatante e non solo per la distruzione causata dai lavori del terzo valico ma anche per lo sviluppo incontrollato delle zone edificate che hanno snaturato i nuclei storici dei nostri villaggi, facendoli assomigliare sempre più alle periferie disumane e omologate delle grandi città.



Sul tema si è espresso Salvatore Settis nel suo saggio Paesaggio, Costituzione, Cemento. La battaglia per l’ambiente contro il degrado civile, Torino 2010 da cui abbiamo tratto questo contributo:
...La fabbrica condiziona la città anche quando non c’è (basta la voglia di‘modernità’ identificata con l’industria), e la tendenza a un paesaggio ‘modernamente’ invaso dalle ciminiere contagia il paesaggio reale, penetra le coscienze e guida i desideri. Nasce e si radica la voluttà dell’alveare, la voglia di imbrancarsi nella plebe urbana, e con essa la certezza che il proprio benessere richieda l’autoriduzione a ingranaggio produttivo, pretenda l’autodissoluzione in un habitat anonimo nei suoi avvilenti rituali di massa, purché sia etichettato come ‘moderno’. La città cambia (chiare griglie di strade ciascuna col proprio nome, nuove misure igieniche, trasporti, scuole e ospedali), e la nuova tecnologia sociale ne fa un dispositivo finalizzato alla produzione, che induce aspettative, prescrive comportamenti, sradica e reindirizza la fantasia e la memoria. L’antico habitat col suo prodigioso equilibrio fra natura e cultura dà luogo a nuove modalità del vivere entro spazi sempre più alieni a chi li abita; la felice familiarità dello spazio ‘indigeno’ viene spazzata via da una voluta estraneità. Si perde nel vuoto la terra natale. […]
Nascono nuovi orizzonti, nuovi paesaggi: lo spazio industriale sfiora, anzi invade la città (e la mente), mutandone senza dirlo spirito e forma. Nel gran discorrere che da subito se ne fa, queste drammatiche mutazioni vanno inevitabilmente sotto il segno del ‘progresso’. Sono ‘buone’ di per sé perché legate a potenti meccanismi culturali, a modelli che nessuno oserebbe contestare [....]
La geografia interiore si adatta ai nuovi valori, e anche mentre borghi e città sono assediati da periferie offensive, ognuno impara a ‘ritagliare’ entro il proprio orizzonte vedute ancora accettabili, paesaggi ancora intatti, frammenti di un modello antico che viene ripensato, riscoperto e rilanciato anche da nuove modalità del viaggio e del turismo, dall’insediarsi saltuario di abitanti di (altre) città nei paesi abbandonati, dal disseminarsi di seconde case. A quel che resta della trama di paesaggi rurali e urbani, un tempo limpida e compatta, si sovrappone l’ordito di una nuova archeologia della mente, che riconosce il paesaggio storico (anche quando sia più frammentario), lo classifica e lo presceglie, lo sente più ‘proprio’, e davanti alle invasioni di architetture industriali e di squallide periferie ora le accetta come una dolorosa necessità ora le rimuove dal proprio orizzonte interiore […]
Questi meccanismi di rimozione spiegano meglio d’ogni altra ipotesi il «silenzio degli utenti che subiscono le manipolazioni degli spazi e della loro vita quotidiana» di cui parlava Henri Lefebvre.
Una volta avvilito a strumento o a merce, il paesaggio respinge, si fa estraneo; e il paesaggio inospitale genera un profondo disagio psicofisico, che trova rimedio e rifugio nei paesaggi ospitali ancora tanto frequenti: vagheggiandoli nella memoria (come un malato può coltivare i ricordi d’infanzia in un letto d’ospedale), frequentandoli quel che si può, andandone in cerca in escursioni e vacanze quando è possibile.

Il paesaggio tende a sdoppiarsi: da un lato quello, idillico e a volte finto e ‘costruito’, delle cartoline e del relax, di villaggi vacanza e agriturismi; dall’altro lo spazio degradato in cui si vive, e si torna a vivere, rassegnati, dopo il ‘riposo’. Anche quando lo spazio vissuto nella quotidianità ci respinge e ci disgusta siamo obbligati ad accettarlo; e tuttavia la memoria dei paesaggi storici può esser tanto forte da indurci a guardare orride periferie e fabbriche in rovina con occhio insieme indignato e indulgente: come errori da correggere, ma anche come anomalie, eccezioni deplorevoli ma tutto sommato marginali. Rassegnati ormai alle devastazioni che ci feriscono ogni giorno, rifiutiamo di vedere quel che dovremmo: che l’anomalia sta diventando la regola, che l’eccezione si va trasformando in modello unico di sviluppo, che l’urban sprawl sta mangiandosi città e campagna, che intere generazioni di italiani (milioni di persone) non hanno più nella loro geografia interiore nessun paesaggio armonioso da ricordare, nulla su cui fantasticare. La città orizzontale, diffusa e dispersa, cresce su se stessa, si sparge intorno come una colata lavica. […]

sabato 26 dicembre 2015

CAPODANNO SENZA BOTTI PLEASE :-)..!!



Ci associamo alla lettera che Legambiente Piemonte V.d.A. ha mandato a tutti i Comuni piemontesi.
 
Stop ai botti di Capodanno e ai danni all'ambiente e agli animali

Ogni anno l'esplosione di botti, petardi, mortaretti e fuochi d'artificio, in occasione della notte di San Silvestro e delle feste patronali sono causa di numerosi danni e di veri e propri drammi: feriti, strade ricoperte di rifiuti da smaltire, incendi boschivi e aumento dell’inquinamento acustico e atmosferico sono tra le conseguenze di questa usanza.
In questi anni sono diversi i Comuni che hanno deciso di vietare l’esplosione di petardi, botti, fuochi d'artificio e articoli pirotecnici in genere sul proprio territorio, attraverso l'approvazione di una specifica ordinanza o di un regolamento comunale. 
Come Legambiente ci auguriamo che anche il suo Comune, qualora non l’avesse ancora fatto, voglia vietare questa pratica. Ma evidentemente non è sufficiente un’ordinanza. È doveroso che i divieti una volta approvati siano fatti rispettare, impegnando la polizia locale in azioni di informazione, prevenzione, dissuasione e repressione, sanzionando i trasgressori.
Importante è sapere inoltre che le principali vittime di questa discutibile quanto anacronistica e pericolosa tradizione sono gli animali. Chiunque viva con un animale domestico è testimone delle scene di autentico terrore di cui sono protagonisti i nostri amici animali per un gioco stupido e pericoloso anche per gli uomini, a cui noi pensiamo debba essere messa fine al più presto. Ancora peggiore è lo shock che subiscono gli animali selvatici, a cui i botti improvvisi fanno perdere tutte le capacità di orientamento e di possibilità di rapportarsi con l'ambiente circostante, soprattutto per quanto riguarda gli uccelli e i rapaci, che perdono completamente la loro capacità di vedere gli ostacoli e vanno incontro a morti atroci.
Laddove non intendiate rinunciare all'organizzazione di spettacoli pirotecnici, riteniamo potreste optare almeno per l'utilizzo di tecniche a basso impatto acustico, come ad esempio già avviene da tre anni nel Comune di Genova in occasione delle feste natalizie, con un ottimo risultato sul piano del gradimento della cittadinanza e anche con un significativo risparmio economico.
Qualora lo riteniate restiamo a disposizione per approfondire insieme l’argomento.

Cordiali saluti

Fabio Dovana – Presidente

Legambiente Piemonte e Valle d'Aosta

mercoledì 23 dicembre 2015

DELL'INQUINAMENTO ATMOSFERICO: ALCUNI DATI E UN INVITO DA PARTE DI LEGAMBIENTE AD AGIRE CONCRETAMENTE E IN MANIERA PUNTUALE E ORGANICA

Pubblichiamo questo intervento del Dottor Valerio Gennaro, medico epidemiologo Associazione Medici per l'Ambiente, in cui si commentano i dati pubblicati sul sito dell 'Agenzia europea per l'Ambiente: l'Italia è al  primo posto per le quantità di particolato sottile, ozono e biossido di azoto presenti nell'atmosfera.
 "Da questi recenti studi dell' EEA (2015) si può quindi ragionevolmente stimare che addirittura il 10% del complesso dei decessi che si registrano annualmente in Italia (circa 60mila su 600mila) sarebbe evitabile se si riducesse l'inquinamento atmosferico. Una vera strage, che gli epidemiologi ambientali ed i Medici per l'Ambiente (ISDE, Italia) avevano già annunciato. Nonostante ciò si continuano a penalizzare le fonti energetiche davvero rinnovabili (fotovoltaico, eolico, ecc.)  mentre si favorisce la combustione del carbone e dei "rifiuti", il traffico individuale con i motori a scoppio, la geotermia inquinante, gli inceneritori di rifiuti, le discariche e la produzione di biogas (invece che risparmio, riuso, raccolta differenziata, produzione di compost di qualità, ecc.). Mi sa che oltre a "svegliare" i ns governanti locali e nazionali, dovremmo dare l'esempio e far crollare questo tipo di consumismo (usa e getta) che, tra l'altro, alimenta sfruttamento, guerre, emigrazioni in massa, ecc..."



Alla luce dei dati presentati dall'agenzia europea, l'invito di Legambiente Piemonte ad agire in modo concreto al di là dei proclami e delle singole azioni dettate dall'emergenza diviene ancor più pressante. Pubblichiamo di seguito il comunicato stampa a cui ci permettiamo di aggiungere l'invito a fermare immediatamente i cantieri del Terzo Valico in Valle Scrivia e Val Lemme e il relativo traffico di mezzi pesanti e di destinare le risorse finanziarie alle politiche di mobilità sostenibile nell'interesse di tutta la collettività e non di (pochissimi) interessi privati.


 Torino, 23 dicembre 2015                           Comunicato stampa



Smog, ecco il decalogo dei cittadini per Governo, Regioni e Comuni



Legambiente: “Dalla Regione Piemonte un silenzio vergognoso. Sì ai comportamenti virtuosi dei cittadini, ma senza politiche concrete nessun risultato significativo”





L’emergenza smog attanaglia le nostre città e, complice il bel tempo, le polveri sottili stagnano condannando i cittadini a respirare massicce dosi di inquinanti. Da giorni infatti, i livelli di esposizione dei cittadini agli inquinanti nell’aria rimangono elevati e ancora ben oltre le soglie consentite dalla normativa. Situazione che difficilmente sarà risolta solo con gli interventi sporadici che le amministrazioni propongono in fase d’emergenza, tra targhe alterne, blocchi del traffico, mezzi pubblici gratis e nessuna politica concreta e lungimirante.



Questa situazione -ha dichiarato la presidente nazionale di Legambiente Rossella Muroni- rappresenta una emergenza ma non certo un caso eccezionale. Ogni anno in questa stagione ci troviamo a dover affrontare picchi di inquinamento e contare sulla pioggia, che prima o poi scenderà, non è proprio la soluzione più efficace e utile. Sicuramente i singoli cittadini possono mettere in campo comportamenti virtuosi che contribuiscano a diminuire le emissioni inquinanti ma la vera ricetta per cambiare le cose può venire solo dal Governo e dalle istituzioni. Solo mettendo finalmente mano a nuove politiche di mobilità incentrate su trasporto pubblico locale, treni per pendolari e mobilità alternativa potremo raggiungere migliori livelli di vivibilità e liberare i nostri centri urbani dalla cappa inquinante che, non dimentichiamolo, contribuisce all’aumento di patologie respiratorie, soprattutto nei bambini, e cardiovascolari negli anziani”.



Legambiente invita quindi il Governo, i ministeri dell’Ambiente, della Salute e delle Infrastrutture, le Regioni e i Comuni a intervenire con politiche concrete ed efficaci per garantire una migliore qualità dell’aria e della vita in tutte le città, a partire da queste dieci proposte:



1000 treni per i pendolari. Annunciati nel 2006 dal Governo Prodi, che fece sperare in una nuova politica dei trasporti, ma mai arrivati. Intanto i disservizi, l’affollamento dei convogli e il forte disagio per chi viaggia, porta sempre più persone a scegliere l’auto per entrare e uscire dalle città negli spostamenti quotidiani casa-lavoro.



Fuori i diesel dalle città. Limitazione della circolazione in ambito urbano dei veicoli più inquinanti (auto e camion) sul modello adottato dalla città di Parigi: entro il 2016 divieto di circolazione di tutti i veicoli degli euro0 ed euro1, e dei diesel (auto e camion) euro2. Entro il 2017 divieto esteso a diesel euro3 e poi a crescere sino a vietare nel 2020 la circolazione dei veicoli diesel euro5 (quelli venduti sino ad oggi).



Nuovi controlli sulle emissioni reali delle auto: applicazione immediata dei nuovi criteri di prova di omologazione per i veicoli immessi sul mercato, con verifica su strada e dichiarazione obbligatoria dei risultati reali di consumo e di inquinamento risultanti. Richiesta già avanzata da Legambiente ma ancora senza risposta.



Ridurre la velocità. Imporre a livello nazionale il limite di 30 km/h all’interno dei centri abitati, con l’eccezione delle principali arterie di scorrimento. Con effetti sulla riduzione dell’inquinamento atmosferico e acustico derivante dall’uso dell’auto e grandi benefici in termini di sicurezza stradale, riducendo notevolmente il numero di incidenti.



Chi inquina paga. Prevedere, con una disposizione nazionale, l’estensione del modello dell’Area C milanese a tutte le grandi città e con una differente politica tariffaria sulla sosta, i cui ricavi siano interamente vincolati all’efficientamento del trasporto pubblico locale.



Muoversi in città… senza l’auto. Approvare un piano nazionale che imponga target di mobilità a livello urbano (sul modello della raccolta differenziata) per arrivare entro due anni ad una quota di spostamenti individuali motorizzati al di sotto del 50% del totale. A partire da questo obiettivo fissare target ambiziosi per arrivare nel giro di 6-8 anni sotto il 30%.



Prevenire è meglio che curare. Serve un serio Piano nazionale antismog in cui il governo assuma un ruolo guida importante, dotato di risorse economiche, obiettivi misurabili e declinabili. La priorità deve essere la realizzazione di nuove linee metropolitane e di tram, a cui devono essere vincolate da subito almeno il 50% delle risorse per le infrastrutture, da destinare alle città. Occorre infine una verifica dei piani di risanamento dell'aria delle regioni e delle principali città per garantire una uscita dall'emergenza entro i prossimi cinque anni.



Stop ai sussidi all’autotrasporto per migliorare il TPL. Dal 2000 al 2015 sono stati dati circa 400 milioni in media l'anno all’autotrasporto e anche per il 2016 gli aiuti diretti e indiretti saranno pari a 250 milioni di euro. Chiediamo che tali risorse siano, al contrario, destinate ad incrementare e migliorare il trasporto pubblico locale e il servizio per i cittadini.



Riscaldarsi senza inquinare. Divieto di uso di combustibili fossili, con esclusione del metano, nel riscaldamento degli edifici a partire dalla prossima stagione di riscaldamento. Obbligo di applicazione della contabilizzazione di calore nei condomini in tutta Italia a partire dalla prossima stagione di riscaldamento. Obiettivo del 3% all’anno sulla riqualificazione degli edifici pubblici e privati per attuare il piano europeo per ammodernare o ricostruire l'intero patrimonio edilizio entro 30 anni.



Ridurre l’inquinamento industriale. Occorre applicare autorizzazioni integrate ambientali (AIA) stringenti, come prevedono le norme europee e nazionali e rendere il sistema del controllo pubblico efficace. Per fare ciò occorre però sbloccare l’iter di approvazione della legge sul sistema delle Agenzie e dei controlli ambientali ferma al Senato da oltre un anno.



Nella grave situazione per la salute pubblica in cui ci troviamo è vergognoso il silenzio della Regione Piemonte che non sta neanche facendo il tentativo di coordinare le politiche antismog sul proprio territorio -dichiarano Fabio Dovana e Federico Vozza, rispettivamente presidente e vicepresidente di Legambiente Piemonte e Valle d’Aosta-. Al Piemonte serve subito un nuovo e coraggioso piano regionale antismog che sia ambizioso e concreto oltre che integrato con le altre politiche e pianificazioni delle diverse direzioni regionali, in particolar modo con il settore dei trasporti, delle infrastrutture, dell'urbanistica e delle politiche industriali. Ma nell’attesa del nuovo piano regionale i sindaci, primi responsabili della salute pubblica, non possono restare a guardare o, al più, regalare qualche giorno gratis o scontato sui bus. Devono invece gettare basi concrete per politiche efficaci e lungimiranti, a partire dal settore della mobilità prevedendo forme di disincentivo della mobilità privata”.





Cambiamo aria”, le proposte di Legambiente per il nuovo Piano regionale sulla qualità dell'aria

Il documento integrale presentato il 16 maggio 2015:http://bit.ly/1EMWsSz







Ufficio stampa Legambiente Piemonte e Valle d'Aosta: 011.2215851 – 349.2572806




Si chiude con 21 indagati l'inchiesta sui cittadini No tav che hanno manifestato negli ultimi due anni contro il Terzo Valico


Da La Repubblica ed. Genova del 22 dicembre
http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2015/12/22/blitz-no-tav-al-cantiere-21-indagatiGenova01.html?ref=search






IL SISTEMA GRANDI OPERE ...

Segnaliamo questo intervento del magistrato Livio Pepino,Presidente del Controsservatorio  Val Susa, che abbiamo avuto il piacere di conoscere al convegno #Fuoridaltunnel  organizzato a marzo ad Arquata  Scrivia.

http://ilmanifesto.info/contro-i-no-tav-si-chiuda-la-stagione-della-repressione/

lunedì 21 dicembre 2015

CONFERMATA L'ASSOLUZIONE DALL'ACCUSA DI TERRORISMO PER I FATTI DI CHIOMONTE

Dal sito di La Presse.it 

No Tav, confermata assoluzione da accusa terrorismo. Difesa: Autocritica da Procura?

  • 21 dicembre 2015
No Tav, confermata assoluzione da accusa terrorismo. Difesa: Autocritica da Procura?
 
 Torino, 21 dic. (LaPresse) - Nell'aula bunker delle Vallette, a Torino, è arrivata l'attesa sentenza di secondo grado nei confronti di quattro attivisti No Tav di area anarchica accusati di terrorismo. Per i quattro imputati - Mattia Zanotti, Niccolò Blasi, Claudio Alberto e Chiara Zenobi - è stata confermata in appello l'assoluzione dall'accusa di terrorismo ed è stata nuovamente bocciata la richiesta della Procura, rappresentata in appello dal procuratore generale Marcello Maddalena. Leggi tutto

PETIZIONE PER FERMARE I CANTIERI DEL TERZO VALICO DEI GIOVI

RICEVIAMO E VOLENTIERI SOTTOSCRIVIAMO E PUBBLICHIAMO

Fermiamo le polveri di Amianto sull'Appennino Ligure!

 
Tutti conosciamo i danni che le polveri dell'amianto possono creare! Moltissimi di noi ne hanno sentito parlare dai media! Molti di noi purtroppo hanno avuto amici, parenti o conoscenti con una malattia oncologica, un male che spesso ha un'origine sconosciuta Alcuni di questi "mali" però hanno una causa conosciuta, uno fra questi e il MESOTELIOMA. Il MESOTELIOMA è una patologia neoplastica indotta dalle fibre dell'amianto! Una malattia ad insorgenza lenta,anzi lentissima.... Ma che non lascia scampo! Fermiamo subito degli scavi che diffondono nell'ambiente queste polveri Killer! Purtroppo solo pochi di noi sanno che nell'Appennino ligure ( tra Genova e Novi Ligure) stanno scavando un'enorme galleria attraverso delle rocce Amiantifere! Lo stanno facendo all'insaputa dell'opinione pubblica, per un'opera senza senso, distruggendo preziose falde acquifere e diffondendo nell'ambiente le micidiali polveri procancerogene! Quanti di voi sanno che ANCORA OGGI nella zona di Casale Monferrato ogni anno muoiono 50 persone di MESOTELIOMA? Nel Monferrato tutto questo è dovuto "solamente " alla fabbrica della ETERNIT che trenta/quarant'anni fa aveva disseminato intorno alla fabbrica la famigerata "fibra killer"! Pensate per un attimo ora cosa può accadere se qualcuno scava una galleria di 37 CHILOMETRI dentro delle rocce che contengono grandi quantità di Amianto! A questo punto non si rischia di contaminare un paese ma due intere province (Alessandria e Genova), più di un milione di persone sono a rischio!!!! Chiedo ai nostri politici di non condannare i nostri figli e i nostri nipoti! Chiedo al primo Ministro Matteo Renzi, al Ministro della Salute Beatrice Lorenzin e al Ministro dei Trasporti Graziano Delrio, di fermare la diffusione della fibra Killer, di bloccare la realizzazione di un inutile galleria, che creerà solo danni ambientali alle preziose falde acquifere e diffusione di sostanze nocive come le polveri di amianto e di bloccare i lavori di realizzazione del Terzo Valico ferroviario tra Genova e Novi Ligure e di utilizzare gli stessi fondi per la realizzazione e ristrutturazione di Ospedali e Scuole
PER SOTTOSCRIVERE :

COME IL SISTEMA DELLE GRANDI OPERE INCIDE SULLA NOSTRA CONDIZIONE DI CITTADINI

Segnaliamo questo articolo di Silvia D'Onghia da Il Fatto Quotidiano del 20 dicembre: a parte l'imprecisione relativa al  tipo di collegamento ferroviario (il Terzo Valico riguarda le merci e non i passeggeri) e le destinazioni raggiunte dalla nuova linea (il Terzo Valico collega il porto di Genova a Rivalta Scrivia e non a Milano), l'articolo mette in luce la gravissima repressione di uno dei diritti dei cittadini, tutelato dall'art.39 della nostra Costituzione 

Polizia, chi denuncia paga. Segnala rischio amianto, a Genova trasferito sindacalista

Polizia, chi denuncia paga. Segnala rischio amianto, a Genova trasferito sindacalista
 
Un cantiere del Terzo valico chiuso per la presenza del minerale cancerogeno nello scavo di un tunnel, ma gli uomini della Digos che lo sorvegliano restano sul posto. Riunione burracosa in questura dopo un volantino del Siap, poi scatta il procedimento disciplinare per un assistente capo. Il sindacato annuncia ricorso al Tar
Chi denuncia, paga in prima persona. In un Paese che gira al contrario, contro ogni logica di tutela dell’ambiente e del lavoro, un dirigente sindacale che chiede conto al proprio superiore della presenza di amianto in un cantiere finisce sbattuto fuori. Senza possibilità di replica. Leggi tutto

LA POLITICA CONTINUA A PROCLAMARE BENE E A RAZZOLARE MALISSIMO

Purtroppo la scarsissima qualità della nostra classe politica ci costringe ad assistere ai grandi proclami e agli slogan pubblicitari del momento a cui fanno sempre seguito decisioni politiche che vanno in senso esattamente opposto: una schizofrenia dovuta ovviamente all'inseguimento di interessi che non sono certamente quelli della collettività.

La publica utilitas a cui si sono ispirati i padri costituenti, negli ultimi decenni è stata a dir poco calpestata. 

E anche a riguardo dell'Ambiente, "valore costituzionale primario ed assoluto" così come riconosciuto dalla Corte Costituzionale, assistiamo alla solita manovra intesa ad agevolare i soliti interessi privati.

Ma l'Ambiente è un bene comune che garantisce la nostra qualità di vita: possibile che noi cittadini continuiamo a dimenticarlo e a premiare chi ne fa scempio?

A passo di gambero: l’Italia plaude alla Cop21, ma arrivano retromarce sulla green economy

 

 green-economy 

Articolo di Francesco Ferrante su Greenreport.it – 

Tra il dire il fare c’è di mezzo il mare. Tra le dichiarazioni della Cop21 e le scelte politiche concrete in questo Paese sembra esserci un oceano. 

A Parigi si firma un accordo che pur con tutta la prudenza e con le critiche che si possono fare alla vaghezza degli strumenti previsti, segna un punto di discontinuità perché, come ha detto il direttore esecutivo di Greenpeace International, «mette i combustibili fossili dalla parte sbagliata della storia».


E in Italia invece si susseguono scelte tutte contro le rinnovabili, l’efficienza, l’economia circolare. Spiace dovere fare l’elenco delle brutture cui abbiamo dovuto assistere nelle ultime settimane, proprio a cavallo di Parigi.

Cominciamo con il decreto del governo che dovrebbe prevedere gli incentivi per le rinnovabili non fotovoltaiche.
È un decreto ponte che sarebbe dovuto uscire un anno fa e accompagnare le rinnovabili sino al 2017, quando dovrà entrare in vigore un sistema tutto nuovo. Un ritardo insopportabile, che lascia gli operatori in un’incertezza insostenibile, ha fatto sì che questo decreto fosse inviato a Bruxelles (per un indispensabile ok da parte Ue) solo pochi giorni fa e quindi non è possibile che il decreto venga emanato prima di gennaio 2016: considerando che da una parte ci vorrà un anno perché quegli incentivi entrino in vigore e tra un anno invece si dovrebbe di nuovo cambiare tutto, è legittimo che quegli operatori ritengano cialtrone un governo che si comporta così. Se poi si guarda ai contenuti di quel decreto ci sono solo tagli (indiscriminati) e senza tanti criteri a tutte le rinnovabili. Leggi tutto

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